Tolkieniani Italiani – Intervista a Giulia Nasini

Con l’approssimarsi del Tolkien Reading Day andiamo a conoscere Giulia Nasini, un’artista che sarà ospite dell’appuntamento indetto dai Cavalieri del Mark per sabato 23 marzo. Il contesto è quello della settimana dedicata alle letture tolkieniane, con i due giorni di anticipo sulla data canonica calibrati per sfruttare il weekend. Lo stesso presidente Giuseppe Scattolini è autore dell’intervista, da buon mecenate quale si sta rivelando!


Carissima Giulia, è per me un piacere intervistarti, essendo un’amica che ho conosciuto di persona nonché una conterranea marchigiana. Vorrei partire chiedendoti questo: la nostra regione ha tanti limiti e tante bellezze, ciò che ti propone è una sfida che accetti con piacere? Cosa significa essere un’artista emergente nelle Marche?

Giuseppe, innanzitutto grazie mille per questa possibilità: per me è un grande piacere poter parlare del mio percorso e condividere questa esperienza relativamente nuova. Per rispondere alla tua prima domanda, devo dire che da tempo non vedo più le Marche come una regione con limiti, ma semplicemente come il luogo in cui ho vissuto la mia infanzia e i miei affetti. Non nascondo che io abbia spesso rimuginato sulle difficoltà di svolgere un lavoro come quello che ho scelto in una città dove le possibilità per un’artista non sono molte – e ho sognato di spostarmi lontano anche con una certa convinzione – ma negli ultimi mesi ho iniziato ad apprezzare di più ciò che ho intorno, o forse ho iniziato a vedere davvero dove mi trovo. Non sento più il bisogno di fuggire, ora che sto diventando più consapevole di quello che sono e che voglio essere. È anche vero che i mezzi che abbiamo oggi mi permettono di avere contatti con chiunque nel mondo, in qualsiasi momento, e di conseguenza lavorare come voglio e con chi voglio. La sfida per me è stata accettare ciò che realmente volevo dalla mia vita, e così facendo mi si sono aperti gli occhi e finalmente ho potuto vedere la bellezza della mia regione senza pensare ai limiti e alle possibilità lavorative che avrei potuto avere in altre città.

Sulla tua pagina facebook ufficiale (https://www.facebook.com/giulianasinillustration/) dichiari che hai iniziato da bambina a disegnare e ad innamorarti della creatività. Quanti anni avevi e cosa realizzavi? La tua passione tolkieniana è nata allora o più tardi? Esiste un legame o una certa continuità per te tra la passione artistica e creativa e quella per Tolkien e i suoi testi?

Ricordo distintamente gli anni delle scuole elementari, quando passavo la maggior parte delle mie giornate a disegnare per me stessa o i miei compagni. Tra le altre cose, mi piaceva creare le mie bambole personali disegnandole sulla carta, e ho continuato a inventarne di nuove anche quando ormai non ero più una bambina: col passare degli anni quelle bambole sono diventate i miei personaggi preferiti dei libri che amavo. In realtà a volte lo faccio ancora adesso, solo che ora lo chiamo “character design”! Per quanto riguarda Tolkien e i suoi scritti, certamente sono legati alla mia creatività di ragazzina. Una delle mie bambole preferite era infatti la rappresentazione di Goldberry, la bellissima e bionda moglie di Tom Bombadil. Inoltre, durante gli anni delle scuole medie, scoprii la trilogia di Peter Jackson grazie a un’amica e compagna di classe, e vedendo gli artisti Alan Lee e John Howe lavorare insieme alla pellicola decisi definitivamente quale lavoro avrei fatto “da grande”.

Fino al settembre 2018 non hai mai intrapreso il tentativo di fare della tua passione la tua vita, un mestiere. Che cosa ti ha spinto a farlo? Pensi che tutti dovremmo inseguire le nostre passioni e tentare di realizzarle? E cosa diresti tu ai tanti che oggi hanno perso la fiducia nel fatto che i propri sogni possano realizzarsi?

Questa domanda è difficile… Per me è stato un viaggio un po’ travagliato, e la scelta di buttarmi in questa esperienza è stata ponderata. Non ero convinta di quello che stavo facendo in tutto e per tutto, e ho avuto bisogno di qualche spintarella e di tempo. Nonostante io sia sempre stata sicura di ciò che volevo per me stessa, non ho mai realmente pensato di meritarne la possibilità. Era solo questione di tempo prima di decidermi definitivamente a darmi una chance, e lo sapevo da anni, ma ancora adesso a volte mi sento fragile come durante lo scorso settembre. La mia è una passione durata tutta la vita, che non è legata al disegno di per sé, ma al mondo del fantastico e l’evasione da una realtà in cui sono sempre stata stretta. Non avrei potuto tenerla “a bada” ancora per molto! Penso che ognuno debba ascoltarsi e muoversi nella direzione giusta per sé stesso, ma con cautela e ragionevolezza. Credo che ci sia un percorso da seguire e non mi pento di aver aspettato tanto prima di espormi, perché ogni tappa mi ha portato a questo momento.  osa direi a chi ha perso la fiducia? Anche io l’ho persa, tante volte e per lunghi giorni. Se devo essere sincera la perdo ancora adesso, e tra le cose che mi spingono a provare e a migliorare è proprio sentire di non essere sola ad avere paura di fallire. Probabilmente l’importante è stringere i denti, avere fiducia e lavorare ogni giorno. Io nel mio percorso ci credo veramente, nonostante tutti i giorni difficili.

In particolare, dichiari che l’arte dell’illustrazione è il tuo vero sentiero, la via che ti senti di dover seguire nella vita. Che cosa vuoi comunicare attraverso il tuo lavoro, quali sono gli intenti e le finalità che stanno dietro le tue capacità ma soprattutto i tuoi desideri creativi?

L’illustrazione è il mio vero percorso perché io amo leggere. È la mia attività preferita fin da bambina e i libri illustrati sono stati ciò che mi ha più segnato caratterialmente quando ero piccola. In particolare le illustrazioni in bianco e nero delle favole dei fratelli Grimm, Perrault e Andersen, di cui ancora a distanza di anni ho ricordi vivissimi. Non ho intenti particolarmente alti, in realtà: mi piacciono le favole e le storie di creature fantastiche perché mi portano in mondi dove sono libera dai pensieri e le gabbie delle mie stesse ansie e paure. Mi piacciono le forme volatili, leggerissime e delicate. Vorrei portare un po’ di questa leggerezza nella mia “vita umana” e condividerla con gli altri e, per ora, riesco a esprimere questa mia necessità solo disegnando.

Noi ci siamo conosciuti tramite la comune passione tolkieniana: qual è il tuo rapporto con Tolkien, e come le sue opere ti sono di ispirazione? I testi tolkieniani che cosa ti suggeriscono? Ti hanno mai aiutato nella vita a superare ostacoli, momenti difficili, od in cui magari la tua vena creativa si stava affievolendo? Come può, in sostanza, il Professore essere uno stimolo e un sostegno per un artista oggi?

La prima volta che ho letto un testo di Tolkien – “La Compagnia dell’Anello” – non ero pronta, ero in terza media e avevo appena finito la maratona della trilogia di Peter Jackson. È stata una lettura lunga e a tratti difficile, e quello che mi aveva realmente ispirato era stata la descrizione di alcuni paesaggi. Ricordo che comprai insieme a mia sorella tutta la trilogia, una mappa gigantesca della Terra di Mezzo e Il Silmarillion. Inaspettatamente, la cosa che più mi colpì ai tempi fu l’incipit proprio del Silmarillion, che raccontava di Ilúvatar, la nascita degli Ainur e della loro Grande Musica. Quel sentimento mistico, ma così limpido e trasparente come una melodia, era esattamente ciò che cercavo, ed è quello che mi ha più ispirato di tutte le opere del Professore (e continua ancora adesso a ispirarmi!). Di nuovo ecco la mia necessità di semplicità e leggerezza.

Un’ultima domanda: come ti confronti con gli artisti tolkieniani contemporanei e cosa nei pensi dei loro vari stili? Secondo te la tecnica dell’arte digitale va bene per rappresentare Tolkien al meglio o bisogna invece tornare ai vecchi ma consolidati e classici metodi? Tra l’altro, essendo tu anche un’artigiana del legno, come si potrebbe realizzare un’opera tolkieniana lignea, proponendo questa novità un po’ a tutta l’arte tolkieniana in generale?

Sono di parte: per me Tolkien è strettamente collegato ad artisti come Alan Lee e John Howe, perché sono loro che mi hanno aperto gli occhi tanti anni fa. Le loro matite sono incredibili e devo ammettere che per me nessun dipinto digitale potrà mai avere lo stesso fascino di un semplice schizzo o delle tavole ad acquerello di Alan Lee. Non conosco tutti gli artisti contemporanei che illustrano le opere tolkeniane, ma spesso mi sono imbattuta in lavori digitali a tema Silmarillion o Il Signore degli Anelli e ho apprezzato molto anche quelli, nonostante le mie preferenze personali. Probabilmente ho una visione un po’ tradizionalista e arretrata, dato che io stessa preferisco evitare di lavorare in digitale, ma ognuno ha la propria personalità e i mezzi con cui ci esprimiamo e che apprezziamo di più sono soggettivi e personali. Infine, la prima cosa che vedo nella mente quando penso alle storie di Tolkien trasportate su legno è un enorme porta intagliata e decorata a pirografo. Una porta che potrebbe trovarsi a Gran Burrone, altissima e intricata. È piuttosto improbabile che io possa lavorare a un progetto del genere (almeno per adesso!), perciò mi accontento di sognare di creare una piccola serie di quadretti in legno di ciliegio con illustrazioni di paesaggi tolkieniani incisi a laser su tavoletta. Prima di decidere di intraprendere una strada tutta mia ho lavorato quasi un anno in un’azienda che si occupa di incisioni laser, e ho ancora questa idea in mente. Chissà, magari avrò l’occasione di poterla realizzare presto!

Spero di aver risposto abbastanza esaustivamente, ma soprattutto spero di non essermi dilungata troppo. Ringrazio di cuore a Giuseppe per questa enorme possibilità, per la sua gentilezza e il suo supporto. Per me è stato un vero piacere e ancora non so come esprimere la gratitudine e la sorpresa nel constatare quanto qualcuno possa apprezzare il mio modesto lavoro!