
Il Viso Verde
di Gustav Meyrink
Editore Il Cavallo Alato
Dimensioni 14,5 x 21,5 cm
Pagg. 348
Un libro come Il viso verde si presta a tanti e diversi approcci di lettura, giusto secondo il grado di profondità e di attenzione riservategli: romanzo di avventure, di orrore, del mistero, occulto, iniziatico.
È in quest’ultimo, esoterico, senso, che i pochi e qualificati lettori ritroveranno il filo d’Arianna di un cammino spirituale mai del tutto perduto. Attraverso suggestioni e colori, quasi, materialmente percepibili dalle pagine (il rosso del sacrificio cruento, il nero primordiale e mercuriale, il bianco della luminosa conoscenza spirituale, il verde della definitiva rigenerazione), e gli insegnamenti tradizionali dispensati nel corso del racconto. Per l’Autore l’importanza di una conoscenza trascendente immediata (non dialettica e discorsiva) ribalta completamente l’abitudinaria logica razionalista, ferma al pur necessario dato del coordinamento mentale.
Sul piano sociale è assoluta la denuncia della cecità - o dell’ipocrisia - insita nella quotidiana vita borghese: la mancanza di senso, l’inanità di comportamenti instabili, il gioco di azioni e re-azioni istintive e superficiali.
Tutto - ammonisce Meyrink - sta nell’essere svegli.
E “di nulla l’uomo è tanto convinto come del fatto di stare sveglio, mentre in realtà è prigioniero di una rete di sonno e sogni da lui stesso intessuta”.
“In verità l’immortale è solamente l’uomo risvegliato”.
Scopo dell’effimera vita è l’immortalità. Ognuno proceda - suggerisce Il viso verde - secondo la propria volontà e predestinazione, lungo una strada che è diversa per tutti ma che porta, alla fine del proprio segmento esistenziale, al Principio Unico, ove spazio e tempo si dissolvono.
Non è questa una strada per tutti: si incrociano, nei transitori corpi viventi, due correnti diverse, l’una diretta verso l’ascesa e la Vita, l’altra verso morte e decomposizione.
L’eternità non è un tempo infinito, ma è fuori dal tempo: la ricerca del Principio è la ricerca dell’eternità.
Il risveglio spirituale - avverte Meyrink - comincia dal corpo, riscattandolo dal suo stato di prigione: è necessario interrompere l’identificazione dell’Io con il corpo stesso, andare oltre.
Dare un ordine, in noi stessi, al caos, per ripristinare in noi stessi - e nel mondo - l’elemento divino: Dio - ammonisce ancora l’Autore - è dentro di noi, non fuori, se sappiamo uscire dalla dimensione della Creazione, del divenire, per ritrovare quella dell’Essere.
Ben più di un cenno meriterebbe anche la capacità espressiva, la forza di rappresentazione dimostrata - anche negli altri romanzi, Il Golem in testa - da Meyrink.
È come un impatto in chiaro-scuro, che dall’esterno appare spesso esasperato, inquietante, ferito, per rivelare - attraverso fasci di luce improvvisa, lame radenti di energia pura - la realtà nascosta.
Allora il segno è netto, essenziale, estraneo a descrizioni dettagliate - e produce gorghi impetuosi che catturano la nostra attenzione, aiutandoci a uscire dal grigio disincanto quotidiano.
E la parola si converte in silenzio, il silenzio in distacco dal mondo - in visione dell’Assoluto.
(di Aldo Braccio)
Edizione originale (Das Grüne Gesicht): 1917
Prima edizione: Aprile 1997
Introduzione di Ezio d'Intra
|