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Samhain e Tolkien

Cosa lega il capodanno della mitologia celtica, Samhain, e la Terra di Mezzo? Tutto porta a ritenere che anche i Popoli Liberi descritti da Tolkien tenessero conto delle fasi stagionali. È attestato che i nostri amati Hobbit festeggiavano la Mezzestate e il Mezzinverno, grosso modo corrispondenti al periodo dei due solstizi: per cui, anche se non vi sono dirette testimonianze di un analogo momento dedicato all’inizio della stagione buia, possiamo pensare che soprattutto in ambiente rurale si svolgesse qualche usanza locale volta a prepararsi alla stagione del riposo invernale in attesa del risveglio primaverile.

Sia come sia, pensiamo che nelle notti attorno a questa particolarissima e suggestiva ricorrenza sia appropriato qualche momento per meditare sulle narrazioni del Professore. Noi lo faremo partecipando a La Notte di Mezzo – Halloween: Il Passaggio, evento organizzato dall’associazione culturale Argot che quest’anno giunge alla sua terza edizione.

A causa dell’emergenza sanitaria in corso e del recente inasprimento dei necessari provvedimenti restrittivi, l’organizzazione può garantire solo le modalità consentite dalle disposizioni vigenti; pertanto, l’evento si svolgerà esclusivamente per mezzo di videoconferenze e sono stati espunti dal programma, forzatamente, i consueti spettacoli di piazza e gli allestimenti nel quartiere medioevale. I video saranno fruibili sul canale YouTube https://www.youtube.com/channel/UCEdEMcTiJkl6gfrtaDI_sig e sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/Argot.LaNotteDiMezzo/.

Il calendario delle conferenze, tutte con orario di inizio previsto per le ore 18, è il seguente:

  • 30 ottobre – Luigi Pruneti / Il terrore della luna piena: i licantropi figli della notte
  • 3 novembre – Gianluca Comastri / Le lingue degli elfi: la trasmissione del pensiero, la parola e la comunicazione tra i due mondi
  • 5 novembre – Monia Montechiarini / Le Streghe e le pratiche magiche tra Italia e Nord Europa, ricostruite dai manoscritti, nella notte di Samonios o di mezzo
  • 7 novembre – Dario Giansanti / La notte di Samhain: la ruota del tempo nel mito celtico

Si prevede inoltre l’inserimento di alcune videoconferenze in collaborazione con Astronomitaly, per le quali i dettagli sono ancora in via di definizione.

Si terrà inoltre la premiazione dei primi tre classificati della prima edizione del concorso Premio Stregatto – Il Cappello della Strega.

Altre informazioni di seguito, nel comunicato stampa ufficiale dell’evento:

Torna La Notte di Mezzo – Halloween Il Passaggio in versione Covid19. Dalla Strega alla Befana.

Per il terzo anno consecutivo torna, anche se in formato Covid, “La Notte di Mezzo – Halloween Il Passaggio”, l’evento organizzato dall’associazione culturale Argot con spettacoli e iniziative di piazza, uniti a conferenze e convegni di approfondimento su tutto ciò che gravita intorno al mito, alle leggende, alle favole, ma anche alle tradizioni, alla storia, al simbolismo, al romanzo fantasy. La Notte di Mezzo, dal suo esordio nel 2018, ha avuto immediatamente un grande successo, registrando il tutto esaurito nella meravigliosa Sala Regia di Palazzo dei Priori, luogo privilegiato degli appuntamenti culturali, e portando in piazza tantissime persone, dai bambini agli adulti. Tutti, ogni anno, si calano nel loro personale e più intimo mondo della fantasia, vestendo i panni dei loro personaggi preferiti, che siano streghe, maghi, fantasmi, o altre bizzarre figure, facilitati nella loro interpretazione dagli allestimenti a tema nel quartiere medioevale, che si trasforma ben presto in un tempo e in una terra di mezzo tra realtà e fantasia, pronta ad accogliere l’incontro dei mondi. Quest’anno, purtroppo, la pandemia ha stravolto e quasi depennato il panorama culturale, cancellando, tra gli altri, e pro tempore, anche il nostro proverbiale detto: “Dolcetto o Scherzetto?”. Tutte le iniziative e gli spettacoli di piazza della Notte di Mezzo quest’anno non si terranno. Ma “Halloween – ll Passaggio” non è solo questo. L’evento è anche un momento di approfondimento culturale, che quest’anno sarà riproposto in versione on line. Dalla Strega alla Befana, dal 30 ottobre alla prima metà di gennaio, si aprirà un calendario di appuntamenti con cui, grazie ai nostri relatori, entreremo nel mondo di elfi, lupi mannari, streghe, esploreremo la cultura celtica, viaggeremo nel cosmo in 3d, entreremo nei miti, nelle leggende, nelle credenze e nelle tradizioni che colorano certe realtà di quelle sfumature magiche che ci soggiogano piacevolmente, e da sempre, nel profondo. Un calendario realizzato grazie al patrocinio e alla collaborazione dell’Ateneo Tradizionale Mediterraneo rappresentato dal dott. Romeo Gatti e della Società Tolkeniana Italiana del presidente Ninni Dimichino, altro autorevole partner della terza edizione della Notte di Mezzo. Quello delle streghe è un mondo un po’ particolare: è stata una realtà storica drammatica, segnata da suggestioni e credenze dalle conseguenze tragiche, che il tempo, però, ha saputo incastonare in modo permanente sullo sfondo dell’immaginario collettivo, con i contorni di una verità capace di racchiudere, senza svilirsi, quello scenario indefinito, dove anche alla fantasia è concesso di compiere licenziosamente i suoi piacevoli e divaganti voli, senza togliere credibilità alla narrazione, riappropriandosi di quella magia innocua, e non condannabile, che appartiene alla sfera sognatrice dell’uomo. È un tempo e una terra di mezzo, dove ciò che è vero, convive con ciò che è solo immaginato, o dettato dalla suggestione, un momento in cui ogni cosa non ha più un perimetro prestabilito e, senza distinzione, diventa possibile. Gli incontri inizieranno con Luigi Pruneti (Ateneo Tradizionale Mediterraneo), saggista, scrittore ed esperto di esoterismo che inaugurerà anche questa terza edizione della Notte di Mezzo con la conferenza dal titolo: “Il terrore della luna piena: i licantropi figli della notte” il 30 ottobre alle ore 18. Entreremo, quindi, nel fantastico mondo degli elfi, il 3 novembre alle ore 18.00 con Gianluca Comastri della Società Tolkieniana Italiana che parlerà delle “Lingue degli elfi: la trasmissione del pensiero, la parola e la comunicazione tra i due mondi”. Il 5 novembre 2020 alle ore 18 sarà la volta di Monia Montechiarini, autrice del saggio storico “Stregoneria: crimine femminile. Il caso di donna Prudentia, la Lamia di Blera e altre streghe”, arrivato nella rosa dei 5 finalisti al Premio Italia Medioevale. Monia Montechiarini, nella sua attività di giurista, si è appassionata alla living history e ha ricostruito i processi contro le imputate per stregoneria ed eresia in età medievale e rinascimentale e le vicende di importanti figure femminili delle due Guerre Mondiali. La rassegna sulla stregoneria da lei ideata, prosegue in tutta Italia, fino ai lavori in Scozia. Il suo studio dà luce alla storia del passato con progetti europei e collaborazioni con enti importanti di Lettonia, Spagna, Cipro, Slovenia ecc. Autrice di alcuni articoli per Focus Storia Wars, Montechiarini sarà presente alla Notte di Mezzo con: “Le Streghe e le pratiche magiche tra Italia e Nord Europa, ricostruite dai manoscritti, nella notte di Samonios/ o di mezzo”. Il 7 novembre alle ore 18.00 porterà il suo contributo Dario Giansanti, altro studioso del settore, che parlerà della “Notte di Samhain: la ruota del tempo nel mito celtico». È proprio tra questo popolo, stanziato in gran parte del vecchio continente, fino in Italia, che affonda le sue radici Halloween. Un momento dell’anno ispirato da antiche tradizioni che, non solo appartengono alla cultura occidentale, ma vivono in usanze diffuse in Italia un po’ in tutte le regioni. Nei prossimi giorni, con l’evolversi del calendario degli appuntamenti, entreremo nel vero significato di Halloween, per scoprire, come spiega il professor Pruneti che « Tradizioni simili sussistevano in Friuli, Veneto, Emilia e Romagna, Puglia, Calabria e Sardegna». Il “Dolcetto o scherzetto?” ha un sapore italiano, rintracciabile nella ritualità con cui si aspettava il ritorno dei morti «considerati i custodi dei semi e quindi in grado di propiziare un buon raccolto», spiega ancora il professor Pruneti. Usanze in cui la «questua ritualizzata», il moderno «dolcetto o scherzetto», esercitava un ruolo chiave nelle pratiche finalizzate a guadagnarsi il favore dei defunti, anch’esse connotate da un attivo protagonismo dei bambini. Nella serie di incontri da Halloween alla Befana, scopriremo di più su questo e tanti altri argomenti.

Tutti gli appuntamenti saranno trasmessi on line sulla pagina Facebook ufficiale dell’evento Notte di Mezzo all’indirizzo https://www.facebook.com/Argot.LaNotteDiMezzo o iscrivendosi e seguendo il nuovo canale youtube della Notte di Mezzo – Halloween Il Passaggio all’indirizzo https://www.youtube.com/channel/UCEdEMcTiJkl6gfrtaDI_sig

Quest’anno la terza edizione della Notte di Mezzo inaugura anche il primo “Premio Stregatto”, con il concorso “Il Cappello della Strega”, con la partecipazione del liceo artistico F. Orioli e il corso di moda professionale F. Orioli. Causa Covid19 i cappelli saranno presentati e illustrati on line il 31 ottobre sui canali web dell’evento.

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Arrivederci, professore!

La Fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione; né smussa l’appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà.

[J.R.R.Tolkien – Sulle fiabe, in Albero e Foglia]

Il 2 settembre 1973 a Bournemouth, Regno Unito concludeva il suo percorso terreno il nostro padre spirituale, J.R.R.Tolkien all’età di 81 anni.

Il suo lascito comprende opere accademiche di importanza fondamentale sulla lingua inglese, tra le quali un elenco sommario delle sole più eclatanti comprende: contributi all’Oxford English Dictionary, una traduzione del Beowulf e la creazione di un’intera mitologia, come mostrata in The Hobbit, The Lord of the Rings e The Silmarillion.

Stasera, alle 21, per l’occasione diamo appuntamento a tutti voi sulla web radio La Voce Di Arda per una puntata tutta dedicata a letture e testimonianze di quanto la Terra di Mezzo sia stata ispirazione profonda per il Professore – e quanto lo sia ancora oggi per tutti noi.


Nato il 3 gennaio 1892 a Bloemfontein, Sudafrica, John Ronald Reuel Tolkien è stato uno scrittore, filologo, glottoteta, accademico e linguista britannico.

Luminare nel campo della filologia comparata e dell’anglistica, è l’autore de “Il Signore degli Anelli” e di altre celebri opere riconosciute come pietre miliari della letteratura mondiale, quali “Lo Hobbit” e “Il Silmarillion”, oltre che di una serie di studi sui miti nordici (“La caduta di Artù”, Sigurd e Gudrún”, “Beowulf” solo per citarne alcuni).

Fu Rawlinson and Bosworth Professor di antico inglese dal 1925 al 1945 e Merton Professor di lingua e letteratura inglese dal 1945 al 1959 presso l’Università di Oxford, dove contribuì alla creazione del New Oxford English Dictionary.

Fu amico intimo di C. S. Lewis, insieme al quale fu membro di un informale gruppo letterario conosciuto come Inklings: fu inoltre membro della Royal Society of Literature.

Nel 1972 Tolkien ricevette la laurea honoris causa all’Università di Oxford e fu insignito dalla regina Elisabetta dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico

I suoi scritti hanno ispirato molte altre opere, dando vita a un vero e proprio filone: hanno tuttora un effetto duraturo su tutto il genere, al punto che Tolkien può essere considerato come uno degli autori più importanti del suo secolo e non solo. La sua riscoperta della mitologia e dell’epica, il modo mirabile in cui le ha riproposte in un’opera letteraria contemporanea rimangono una vetta ineguagliata nel panorama culturale mondiale.

La Compagnia… in friulano!

Giovedì 16 luglio alle 21.00 in piazza Roma Patrizia Spadon e il nostro Paolo Paron sono stati ospiti di PordenonePensa. L’evento, inserito nella rassegna “Notti di Mezza Estate”, si è tenuto in collaborazione con il Comune di Roveredo in Piano e la Pro Roveredo.

Col pretesto di trascorrere un po’ di tempo insieme parlando di miti e leggende, di grandi foreste, come quella di Teutoburgo, dove Velleda, donna sapiente,völva (donna sciamano), nota in tutto il mondo celtico e germanico, traeva auspici e incanti, di conoscere più da vicino i druidi vestiti di bianco e le banduri: druidesse non meno famose e potenti del mondo celtico, per arrivare fino alle terre dell’Italia nordorientale dove incontrare i benandanti, che tanto avevano in comune con i loup garou bretoni e i lupi mannari del centro e nord Europa, nulla può tirare le fila e riassumere i contenuti di queste leggende meglio della mitologia della Terra di Mezzo.

In questo quadro dunque il percorso giunge al racconto della nascita di Arda e della discesa dei Valar in questo nostro mondo, così come J.R.R. Tolkien lo aveva pensato prima di creare le sue splendide opere letterarie. Le agane delle montagne friulane, le Huldre del mondo scandinavo, anche qualche simpatico folletto irlandese, insieme ai nostri sbilfs rimandano tutti alla stessa culla di miti e leggende. Ascoltando alcune delle tante storie che i nostri nonni narravano nelle stalle, nelle fredde notti d’inverno, la suggestione si completa e si percepisce il legame che ancora ci unisce ai miti di tutti i tempi.

Lo scopo della serata è naturalmente di ricreare le atmosfere di un mondo magico e antico, dimostrando che ancora oggi hanno il loro posto di rilievo nella nostra cultura e che miti, leggende e favole hanno molto in comune, a partire dalle origini, e fanno parte di una catena di trasmissione del sapere popolare che non si interrompe mai.

Ma con l’occasione è stato mostrato, chicca finale, un breve estratto video, in anteprima mondiale e già validato da Medusa Film, de Il Signôr dai Anei – La Compagnie dal Anel. Si tratta del primo doppiaggio al mondo fatto in una lingua minoritaria: il friulano.

Il video è stato realizzato da Aulùs Doppiaggio, con la nostra collaborazione e quel pizzico di esperienza che viene dall’aver contribuito anche ai famosissimi film dei primi anni Duemila. L’iniziativa è presentata anche attraverso un sito web dedicato: https://www.ilsignordaianei.com, dove naturalmente la parlata locale la fa da padrona – ma non è impossibile per nessuno seguire l’andamento dei lavori e lo stato di aggiornamento generale.

Non sorprende il commento di Paolo a questa nuova iniziativa, che non poteva che essere:

Tolkien al cognoseve tantis lenghis e al fevelave anche el talian, graciis ai giovinis di Aulùs Doppiaggi cumò al fevele anche par Furlan.

Per il resto d’Italia che non è avvezzo alla bella cadenza del friulano:

Grazie ai ragazzi di Aulùs Doppiaggi potremo ascoltare i dialoghi di un Signore degli Anelli veramente particolare e curioso. Fin da quando ho letto il libro, oltre 40 anni fa, ho pensato ed immaginato la Contea come una parte del Friuli, ma mai avrei pensato di ascoltare Gandalf e Frodo parlare in friulano. Bellissimo!

La serata è stata raccontata anche dal TG RAI locale:

https://www.rainews.it/tgr/fvg/video/2020/07/fvg-signore-degli-anelli-doppiato-in-friulano-b0a9de2c-9232-4964-8020-4496b717e87b.html

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Tolkien Reading Day 2020: tra natura e industria

Anche per quest’anno la Società Tolkieniana promuove il Tolkien Reading Day, nel giorno in cui si dedica un momento per leggere o rileggere il proprio passo preferito delle opere del Professore.

Il tema scelto dalla Tolkien Society per il 2020 è Natura e Industria.

Siamo a disposizione per dare supporto in tutti i modi in cui potremo a chiunque vorrà indire momenti di lettura, nei modi che l’attuale situazione ci permette. Vi invitiamo poi a dare notizia di come trascorrerete questa ricorrenza, condividendo le vostre foto o i vostri video o semplicemente annunciando quale passo avete scelto di leggere, in uno di questi canali:

Come spunti per la lettura vi possono essere, a titolo di esempio, i capitoli “La Vecchia Foresta”, “Barbalbero”, “Lothlórien”, “Il Fosso di Helm” e “Percorrendo la Contea” da Il Signore degli Anelli, “Foglia di Niggle”, Beren e Lúthien e le lettere 75, 78, 131, 155 e 181 di Tolkien. Aggiungiamo il saggio di Stefano Giuliano Paesaggi come Metaspazi, dalla nostra Biblioteca dei Quattro Decumani appena inaugurata.

Da segnalare poi un raduno online non ufficiale (ma molto interessante) che si terrà in streaming su Discord, la cui partecipazione richiede di creare un account gratuito. Il link per unirsi alle letture è https://discord.gg/ZJfh7xD, per chi preferisce solo seguire ci sarà una copertura integrale su Youtube a cura della Deutsches Tolkien Gesellschaft (https://www.youtube.com/channel/UCerbg8qXXeiQEvxq7u6Kz6w). Per qualsiasi altro dettaglio ci si può rivolgere a TolkienGuide, che promuove l’iniziativa. Tra i lettori ospiti che si sono offerti volontari per unirsi alla raccolta si segnalano nomi come Marcel Aubron-Bülles, Luke Shelton, John Garth, Carl Hostetter, Andrew Higgins, Jason Fisher, Brian Sibley, Dimitra Fimi, Clifford “Quickbeam” Broadway, James Tauber, Patrick M. Hausen, Chica Chubb, Sara Brown, Alan Sisto e Shawn Marchese di The Prancing Pony Podcast, Stephen Hunter, Bruce Hopkins, Mark Atkin, Lori Dungey, Jed Brophy, Becca Tarnas, Ted Nasmith, Anke Eissman, Joe Hoffman, Verlyn Flieger, Una McCormack.

Per qualsiasi richiesta di supporto per organizzare la vostra lettura non esitate a contattarci all’indirizzo silmaril@tolkien.it

Buon giorno di letture tolkieniane a tutti!

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Una biblioteca per voi

Mancano ormai pochi giorni al Tolkien Reading Day, il giorno dedicato alla lettura di brani tolkieniani o di ispirazione tolkieniana: per fornirvi un ulteriore spunto, abbiamo scelto questa scadenza per far partire uno dei nostri nuovi progetti culturali per il 2020. Si tratta di una raccolta di testi, liberamente scaricabili, che pubblicheremo con cadenza variabile, in cui vari autori illustreranno i temi della Terra di Mezzo che più hanno ispirato i loro studi e le loro riflessioni.

La Biblioteca dei Quattro Decumani nasce per iniziativa della Società Tolkieniana Italiana, in collaborazione con Eldalië, Tolkieniana Net e i Tolkieniani Italiani. Dal sodalizio di queste realtà scaturisce la presente collezione di testi in formato elettronico, comprendente sia inediti che brani già precedentemente pubblicati, che vengono diffusi a corredo degli articoli ospitati sui siti web dei proponenti.
La serie, aperiodica, propone approfondimenti e studi monografici dedicando ciascun numero a un argomento specifico, come invito alla lettura, alla riflessione e al confronto in merito ai temi principali che emergono dagli scritti di John Ronald Reuel Tolkien.

Nel primo numero riproponiamo, per gentile concessione, un saggio di Stefano Giuliano intitolato La Terra di Mezzo – Paesaggi come Metaspazi, in cui l’autore

cercherà d’interpretare i principali luoghi descritti nel Signore degli Anelli come metaspazi, vale a dire luoghi nei quali idee e pensieri si oggettivano, si concretizzano, e si connotano fortemente in senso etico-estetico. Si tenterà, dunque, una lettura del Signore degli Anelli che passi per intero attraverso i paesaggi in esso descritti. Un’analisi dei luoghi – paesaggi soprattutto – che Tolkien descrive, e nei quali fa agire i propri personaggi.

Buona lettura!

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Hobbiton XXVII, ritorno ai Regni del Nord

Anche in questo particolare momento che tutto il Paese sta attraversando vogliamo tenere alta la speranza e guardare a tempi migliori. Per questo, con fiducia, diamo oggi l’annuncio che riguarda la nostra Festa a Lungo Attesa: HOBBITON XXVII.

L’appuntamento per il 2020 è fissato tra il 12 e il 13 settembre, approfittando nuovamente della splendida accoglienza di Manerba del Garda (BS): quindi anche per quest’anno il nostro evento principale avrà la cornice de I REGNI DEL NORD, in forma riveduta e ampliata per sfruttare pienamente tutte le risorse utili per accogliervi come meritate.

Naturalmente il programma di dettaglio, che diffonderemo più avanti, comprenderà tutto ciò che da sempre ci caratterizza: conferenze, spettacoli, musica, stand enogastronomici, giochi, artigianato, costumi…

Sarà il ritorno che tutti noi desideriamo, sin da oggi.

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Tolkieniani Italiani – Intervista a Marcantonio Savelli


Recentemente abbiamo avuto modo di entrare in contatto con Marcantonio Savelli e di approfondire la sua conoscenza. Nato a Bologna nel 1986, si è proposto in particolare per il suo esordio come autore letterario con un’opera prima interamente ispirata alla letteratura medievale, a partire dalla trama fino a giungere al metodo compositivo. Abbiamo così potuto constatare che l’autore è anche studioso di filosofia e appassionato ricercatore di storia e letteratura medievale: non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione per una ricca chiacchierata su tutto ciò che ci accomuna.


Da cosa è scaturita l’ispirazione a dedicarsi a un tema e a un’opera tanto affascinante, quanto inusuale nel panorama letterario nazionale?

Ringrazio prima di tutto per il complimento e per questa intervista. Dove è nata l’ispirazione… Fortunato l’autore che sia in grado di rispondere a questa domanda riguardo alla propria opera in modo esauriente. Temo di non poterci nemmeno provare. L’ispirazione diretta credo sia da ricercarsi, tra le altre cose, nelle letterature medievali, in primo luogo l’epica di ogni latitudine, su tutti il Beowulf la Chanson de Roland, i cicli arturiani, le saghe norrene, la Legenda Aurea e altre agiografie, Chretien de Troyes e la lirica trobadorica in generale, Dante. Tra gli antichi, l’Odissea inevitabilmente. Tra i moderni, mi vengono in mente Melville, London, Scott, Borges, Yeats. Tolkien fa storia a se’. Ma se parliamo di ispirazione in senso più lato, devo purtroppo avvertire di aver letto molta filosofia. Pertanto credo che il problema letterario sia per me posto innanzi tutto come problema filosofico. Senza fare nomi. Penso dunque che sia corretto definire Erec un poema filosofico. Si può leggerlo come un poema epico per trarne il piacere che si trae da un testo epico. Tuttavia il mio intento era fare qualcosa di più di questo, ovvero suggerire al lettore una meditazione sull’uomo non antico, ma moderno, o sulla crisi moderna, se si vuole, vista non dal punto di vista della “letteratura di crisi”, ma bensì da quello di un suo superamento. In realtà la distinzione è illusoria, perché l’epica è, per sua natura, spontamentamente simbolica e quindi filosofica. Ad ogni modo, ho tentato di scrivere un libro drammatico ma ottimista, che mediti sul futuro facendo finta di parlare “solo” di un passato immaginario. C’è forse qualcosa di Tolkieniano in questo? 

Qual è stato il ruolo di Tolkien e delle sue opere in questo contesto creativo?

Non esito a dire che questo testo non esisterebbe se un bambino di nove anni non avesse preso in mano Il Signore degli Anelli per non più abbandonarlo. Una storia comune, credo, a molti di coloro che leggeranno queste righe. Da allora ho letto e amato molti altri autori, ma penso di poter dire che Tolkien sia l’influenza maggiore su Savelli come essere umano e come scrittore. A prescindere ovviamente dalla qualità letteraria e artistica, credo che nel mio testo ci sia molto di Tolkien. Ma la ricetta ideale per scrivere un pessimo libro penso sia imitare gli autori che si amano. Non si potrà mai eguagliarli, ma soprattutto si sta imitando l’opera, non la mente e lo spirito che l’hanno creata. Si sta facendo, per dirla con Platone, una copia di una copia. Da Tolkien penso di aver attinto, soprattutto, la convinzione che si possa scrivere un’opera che parli all’uomo moderno del suo destino e della sua felicità senza per questo rassegnarsi alla modernità e alla crisi che essa porta con se’. E l’idea che certi temi, tra cui quello del fantastico inteso come quel qualcosa che sfugge alla logica calcolante, all’organizzazione come dominio… questo e altri temi nati nell’Occidente medievale… possano essere recuperati e riproposti in chiave nuova. 

Come mai la scelta è caduta proprio sul metro allitterativo, che non è certo la tecnica compositiva letteraria più agevole?

Come tutti sappiamo, vi è un rapporto fra forma e contenuto. La forma, in un’opera d’arte, non è un abito che si possa smettere e sostituire a piacere. Non credo sia possibile, per intenderci, scrivere un poema allitterativo a tema non epico,  o che parli del banale, del quotidiano, del triviale. O del moderno. Lo si potrebbe fare, certo, ma credo che il risultato sarebbe piuttosto ridicolo. La letteratura italiana non ha mai conosciuto l’allitterazione perché è molto più difficile comporre secondo tale metro in una lingua “romanza” che in una lingua germanica, come ad esempio l‘old english. Il motivo principale è piuttosto semplice. In old english, nonché nell’inglese moderno che in buona parte ne deriva, la stragrande maggioranza delle parole è accentata sulla prima sillaba. Siccome il metro allitterativo non si interessa di come una parola finisce, (come invece la rima), ma solo del suono delle sillabe dove cadono gli accenti, ecco che per chi compone è molto più facile pensare alle parole che iniziano con il tal suono, che non trovare mentalmente la parola che esprima ciò che vogliamo esprimere e allo stesso tempo che abbia la sillaba su cui cade l’accento corrispondente alle esigenze metriche. All’inizio del testo vi è una spiegazione della metrica utilizzata. Chi lo desidera può cimentarsi e verificare da se’. Ma detto questo, oltre al maggior tempo e alla fatica richiesti a comporre, di cui il lettore non ha motivo di preoccuparsi, oso sperare che i risultati non parlino a sfavore dell’adozione di tale metro anche per opere in lingua italiana. Questo poema epico, come tutti i poemi epici di ogni tempo e luogo, è fatto non per essere letto mentalmente, ma declamato ad alta voce. Ho provato a farlo e mi è parso che il risultato non fosse dei peggiori. Per questo l’ho portato a termine.  

Sono in nuce o in lavorazione eventuali seguiti o altre opere dello stesso filone?

Tutto è possibile, ma credo che una scelta stilistica così “forte”, nel senso di specifica e contenente in se’ un che di programmatico, difficilmente possa dar vita ad un genere. Vi è qualcosa di facilmente esauribile in essa, in primo luogo l’implicita dichiarazione di voler scrivere, nel ventunesimo secolo, un poema allitterativo invece di un romanzo. Tolkien scrisse anche in metro allitterativo, credo unico nel ventesimo secolo, ma potrei sbagliarmi. Gran peccato che quel suo testo sia incompiuto. Tornando alla scelta formale, personalmente non mi vedrei capace, invece, di scrivere un romanzo, forma espressiva, come è noto, ben più recente e “giovane” dell’epica stessa. In questo periodo sto lavorando ad una raccolta di racconti molto brevi. Certo, io stesso, o qualcun altro, potrebbe scrivere altri poemi allitterativi in lingua italiana, magari anche più lunghi o meglio scritti, ma cosa aggiungerebbero al primo? A questa domanda faticherei a trovare risposte convincenti.

Il ciclo della Terra di Mezzo può essere visto anche come una base di conoscenza da cui possono essere tratte altre ispirazioni che invitino a riscoprire e diffondere testi storico – mitologici?

Certamente. L’opera di Tolkien è (anche) il prodotto di una profonda conoscenza del Medioevo occidentale. Se non ricordo male, egli dichiarò di essersi proposto di creare una mitologia per l’Inghilterra, che non ne aveva mai avuta una al pari del mondo greco-latino. Se davvero questo era il suo intento, mio parere è che abbia fallito: egli creò invece, forse senza volerlo, una mitologia per l’Occidente. Più si studia e si conosce il Medioevo e la sua letteratura, più si apprezza Tolkien, e viceversa. Ciò detto, non si intenda che l’operazione di Tolkien sia una mera emulazione antiquaria: sono consapevole che vi è molto di più. Non credo serva ricordarlo. Tuttavia, consiglio agli appassionati di Tolkien che siano alla ricerca di materiale “nuovo” che permetta loro di provare almeno in parte suggestioni simili a quelle prodotte in loro da Tolkien stesso, di considerare la lettura di testi medievali, forse meno noti in Italia che in altri paesi. Naturalmente la lista è nutritissima, ma il primo da menzionare è ovviamente il Beowulf, che è un poema allitterativo. E’ a mio parere il più “tolkieniano” tra tutti i testi antichi, ovviamente non a caso, dato che Tolkien ne era il massimo esperto. Personalmente, pur nutrendo un’ammirazione altissima per Tolkien, non mi definirei un grandissimo fautore del genere “Fantasy” inteso come genere letterario contemporaneo. Il problema è che molti autori, anche di successo, hanno poco da spartire con Tolkien. Si limitano, perlopiù, a replicare i sintomi di un fenomeno, spesso senza averne compreso le qualità profonde. Curioso che a dirlo sia proprio il sottoscritto, autore di un testo che suppongo si possa definire “fantasy”. Ma forse gli intenti che mi muovono sono differenti. Giudicherà il lettore.

A che pubblico si rivolge la sua opera?

Mi piacerebbe dire: a tutti. E’ un testo poetico, e come tale un poco meno scorrevole di uno in prosa. Tuttavia, una delle mie priorità è stato rifuggire il “poetichese”. Scrivere “difficile” è facilissimo. Scrivere “semplice” è molto più difficile. Spero, a tratti, di esserci riuscito. Una delle qualità dell’epica medievale è la sua capacità di ottenere effetti dall’alto valore poetico facendo uso di un linguaggio semplice. A volte perfino, all’apparenza, rozzo. Vi troviamo parole di uso quotidiano preferite a parole auliche o ricercate. Ho cercato di fare tesoro di questo accorgimento. Dopo molti anni di lavoro ho raggiunto il risultato che desideravo. Non riesco a immaginare per la mia opera un pubblico più adatto di coloro che amano profondamente Tolkien, dato che io stesso sono uno di loro. E a tutti coloro che leggeranno l’Erec, consiglierei di farlo ad alta voce, in compagnia, possibilmente di notte, attorno ad un fuoco. 

A beneficio di chi desiderasse reperire il libro di Marcantonio Savelli, riportiamo il link alla pagina web del sito dell’editore – a cui rimandiamo per ulteriori informazioni e per eventuali ordini: https://www.apolloedizioni.it/epages/146609.sf/it_IT/?ObjectPath=/Shops/146609/Products/9788831202015

La nuova traduzione: critica in diretta web radio

Cari amici tolkieniani,

invitiamo tutti a seguire la puntata radiofonica sulla Radio “La Voce Di Arda”, che va in onda il prossimo 21 febbraio alle ore 21 (anche con il nostro appoggio), al link https://www.spreaker.com/user/simoneclaudiani: siccome questa traduzione de La Compagnia dell’Anello va criticata solo dopo averla letta, noi ascolteremo l’opinione di Costanza Bonelli – A Passion for Translation, che in tre ore esporrà a tutti una analisi seria, tecnica e scientifica del lavoro del traduttore di Melville e critico di Cesare Pavese Ottavio Fatica.

Si potrà intervenire in diretta, oltre che tramite il sistema di messaggi di Spreaker della puntata in corso, inviando messaggi su WhatsApp al numero 3342527396 per prenotare una domanda o un intervento in diretta.

Per ulteriori informazioni: https://www.tolkien.it/evento/la-nuova-traduzione-critica-in-diretta-web-radio/?instance_id=26

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Tolkieniani Italiani – Intervista a Ted Nasmith

Ancora oggi mi ricordo delle prime volte che ho letto Il Silmarillion e delle emozioni che ho provato entrando in quel mondo fantastico pagina dopo pagina. L’Epicità unica è un marchio registrato delle opere di J.R.R. Tolkien. Un universo meraviglioso, pieno di miti e leggende, di avventure, di dramma, di amore e colpi di scena. Ma sono state anche le bellissime illustrazioni contenute in quel libro ad aiutarmi a dar vita al “mio” fantastico universo tolkieniano.

Le illustrazioni erano di Ted Nasmith, e dopo tantissimi anni trascorsi da quando avevo letto Il Silmarillion per la prima volta, ho avuto il grande piacere di parlare con questo grandissimo artista canadese. È una persona molto gentile, simpatica e alla mano, e si è dimostrato da subito disponibile a fare una bella chiacchierata sulla sua vita, i suoi lavori e i suoi progetti.

Erie Rizzi Neves


Parlaci di te. Chi è Ted Nasmith e quali sono le tue formazioni accademiche, artistiche e professionali?

Sono diplomato con honores nel programma di arte della mia scuola superiore, dopo di che ho iniziato uno apprendistato in “architectural rendering”, che poi è stata la mia professione finché non ho sviluppato il mio interesse per J.R.R Tolkien. Accademicamente non ho le credenziali formali, ma ho semplicemente l’amore per la conoscenza in diversi campi e sono un avido lettore. Sono anche un musicista, chitarrista, bassista, cantante e compositore.

Quando hai capito che l’arte era il tuo mondo e che saresti diventato un artista?

Vicino alla fine dei miei anni di scuola elementare mi è stato comunicato che avrei dovuto fare parte di un programma di arti grafiche in un liceo, e ho accettato. Prima di ciò non avevo idea che diventare un artista professionista avrebbe potuto essere una realtà.

Di solito che tecniche artistiche utilizzi e com’è il processo creativo per le tue opere?

Per la maggior parte della mia arte, dipingo in Gouache (guazzo). Concepisco l’immagine dopo aver letto un passaggio nel libro, poi faccio uno piccolo schizzo o schizzi in base a questo. Dopo di che sviluppo l’idea e la raffino in disegni successivi, arrivando a creare un disegno con colori grezzi. Gli elementi di questa illustrazione saranno studiati in base alle esigenze, utilizzando gli archivi della mia collezione e ricerche online. Con tutte le fasi preliminari completate, procedo ad una pittura full size, costruendo l’immagine in più fasi.

Quale illustrazione ti ha dato più soddisfazione, sia personale che professionale?

Purtroppo ci sono un bel po’ che potrei scegliere. “Entering Mirkwood” è un buon esempio di un lavoro a cui sono particolarmente affezionato, o “The Fair Valley of Rivendell”.

Se ci sono, quali sono le differenze tra buttar giù uno schizzo per lavoro e illustrare per pura ispirazione?

Questi due aspetti si intrecciano per me. Quasi mai ho illustrato per pura inspirazione. Di solito c’è sempre qualcuno che mi commissiona lavori. Detto ciò, “Taniquetil” è uno dei rari esempi di pittura creata per puro piacere.

Com’è nata la tua passione per Tolkien?

È stato semplicemente per la raccomandazione de Il Signore degli Anelli da parte di mia sorella maggiore; avevo quindici anni. Mi sono fissato appena ho iniziato a leggerlo. E da subito mi è nato un forte desiderio di disegnare immagini inspirate al libro.

Oltre ad essere un illustratore rinomato sei anche un grande studioso dell’universo tolkieniano. Riesci a spiegare il fenomeno per cui dopo quasi 70 anni dalla pubblicazione della prima edizione de Il Signore degli Anelli il filone è oggi più forte che mai?

Penso che la gente sa quando un romanzo o un’idea è potente e duratura e Tolkien aveva un genio per captare negli strati più profondi dell’immaginazione il nostro fascino per miti e storia, e ha riversato tutta la sua energia creativa nel legendarium che ha sviluppato per tutta la sua vita.

Raccontaci la tua esperienza personale con J.R.R. Tolkien e di quando l’autore ti ha scritto una lettera, in cui apprezzava i tuoi disegni.

È stato molto gentile da parte sua. Ho inviato una lettera e qualche foto delle mie prime illustrazioni e ritratti dei personaggi che avevo disegnato nel 1972, circa. Gli sono piaciuti, anche se mi ha detto che la mia versione di Bilbo era un po’ troppo infantile (Un viaggio inaspettato). La sua lettera di risposta non era scritta a mano, ma dattiloscritta e firmata. Purtroppo non la possiedo più.

Sei stato contattato dai rappresentanti di Peter Jackson per fare parte del team creativo della trilogia de Il Signore degli Anelli, insieme a John Howe e Alan Lee. Ci puoi raccontare cos’è successo?

Avevo presentato un’offerta per aiutare con il lavoro concettuale del progetto, ricevendo quasi subito l’invito per unirmi alla produzione. Alla fine ho dovuto rifiutare, soprattutto perché avevo una situazione familiare complicata in quel periodo, con la rottura del mio matrimonio e tre bambini a cui badare. A un certo punto ho avuto a che fare anche con la depressione, che mi ha lasciato senza forze sia per l’arte che per qualsiasi altra cosa. Mi sono reso conto che avevo bisogno di riprendermi.

Sappiamo che Peter Jackson ha utilizzato qualche tua idea come riferimento per alcune scene de Il Signore degli Anelli. Cosa provi nel vedere le tue illustrazioni nel grande schermo?

Capisco le ragioni per cui Jackson ha voluto che le scene fossero basate sulla visione di artisti affermati, ma mi ha deluso per non avermi informato e non avermi richiesto l’autorizzazione per l’utilizzo di quelle idee.

“There and back again”. Cos’è per te Universo Tolkieniano?

Per me, Tolkien è una vocazione, una ricerca continua. Non c’è mai fine alle possibilità.

Dall’Ainunlidalë alla canzone dei nani insieme a Bilbo Baggins, la musica è uno strumento di grande importanza nella mitologia tolkieniana. Cosa rappresenta la musica per te?

Amo la musica, amo molti generi musicali e amo suonare la musica. È essenziale per una vita ben vissuta.

Chitarrista e musicista. Utilizzi lo stesso processo creativo delle illustrazione anche per creare musica?

Non proprio. Scrivere testi o melodie è un po’ diverso. Credo che l’elemento comune è che una canzone ispirata alle opere di Tolkien abbia bisogno di sentirsi autentica ed emotivamente legata al suo testo/contenuto, proprio come lo stile e il contenuto di un dipinto che riflette in quella scena lo stato d’animo dell’artista/lettore.

Parlaci dei tuoi progetti musicali.

Ho registrato un cd di canzoni a tema Tolkien nel 2007 con standard di mixaggio professionali, di qualità. Ho scritto molte canzoni, ma la maggior parte sono state registrate in modo piuttosto casuale o con una rifinitura di livello amatoriale. Vorrei registrare del materiale nuovo, ma anche registrare in modo professionale le vecchie canzoni.

Curando questo sito e altre pagine social dedicate alla diffusione di informazioni riguardanti il mondo tolkieniano, abbiamo notato che diverse delle tue illustrazioni girano in rete senza riferimenti all’autore né il tuo consenso. Come reagisci davanti a questo fenomeno?

A volte cerco di affrontare tale pirateria ma questa azione diventa presto frustante, non diversamente da nani che inseguono gli elfi nel Bosco Atro. Ma la maggior parte dei prodotti illegali che riproducono la mia arte hanno qualità molto bassa.

Che consigli puoi dare ai nuovi artisti emergenti?

Aspettatevi un arduo percorso per trovare la strada per il campo artistico che volete eccellere, ma non abbandonate il vostro sogno. Tantissimi artisti, anche quelli rinomati, hanno dovuto fare un altro tipo di lavoro per un po’ di tempo, per poter pagare le bollette, pur inseguendo la loro passione nel tempo libero, sempre alla ricerca di un’opportunità di essere riconosciuti. Ho anche detto ai miei studenti di “rubare” le idee degli artisti che ammirano, di emularli e imparare. Fate lo stesso, e in
poco tempo potrete trovare la vostra firma; la vostra strada e vocazione.

Hai intenzione, o in progetto, di visitare l’Italia?

Non ho piani in visitare l’Italia per il momento, ma sarei felice di essere invitato a un qualche evento regionale.

Vuoi mandare un messaggio ai nostri amici tolkieniani italiani e ai tuoi fan che ci leggono?

I miei sinceri saluti ai miei amici Tolkieniani Italiani! Grazie per il vostro apprezzamento della mia arte. Possa una stella benedire l’ora del nostro incontro nei regni della Terra di Mezzo!

Tradurre Tolkien: il parere di Marco Leonardi

Nel turbine di commenti che si è prevedibilmente scatenato in merito alla nuova traduzione de La Compagnia dell’Anello riceviamo e accogliamo volentieri l’invito a registrare il parere di Marco Leonardi. Nato a Catania nel 1977, è Ricercatore Universitario e Professore Aggregato di Storia Medievale (SSD M-STO/01) presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania ,dove nel 2002 ha conseguito la Laurea in Lettere Moderne in Indirizzo Storico presso la locale Facoltà di Lettere e Filosofia; Ricercatore Universitario dal 2/5/2008 e confermato in ruolo il 9/5/2011, ha costantemente ricoperto presso la stessa Facoltà insegnamenti di area storica e codicologica (“Storia Medievale”, “Codicologia”) presso diversi Corsi di Laurea (Lettere Moderne, Beni Culturali, Storia dell’Arte e Beni Culturali, Filologia Moderna). Dal 29 ottobre 2010 è Presidente della Commissione d’esami di Storia Medievale. Attualmente insegna “Storia Medievale” presso il corso di Laurea triennale in Beni Culturali del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania e presso il corso di Laurea Magistrale in Filologia Moderna dello stesso Dipartimento. Dal 29 ottobre 2010 è Presidente della Commissione d’esami di Storia Medievale. Dal 2013 è stato nominato membro revisore di Progetti di Ricerca di Area 11 [Settore Scientifico-Disciplinare M-STO/01 (Storia Medievale)] per conto del MIUR ed è inoltre membro della SISMED.

Non c’è modo migliore di inaugurare il rapporto tra il professor Leonardi e la nostra associazione, dunque, che partire proprio dalla sua analisi in merito alla vicenda editoriale attuale. “Proprio lo status di classico, raggiunto anche in Italia dal Signore degli Anelli, ne rendeva necessaria una revisione” afferma Leonardi in una recente intervista rilasciata a Barbadillo. “Che è successo invece? Anziché ridare alla prima traduttrice dell’opera, Vittoria Alliata di Villafranca, l’onore e l’onere di rivedere la traduzione approvata dallo stesso Tolkien e apparsa per la prima volta in Italia nel 1967, l’attuale casa editrice che pubblica le opere del professore oxoniense in lingua italiana ha optato per una scelta tanto deleteria quanto insensata: fare ritradurre il Signore degli Anelli a chi non aveva mai avuto familiarità nella sua carriera né con la produzione scritta di Tolkien né con Il Signore degli Anelli“.

L’intervista si conclude con un invito: “«Tolkien vuole dimostrare quanto sia possibile lottare insieme tra diversi, rispettandosi l’un l’altro»: trovo che quanto evidenziato dalla Alliata metta in evidenza la perenne attualità de Il Signore degli Anelli, un libro da annoverare tra i classici senza tempo e, per questo, capace di dare a tutti noi spunti e suggerimenti per affrontare le inquietudini del nostro presente. Le rivolte di Barbalbero e degli Ent per difendere i boschi della Terra di Mezzo dalla distruzione, l’ordine pacifico e condiviso regnante tra gli Hobbit a Hobbiville, le coraggiose battaglie contro le spietate legioni di orchi per difendere Minas Tirith: ogni singola pagina de Il Signore degli Anelli ha qualcosa da insegnarci per migliorare il mondo nel quale viviamo. Auspico che quanti non hanno ancora letto in traduzione italiana Il Signore degli Anelli si procurino il lavoro della Alliata. È da quella traduzione che occorre ripartire oggi per ribadire la perenne validità di Tolkien”.