A proposito della nuova traduzione

Lo scorso 30 ottobre, come da programma e da annunci conseguenti, è dunque giunta negli scaffali delle librerie l’edizione Bompiani de La Compagnia dell’Anello nella nuova traduzione di Ottavio Fatica. Come era prevedibile, analogamente a quanto successe per l’annuncio della nuova immagine di copertina, i commenti non si sono fatti attendere…

Come nostra consuetudine, abbiamo seguito gli sviluppi della vicenda e non abbiamo voluto esprimerci se non a ragion veduta e dopo aver raccolto un sufficiente ammontare di informazioni oggettive. Chi ci segue da tempo sa che preferiamo intervenire a “bocce ferme”, evitando con cura di riprendere o assecondare il lato polemico della situazione. Così, a suo tempo non ci siamo espressi in merito alla questione della copertina, attendendo un pronunciamento della casa editrice (l’unico che valesse davvero la pena commentare, a nostro parere) che è però arrivato solo all’indomani dell’uscita del volume, dunque dopo parecchi mesi dalla diffusione pubblica del progetto grafico scelto. Riscontriamo dunque la conferma che si tratta di uno scorcio del suolo marziano e la risposta dell’art director:

Ebbene sì, le immagini impiegate per le copertine di questa nuova edizione della Trilogia altro non sono che fotografie del suolo di Marte. Come mai, almeno a noi e all’editore, possano sembrare perfettamente credibili? Non lo so.

E la traduzione? Alcuni ci stanno già chiedendo conto del perché attendiamo a dare un parere. Non è per prudenza o altro genere di riserve: semplicemente, ce la siamo procurata, la stiamo studiando e, appena avremo sufficienti elementi oggettivi in merito alle scelte di modifica dei nomi (alcune delle quali stanno facendo discutere anche in modo più veemente di quanto ci saremmo attesi) e avremo preso visione di come è cambiato il tono narrativo generale passo dopo passo, diremo la nostra.

Sebbene l’impressione che se ne potrebbe trarre è che ci siamo “distratti” o che ci asteniamo per chissà quale ritrosia, in realtà ci teniamo a esprimere un parere che abbia solide basi critiche e “tecniche”, per così dire, senza che l’ovvio affetto che proviamo per la traduzione con la quale abbiamo conosciuto l’opera (e a cui abbiamo anche dato il nostro piccolo contributo, a suo tempo) prendesse il sopravvento e ci inducesse a un trasporto emotivo non indicato per valutare un’operazione del genere.

Dunque, continuate a seguirci perché i primi frammenti delle nostre analisi non tarderanno ancora molto!

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Fotoracconto: Hobbiton XXVI e il Calendario 2020

Per chi non avesse trascorso il weekend del 14 e 15 settembre scorso a Manerba del Garda, abbiamo raccolto in questa pagina la galleria fotografica di alcuni dei momenti che hanno contraddistinto l’edizione settentrionale della nostra Festa a Lungo Attesa (qui l’articolo dedicato).

Con l’occasione abbiamo inoltre presentato il nostro Calendario 2020, che ha una particolarità: ripercorre la storia della nostra associazione, attraverso la riproposizione delle locandine delle Hobbiton degli anni passati! Racconta del nostro viaggio che partì da San Marino, approdando quest’anno al lago di Garda, con le storiche immagini realizzate dagli illustratori che hanno collaborato alla realizzazione di ciascuno dei nostri eventi. Ideato dal presidente Ninni Dimichino, il Calendario 2020 è stato realizzato da Raffaella Vignoli e si avvale delle preziose collaborazioni di Stefano Giuliano e Franco Tauceri.

Segue una carrellata da Hobbiton XXVI:

“Lo Hobbit”, un anniversario

21 settembre 1937: accade un evento col quale tutti noi a un certo punto ci siamo ritrovati coinvolti. J.R.R. Tolkien pubblica Lo Hobbit.

Doveva essere una bella fiaba, si è invece rivelata una porta su un mondo dal quale siamo stati tutti affascinati, poi catturati, poi irrimediabilmente trattenuti. Un vero e proprio regno delle fate, dove il tempo che passiamo nel leggere, rileggere, commentare e discutere tra noi sembra scorrere in modo diverso che non nella brulla frenesia quotidiana.

Di come nacque tutto si è già scritto ovunque e più volte. Noi preferiamo ascoltarlo dalle parole stesse di Tolkien, in questa intervista video che ormai è divenuta altrettanto celebre – ma che è sempre un piacere riproporre ed ascoltare di nuovo:

Per molti altri particolari sulla nascita di quest’opera vi invitiamo a leggere la ricostruzione pubblicata sul sito di Tolkien Italia: https://tolkienitalia.net/wp/opere-di-j-r-r-tolkien/the-hobbit-compie-82-anni/

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Lingue elfiche su web radio, oggi al via

Gli appassionati dell’argomento ricorderanno di certo il Primo corso di lingue elfiche, tenuto da Gianluca Comastri del gruppo culturale Eldalië a Bologna e Modena nel 2016. Nel capoluogo felsineo l’appuntamento fu organizzato dallo smial bolognese Overhill, i Sopracolle, in cinque partecipatissime serate a cadenza mensile, da gennaio a maggio, presso il Caffé Letterario Notturno Sud di via del Borgo di San Pietro 123: sotto la Ghirlandina ebbe invece luogo presso l’Istituto Filosofico di Studi Tomistici in collaborazione con l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, sempre in cinque serate ma con cadenza settimanale da marzo a maggio dello stesso anno.

Il corso approda da oggi sulla webradio La Voce Di Arda (https://www.spreaker.com/user/simoneclaudiani), tenuto sempre da Gianluca Comastri. Si prevede una puntata ogni mese, fino al Tolkien Reading Day del marzo 2020. La diretta inizierà questa sera alle ore 21.00 ma sarà allestito un podcast in cui verranno caricate tutte le puntate del corso, per una comoda fruizione offline, a beneficio di chi non potesse mettersi in ascolto durante le dirette.

Il corso sarà la base da cui partire per tenere tante altre lezioni in futuro, in cui verrà illustrata la poetica del Professore a partire dalle lingue da lui ricostruite per poi esplorare tanti altri piani di lettura del suo ricchissimo corpus.

Per chi ha un account Facebook, è stato creato l’evento dedicato: https://www.facebook.com/events/657772594733388/

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Tolkieniani Italiani – intervista a Cristina Casagrande

Il Tolkien 2019 a Birmingham non è stato solo un simposio, un festeggiamento dei 50 anni della Tolkien Society con svariate presentazioni, discorsi, esibizioni, mostra d’arte e musica. È stata una interazione generale, dagli studenti fino ai più importanti nomi del mondo tolkieniano di tutto il mondo. È stato uno scambiarsi di esperienze e informazioni che ha permesso di arricchire ancora di più questa passione comune, l’amore per la Terra di Mezzo.

Qui Giuseppe Scattolini ha conosciuto Cristina Casagrande, giornalista brasiliana, tolkieniana, scrittrice, traduttrice e madre che con molta simpatia e gentilezza ci ha concesso questa intervista. Per la foto di copertina si ringrazia Anderson Timóteo.


Cristina, ti ringraziamo in nome dei Tolkieniani Italiani e della Società Tolkieniana Italiana per averci concesso questa intervista la cui idea nasce da una breve chiacchierata a Birmingham con uno dei nostri amici, Giuseppe Scattolini.

Sono io che devo ringraziare per la vostra attenzione.

Raccontaci un po’ di te. Chi è Cristina Casagrande?

Sono brasiliana, compio 37 anni l’8 settembre, sono sposata e ho un bambino di 5 anni che si chiama Francisco. Sono laureata in Giornalismo e Lettere con specializzazione in Letteratura Comparata, avendo come oggetto di studio le opere di J.R.R. Tolkien. Oggi continuo la mia ricerca in letteratura tolkieniana come dottoranda all’Università di San Paolo, Brasile.

La tua passione tolkieniana, che ti ha portata dal Brasile all’Inghilterra: quando è nata e come?

Ho viaggiato a Birmingham per uno scopo accademico. È stato il mio primo viaggio internazionale come ricercatrice nella zona. La mia intenzione era di ascoltare ciò che la gente mi diceva, conoscere l’ambiente a livello internazionale e portare con me buone riflessioni per maturare la mia ricerca.

Quanto è importante Tolkien per te?

Beh, mi ha cambiato la vita. Racconto un po’ la storia nella lettera di accompagnamento del mio libro “L’amicizia ne Il Signore degli Anelli“. All’inizio, ho iniziato a promuovere l’idea di perseguire un master nel campo della letteratura. Poi è venuta l’idea di studiare l’amicizia nella letteratura, concentrandomi sul pensiero aristotelico, più specificamente sull’etica nicomachea. Intendevo studiare un autore brasiliano, che si occupa, in gran parte, del nostro folklore, Monteiro Lobato. Ma non si adattava bene a quello che volevo.  Avevo già letto Tolkien e visto gli adattamenti cinematografici, ma non avrei mai immaginato di studiarlo accademicamente. Un giorno di notte andai a guardare con mio marito le versioni estese dell’adattamento cinematografico de Il Signore degli Anelli, e poi mi venne in mente: era Il Signore degli Anelli che volevo studiare. Sono andata a parlare con la mia consulente per vedere se lei era d’accordo e ha accettato. Fu allora che decisi di studiare l’amicizia ne Il Signore degli Anelli come master in letteratura comparata. Di solito scherzo dicendo che non sono stata io a scegliere Tolkien, ma è stato Tolkien a scegliere me.

Come è stata la tua esperienza al Tolkien 2019 a Birmingham?

È stato fantastico, molto meglio di quanto potessi immaginare. È stata anche una grande immersione intellettuale, ludica e fraterna. Un vero regalo.

Abbiamo sentito che hai incontrato Dimitra Fimi, John Garth, Alan Lee, Tom Shippey… Com’è stato conoscere, interagire ed anche incontrare per caso una sera in discoteca i grandi nomi del campo contemporaneo tolkieniano?

Hahaha. Questa domanda è uno spasso. Ho trovato davvero bello vedere tutti lì, sono persone molto semplici e accessibili come te e me. Un grandissimo senso di unità.

A proposito di Tom Shippey e John Howe. Il mondo attende notizie sulla serie multimilionaria di Amazon Studios “Lord of the Rings on Prime”. Qual è la tua aspettativa per la serie?

Non riesco a immaginare molto bene, perché tutto sembra essere molto buio. Ho spesso una forte intuizione sulle cose, ma questa serie è stata una grande incognita per me. Onestamente, penso che nemmeno Tom Shippey ne sappia molto. Ci devono essere molti strati di segretezza lì. Ma di solito scherzo con i miei amici dicendo che mi piacerebbe molto partecipare alla sceneggiatura, se mi offrissero il lavoro. La mia ipotesi è che lavoreranno molto sulla corruzione umana e spero che sfruttino bene la versione più dubbia e seducente di Sauron come Annatar. Ho un po’ paura che travisino l’essenza di Tolkien. Perché anche se la Seconda Era riguarda personaggi più “grigi”, l’autore ha sempre chiarito cosa sia la virtù e quale sia la corruzione; spero che anche gli scrittori lo abbiano chiaro. Tolkien bevve da fonti medievali e dall’antichità greca nella sua concezione morale; da questo punto di vista è abbastanza diverso da George R.R. Martin, che ha una visione più postmoderna della moralità. Una delle maggiori preoccupazioni comuni è che abbiamo pochi elementi sulla Seconda Era e, inoltre, non è noto se potranno contare su Il SilmarillionRacconti Incompiuti e altri libri postumi. Se devono fare affidamento esclusivamente sulle appendici del Signore degli Anelli, per motivi di diritto d’autore, dovranno inventare ancora più di quanto avrebbero mai bisogno se potessero fare affidamento su questi libri, poiché la narrativa della Seconda Era non è così sviluppata come delle altre Ere.

Da quanto discusso anche a Birmingham, hai una vaga idea di cosa ci offrirà Amazon nel 2020/2021?

Credo che nessuno a Tolkien 2019 abbia idea di cosa potrebbe davvero accadere, potrei solo esprimere il mio pensiero. Sappiamo che Amazon si affida a Shippey per i “consigli”, ma lui non partecipa alla sceneggiatura, quindi il team creativo può chiedere quello che vuole e quando vuole e scegliere se seguirli o no. Spero sinceramente che ascoltino Tom Shippey molto bene, perché credo che permetterà all’essenza di Tolkien di non perdersi nell’adattamento. Ma all’evento Shippey non ha detto assolutamente nulla.
Sappiamo che anche John Howe parteciperà alla serie, quindi avremo qualche nozione di estetica se vogliamo affidarci alle sue illustrazioni. Ma Howe non era presente all’evento, quindi non ne so molto. Anche se ha già partecipato agli adattamenti diretti da Peter Jackson, penso che l’estetica sarà diversa, poiché la serie sarà incentrata sulla Seconda Era, e in questo periodo gli uomini Númenóreani appaiono come protagonisti, a differenza della Terza Era che è più “hobbitocentrica” dal punto di vista della narrativa letteraria.

Cosa ti piacerebbe vedere sullo schermo “on Prime”?

Mi piacerebbe vedere un Annatar ben esplorato e seguire il processo di forgiatura degli anelli (e anche dell’Unico Anello, ovviamente).

Cosa ti ha maggiormente segnato in questo viaggio in Europa e qual è stato il bagaglio personale che hai riportato a casa?

Wow, questo viaggio è stato molto speciale per diverse ragioni. Ma uno dei punti di forza è stato questo sentimento di comunione. Non importa la cultura e la distanza, siamo tutti molto simili. Sono tornata con più voglia di studiare e di concentrarmi maggiormente sui miei progetti.

Abbiamo parlato prima di Giuseppe Scattolini. Ha l’abitudine di chiamare Tolkien il “padre spirituale” dei Tolkieniani. Pensi che sia una definizione corretta?

Trovo che sia una bella espressione. Lo penso anche io, perché credo che ci sia un aldilà, e penso che dal cielo Tolkien stia suggerendo “se Dio vuole” di aiutare in qualche modo in questo grande progetto della comprensione dell’immaginazione umana a cui lui ha fortemente contribuito. Ma è importante chiarire che non credo assolutamente che l’ambiente tolkieniano assomigli a una religione. È solo un carisma che tocca più forte alcuni ed altri no.

I Tolkieniani sono tutti fratelli, figli di Tolkien?

Penso che metaforicamente possiamo dirlo. Ma sfortunatamente, a volte alcuni fratelli combattono, pensando di essere bambini più cari degli altri.

La notizia di ciò che HarperCollins Brasile sta facendo in Brasile è arrivata a noi. Cosa ne pensi del loro progetto di tradurre nuovamente Il Signore degli Anelli e le altre opere del professore e quanto pensi possa essere importante per la tua nazione?

Trovo il lavoro di HarperCollins Brasil ottimo. La perfezione non esiste, soprattutto quando si tratta di un’opera letteraria che si occupa di linguaggio. Ma offre un lavoro ben fatto e posso dire questo anche nei lavori a cui non ho partecipato. Questo perché ho lavorato come revisore (Beren e Lúthien e Il Silmarillion) e traduttrice di alcuni dei loro libri – ma in quest’ultimo caso in pubblicazioni minori al di fuori del Legendarium. Ci sono errori inevitabili e accidentali che la casa editrice corregge prontamente. C’è un comitato di traduzione per i libri del Legendarium composto da grandi specialisti come Ronald Kyrmse e Reinaldo José Lopes. Nessuno di loro prende la decisione da solo. Questa predisposizione al dialogo è ciò che ammiro di più nel lavoro di HarperCollins Brasile.

Siamo consapevoli del fatto che in Brasile ci sono state reazioni opposte e dibattiti accesi su questo progetto di Harper Collins Brasile e che la comunità brasiliana tolkieniana è grande e varia come il suo paese. Puoi rendere la situazione il più chiara e completa possibile per noi italiani?

La maggior parte dei gruppi brasiliani supporta la casa editrice, pur mantenendo una posizione critica salutare. Credo che il 90% dei gruppi di Tolkien che conosco sostengano HarperCollins Brasile, poiché vedono la serietà di redattori, traduttori e revisori nonché il loro dialogo e l’impegno per migliorare. Ci sono gruppi opposti, ma sono una minoranza. Esiste un portale di vasta portata in Brasile che si sforza di criticare la casa editrice in modo inutile perché non accetta opinioni divergenti – che sono abbastanza fondate e cercano di tenere conto della Guida alla traduzione che Tolkien ha scritto per Il Signore degli Anelli: questo portale dissonante finisce per trasmettere un’immagine negativa della casa editrice ai lettori e spettatori ignari. Ma il risultato non è efficiente, perché i libri di Tolkien pubblicati da HarperCollins in Brasile sono tra i più venduti tra le classifiche di vendita nazionali. Inoltre, i gruppi della Tolkien Society – smial, portali, canali YouTube, accademici, collezionisti e altri – tengono incontri faccia a faccia in tutto il paese e l’accettazione è sempre stata molto alta.
Credo che le critiche siano più che benvenute, sono necessarie. Ma devono essere pensate per cercare il meglio di noi stessi e degli altri. Ma ci sono critiche distruttive, che si basano nella vanità e sulla faida, guidate dalle passioni piuttosto che dal buon senso e queste non dovrebbero ricevere la stessa attenzione.

Permetti ora che ti poniamo una questione “filosofica” che ci riguarda molto da vicino, essendo anche l’Italia estremamente frammentata e divisa come il Brasile.
Pensi che sia possibile e fruttuoso riuscire a coordinare varie realtà tolkieniane di uno stesso paese ponendo come collanti la valorizzazione della diversità sul terreno comune di quei valori che Tolkien ci ha lasciato in eredità?

Adoro le domande filosofiche. Capisco che i paesi di origine latina tendono ad essere più passionali che razionali e forse è per questo che le discussioni possono sembrare più accese. Credo che una delle lezioni principali delle opere di Tolkien sia l’esaltazione degli umili. Cerchiamo di avere cuori “hobbiteschi” e impariamo ad ascoltare. Lasciamo che un Consiglio prenda le decisioni e non solo il nostro ego. Seguiamo coraggiosamente con il nostro senso del dovere. Alcuni potrebbero dimenticare che abbiamo fatto molti atti eroici e rimangono delusi quando ci ritiriamo davanti ad una prova ardua, ma la misericordia che abbiamo avuto su coloro che ci hanno fatto del maletrionferà.

Quali sono questi valori se ritieni che esistano?

Credo, altrimenti non starei studiando Tolkien. I valori sono molti, vorrei evidenziare alcune virtù: umiltà, responsabilità, generosità, amicizia, coraggio e misericordia.

Che cosa secondo te rende tanto amata un’opera incentrata sulla cultura nordeuropea in un paese latinoamericano, come il Brasile per esempio?

Credo che sebbene Tolkien fosse originariamente destinato a creare una mitologia per l’Inghilterra, alla fine creò una mitologia universale che tocca tutta l’umanità. Le storie della Terra di Mezzo finiscono per dialogare con persone di diverse realtà e culture.

Tolkienista: che cos’è e per chi è?

Nel 2016 stavo finendo il mio master ed ero un po’ triste di “abbandonare” il mio incontro quotidiano con J.R.R. Tolkien. Così ho deciso di creare un account Instagram chiamato Tolkienista, il che significa uno che studia Tolkien. Quest’anno ho deciso di perseguire un vecchio progetto che consisteva nel creare un sito Web che potesse portare notizie, condividere recensioni e analisi e altre questioni che coinvolgono Tolkien e altri autori di fiabe e fantasy. Io e alcuni amici scriviamo spesso su questo sito (Tolkienista.com). In particolare, vorrei evidenziare amici come Fernanda Correia, Eduardo Boheme e il professor Diego Klautau. Il sito è aperto a tutti i tolkieniani, e non, di buona volontà per pubblicare lì.

Parlaci del tuo libro “L’Amicizia ne Il Signore degli Anelli“. Cosa ti ha portato a scriverlo e pubblicarlo?

Il libro è il risultato della mia ricerca nel master. Porta alcuni elementi diversi della tesi, ma è nato sulla base di esso. Ho sempre voluto avere questo dialogo con la società e non lasciare che la ricerca si fermasse sugli scaffali dell’università. Sono estremamente grata di essere stato in grado di pubblicarlo. Grazie a molte persone, metto in evidenza qui la casa editrice Martin Claret che mi ha accolto a braccia aperte.

Cosa puoi dirci più accuratamente?

L’argomento è lo stesso della tesi: l’amicizia, avendo come base filosofica il libro di Aristotele Etica a Nicomaco. Esiste anche un approccio teologico, basato sulla Summa teologica di Tommaso d’Aquino, poiché gran parte della visione del mondo di Tolkien è cristiana. Fondamentalmente, Aristotele afferma che l’amicizia è reciproca benevolenza, e si verifica perfettamente tra coloro che sono buoni in sé stessi. Dal punto di vista religioso, questa amicizia viene da Dio in primo luogo, quindi la reciprocità esisterà sempre, perché Dio ci restituisce questa benevolenza, anche se gli altri non la corrispondono. Ne Il Signore degli Anelli tutto ciò è dimostrato sia dal punto di vista personale che politico. Gli hobbit, come gli altri membri della Compagnia e i loro amici, stanno crescendo in virtù e allo stesso tempo in amicizia.

C’è una traduzione all’estero?

Non ancora, ma c’è un forte interesse.

Hai avuto problemi a pubblicare il tuo libro?

L’ho inviato a diversi editori, quello che mi ha accolto a braccia aperte è stato Martin Claret. Sono stato molto ben accolta e prontamente accettata! A quel tempo, HarperCollins era appena partita in Brasile e le mie richieste sono rimaste prive di risposta. Era il 2017. Non avevano i diritti di Tolkien, e io sono andata con Martin Claret, che ha delle grandi pubblicazioni di libri classici.

E in quanto tempo sei riuscita a pubblicarlo? Dalla scrivania di casa agli scaffali dei negozi?

Due anni.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Ne ho alcuni. Posso sottolineare per ora che voglio leggere molto per fare un buon dottorato e magari pubblicare un nuovo libro. Sono disposta a tradurre il mio libro anche in un’altra lingua.

Vuoi inviare un messaggio ai nostri amici Tolkieniani Italiani?

Come quasi tutti i bravi brasiliani, mi porto nelle vene sangue italiano, quindi l’affetto per l’Italia è immenso per me. Non c’è da stupirsi che mi sia assicurata la partecipazione nelle presentazioni di Oronzo Cilli sulla mia griglia degli appuntamenti all’evento Tolkien 2019.
Vorrei che le nostre nazioni d’origine siano sempre amiche, nel senso più profondo del termine: desiderose di fare del bene l’una all’altra, frutto dell’abbondanza di bene che ogni nazione ha in sé.

Grazie ancora per averci concesso questa intervista.

Ti ringrazio, è stato un grande piacere poter collaborare.

Calendari Tolkieniani 2020

La ripresa dopo la pausa estiva si caratterizza per due particolarità: il ritorno degli eventi per il pubblico e l’uscita dei calendari Tolkien per l’anno seguente. Come da consuetudine, lo scorso 5 settembre la Tolkien Society ha annunciato l’uscita del Tolkien Calendar 2020, illustrato da Alan Lee, che si affiancherà all’altra pubblicazione dell’artista The Hobbit Sketchbook; anche il calendario si basa sulle immagini che raffigurano scene di Lo Hobbit.

Dal canto nostro, si parva licet, siamo invece lieti di dare la notizia che alla Hobbiton XXVI di Manerba del Garda avremo in anteprima le prime copie del nostro calendario illustrato! Il tema che abbiamo scelto è quello di riproporre le locandine delle prime edizioni della nostra festa a lungo attesa, come ponte ideale tra ciò che abbiamo fatto e tutto quello che ci proponiamo di offrirvi negli anni a venire.

Il Tolkien Calendar è una pubblicazione annuale a cadenza fissa dagli anni ’70, particolarmente significativa per gli appassionati Tolkieniani di tutto il mondo. Viene pubblicato da HarperCollins in tavole delle dimensioni di 30 x 30 cm.

Dalla presentazione dell’editore:

Il calendario ufficiale Tolkien quest’anno contiene i migliori acquerelli di Alan Lee selezionati dal suo nuovissimo Hobbit Sketchbook, accompagnati da numerosi disegni a matita, molti dei quali unici per questo calendario.

Il calendario Tolkien è diventato un evento editoriale consolidato, atteso con impazienza dai fan di Tolkien di tutto il mondo. Quello di quest’anno è più sontuoso che mai, e non solo è illustrato solo dall’acclamato artista premiato con l’Oscar, ma è stato anche progettato da lui, con la stessa cura e attenzione ai dettagli che ha visto il suo lavoro accolto dalla Tolkien Estate, da Peter Jackson e dai fan più esigenti di tutto il mondo.

Alan Lee ha rappresentato scene famose come Gollum e Bilbo, Bag End e Smaug il Dragon nelle sue celebri edizioni illustrate di ‘The Hobbit’, ma con questi nuovi dipinti e disegni ispirati a questo amato classico per bambini porterà il lettore più a fondo che mai nell’incantevole mondo della Terra di Mezzo.

Ad accompagnare ogni acquerello, per ciascun mese sono presenti disegni complementari a matita selezionati da Alan ed anche nuovissimi schizzi realizzati in esclusiva per questo calendario ufficiale.

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Tolkieniani Italiani – Intervista a Enrico Spadaro

L’intervista che proponiamo oggi presenta non solo un valente studioso ed esperto: andiamo anche a riproporre un frammento del recente Tolkien 2019, in quanto Enrico Spadaro ha tenuto una relazione proprio nell’ambito del grandioso evento britannico – nel corso del quale la presenza italiana si è distinta sia per il numero dei partecipanti sia per la qualità degli interventi proposti. Giuseppe Scattolini lo ha avvicinato proprio a Birmingham e, nei giorni successivi, gli ha posto alcune domande sia sull’evento in sé che di carattere più generale: ne è scaturita la conversazione che qui presentiamo, a sua volta ricca di spunti interessanti.


Grazie Enrico per aver concesso questa intervista ai Tolkieniani Italiani e alla Società Tolkieniana Italiana. È stato un piacere per me conoscerti a Birmingham ed un onore aver parlato con te da paro a paro nonostante la grande differenza di preparazione e di titoli di studio che ci separa. Vorrei iniziare una serie di domande, per cominciare, sulla tua storia personale, e prima di tutte la domanda regina: come hai conosciuto e ti sei innamorato di Tolkien?

Innanzitutto lasciami dire che i titoli di studio sono meri pezzi di carta, se poi non si dimostra concretamente il proprio valore o non si è in grado di farne buon uso – basta vedere i numerosi partecipanti al Tolkien 2019, che “professionalmente parlando” appartenevano a un altro ambito rispetto a quello letterario e più specificatamente “tolkieniano”. Ho conosciuto Tolkien quasi 20 anni fa, grazie – adesso forse mi duole dirlo – a Peter Jackson: avevo 10 anni e con la scuola andammo al cinema a vedere La compagnia dell’Anello, di cui ignoravo l’esistenza data la giovane età. Pur non capendo molto riguardo ad alcuni nomi o ai riferimenti al Silmarillion – forse solo le versioni estese dei film permettono una comprensione migliore a chi non è affine al mondo di Tolkien – rimasi impressionato da certe scene, dai personaggi di Legolas e Aragorn e chiaramente curioso di sapere come sarebbe proseguito il viaggio verso Mordor. Venni a sapere che il mio vicino di casa possedeva la versione in cartone animato e me la prestò: poi, avvicinandosi il mio compleanno, chiesi a mio padre di leggere il romanzo di Tolkien, ignaro di quanto grosso e ingombrante potesse essere. Ma aperto il pacchetto, ero emozionato, forse più di Smeagol, davanti al “mio regalo di compleanno”. Tre mesi mi ci vollero per leggere Il Signore degli Anelli, ma da lì non mi sono più fermato, e a poco a poco, da Lo hobbit a Il Silmarillion, la mia libreria tolkieniana è andata sempre più espandendosi.

Raccontaci ora un po’ di te: un italiano che vive, studia e lavora in Francia si ritrova al 50° anniversario della Tolkien Society: cosa studi e dove, come sei finito in Francia e come a Birmingham?

Come tesi di laurea per il corso magistrale in Traduzione Letteraria e Saggistica presso l’università di Pisa ho tradotto in italiano il racconto The Lost Road di Tolkien e volevo continuare i miei studi. Allo stesso tempo avevo vinto il concorso per lavorare come assistente di lingua italiana in Francia nell’Académie d’Aix-Marseille, allora ho chiesto di essere ammesso in dottorato in Studi Inglesi presso l’Università di Aix-Marseille e l’anno scorso ho discusso la tesi. Durante le fasi di stesura di tale tesi, La littérature-monde de J.R.R. Tolkien: discours et pertinence d’une oeuvre originale, sono venuto a conoscenza di Tolkien 2019 e ho mandato un abstract che è stato accettato per cui mi sono ritrovato a Birmingham.

Raccontaci qualcosa della Francia: conosci la Società Tolkieniana Francese e i tolkieniani francesi o intrattieni rapporti solo con gli inglesi?

Conosco più che altro il sito Tolkiendil, in cui fan e letterati francesi scrivono e commentano a proposito dell’opera di Tolkien e ho avuto modo di conoscere e discutere con Vincent Ferré, docente a Parigi e grande esperto nonché studioso del mondo di Tolkien. Inoltre ho partecipato nel 2017 a un convegno di giovani ricercatori alla Scuola Normale di Parigi, rue d’Ulm, in cui Tolkien è stato uno dei temi più trattati. Una delle partecipanti a tale convegno era presente pure a Birmingham in quanto collaboratrice di Tolkiendil.

Riguardo le nuove traduzioni che stanno uscendo in Francia e la casa editrice e i suoi traduttori, cosa ne pensi? Sono edizioni fedeli e ben fatte delle opere di Tolkien, filologicamente parlando?

Ho avuto modo di leggere solo le traduzioni di alcune parti de Il Signore degli Anelli e mi sembrano abbastanza fedeli, inoltre per quanto riguarda la History of Middle-earth in Francia hanno tradotto fino al quinto libro, sebbene gli studi e il dibattito su Tolkien restino più o meno sugli stessi livelli che in Italia.

Ritieni, di conseguenza, che l’uscita il 3 ottobre della nuova traduzione francese de Il Signore degli Anelli sia una cosa positiva? La questione delle traduzioni delle opere tolkieniane ha mai innescato diatribe o polemiche?

Le traduzioni invecchiano, quindi è necessario sempre lavorare su nuove versioni per la fruizione dei lettori e sono contento che si lavori su questo campo. Le diatribe oltralpe sono state di minore intensità rispetto all’Italia, sebbene sulle prime versioni francesi di Tolkien ci sarebbe tanto da dire, per esempio su alcune espressioni presenti ne Lo Hobbit (Bilbo le hobbit), come “Dieu sait”, un po’ anacronistico e incoerente per la Terra di Mezzo (risata sarcastica).

A Birmingham hai portato una relazione dal titolo To the origins of fairy-tales su Giambattista Basile e Lo cunto de li cunti. Spiegaci chi è Basile, perché hai ritenuto di tenere una conferenza su questo autore e il suo testo e il motivo per cui secondo te sono legati a Tolkien e possono negli studi tolkieniani gettare nuova luce sul Professore.

Durante la stesura della mia tesi, leggevo per piacere Lo cunto de li cunti e ho trovato molti spunti di riflessione, nonché svariati punti in comune con la concezione delle fiabe che Tolkien fa nel suo omonimo saggio. Ho cercato di approfondire tale aspetto in uno dei capitoli finali della mia tesi, anche in relazione alle mie origini meridionali e al mio amore per la cultura napoletana. Basile, ed è lo stesso Grimm a dichiararlo, è il primo che mette per iscritto alcune delle fiabe più famose della cultura europea, prima fra tutte Cenerentola, quindi il suo contributo per lo sviluppo e la diffusione del genere è evidente. La funzione di evasione delle fiabe, il viaggio da un mondo conosciuto verso mondi secondari, uno scopo pedagogico e d’intrattenimento sono solo alcuni degli elementi che si riscontrano nell’opera di Basile – come spiego nel mio intervento – e mi sembra che Tolkien sia stato colui che meglio li ha espressi nel secolo scorso, così come l’autore napoletano l’aveva fatto nel ‘600. Durante la discussione della tesi di dottorato, il capitolo su Basile è stato a malapena citato dai membri della commissione, il che mi aveva piuttosto deluso e dimostrava la loro “ignoranza” in materia. Quando ho saputo che la mia proposta per Tolkien 2019 era stata accettata, sono rimasto piacevolmente sorpreso e la possibilità di rendere omaggio a Basile e di esporre tale tema – a me piacciono tanto i paragoni in letteratura – è stata gradita.

In conclusione, ringraziandoti ancora: quali sono i tuoi presenti e futuri progetti di studio? Sono in qualche modo legati a Tolkien o ti porteranno a Tolkien solo come “interesse privato”? Tolkien è il tuo “vizio segreto” o è e sarà dichiaratamente il tuo ambito di studi?

Tolkien è chiaramente entrambi: per ora sto lavorando in Francia come insegnante, ma il desiderio sarebbe quello di continuare nella ricerca del mondo di Tolkien, in ambito accademico. Ho di recente avuto conferma di una borsa postdottorale presso l’università di Tübingen in Germania, da marzo a settembre prossimi. Il progetto di ricerca riguarda Tolkien, e sono previsti anche degli insegnamenti con tema Tolkien, scrittore e artista. Non è che un punto di partenza, ma chissà cosa riserverà il futuro, e quali saranno le tappe del viaggio. L’imprevedibilità può spaventare, ma bisogna varcare la soglia e vivere le avventure che si presentano.

2 settembre, ricordando il Professore

La Fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione; né smussa l’appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà.

[J.R.R.Tolkien – Sulle fiabe, in Albero e Foglia]

Il 2 settembre 1973 a Bournemouth, Regno Unito concludeva il suo percorso terreno il nostro padre spirituale, J.R.R.Tolkien all’età di 81 anni.

Come ricorda la Tolkien Society nel post di apertura odierno sulla propria pagina Facebook, il suo lascito comprende “opere accademiche di importanza fondamentale sulla lingua inglese, contributi all’Oxford English Dictionary, una traduzione del Beowulf, e la creazione di un’intera mitologia, come si può vedere in The Hobbit, The Lord of the Rings e The Silmarillion.
Sarà anche morto 46 anni fa, ma la gioia che le sue opere portano in giro per il mondo continua a vivere
“.

Proprio il 2 settembre, alle 21, per l’occasione diamo appuntamento a tutti voi sulla web radio La Voce Di Arda per una puntata in cui leggeremo passi dalla biografia di Carpenter e dalle Lettere, alla presenza di Paolo Gulisano e con l’intervento speciale del nostro presidente Ninni Dimichino che introdurrà inoltre il nostro00 prossimo evento a Manerba del Garda: Hobbiton XXVI – I Regni del Nord.

Nato il 3 gennaio 1892 a Bloemfontein, Sudafrica, John Ronald Reuel Tolkien è stato uno scrittore, filologo, glottoteta, accademico e linguista britannico.

Luminare nel campo della filologia comparata e dell’anglistica, è l’autore de “Il Signore degli Anelli” e di altre celebri opere riconosciute come pietre miliari della letteratura mondiale, quali “Lo Hobbit” e “Il Silmarillion”, oltre che di una serie di studi sui miti nordici (“La caduta di Artù”, Sigurd e Gudrún”, “Beowulf” solo per citarne alcuni).

Fu Rawlinson and Bosworth Professor di antico inglese dal 1925 al 1945 e Merton Professor di lingua e letteratura inglese dal 1945 al 1959 presso l’Università di Oxford, dove contribuì alla creazione del New Oxford English Dictionary.

Fu amico intimo di C. S. Lewis, insieme al quale fu membro di un informale gruppo letterario conosciuto come Inklings: fu inoltre membro della Royal Society of Literature.

Nel 1972 Tolkien ricevette la laurea honoris causa all’Università di Oxford e fu insignito dalla regina Elisabetta dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico

I suoi scritti hanno ispirato molte altre opere, dando vita a un vero e proprio filone: hanno tuttora un effetto duraturo su tutto il genere, al punto che Tolkien può essere considerato come uno degli autori più importanti del suo secolo e non solo. La sua riscoperta della mitologia e dell’epica, il modo mirabile in cui le ha riproposte in un’opera letteraria contemporanea rimangono una vetta ineguagliata nel panorama culturale mondiale.

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Tolkieniani Italiani – Intervista a Chiara Bertoglio

Nata a Torino, Chiara Bertoglio è una pianista, musicologa e teologa italiana. Si è diplomata al conservatorio di Torino, all’Accademia di Santa Cecilia e in Svizzera ed è stata allieva di musicisti famosi. Ha tenuto concerti in Italia e in molti paesi esteri. Si è inoltre laureata come musicologia alla Ca’ Foscari di Venezia e come teologa all’università di Nottingham in Inghilterra. È autrice di parecchi saggi di argomento musicale (Bach, Mozart, la musica in epoca romantica) e ha scritto anche su temi religiosi, nonché sui rapporti tra religiosità e musica. Collabora con testate giornalistiche e, in campo tolkieniano, ha scritto un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Tolkien Studies. La intervista per noi Luisa Paglieri.


Cominciamo con la domanda più classica: parlaci di Chiara Bertoglio.

Sono una donna di 36 anni, di origini piemontesi e istriane: un melting-pot di culture e tradizioni che ha influenzato molto la mia vita. Sono una musicista (suono e insegno pianoforte), musicologa (studio la storia e la filosofia della musica) e teologa. Vivo a Torino, dove godo della compagnia preziosa dei miei genitori, persone meravigliose da cui continuo ad imparare tantissimo. Ma la cosa forse più importante di me è che sono, e soprattutto cerco di essere, cristiana.

Cosa piace a Chiara nella vita? La musica, certo. Poi?

Tantissime altre cose! La fede e la spiritualità; l’amicizia; la natura; i libri; le feste e i regali (soprattutto da fare, più ancora che da ricevere); i bambini; e… i formaggi! Scherzi a parte, come tutte le persone sono sempre in ricerca delle cose che mi danno vita, felicità e bellezza; e anche se tante volte, come tutti, sbaglio nel cercare la felicità dove essa non abita, o dove abitano “minuscole” felicità di piccolo cabotaggio, in fondo la cosa bella è proprio il cercare di volgersi verso ciò che appaga e riaccende, nello stesso tempo, il nostro desiderio di felicità e di infinito.

Chiara Bertoglio, musicista. Tolkien, filologo e letterato. Perché vanno d’accordo?

Per diversi motivi! Da un lato, sul piano forse più semplice, potrei dire (fatte tutte le debitissime proporzioni, e si parva licet…) che Tolkien amava la musica almeno quanto io amo la letteratura; i suoi libri traboccano di canzoni, di momenti “musicali”, e io, nel mio piccolo, sono raramente tanto felice quanto quando ho tra le mani un buon libro. Su un piano più profondo, ammiro moltissimo, di Tolkien, il modo in cui ha saputo rivelare la bellezza della fede cristiana, e questo è uno dei miei obiettivi nella vita (per quanto non riesca quasi mai a raggiungerlo!). Non si tratta di “abbellire” il cristianesimo, che è già infinitamente bello di suo perché è Bello il Cristo stesso (anzi, noi cristiani spesso riusciamo solo a sfigurare questa bellezza!); ma si tratta di cercare di rivelare e di mostrare questa “bellezza antica e sempre nuova” (come diceva s. Agostino) con i modi, le parole, i gesti e le tematiche che appassionano gli uomini e le donne di oggi. Nel mio piccolissimo, cerco di farlo con la mia musica e i miei scritti; nel suo grandissimo, Tolkien ci è riuscito perfettamente!

Tu hai conosciuto e apprezzato altri autori di genere fantastico prima di conoscere Tolkien. Vuoi parlarcene? E perché poi ti sei avvicinata a J.R.R.T? Devo confessare che in questo senso ho un certo ricordo personale… il discorso che facemmo un’estate in montagna. Tu ammettesti di non conoscere il Nostro. Ma un anno dopo o giù di lì ti rincontrai ad una festa tolkieniana…

Hai proprio ragione! Devo dirti un grande grazie per avermi incoraggiata ad avvicinarmi alla produzione di J.R.R.T! Effettivamente, all’epoca in cui ci parlammo “su tra le vette”, ero molto appassionata di… Harry Potter e non avevo mai letto nulla di Tolkien. Avevo visto i famosi film della trilogia, più che altro perché invitata e convinta da mio fratello e da un ragazzo che a quell’epoca mi piaceva, ma confesso che non mi avevano appassionata soverchiamente. La passione tolkieniana è nata invece quando finalmente mi sono decisa ad aprire i suoi libri – un giorno, sul treno, scaricando un ebook… – e da allora non mi ha più lasciata. In ambito fantastico, anche se di tipo molto diverso da Tolkien, avevo sempre amato molto anche gli scritti di Buzzati e di Borges.

Secondo te, Tolkien parla al mondo di oggi? Al di là del successo commerciale, intendo. La gente recepisce altri contenuti più profondi?

Domanda da un milione di dollari… Effettivamente, come dici tu, i dati “economici” sembrerebbero dire un grandissimo “sì”, ed anche il pullulare di manifestazioni a tema, gruppi Internet, giochi di ruolo etc. sembrerebbe confermare l’impressione. Quanto, tuttavia, le persone vadano oltre allo spettacolare; quanti “tolkieniani” abbiano letto Tolkien (e cosa abbiano letto dei suoi scritti); e, soprattutto, quanto oltre la superficie si spingano, non lo so. Essendo però una persona molto propensa a cercare il bene intorno a sé più che a stracciarsi le vesti per il male, mi viene da dare una risposta moderatamente positiva ed appassionatamente speranzosa: che, cioè, i libri, o anche solo i “temi” tolkieniani, possano contribuire, anche inconsapevolmente, a suscitare interrogativi, incoraggiare valori, riaccendere quella sete di infinito e di bontà che, come dicevo, ogni essere umano porta in sé. In altre parole, un adolescente o giovane di oggi può forse scoprire le grandi domande della vita sotto la guida del “professore”, anche se ha aperto i suoi libri o visto i suoi film più che altro per godersi le battaglie con gli orchi!

Da bambina Chiara leggeva le fiabe? Tolkien, Lewis, Chesterton parlano molto di fiabe… hai mai smesso di leggerle?

Leggevo e leggo! Come ti dicevo, i libri sono i miei grandissimi amici. Ne leggo tantissimi, molti dei quali per studio e ricerca – e si tratta normalmente di saggi accademici, spesso non proprio appassionanti. Ma anche per i miei momenti di evasione ricorro quasi sempre ai libri, cercandovi dei racconti e delle esperienze in cui immedesimarmi, oppure, al contrario, in cui scoprire punti di vista e vicende molto diverse dalla mia vita. Ho avuto la grandissima fortuna di essere educata alla lettura dai miei genitori: fra i miei primissimi ricordi di infanzia ci sono mia mamma e mio papà, seduti all’indiana sul parquet della mia cameretta, con me accovacciata fra le loro gambe, e un libro aperto in mano, di cui mi leggevano le vicende. Crescendo, sono cambiati i tipi di “fiabe” e di mondi “fantastici”: come dicevo, per un po’ mi sono molto appassionata a Harry Potter, ma, in un certo senso, considero “fiabe” anche quelle di altri autori che ho letto voracemente: P.G. Wodehouse, con i suoi mondi apparentemente così “reali”, ma in fondo così incantati; Jules Verne, di cui da ragazzina ho letto quasi tutto; Carlo Goldoni, che mi faceva immaginare il mondo veneziano del Settecento in cui amavo sognare di vivere; ma anche la stessa Agatha Christie, con il villaggio di St Mary Mead e l’incantevole Miss Marple… sono tutte “fiabe”, che fanno sognare. E, in fondo, come diceva proprio Chesterton, l’incantamento è una prima forma di spiritualità e di fede: seguire quell’istinto che porta a trovarsi bene in un mondo “incantato” è anche fidarsi di quell’istinto che ci porta a cercare un mondo “misterioso” nel quotidiano, ossia un mondo “bello” nascosto e rivelato, al tempo stesso, nel mondo in cui ci troviamo a vivere.

Certi musicisti hanno composto musica ispirandosi a Tolkien. Cosa ne dici?

Ci sono delle realtà molto interessanti in questo ambito; in particolare, mi sono piaciute molto le musiche di scena per gli sceneggiati radiofonici della BBC. Mio fratello violinista, Giovanni, con il suo quartetto (“Random String Quartet”) ha anche inciso un bellissimo CD di musiche dai film di Jackson trascritte per quartetto d’archi. Altre tipologie musicali, come quelle di tipo più rock/metal (o, per contro, quelle di stile un po’ New Age) mi vedono molto meno entusiasta, ad essere sincera… ma, anche qui, nella misura in cui servono a far passare dei messaggi buoni, ben vengano.

Sei anche una teologa. Faccio quindi una domanda alla teologa. Religione e letteratura fantastica: si sposano? Perché molti storcono il naso?

Grazie per questa domanda! Come dicevo prima, sono giunta all’idea che sì, religione e letteratura fantastica possono assolutamente andare d’accordo (dipende, ovviamente, moltissimo dal punto di vista dell’autore sui temi religiosi. C’è molto fantasy che è schiettamente pagano o nichilista). Anche se dapprincipio mi sembrava che la teoria di Chesterton in Orthodoxy fosse piuttosto assurda, poi, col tempo, ho capito che in realtà è profondamente vera. Come dicevo prima, il fantastico può aprire la mente ad un senso del mistero e dell’incantamento che non sono in contrasto con la scienza e la razionalità, ma rappresentano un robusto e fondamentale contrappeso alla semplice fattualità dello scientismo. Poi tutto sta a non fermarsi all’apparenza ed alla superficie, come chi si inventa delle pseudo-religioni di tipo magico o mitico (che, fra l’altro, non hanno nemmeno la ricchezza di tradizioni e di sapienza che alcune tradizioni del passato possedevano). La magia intesa come tentativo di controllare la natura ed addirittura il soprannaturale è un aspetto molto negativo e pericoloso, che rappresenta una delle tante incarnazioni possibili della ricerca del potere, dell’egoismo e dell’orgoglio umano che cerca l’autosufficienza lontano dal rapporto col Creatore (e, neanche a farlo apposta, è in questi termini che Tolkien caratterizza le forze del male dei suoi libri, da Melkor a Sauron a Saruman…). La magia come capacità di scorgere il mistero della vita nella natura, di intuire il mistero sovrannaturale che c’è in ogni creatura e soprattutto in quelle dotate di libero arbitrio, come capacità di stupirsi davanti al mistero come fanno i bambini… beh, questa è una forma di fede, ed anche una forma molto bella. Perché, in fondo, le fiabe sono dei bambini; e “se non diventerete come questi piccoli, non entrerete nel Regno dei Cieli”.

Ringrazio Chiara per il tempo che ci ha dedicato!

Grazie di cuore a te, carissima amica!

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Tolkien e Newman a Roma in ottobre

In occasione della canonizzazione di John Henry Newman, assieme ai Tolkieniani Italiani e in collaborazione con Martina De Nicola e Tolkien nelle Marche, I Cavalieri del Mark invitiamo tutti, alla vigilia dell’evento, a una tavola rotonda avente per tema l’educazione di Newman e dell’Oratorio di Birmingham, ricevuta dallo stesso Tolkien negli anni della sua formazione.

L’incontro si terrà a Roma, presso la libreria San Paolo in Via della Conciliazione 16, con ospiti Giuseppe Scattolini, Greta Bertani, Paolo Gulisano, Oronzo Cilli e la stessa Martina De Nicola in veste di moderatrice, con l’obiettivo di guidarci attraverso l’esplorazione collettiva del tema per mezzo di una discussione aperta e cordiale.

L’incontro sarà trasmesso in diretta radiofonica dalla webradio La Voce Di Arda su https://www.spreaker.com/user/simoneclaudiani