Tolkieniani Italiani – Intervista a Fabio Leone

Fabio Leone nasce nel 1979 a Latina. Nel 2004 si diploma in Pittura ad olio all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2005 al 2008 lavora quasi esclusivamente come pittore di icone tradizionali cristiane. Dal 2008 affiancato mia moglie nel suo lavoro di illustratrice. Nel 2009 viene rappresentato dall’agenzia Bright, collaborazione che si protrae fino al 2017, dipingendo per commissioni nel settore educazionale/storico, e dedicandosi al thriller/horror e al fantasy a titolo personale. Nel 2013 vince il Language Learner Literature Award per le sue illustrazioni di The Legend of Sleepy Hollow di Washington Irving. Nel 2015 gli viene assegnato il Tolkien Society Award per Best Artwork, con l’opera Ulmo appears before Tuor. Le sue illustrazioni sono incluse in molte pubblicazioni in giro per il mondo, edite da Miles Kelly, Compass Media, Pearson, Oxford University Press, Nelson Evergreen, MacMillan, Skolska Knjiga, Bill Studio Group, Qbs Learning, Templar e altre. Andiamo a fare la sua conoscenza per tramite del fuoco di fila delle domande che gli ha posto Giovanni  Costabile.

Caro Fabio, innanzitutto lascia che ti ringrazi a nome dei Cavalieri del Mark e della Società Tolkieniana Italiana, nonché a titolo personale, per aver acconsentito a rispondere alle nostre domande. Sei un grande nome per gli appassionati di Tolkien e un punto di riferimento tra gli illustratori tolkieniani italiani. Pensa che quando ho detto alla mia ragazza (tolkieniana di puro sangue Eldarin anche lei) che ti avrei intervistato, lei ha esclamato: “No! Per davvero?”

Sono lusingato, è sempre un piacere essere raggiunto dal pubblico. Onestamente non mi capita spesso e, tempo permettendo, cerco sempre di condividere la mia esperienza con chiunque ne possa giovare. Un avviso ai lettori: detesto cordialmente i “VIP” che si allontanano dal pubblico. Sono un tipo alla mano e potete contattarmi liberamente sui social. Nei limiti di tempo risponderò come posso.

Beh, io parteggio per l’idea di cominciare con le domande difficili. Tolkien è noto abbia scritto che le illustrazioni ai suoi libri dovrebbero riguardare i soli ambienti e paesaggi, per lasciare ai lettori la libertà di immaginare da sé i personaggi. Impose ciò persino a una grande artista come Pauline Baynes. Ma in effetti molti mi dicono che faticano a immaginare i personaggi tolkieniani al di là dei film di Peter Jackson, sebbene io non abbia mai avuto un simile problema perché sono ospite a Gran Burrone ogni altro fine settimana. A parte gli scherzi, come giustifichi il contravvenire, chiaramente diffusissimo e non solo tuo, ai desideri di Tolkien?

Tolkien, come altri grandi autori, comprendeva pienamente il meccanismo di “proiezione/identificazione” che il lettore pone in essere quando interagisce con l’opera d’arte. Un bel paesaggio dipinto può “tirarci dentro”, specialmente se osserviamo grandi tele di maestri paesaggistici, una storia scritta secondo gli stessi stratagemmi usati da Tolkien permette al lettore di “riempire” gli spazi vuoti adoperando il proprio “archivio interiore d’immagini” e, di rimando, sviluppare un legame più forte con personaggi che, almeno in parte diventano proiezione del pubblico. Se ci pensate bene I manga utilizzano spesso questa dinamica rappresentando gli eroi con uno stile molto semplice, ai limiti dell’astratto, mentre l’antagonista è reso estraneo, “altro da me”, venendo rappresentato in modo più realistico… è più facile percepire l’entità “separata” come sconosciuta ed inquietante. Altro esempio brillante ed eloquente è il fumetto “Le avventure di Tin Tin”, creato da Georges Remi, ove il personaggio principale può facilmente rappresentare chiunque lo legga, data la semplice estetica con cui è rappresentato, ma essendo un fumetto basato su esplorazione e scoperte, è il paesaggio ad essere rappresentato in modo realistico e, di rimando, misterioso e sconosciuto. Gli artisti che scelgono di affrontare Tolkien proiettano la loro estetica nel cercare di dare forma ai personaggi… è quasi inevitabile (dico “quasi” perché c’è chi sceglie volontariamente di dare il posto d’onore al paesaggio ed alla storia in esso intessuta, come ad esempio Ted Nasmith). La sottile linea da non oltrepassare è , per me, il non tradire “troppo” Tolkien, rappresentandolo  con  ponderato rispetto per la sua opera, intenzione, morale, filosofia… in altre parole: illustrando Tolkien nel senso etimologico del termine: “fare luce, rendere chiaro, spiegare”. Detesto quando un artista sfrutta un autore per parlare delle proprie idee… non sta illustrando, sta sfruttando la fama altrui. Discorso a parte merita la ripetizione non immaginifica delle scene dei film… capisco che il cinema sia media potentissimo (ed il nostro cervello si è evoluto per trattenere con maggiore chiarezza informazioni in “movimento”) ma non riesco a valutare nulla di più dell’autore dell’immagine tranne che la capacità tecnica della copia, non c’è vero dialogo con tali dipinti, solo un proclamo da parte dell’artista che sembra dire “Hey! Mi piace questa scena!”. È un’opportunità sprecata.

D’altronde Tolkien scriveva anche che intendeva lasciare la Terra di Mezzo ad altre mani, menti e voci. Adesso entriamo nel vivo e prendiamo direttamente in mano una coppia di tuoi lavori, il maestoso Elessar e la regale Queen Arwen Undomiel. Penso sia la prima volta che vedo i due personaggi raffigurati in età avanzata e ti faccio i miei complimenti per l’originalità dell’approccio, due opere veramente notevoli. Ci racconti come le hai pensate, come è nata l’idea?

Il primo a “venire a galla” nella mia immaginazione è stato Elessar. Come ho accennato precedentemente, le immagini della trilogia cinematografica erano (e sono) canone in questi anni. Avevo già dipinto alcuni ritratti ed avevo pensato di rivolgermi ad Aragorn. Non molti lo hanno rappresentato come Elessar, come colui che ha finalmente preso su di se il ruolo di Re dei regni di Gondor/Arnor e volevo che la rappresentazione rispettasse l’età del personaggio. Essendo Númenóreano Aragorn “si mantiene bene”, ma non è neanche un arzillo 30enne ai tempi dell’incoronazione. Ecco allora che ho preferito rappresentarlo più anziano, con qualche cicatrice sul volto, I segni di una probabile frattura al setto rimarginata (aguzzate la vista!)  e qualche dettaglio che dia spessore al suo background: la spilla di Lothlorien, un manto rosso regale, una corona che rappresenti in modo adeguato le tradizioni di Gondor. Per I puristi: garantisco che ho tentato di rappresentare la corona in modo “ortodosso” rendendola simile allo schizzo di Tolkien e nel solco della cultura egiziana dei faraoni… ma non funzionava. Per un primo piano dovevo ridurre qualcosa. Chiedo venia. La seconda, Arwen, è emersa da una esigenza differente ma si è incastonata nella stessa logica estetica del suo celebre marito: sto ragionando molto tempo un dipinto con lei protagonista ed ho pensato che studiare un ritratto mi avrebbe favorito nel dipingerla successivamente in una situazione più complessa. Come per Elessar ho deciso di rappresentarla in un momento differente dalle solite rappresentazioni ed attingere dalle Appendici. Nella mia mente Arwen sta ascoltando le parole di Aragorn “In sorrow we must go, but not in despair. Behold! We are not bound for ever to the circles of the world, and beyond them is more than memory. Farewell!”. Questa Arwen è rappresentata con I capelli più corti, probabilmente in lutto, I capelli corvini che si dice ereditati dalla bis-bis-nonna Luthien, sono ingrigiti. Come Elessar lei dispone di una lunga vita ma al “passaggio” di lui anche lei sente che il tempo di lei è al termine. Sta per partire da Gondor per recarsi a Cerin Amroth e lì rendere lo spirito ai Valar come mortale. I colori che lei indossa richiamano l’autunno, la corona la cultura elfica e… si, preferisco orecchie a punta per gli elfi… dopo aver ruminato molto tale dilemma.

Passiamo al magnifico Gandalf the servant of the Secret Fire. È evidente in tale opera l’ispirazione dall’iconografia ortodossa, che inizialmente può apparire una scelta bizzarra, sebbene trovi riscontro anche nelle interpretazioni dell’artista inglese Jay Johnstone. Come commenti la tua interpretazione?

Penso che molti dipinti “personali” nascano dal pensiero dell’autore quando si dice “sarebbe divertente se…”. Ho una passione per l’arte della pittura d’icone, conosco la tecnica ed i metodi. L’ho praticata per anni… poi leggendo Tolkien mi sono trovato in linea con quanto un lettore gli fece notare: sembra che una luce brilli ma senza che alcuna lampada sia visibile. Di per se è una descrizione molto…Cristiana! So bene che Tolkien si è opposto arduamente contro le letture “allegoriche” della sua opera e la mia scelta di rappresentare Gandalf come un Santo (solo i santi possono essere rappresentati in icone) non ha intenti allegorici. Ma è interessante notare come Gandalf abbia molteplici punti in comune con la figura del “Santo” cristiano. Riflettendo su questi punti di contatto un giorno, mentre ragionavo sul come “rinfrescare” la mia conoscenza circa tecnica iconografica mi sono detto: “perché non Gandalf?”. Così ho applicato i canoni estetici e tecnici nell’elaborare un disegno del Gandalf Archetipico, dotato dei suoi attributi propri (Glamdring, il bastone, il manto, il cappello, I colori propri) ed il volto tipico degli asceti orientali. Non volendo usare il Nimbo dorato, che si conviene solo ai santi, ho declinato l’idea già da me applicata del poema dell’anello usato come Nimbo (o “aureola” se prefereti il decadente termine post-Giotto): essendo Gandalf non sotto l’influenza dell’Unico Anello, il suo volto non è circondato dal poema dell’anello ma dal simbolo che lo identifica come messaggero di Eru Iluvatar  “I am a servant of the Secret Fire, wielder of the flame of Anor”, frase con cui dichiara autorità sopra la “fiamma di Udun”. È stato per me un lavoro infinitamente divertente, ma confesso di aver ricevuto una bella ripassata dalla mia maestra d’icone. A titolo personale posso dire di apprezzare lo sforzo di Jay Johnstone, soprattutto nelle ultime sue opere “iconografiche”, ma Tolkien non scriveva “imitando la vecchia letteratura”, lui scriveva la letteratura che  amava… allo stesso modo penso che la scelta di rappresentare Tolkien con stile iconografico sarebbe più confacente se fatto come moderne icone dipinte nel solco della tradizione iconografica tradizionale e non “imitando vecchie icone” come Johnstone sembra preferire. Talvolta sono piuttosto difficile da accontentare, lo so, ma è solo perché amo l’arte delle icone.

Ora ho scelto proprio quest’opera anche per un altro motivo, ovvero che l’ispirazione ortodossa suggerisce esplicitamente una simbologia religiosa cristiana, che pure certuni contestano. Tu come ti poni nella controversia sul Tolkien cattolico? Ci sono margini secondo te per dubitare che l’opera di Tolkien sia cattolica come il suo autore, pur senza nulla togliere ad altre indubbie influenze?

No. È lampante. L’opera di Tolkien è ardentemente religiosa. Alcune opere lo sono meno (prendiamo ad esempio Roverandom o Farmer Giles of Ham), ma Il Signore degli Anelli è profondamente religioso. Penso che la controversia sia solamente apparentemente legata al dibattito circa il “Tolkien cattolico”  ed invece segno dell’intimo smarrimento e fastidio che taluni provano quando si scoprono emozionati ed ispirati da un autore che ha molto di cristiano da dire… sebbene contemporaneamente si disdegni il cristianesimo in tutte le sue forme, secolari e non.

Ora un momento retrospettiva. Uno dei post sempreverdi nei gruppi tolkieniani domanda agli altri appassionati come si è conosciuto Tolkien per la prima volta, oppure, come mi piace esprimere la stessa idea, per quale porta (rigorosamente tonda) o finestra si è entrati in casa Baggins. Hai avuto un tuo personale Gandalf che ha lasciato una runa per te su quella porta?

Ne ho due. Il primo è il fratello di un mio grande amico d’infanzia, Alessio. Abbiamo molti gusti in comune ed un giorno (ci conosciamo da quando eravamo undicenni) gli dissi che stavo leggendo “La spada di Shannara”. Suo fratello, che aveva il naso in un fumetto (mi pare Nausicaa), alzò il detto naso dalle dette pagine e disse: “Tolkien… solo Tolkien!”. E tornò a leggere. La seconda runa fu graffiata da “La storia infinita” cinematografico: Il libraio chiede a Bastian, ironicamente, se sapesse cosa I libri siano… e Bastian risponde di aver in casa 137 libri… ed elenca: “L’isola del tesoro”, “Il mago di Oz”, “L’ultimo dei Mohicani”, “Il signore degli anelli”… Quella lista mi è rimasta dentro. Conosco il film praticamente a memoria e quel libro, quell’autore continuavano a saltar fuori ovunque come una montagna all’orizzonte. Alla fine ho chiesto a mia madre di comprarmi una copia, avevo 12 o 13 anni. Il resto è storia.

Ma questo è stato solo l’inizio. Da allora ne hai fatta di strada insieme a Tolkien, se nel 2015 hai visto assegnarti il Tolkien Society Award per Best Artwork con Ulmo appears before Tuor. È un riconoscimento straordinario per un artista tolkieniano pur non essendo l’unico premio che ti è stato attribuito, e posso solo immaginare l’entusiasmo con cui hai accolto la notizia. Vuoi raccontarci come è andata?

Ho acceso il pc la mattina e trovato 137 notifiche. Ho pensato: “ma che cavolo..?”. Poi mi sono seduto, incredulo. Quando mia moglie si è alzata le ho semplicemente detto: “Non ci crederai, ma ho vinto”. Abbiamo preparato I bambini per l’asilo… poi nel resto della giornata ho lavorato per rispondere a messaggi ed email. Niente feste selvagge ma ne sono davvero soddisfatto.

Domanda di rito. Quali sono i modelli della tua arte? Credo di aver letto da qualche parte che tra i tuoi riferimenti illustrativi c’è il grandissimo Donato Giancola, e posso confermare che all’occhio si nota, ma ricordo un commento di Stefyart sul tuo profilo Deviantart che paragona il tuo stile a Rembrandt e Caravaggio, e penso anche a una tua illustrazione non tolkieniana, una delle tue prime opere, intitolata Jealousy. Qui mi pare di notare un taglio allegorico che ha del preraffaellita, se non mi inganno. Cosa c’è di vero in tutto questo?

Questa particolare illustrazione proviene da un libro pubblicato anni fa dalla Pearson, se non sbaglio, la protagonista, sul fondo, guardava con invidia I personaggi in primo piano. Ai tempi stavo cercando di stabilire uno stile che mi stimolasse ad approfondire. I preraffaelliti sono sempre in cima alla pila di libri che sfoglio per ragionare su delle soluzioni e nel dipingere questa illustrazione mi appoggiai a Waterhouse ed il suo “Mariamne Leaving the Judgement Seat of Herod” per studiare la tecnica e catturare quella specifica atmosfera. Ora come ora questo lavoro mi imbarazza perché prende troppo in prestito da Waterhouse.  Giancola è uno dei pilastri della mia “idea estetica”. Per dare contesto faccio un salto indietro:  ho avuto esperienza terribile in accademia delle belle arti ed il modo in cui la mia classe di pittura è stata guidata era riuscita ad annientare quasi tutta la mia voglia di dipingere. Stavo per “appendere al chiodo” il pennello. Un giorno però, sfogliando le pagine di un libro, vidi “The Taming of Smeagol” di Giancola. Opera eccezionale. Rinascimentale nell’anima, moderno nelle ispirazioni, tecnica perfetta. Ho pianto guardandola ed ho realizzato che potevo anche io trovare qualcosa che mi emozionasse nel dipingere. Quel singolo quadro mi ha salvato. I paragoni con Caravaggio e Rembrandt mi lusingano, e sono troppo gentili.

A proposito di quest’ultima opera, ricordiamo infatti che la tua arte prende anche spunto da altre fonti, di solito comunque opere letterarie, cinematografiche e videoludiche di genere fantastico e horror, da Batman a Game of Thrones, da God of War a Ladyhawke. In base a quale criterio scegli i tuoi soggetti, fintantoché la scelta non appartiene invece al committente?

C’è chi si emoziona nel dipingere ritratti, chi un manga, chi strappone scosciate. Tutti noi, mi azzardo a suggerire, siamo diapason… vibriamo in accordo con frequenze ristrette e mirate. Io rispondo alla tragedia, all’indagine interiore, all’eroismo epico. Non riuscirei a rappresentare con la stessa sincerità una eroina seminuda… ma datemi un personaggio dalla psicologia complessa ed io vado a nozze. Per questo, probabilmente , mi sono trovato a scegliere Navarre, Jamie Lannister, suo padre Tywin come protagonisti di illustrazioni. Hanno così tanto da dire! Così tanti dettagli possono essere inseriti per compensare la “densità di dettagli” necessari a delineare un volto dalla psicologia complessa! Ad esempio con Tywin ho potuto dipingere la storia di Casterly Rock sulla sua armatura, o con Navarre inserire elementi che spieghino il suo amore per Isabeu (come la treccia bionda fasciata di pelle che lui porta accanto al petto). Provate ad analizzare il mio “Stregone di Angmar” e troverete abbastanza dettagli per ricostruire una storia ipotetica da me composta per narrare gli eventi prima del suo “sbiadimento”! Trovo “God of war” un moderno capolavoro di design e “world building”. Non l’ho mai giocato, ma ho il libro del “Making of”. È oro zecchino per la ricerca artistica.

Infine torniamo ancora sui tuoi lavori tolkieniani. Chi ti segue ha notato la pubblicazione di uno studio su Eowyn. Come procede il lavoro su questo tema? Quando possiamo aspettarci una tua interpretazione della famosa scena del Re Stregone ne Il ritorno del re? Dopo la raffigurazione veramente unica che hai fatto del Signore dei Nazgûl prima di diventare Spettro, vedremo anche il Primo dei Nove ergersi in tutta la sua oscura maestà, prima che la Dama di Rohan lo vanifichi del tutto?

Il dipinto di Eowyn è in lavorazione da circa 3 anni. Gestazione complessa. Un rapporto attrattivo/repulsivo. Considero Il passaggio del confronto di Eowyn con il Dwimmerlaik tra I migliori della letteratura mondiale moderna su cui ho messo gli occhi. Mi terrorizza l’idea di non rendere giustizia alla dama di Rohan. “But the helm of her secrecy had fallen from her, and and her bright hair, released from its bonds, gleamed with pale gold upon her shoulders. Her eyes grey as the sea were hard and fell, and yet tears gleamed in them. A sword was in her hand, and she raised her shield against the horror of her enemy’s eyes”. Che parole. Mi commuovono anche ora che le ho citate qui. Sarò all’altezza di renderle visibili? Questo dipinto mi tormenta da anni. Sono arrivato ad una fase di stallo circa un anno fa. Poi, al Lucca Comics del 2018 ho avuto modo di sottoporlo all’attenzione di Todd Lockwood per chiedere lumi sul come procedere. Durante il suo workshop mi ha mostrato come risolvere alcune criticità ed ora sono pronto a continuare…  Sarebbe un sogno completarla per il Tolkien Society Award di quest’anno, ma al momento le possibilità che ciò si realizzi sono scarse.

Per concludere, ti porgo di nuovo i miei e nostri ringraziamenti, con un’ultima richiesta. C’è un augurio che vorresti fare ai giovani artisti tolkieniani in erba? Intanto ti offro il mio, in lingua Quenya, perché ci sono cose che solo la lingua degli Elfi di Aman può dire. E allora, caro amico, con l’auspicio di risentirci presto, Alassë.

Alassë amico mio e per gli artisti Tolkieniani in erba, Tolkien scrisse: “Fantasy is escapist, and that is its glory. If a soldier is imprisoned by the enemy, don’t we consider it his duty to escape?. . .If we value the freedom of mind and soul, if we’re partisans of liberty, then it’s our plain duty to escape, and to take as many people with us as we can!”… Le chiavi per liberare il soldato sono nelle vostre mani.

Primavera con la STI: i nostri eventi

Con la stagione primaverile che avanza si consolida anche il programma delle feste e degli eventi pubblici a tema (almeno in parte!) tolkieniano: anche quest’anno siamo decisi a fare la nostra parte, per trascorrere assieme ai nostri amici di tutta l’Italia bei momenti, immersi nelle atmosfere della Terra di Mezzo. Per non perdere il filo, vi proponiamo un riepilogo dei nostri appuntamenti di qui ai prossimi mesi, tra quelli che organizzeremo e quelli a cui prenderemo parte. Contiamo di incontrarvi proprio tutti, perciò prendete nota – ma tenete presente che non è finita con l’elenco che segue, vi saranno altri appuntamenti che confermeremo a breve: mantenetevi sintonizzati!

Aprile

Nessuna descrizione della foto disponibile.Questo mese l’abbiamo iniziato all’insegna di Tolkien e allo stesso modo lo chiuderemo. Assieme agli amici dell’associazione di promozione sociale Eternia, fondatrice della Biblioteca Silmarillion dedicata al mondo fantasy, gaming e videogaming abbiamo partecipato alla giornata conclusiva del progetto Il girotondo delle Biblioteche promosso dal Polo Bibliotecario TA1 di Taranto grazie ai fondi MIBACT. Il progetto ha realizzato 10 eventi in altrettante biblioteche della Provincia di Taranto, proponendo una serie di attività legate insieme dall’utilizzo del gioco, dal tradizionale al digitale, per promuovere il dialogo intergenerazionale tra le giovani generazioni e gli anziani delle diverse comunità e mostrarne l’efficacia come bene culturale utile alla riscoperta degli spazi bibliotecari. Così, il 5 di aprile, ci siamo ritrovati tutti all’aula magna dell’IISS Pacinotti-Fermi di Taranto, a parlare di gioco come fenomeno didattico e culturale con Gilbert Gallo e la prof.ssa Patrizia Capobianco; a confrontarsi sul gioco e le nuove tecnologie della realtà virtuale e della realtà aumentata con don Patrizio Coppola (fondatore dell’Università del’Animazione e del Videogioco), la psicologa Lorena Tinelli e il blogger Daniele Catozzella, di educaredigitale.it; infine,  Gianluca Comastri con i suoi studi sul mondo tolkeniano, in merito ai quali abbiamo consegnato alle biblioteche del Polo TA1 i libri dell’autore assieme ad alcuni giochi da tavolo.

L'immagine può contenere: testoDomenica 28, come dicevamo, per chiudere il mese in bellezza diamo invece appuntamento a La Fiasca, lounge bar situato in un bel contesto verde nel centro a Forlì: assieme all’associazione Tolkien nelle Marche – I Cavalieri del Mark che patrocina assieme a noi assisteremo all’esposizione di Giovanni Carmine Costabile, studioso tolkieniano di ritorno dall’esame dei manoscritti inediti di Tolkien presso le Bodleian Libraries di Oxford, che terrà una disamina dei temi interrelati dell’amore e della bellezza nell’opera tolkieniana desunti dalle sue ricerche a Oxford (poi confluite nel libro Oltre le Mura del Mondo: Immanenza e Trascendenza nell’opera di Tolkien). Introducono la relazione il presidente dei Cavalieri del Mark Giuseppe Scattolini, il delegato della Società Tolkieniana Italiana ed esperto di lingue elfiche Gianluca Comastri e la studiosa tolkieniana Greta Bertani. Ad accompagnare la serata, direttamente dal Conservatoire de la Ville de Luxembourg, l’arpa celtica di Camilla Nangeroni.

Maggio

Il mese prossimo a tener banco sarà ovviamente Tolkien Archive. Il 18 e 19 maggio 2019 la città di Barletta ospiterà nel suo maestoso Castello l’evento Tolkien Archive: Un arazzo dalle filature mitiche e intarsi elfici, traduzionedal titolo suggerito dall’ospite d’onore Catherine McIlwaine, Myth-woven and elf-patterned, già noto dall’edizione inglese. L’evento rappresenta un nuovo modo di concepire gli Studi Tolkieniani in Italia: non si rivolge solo agli studiosi, ma anche a chi vorrà approfondire la conoscenza dell’autore, dell’uomo, dell’accademico e dell’artista Tolkien.
Il punto di partenza è quello che riteniamo essere il maggior patrimonio lasciato da Tolkien: il suo archivio. Cuore centrale dell’evento saranno tre sessioni che permetteranno a studiosi e appassionati italiani di conoscere il suo contenuto, come esso sia giunto alla Bodleian Library e quanto possa ancora raccontarci di Tolkien. A condurre studiosi e appassionati in questo affascinante viaggio sarà proprio Catherine McIlwaine, che da anni si occupa di conservare, studiare e autorizzarne la consultazione dell’archivio di Tolkien a Oxford. L’evento, vedrà oltre le sessioni di studio anche la presentazione dei libri da lei curati e una tavola rotonda sull’importanza delle biblioteche e degli archivi per le ricerche ma anche per la diffusione di storia e cultura, alla quale prenderanno parte studiosi e docenti italiani che dialogheranno con Catherine McIlwaine. A margine, anche un momento ludico con le sessioni di gioco di ruolo su L’Unico Anello.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

L’iniziativa  godrà del patrocinio della Città di Barletta e il supporto dell’Archivio di Stato – Sezione di Barletta, della Biblioteca Comunale di Barletta “S. Loffredo”, dell’Associazione del Centro di Studi Normanno-Svevi. A questi si aggiungono la Società Tolkieniana Italiana, l’associazione Tolkien nelle Marche – I Cavalieri del Mark, i partner Eldalie, Tolkien Italia e RicreApulia e il supporto tecnico del Fiof – Fondo Internazionale per la Fotografia e la English School The Gate. Il progetto, che vede questo come suo punto di partenza, ha anche trovato il prezioso supporto e condivisione della Tolkien Society inglese, che proprio nel 2019, ad agosto, celebrerà a Birmingham i suoi primi cinquanta anni con il grande evento Tolkien2019.

Blog dell’evento: https://tolkienarchive.blogspot.com/

Giugno

Per il mese di giugno, che dire se non che finalmente “ripartiremo per una nuova avventura”?

Hobbiton XXV @ Castello Carlo VLa XXV edizione di Hobbiton si svolgerà nei giorni 22 e 23 giugno nel maestoso Castello Carlo V. A due passi dal mare e dal porto, nel cuore del centro storico della città turistica pugliese, sarà la Città di Monopoli a ospitare la nostra grande festa!

Il programma, come di consueto, prevederà un’ampia serie di occasioni di intrattenimento: giochi, bancarelle tematiche, libri, arte, conferenze e presentazioni, mostre, musica dal vivo, gastronomia locale e soprattutto tanto divertimento alla maniera degli hobbit, il tutto in continuità con la calda atmosfera tipica de I Regni del Sud, il nostro filo conduttore delle edizioni dal 2014 a seguire svoltesi in terra di Puglia. Man mano che saranno definiti gli accordi vi presenteremo tutti gli ospiti e le attrazioni che si alterneranno nei due giorni dell’evento: per non perdervi nemmeno un particolare vi raccomandiamo di consultare periodicamente la pagina dedicata.

Il Signore degli Anelli nei miti europei

Un’occasione per presentare l’opera di Tolkien ai ragazzi delle scuole è una preziosa gemma da cogliere al volo… e noi non ci siamo fatti scappare l’opportunità!

Grazie al generoso supporto del Comune di Manerba del Garda, in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Valtenesi, il Sistema Bibliotecario del nord-est Bresciano e l’oratorio “Mano nel Verde” ha preso vita un ciclo di proiezioni mirate che domani vede il suo culmine nella conferenza conclusiva, alla quale presenzierà il nostro presidente onorario Paolo Paron con il compito di tirare le fila della lunga esperienza in compagnia delle trame di Tolkien: l’atto finale (di questo percorso introduttivo, ma per ricorrere al celebre motto di Eldalië “il viaggio prosegue”) dimostrerà le intime connessioni tra gli spunti offerti da Il Signore degli Anelli e la fonte di riferimento per eccellenza dell’opera, i miti del continente europeo.

L’iniziativa è pensata e realizzata su misura per i giovani della zona, ma ovviamente il “messaggio” è rivolto a tutti gli appassionati di questi temi.

Ne abbiamo parlato con Noemi Avigo, che ricopre il ruolo di Assessore alla Cultura proprio a Manerba ed è stata la fautrice di questo evento: «Il 3 gennaio del 1892 nasceva J.R.R. Tolkien, grazie al cui genio il genere fantasy è oggi il più venduto e il più letto di tutte le forme letterarie. La trama de Il Signore degli Anelli è decisamente nota, anche grazie al successo dei film di Jackson. Per i più appassionati abbiamo quindi organizzato la rassegna dei tre film del 2002-2004 più Lo Hobbit, riscuotendo un discreto successo e partecipazione».

Il motivo per cui l’opera prima tolkieniana è stata riconosciuta quale filo conduttore di un discorso culturale pubblico è evidente: «Il Signore degli Anelli è il racconto di un viaggio; un viaggio che i personaggi compiranno non solo sulle strade della Terra di mezzo, ma anche in loro stessi. È una storia di un sacrificio, della lotta tra il bene e il male che si svolge soprattutto nell’animo dei protagonisti». Occasione ghiotta, dunque, per proporre una riflessione collettiva ai ragazzi di Manerba.

Se è un vero onore per noi offrire il nostro umile contributo a una causa del genere, «per noi vale altrettanto la collaborazione con la Società Tolkieniana Italiana, poiché si pone come obiettivo l’approfondimento e la divulgazione degli studi su J.R.R. Tolkien, sulla sua opera e sul suo pensiero, ma anche il recupero e la riscoperta delle radici profonde della cultura europea, dai grandi miti del passato ai racconti della tradizione folklorica. Domani il prof. Paolo Paron ci parlerà proprio della grandezza di quest’opera e del suo collegamento con la mitologia: lo ringrazio da parte dell’intera amministrazione comunale per la disponibilità e la cortesia».

Quale risultato vi attendete? «La volontà è quella di far emergere i temi più significativi contenuti ne Il Signore degli Anelli e più in generale nelle opere di J. R. R. Tolkien, mostrare come affronta e inserisce nei racconti le esperienze famigliari, di condivisione, di viaggio, di sacrificio e di amicizia dei vari personaggi partendo da un iniziale excursus proprio sulla figura dell’autore».

Ancora complimenti e un ringraziamento sentito al comune di Manerba del Garda per aver costruito questi bei momenti!

 

,

Il Tolkien Archive presentato da Oronzo Cilli

Oronzo Cilli è un volto ormai noto da lungo tempo nei nostri ambienti. Tuttavia, a beneficio di chi si affaccia solo da poco alle attività STI, ricordiamo volentieri che si tratta di un collezionista di lungo corso di rarità tolkieniane (vanta una collezione ricca di pezzi unici e pregiati) nonché studioso che gode di fama internazionale in qualità di esperto della biografia del Professore. Ma si distingue anche per essere stato il curatore italiano della seconda edizione de Lo Hobbit annotato (Bompiani 2004) ed è ormai noto nel panorama internazionale degli studi tolkieniani grazie ai suoi lavori di ricerca e alle sue pubblicazioni: al titolo di esordio di questa sua personale collana, J.R.R. Tolkien l’esperantista. Prima dell’arrivo di Bilbo Baggins (Cafagma 2015), tradotto anche in inglese nel 2016, si affiancò l’anno successivo Tolkien e l’Italia (Il Cerchio 2016) ed è attesa con trepidazione la prossima uscita di Tolkien’s Library: An Annotated Checklist (Luna Press 2019). Lavori, in particolare quest’ultimo, che lo hanno visto collaborare con importanti studiosi tolkieniani italiani e americani quali John Garth, Patrick Wynne e Arden Smith ma anche Christina Scull e Wayne G. Hammond e da ultimo, il grande Tom Shippey.

Oronzo è ovviamente anche un amico e un ottimo organizzatore di eventi tolkieniani: ci sarà ancora chi ricorda il Tolkien’s Fifty Years, l’evento promosso dalla Società Tolkieniana Italiana con il patrocinio della Tolkien Society che, nel 2004, celebrò a Bruxelles, per una settimana, i primi 50 anni della pubblicazione della Compagnia dell’Anello e de Le due torri . In quell’occasione si tenne una conferenza al Parlamento Europeo, alla quale presero parte tra gli altri il cantautore Angelo Branduardi, che parlò della musica in Tolkien, Giuseppe Festa, Christopher Garbowski e Brian Rosebury. Da citare anche il supporto nell’organizzazione della XXI Hobbiton del 2014 e l’ideazione e realizzazione dell’Hobbit Village l’anno successivo, ai quali parteciparono, grazie all’aiuto di Davide Martini, artisti del calibro di Piero Crida, il più grande illustratore italiano di Tolkien, Cor Blok, Linda Garland e il compianto Roger Garland. Questi due ultimi eventi furono organizzati a Barletta, all’interno del maestoso Castello: proprio tra quelle mura, il prossimo 18 e 19 maggio, il nostro amico Oronzo organizzerà un evento unico nel suo genere, il Tolkien Archive “Un arazzo dalle filature mitiche con intarsi elfici”. Gli abbiamo posto alcune domande per farci raccontare ogni dettaglio disponibile a oggi, di quella che si preannuncia come un’esperienza di elevatissimo taglio come molto di rado se ne sono viste nel nostro paese


Come nasce l’idea dell’evento Tolkien Archive?

L’idea nasce nel giugno scorso e diventa realtà qualche mese più tardi. Da giugno a ottobre dello scorso anno a Oxford, come molti sapranno, la Bodleian Library allestì la mostra Tolkien: Maker of Middle-earth, quella che, a giusta ragione, è stata considerata la più importante esposizione dedicata alla vita e alle opere di Tolkien. Una mostra straordinaria che ha permesso a tutti noi di ammirare da vicino i disegni di Tolkien ma anche suoi oggetti personali, le lettere ricevute da ammiratori e amici e soprattutto i manoscritti originali e le mappe che hanno sviluppato il suo Legendarium. Converrete che si trattava di un’occasione unica e, frequentando Oxford dal 2002, non potevo non coglierla, anche se questa volta avevo un motivo in più per andarci poiché, per uno studio che ancora oggi sto portando avanti, ottenni il permesso di poter studiare, per l’intero mese di giugno, assieme agli amici e studiosi Giovanni C. Costabile e Giuseppe Scattolini alcuni manoscritti di Tolkien conservati presso la Weston Library. Ed è in quel luogo che mi sono chiesto come poter dare concretezza a una mia mai sopita idea e condividere con altri amici studiosi italiani, quella straordinaria esperienza. Di certo non potevo portare tutti alla Bodleian Library, ma potevo “portare” la Bodleian Library in Italia. E così, appena tornato in Italia, ho deciso di scrivere a Catherine McIlwaine parlarle di un progetto su cui lavoro ormai da qualche tempo e per invitarla in Puglia. Catherine ha accettato con molto piacere e condiviso la mia idea e così è nato l’evento Tolkien Archive di Barletta.

Perché Catherine McIlwaine e cosa lei rappresenta nel campo degli studi tolkieniani?

Catherine McIlwaine è, dal 2003, la Tolkien Archivist presso la Bodleian Library, in pratica la persona cui ci si rivolge per ottenere il permesso di studiare i manoscritti conservati a Oxford e messi a disposizione degli studiosi. È bene spiegare che l’archivio di Tolkien a Oxford ha una larga sezione di documentazione accessibile a tutti quegli studiosi che ottengono il permesso di poterla visionare da Catherine, per l’appunto, e una parte non ancora accessibile se non con l’autorizzazione della Tolkien Estate. Nel campo degli studi tolkieniani Catherine rappresenta il più importante custode di quello che è il patrimonio documentale conservato a Oxford. Lei ha, infatti, il compito di conservare e autorizzare l’accesso a tutto il materiale disponibile oltre, ovviamente, a studiarlo visto il suo ruolo fondamentale di supporto agli studiosi. Inoltre, ricoprendo questo importante e prestigioso ruolo, ha curato la mostra Tolkien: Maker of Middle-earth, cui prima accennavo.

 

Cosa sarà il Tolkien Archive e come lo hai strutturato?

Tolkien Archive sarà più di un semplice evento, ma un punto di partenza per chi ha iniziato o sta per intraprendere la strada degli studi tolkieniani perché al centro ci saranno lo studio e l’approfondimento. Cuore dell’evento, infatti, saranno le sessioni di studio che avrò l’onore di coordinare e che si terranno sabato 18 maggio, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17, e domenica 19 maggio dalle 10 alle 13. Le sessioni vedranno protagonista Catherine McIlwaine, con interventi di altri ospiti accademici, che dialogherà con i partecipanti (numero max 25), su tre temi: The Bodleian Libraries: A Touchstone of Universal Culture, una panoramica sulle Bodleian Libraries dell’Università di Oxford, una delle più antiche biblioteche pubbliche al mondo, la sua storia, le modalità di ammissione, i tesori che conserva, l’importanza che riveste nel sistema bibliotecario inglese e nel mondo e il rapporto con Tolkien durante la sua vita da studente prima, e docente poi, e dopo la sua scomparsa; The Tolkien Archive, durante la quale si discuterà dell’importante patrimonio conservato nella Bodleian Library fatta di lettere, manoscritti, appunti, fotografie, note, disegni, acquerelli, libri appartenuti a J.R.R Tolkien, di come e quando è stato raccolto, cosa oggi è possibile consultare e con quali modalità. E infine Tolkien Archivist, il grande archivio di Tolkien e il lavoro compiuto da Catherine McIlwaine, il rapporto con la famiglia Tolkien, l’organizzazione della grande mostra a Oxford, la sua preparazione e quello che ha rappresentato per gli studiosi e appassionati di Tolkien. Ad arricchire il programma, nella serata di sabato 18, la presentazione del catalogo dell’omonima mostra di Oxford, Tolkien: Maker of Middle-earth, curato da Catherine e una tavola rotonda dal titolo Sailing on Noah’s Archive, cui parteciperà assieme ad altri ospiti, sull’importanza del patrimonio archivistico e bibliotecario in Italia e in Inghilterra. A completare l’evento, le sessioni di gioco di gioco di ruolo, L’Unico Anello, a cura dell’Associazione RicreApulia.

Il sottotitolo dell’evento è Un arazzo dalle filature mitiche con intarsi elfici. A chi è venuta l’idea?

Quel sottotitolo, nella forma inglese, è stato suggerito dalla stessa Catherine durante uno scambio di mail su come impostare i due giorni. Il suo suggerimento è stato Myth-Woven and Elf-Patterned, che mi è subito piaciuta moltissimo così come la traduzione che ne ha fatta Giovanni C. Costabile con, per l’appunto, Un arazzo dalle filature mitiche con intarsi elfici. Un titolo molto evocativo che mi porta a immaginare a qualcosa d’indescrivibilmente meraviglioso. Lo stesso Giovanni ha poi suggerito anche il titolo della conferenza Sailing on Noah’s Archive.

Il convegno si avvale di diverse partnership qualificate, tra cui spicca il nome della Tolkien Society inglese – ma non solo.

Ho da subito pensato di coinvolgere altre realtà per far sì che il Tolkien Archive potesse arricchirsi di contenuti e qualità. È bene ricordare che l’evento si tiene nella meravigliosa location del Castello di Barletta e questo grazie al Comune di Barletta e dell’Assessorato alla Cultura che patrocinano l’evento. Ricordo, oltre la già citata Associazione RicreApulia, la Biblioteca comunale “Sabino Loffredo”, la sezione di Barletta dell’Archivio di Stato e l’Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi. A loro si unisce la Società Tolkieniana Italiana e soprattutto, come rilevavi, la Tolkien Society inglese. Quest’ultima mi ha confermato il supporto all’iniziativa e permesso di utilizzare il logo del grande e atteso evento Tolkien 2019 che, dal 7 all’11 agosto, celebrerà a Birmingham i primi 50 anni della fondazione della più importante società tolkieniana al mondo. Infine, quali partner speciali il Fiof – Fondo Internazionale per la Fotografia, The Gate – English School di Barletta, l’associazione Tolkien nelle Marche – i Cavalieri del Mark e il network rappresentato per l’occasione da Tolkien Italia e Eldalië che garantiranno copertura mediatica, notizie e diffusione di materiali informativi. Cosa si poteva chiedere di meglio?

All’inizio di questa intervista hai parlato di punto di partenza e ancor prima di un progetto cui sta lavorando: ora devi dirci di più, per soddisfare la curiosità dei nostri lettori (ma prima ancora la nostra)!

Come molti sapranno, prima che studioso coltivo la grande passione per il collezionismo tolkieniano, in particolare quello librario. Una passione che è cresciuta negli anni e che mi ha portato a raccogliere anche documenti e libri firmati non solo di Tolkien e dei suoi figli, ma anche di amici, colleghi e suoi ex studenti. Oggi la mia collezione vanta circa 6000 volumi, opere di e su Tolkien nelle più disparate traduzioni, ma anche i testi accademici che Tolkien studiava durante gli anni dell’Exeter oppure utilizzava quando ricopriva il ruolo di professore a Leeds e a Oxford. A questi si aggiungono un centinaio di lettere e documenti di membri della famiglia Tolkien ma anche di colleghi dell’università. Ora, questo patrimonio librario e documentale vorrei che non fosse più solo consultato e utilizzato dal sottoscritto, ma vorrei che fosse messo a disposizione anche di altri studiosi italiani e stranieri attraverso un centro studi degno di questo nome che a oggi, così come lo intendo, ancora non esiste.  Avevo scritto di questa mia idea anche a Priscilla Tolkien, figlia del professore con la quale mantengo una corrispondenza dal 2004, e lei è stata gentilissima a inviarmi, affinché lo conservassi io, un libro che suo padre le aveva regalato e sul quale le aveva scritto il suo nome. Quel libro, assieme ad altri firmati da Tolkien, è entrato di diritto in questo mio progetto perché ritengo debba essere condiviso con chi dedica tempo, passione e studi a Tolkien. Quell’idea è diventata un progetto ed è ormai sulla strada giusta per diventare realtà giacché, senza svelare troppo, ha trovato l’interesse di un’importante istituzione nazionale disponibile a realizzarlo e in un luogo davvero tolkieniano. Vedremo come, in che tempi e chi, degli appassionati e studiosi, coinvolgere. Certamente sarà al centro della mia attività dei prossimi mesi e uno degli argomenti che affronterò con Catherine McIlwaine durante il Tolkien Archive e con gli altri amici studiosi, con i quali ho già iniziato un percorso, che avrò modo di incontrare a Birmingham il prossimo agosto.

A proposito, in concomitanza con l’apertura del Tolkien 2019 di Birmingham uscirà, per la scozzese Luna Press, il tuo Tolkien’s Library: An Annotated Checklist, che vede la prefazione del grande Tom Shippey e la copertina disegnata dal meraviglioso artista Jay Johnstone. Cosa puoi dirci in anteprima?

Questo mio ultimo libro, che uscirà per ora solo in lingua inglese, anche se non ha ancora visto la luce mi ha già regalato delle grandissime emozioni e soddisfazioni. Come hai detto già, la prefazione è firmata da Tom Shippey, che non smetterò mai di ringraziare per le parole che ha utilizzato, e la copertina è stata disegnata da Jay Johnstone, un grande artista che non ha bisogno di presentazioni. Ho visto in anteprima la copertina che ha realizzato e posso dirvi che è letteralmente straordinaria e riassume in una sola immagine, tutta l’anima del mio libro. Posso dirvi che è stata per me una gioia e un onore sapere dal mio editore, la scozzese Luna Press guidata dall’instancabile Francesca Barbini, che il libro sarebbe stato disponibile il primo giorno di apertura del Tolkien 2019 e che lo presenterò assieme a Tom Shippey durante l’evento. Il libro è ormai completato e a breve sarà messo in pre-ordine, ma posso dirvi che è stato un lavoro difficile e impegnativo, ma allo stesso tempo è stato appagante e mi ha permesso di approfondire la conoscenza di Tolkien, delle sue letture, dei suoi interessi e delle sue fonti. Ma non solo, ho avuto modo di conoscere meglio e avere supporto da tanti studiosi che mai mi hanno fatto mancare suggerimenti, consigli anche delle critiche costruttive. Mi consentirai qui di ringraziarli e citarli: Douglas A. Anderson, Pieter Collier, Dimitra Fimi, Jason Fisher, Wayne G. Hammond, John Garth, Carl F. Hostetter, Jeremy H. Marshall, Peter Gilliver, Christina Scull, Mahdî Brecq, Ryszard Derdziński, Jeremy Edmonds, Eduardo Ferreira, Bradford Lee Eden, Wim Meeuws, Elena Rossi, Giovanni C. Costabile e poi gli archivisti di diverse università sparse nel mondo da Oxford a Liegi al Texas. Ora attendo solo di sapere cosa ne pensa chi vorrà acquistarlo.

Concludendo, puoi lasciarci qualche informazione di dettaglio per poter partecipare al Tolkien Archive?

Le sessioni sono aperte a un numero massimo di 25 partecipanti mentre le conferenze e le sessioni di gioco sono aperte a tutti e senza nessun costo fino a esaurimento dei posti. A oggi, ci sono gli ultimi posti disponibili per le sessioni di studio, e gli interessati possono trovare tutte le info all’indirizzo https://tolkienarchive.blogspot.com/p/sessioni-studio.html.

 

LINK UTILI

 Oronzo Cilli – https://tolkieniano.blogspot.com/

 Tolkien Archive – https://tolkienarchive.blogspot.com/

 Tolkien: Maker of Middle-earth – https://tolkien.bodleian.ox.ac.uk/

 Tolkien 2019 – https://www.tolkien2019.com/

 Tolkien’s Library: An Annotated Checklist (pagina Facebook) – https://www.facebook.com/tolkienslibrary/

Tolkien Reading Day 2019: letture “misteriose”

Anche per quest’anno la Società Tolkieniana promuove il Tolkien Reading Day, nel giorno in cui si dedica un momento per leggere o rileggere il proprio passo preferito delle opere del Professore.

Il tema scelto dalla Tolkien Society per il 2019 è Tolkien e il misterioso.

Siamo a disposizione per dare supporto in tutti i modi in cui potremo a chiunque vorrà indire momenti di lettura collettiva. Vi invitiamo poi a dare notizia di come trascorrerete questa ricorrenza, condividendo le vostre foto o i vostri video o semplicemente annunciando quale passo avete scelto di leggere, in uno di questi canali:

Per qualsiasi richiesta di supporto per organizzare la vostra lettura non esitate a contattarci all’indirizzo silmaril@tolkien.it. Vi raccomandiamo inoltre di leggere di più sullo speciale Tolkien Reading Day 2019 curato da Tolkien Italia.

Buon giorno di letture tolkieniane a tutti!

,

“La voce di Arda”, web radio su Tolkien

Tra appassionati tolkieniani ci piace da sempre socializzare, comunicare e scambiarci pareri sulle opere del nostro autore prediletto. Ogni lettura, spunto, contributo o l’uscita di nuove opere artistiche ispirate alla Terra di Mezzo diventa un “pretesto” per accrocchiare capannelli in cui dire, anche animatamente, la propria. Ma l’Italia è anche il paese della radio e il web ha offerto le risorse per una sorta di ritorno di fiamma di ciò che furono le radio libere degli anni Settanta del secolo scorso e sono in tanti che si sono cimentati con il broadcast mettendosi al microfono e attivando un servizio che permette di produrre vere e proprie trasmissioni radiofoniche via rete, con tanto di podcast dove archiviare le puntate. Potevano dunque mancare all’appello le web radio tolkieniane? Ovviamente no. Qui abbiamo l’occasione di presentarvi un interessante progetto tutto dedicato ai nostri temi principali: La voce di Arda.

In questo mondo caotico dove la bellezza viene sempre più sminuita spesso troviamo interessi che possono accomunarci, farci aggregare per creare una realtà solida, una realtà di amicizia: per alcuni di noi questo mezzo è stato Tolkien.

Due amici, Edoardo e Simone, si sono scoperti accomunati dalla stessa passione: la lettura e l’esplorazione del mondo di Tolkien fin nei minimi dettagli. Da questa passione sono nate due pagine Facebook, Le Migliori frasi del Silmarillion (che a oggi conta oltre 15.000 like) e Alte Navi, Alti re, sette Pietre e un Albero Bianco (il cui punto di forza è il dinamismo e la trattazione puntuale dei temi più in voga). “Ma ciò non bastava”, ci confidano, “la nostra passione era veramente forte e determinata; una piccola pagina Facebook non era di certo il nostro obiettivo finale. Passavano gli anni e tra un post e l’altro, tra un passo del libro e l’ennesima visione della trilogia, la nostra passione non scemava. Venne poi il giorno in cui fu annunciata la nuova trilogia de Lo Hobbit al cinema e, quindi, capimmo che Tolkien e il mondo tolkieniano in genere non era morto, anzi: c’erano (e ci sono) molte, moltissime realtà tolkieniane, l’interesse era attivo più che mai e le cose da dire erano ben lungi dall’essere finite”.

Come noi, dunque, così come molti di voi che state leggendo, Edoardo e Simone non si sono fermati alla pur gratificante fase della condivisione di emozioni e impressioni: ben presto anche loro sono stati “vittima” dell’impulso a costruire strumenti per allargare ed arricchire la loro comunità, come anche a interfacciarsi con i tantissimi che già affollavano l’ambiente – sia come singoli che come altre realtà aggregate. E come spesso accade quando la passione è pura, i risultati non sono tardati ad arrivare: “Volevamo cogliere l’occasione. Volevamo sperimentare qualcosa di nuovo, quasi per gioco, volevamo buttarci. Così nasce questa idea dopo aver conosciuto, quasi per caso, la piattaforma di spreaker.com, un sito di radio in streaming su internet, dove bastavano un PC ed un microfono per fare una puntata. Abbiamo quindi preso in considerazione l’idea e, armandoci di libro e tanta, tanta voglia, abbiamo cominciato a registrare, ed in poche puntate (solo una quindicina, a cadenza infrequente) abbiamo registrato con gioia molti ascolti, più di quanti ne avessimo mai sperati, con molta gente in chat che interagiva con molteplici domande e la cosa che ci ha soddisfatto di più sono stati i continui messaggi di persone sensibilmente interessate al progetto della web radio. Mai avremmo immaginato di fare un così gran successo , con un piccolo spazio nel web che parlava e trattava i temi di Tolkien nella semplicità più pura.

L’esperienza, però, ad un certo punto si è esaurita. Allo slancio iniziale, sull’onda dell’entusiasmo, non ha fatto seguito fin da subito una pianificazione che tenesse conto delle risorse a disposizione: “Purtroppo per vari motivi abbiamo interrotto la programmazione, anche se a volte qualcuno ci ha scritto per chiedere se mai avesse ripreso”.

Ma recentemente i tempi sono cambiati, per una volta in meglio! Coinvolti dai Tolkieniani Italiani, non certo da meno quanto a visione e a desiderio di crescere qualitativamente e quantitativamente, i due amici hanno ritrovato terreno fertile su cui ricominciare a coltivare la loro idea, con un occhio ben saldo sui temi da trattare (e le fonti da cui reperire le informazioni appropriate) e l’altro spalancato sulle miriadi di gruppi, associazioni e appassionati che, magari senza saperlo, non aspettano altro che una nuova risorsa di valore: “Perciò, di recente abbiamo deciso di ritornare, più carichi che mai, rinnovandoci ma restando sempre nel nostro tema. Il nostro obiettivo principale come web radio è quella di far conoscere Tolkien nelle sue parti più intime, interessanti e coinvolgenti, tramite la lettura dei passi dei vari romanzi e la loro puntuale spiegazione, ma non solo: d’ora in poi ci impegneremo affinché le puntate saranno coronate da notizie fresche dal mondo tolkieniano, che non cessano mai di arrivare e di stupirci”. Va da sé che qui il riferimento è alle campagne virali in corso, riguardanti il biopic su Tolkien e serie TV Amazon ambientata nella grandiosa Terra di Mezzo, che gran parte degli appassionati (Edoardo e Simone non si estraniano, ovviamente) non vede l’ora di ammirare sugli schermi. Ma La voce di Arda racconterà anche delle novità circa pubblicazioni di libri ed articoli, di siti web, conferenze ed eventi: “Il mondo tolkieniano non è mai stato così vivo! Nostro scopo è quello di portare Tolkien anche a chi non lo conosce bene, o lo ha conosciuto solo superficialmente tramite la famosa trilogia di Jackson.  In questo modo, speriamo di far loro apprendere qualcosa di nuovo e farli avvicinare di più all’immaginario vasto e florido che è quello tolkieniano”. Ma i due strizzano l’occhio anche ai più esperti, quei nomi che magari si vedono un po’ più spesso come redattori di testate specializzate, autori e relatori da convegno: la loro idea è quella di toccare più a fondo i temi tolkieniani, scavare fino alle radici che hanno contribuito a costruire quella che per loro e noi è una sorta di seconda casa del cuore, Arda. “Ci piacerebbe anche indagare sul Tolkien uomo, oltre che sul Tolkien creatore di mondi – che rimane pur sempre la parte importante e fondamentale del nostro progetto. Con questo nostro piccolo proposito cercheremo di arrivare a più gente possibile per fargli conoscere più da vicino ciò che per noi è stato un punto fondamentale della nostra vita”.

Entusiasmo e umiltà: la chiave di volta per diventare dei membri attivi e amati della comunità tolkieniana. “Io e Simone non siamo di certo dei grandi esperti conosciuti per la loro fama nella scena tolkieniana italiana, ma pensiamo e speriamo che il nostro piccolo progetto homemade possa portare un po’ di Tolkien nelle case di tutti, per far conoscere e soprattutto condividere questa immortale passione. Vorremmo contribuire a creare nel tempo una comunità vivida e florida, che si erga sotto il vessillo della letteratura epica e fantastica che ci ha fatto sognare fin da piccoli e che sicuramente farà sognare anche le generazioni future”.

E noi speriamo di averli accanto come compagni di viaggio in questo splendido e nobile cammino!

[A breve pubblicheremo tutti i parametri per effettuare il collegamento con la web radio e con il podcast]

Tolkieniani Italiani – Intervista a fra Guglielmo Spirito

Un frate francescano a cui, passeggiando a una Hobbiton, venne chiesto quale personaggio tolkieniano stesse interpretando. Basterebbe questo aneddoto per capire perché fra Guglielmo Spirito OFM, sia oggetto di enorme benevolenza da parte di tutti gli appassionati che hanno la buona ventura di incrociare i suoi passi e il suo sguardo. Nemmeno un elemento carismatico come Giuseppe Scattolini è risultato immune dal benefico fascino esercitato da questa figura di ottimo ecclesiastico e gran conoscitore, oltre che appassionatissimo a sua volta, degli scritti del Professore. Non accontentatevi di questa intervista, se potete: cercate di incontrarlo a uno dei tanti appuntamenti col pubblico a cui, impegni permettendo (manco a dirlo è un viaggiatore instancabile), non si sottrae mai.


Anzitutto, padre Guglielmo, grazie per aver accettato di essere intervistato dai Tolkieniani Italiani. Per me è stato un vero piacere e un grande onore conoscerti all’incontro che organizzai con i Cavalieri del Mark lo scorso 15 dicembre assieme a Giovanni Carmine Costabile e Oronzo Cilli, per presentare proprio il libro di Costabile “Oltre le mura del mondo: immanenza e trascendenza in Tolkien” (Il Cerchio 2018). Cominciamo da qui il racconto: che cosa significa parlare di “trascendenza” in relazione a Tolkien? Costabile ha ragione ad usare questo termine?

Certamente è una parola adatta, perché la realtà “trascende” la nostra percezione immediata. I nostri occhi hanno bisogno di essere ripuliti contemplando lo splendore del mondo visibile, in prima persona: “Il ristoro (che implica il ritorno alla salute e il suo rinnovamento) è un riguadagnare, un ritrovare una visione chiara (…). Dobbiamo, in ogni caso, pulire le nostre finestre, in modo che le cose viste con chiarezza possano essere liberate dalla tediosa opacità del banale o del familiare –1. Questo è straordinariamente descritto da J.R.R. Tolkien in Foglia di Niggle

“Mentre si allontanava scoprì una cosa strana: la Foresta, ovviamente, era remota, eppure poteva avvicinarlesi, persino entrarvi, senza che essa perdesse quel suo particolare fascino. Mai gli era riuscito prima di entrare nella distanza senza trasformarla in semplici dintorni immediati. E questo aggiungeva considerevole piacere alla passeggiata in campagna perché, mentre procedeva, nuove distanze gli si spalancavano dinanzi, sicché si avevano distanze doppie, triple e quadruple, doppiamente, triplamente e quadruplarmente incantevoli. Si poteva andare avanti e avanti, avere un paese intero in un giardino o in un dipinto (se così si preferiva chiamarlo)”2.

Noi cerchiamo di contemplare ciò che sta oltre la superficie: di un mondo “altro” che si manifesta in questo mondo. La nostra vita si svolge in una linea di confine tra due mondi, poiché anche noi viviamo alternativamente nel mondo visibile e in quello invisibile. E perciò ci sono momenti (per quanto brevi, ridotti a volte addirittura a un solo istante) in cui due mondi si toccano e noi possiamo contemplare il contatto. È quanto avviene particolarmente nella Liturgia (pensate a una celebrazione liturgica in un abbazia benedettina, o in una chiesa bizantina, per avere un’idea simbolicamente evocativa). Per alcuni istanti si squarcia il velo del visibile e attraverso il suo strappo o la sua trasparenza, soffia l’alito invisibile di altri luoghi: i due mondi si svelano l’uno nell’altro – come le bambole russe –, si sciolgono le barriere dell’uno nell’altro e la nostra vita diventa una corrente continua, vivificante, come quando nell’afa l’aria calda sale in alto… Tutto quello che è relativo noi lo comprendiamo come tale solo alla luce dell’assoluto, proprio come tutti i colori e le tonalità si percepiscono solo in presenza della luce e del suono. Perciò “trascendenza”.

La seconda domanda che volevo porti riguarda Tolkien e San Francesco. Oronzo Cilli nel suo “Tolkien e l’Italia” (Il Cerchio 2016), in relazione al secondo viaggio in Italia di Tolkien, si spiega il fatto che il Professore non sia mai stato a Roma per il fatto che il cristianesimo che aveva nel cuore era il cristianesimo di San Francesco. Tu hai molto studiato e molto conosci l’argomento, anche attraverso i libri che hai pubblicato in merito: “Lo Specchio di Galadriel” e “Tra San Francesco e Tolkien” (entrambi per Il Cerchio 2006). Inoltre, lo stesso attuale pontefice della Chiesa Cattolica, Papa Francesco, è un tolkieniano ed ha scelto tale nome per il suo magistero. Quale importanza e quale attualità ha parlare di Tolkien in relazione a questo grande Santo della Chiesa, tanto generale quanto al giorno d’oggi?/em>

Riprendo la citazione sull’essere liberati dalla possessività, del poter rivedere il mondo con occhi puliti, grati, sapendoci non possessori: in questo – nel mondo sub-creato o Secondario -, la figura di Tom Bombadil, con la sua stupefacente libertà quasi “paradisiaca”, ai miei occhi evoca (nel mondo Primario) qualcosa dell’esperienza storica di san Francesco di Assisi e il suo goduto rapporto non possessivo con le creature. Precisamente dal punto di vista del godimento vero di ciò che è donato, gratuito, di ciò che non è posseduto ma che è semplicemente accolto perché sia custodito. “Io non sono il padrone delle cose, che poi sarebbe una grande noia!” direbbe Tom, e Francesco avrebbe ripetuto la stessa cosa. Se posseggo le cose, finisco per esserne oppresso; se mi limito ad accoglierle con gratitudine, sono libero di viverle assaporandole con gusto. Evoca, non allude né tantomeno simbolizza o allegorizza: cioè, qualcosa di affascinante incontrato nel mondo Secondario esiste o può esistere davvero nel mondo Primario. Per questo la lettura di Tolkien è tanto efficace, perché l’uomo “funziona” così…

Ora vorrei chiederti di raccontare ai tolkieniani di ciò che raccontasti a noi il 15 dicembre in merito alla relazione su Tolkien che tenesti di fronte a Priscilla e ai suoi familiari anni fa. Che cosa ricordi, cosa puoi raccontarci? Come si può parlare di Tolkien a chi non solo lo conobbe ma lo ebbe come padre e come nonno? Che emozioni provasti e soprattutto: che relazione tenesti e che reazioni vi furono?

Durante un Convegno su Tolkien all’Exeter College di Oxford nel 2006, mi trovai a parlare davanti a Priscilla Tolkien, fr. Robert Murray, Walter Hooper (segretario di CS Lewis), Verlyn Flieger, e altri grandi… Ero letteralmente terrorizzato, avendo in prima filo lo sguardo adusto di costoro (Priscilla sembrava mi guadasse come Lobelia Baggins, prima che io iniziassi a parlare)…eppure andò benissimo, tanto che erano commossi alla fine, pieni di parole gentili e incoraggianti, e così incominciai a sentirmi più sicuro, più spontaneo, e finimmo per sviluppare una vera amicizia, specialmente con Priscilla (mantengo tuttora la corrispondenza con lei), che un paio d’anni più tardi accetto persino l’invito a tornare ad Assisi, dopo più di mezzo secolo…

Uno dei più bei racconti che si sentono fare ai tolkieniani è la loro “prima volta”, cioè, la prima volta che hanno letto un libro di Tolkien, le emozioni che hanno provato e come ha cambiato loro la vita. Quando hai incontrato Tolkien, quando è stata la tua “prima volta”? Che emozioni si provano a vivere lì dove anche Tolkien è stato per una settimana ed ha lasciato il cuore?

È stato un incontro abbastanza casuale, se si può parlare di casualità. Mi trovavo in confessionale nella Basilica di San Francesco, ad Assisi, quando arrivò a confessarsi un ragazzo. Terminata la confessione, discorrendo del più e del meno, ero venuto a sapere che il ragazzo si trovava ad Assisi con alcuni amici di Busto Arsizio. Allora accompagnai il loro gruppo a visitare il Sacro Convento. All’epoca – e la vicenda si colloca nei primi anni Novanta –, non avevo ancora letto nulla di Tolkien, e così, venuti a saperlo i miei ospiti, ne erano rimasti particolarmente scandalizzati. Una settimana dopo, con mia estrema sorpresa, mi viene recapitato un pacco, proprio da Busto Arsizio, contenente una copia de Il Signore degli Anelli… Credo di averne terminato la lettura in pochi giorni: non riuscivo più a separarmene!

Questo incontro inaspettato cosa ha impresso nel tuo cammino, sia umano che come frate di Assisi?

Rispondo rifacendomi a Timothy Radcliffe OP – dei Blackfriars, a Oxford -, che è un mio amico. È anche un vecchio amico dei Tolkien (ha celebrato le nozze di Simon, figlio di Christopher e Faith; è stato anche allievo dell’unico domenicano, Gervase Matthew, che fu uno degli Inklings, e assieme a lui partecipò al funerale di Tolkien). Gli domandai: “Timothy, come descriveresti, in una battuta, la percezione della realtà in Tolkien?” E lui rispose: “Direi che ogni volta che leggi una qualsiasi descrizione tolkieniana del paesaggio avverti migliaia di tonnellate di roccia sotto i piedi.” E quando Timothy fece tale affermazione, il nostro pensiero volò subito a Le Due Torri: “Questo posto è già di mio maggiore gradimento”, disse il nano, pestando i piedi sulle dure pietre. “Vi è della buona roccia da queste parti. È una campagna dalle ossa robuste: le sentivo sotto di me mentre salivamo dalla Diga sin qui” 3. Così parlava Gimli a Legolas al Fosso di Helm. Quasi le stesse parole usate da Timothy Radcliffe.

Un’ultima domanda che penso sia doveroso farti. Il personaggio di Tolkien cui vieni paragonato di più è Gandalf. Cosa ti accomuna di più con Gandalf? Il paragone è centrato? Inoltre, io leggendo le pagine de Il Signore degli Anelli dedicate a Gandalf il Bianco, noto come lui per scacciare i Nazgûl dall’inseguimento a Faramir non usi il bastone (come farebbe un normale mago), ma la sua mano alzata: mi chiedo allora se in relazione a questo Gandalf, o per lo meno Gandalf il Bianco, non sia una sorta di figura sacerdotale nella Terra di Mezzo. Che vi sia un riecheggiamento del tutore di Tolkien, Padre Francis Morgan, in lui?

Non saprei riguardo a Padre Morgan; sì, in un certo modo è una figura che fa da “pontifex” (tra i Signore dell’Ovest e gli abitanti della Terra-di-mezzo, affaticati e oppressi dal Nemico), ma certamente non come l’immaginario occidentale odierno penserebbe un “sacerdote”. I miei amici potrebbero rispondere meglio di me, ma credo che – al di là del mio “ruolo” e della tonaca grigia da frate francescano conventuale, che mi rende per il colore simile “Gandalf il Grigio”, sebbene la mia barba bianca sia molto più corta…- credo, dicevo, che è piuttosto per il mio temperamento che mi paragonano al Grigio Pellegrino: sempre di fretta (anche se non ho Ombromanto), e con una certa facilità per rispondere bruscamente come Gandalf alle sciocchezze di Pipino!

1.- J.R.R. TOLKIEN, Albero e Foglia,Rusconi, Milano 1976,78-79.

2.- Ivi,129.

3.- J. R. R. TOLKIEN, Il Signore degli Anelli, 647.

Tolkien Archivist a Barletta il 18-19 maggio

È notizia di ieri: Oronzo Cilli ha comunicato, mediante la creazione di un evento Facebook, le date definitive per lo svolgimento dell’evento culturale a tema tolkieniano che aveva già preannunciato sul finire dello scorso ottobre. Continua a leggere

J.R.R. Tolkien visto da Stefano Giuliano

Poco più di cinque anni fa usciva nelle librerie una ben riuscita riedizione dell’analisi comparativa dei temi de Il Signore degli Anelli, frutto delle fatiche intellettuali di Stefano Giuliano – amico e collaboratore della nostra Società di provata fedeltà nel tempo (ormai lungo!). In occasione della “ricorrenza” vogliamo riportare l’attenzione su questo volume, che nelle pagine dell’editore veniva presentato con queste parole a firma di Luca Siniscalco:

La componente connessa all’impianto mitico, simbolico ed archetipico di Tolkien è oggetto del recente saggio di Stefano Giuliano, J. R. R. Tolkien. Tradizione e modernità nel Signore degli Anelli(Edizioni Bietti, Milano 2013). Si tratta dell’edizione riveduta – di fatto esito di una sostanziale riscrittura – del volume Le radici non gelano (Ripostes, Battipaglia 2001) la quale, attraverso un’esposizione lucida e coinvolgente, si pone l’arduo compito di proporre una nuova chiave di lettura de Il Signore degli Anelli, unendo ipotesi ermeneutiche eterodosse ad un valido apparato scientifico, basato su una bibliografia davvero sterminata. 

[Qui l’articolo completo].

Anche Mauro Scacchi, sul suo blog, ne aveva pubblicato una recensione: siamo lieti di riproporvela, con il permesso gentilmente concesso dall’autore.


In attesa del film “Lo Hobbit. La desolazione di Smaug”, tra una settimana nelle sale italiane, ci si può immergere nella Terra di Mezzo grazie ad un testo unico nel suo genere: “J.R.R. Tolkien. Tradizione e modernità nel Signore degli Anelli”(Bietti, 2013). Pubblicato per la prima volta con il titolo “Le radici profonde non gelano. Il conflitto fra tradizione e modernità in Tolkien” (Ripostes, Salerno 2001), derivato a sua volta dalla tesi di laurea dell’autore, “Il rito d’iniziazione come esodo. Tolkien e il tramonto dell’occidente” (subito viene in mente Spengler), il volume si ripresenta oggi profondamente rivisto ed aggiornato. Ospita il testo la collana Archeometro diretta da Andrea Scarabelli, fucina di proposte dal grande valore culturale. L’autore, Stefano Giuliano, classe ‘64, ha collaborato con la cattedra di Storia delle Religioni all’Orientale di Napoli, si è occupato di immaginario religioso, medievale e letteratura cavalleresca scrivendo per riviste specialistiche. Diverse antologie legate a Tolkien hanno incluso suoi lavori ed è stato responsabile di “Minas Tirith”, testata della Società Tolkieniana Italiana. Il libro vanta una prefazione di sicuro spessore, “Alla ricerca delle radici della narrativa tolkieniana”, scritta da uno dei maggiori conoscitori del professore oxoniense, Gianfranco de Turris. Ivi si legge: «un saggio che analizza influenze e suggestioni che stanno al fondo della narrativa tolkieniana, con speciale riguardo al “Signore degli Anelli”, ricorrendo proprio a quegli strumenti d’analisi sino ad oggi poco approfonditi, quali la storia delle religioni, l’antropologia culturale, la mitologia indoeuropea, l’epica medievale, i romanzi arturiani, le chansons de geste e le saghe norrene che gli consentono d’individuare non solo il senso simbolico di personaggi e azioni, ma anche archetipi di eventi e personaggi, idealtipi che si sono trasmessi dalle origini della civiltà, funzioni e meccanismi ancestrali». Da un’intuizione di Franco Cardini, il viaggio della Compagnia dell’Anello e in special modo di Frodo assurge a percorso iniziatico di morte e resurrezione, di andata agli inferi e ritorno. Dalla Contea a Mordor si snodano catabàsi (discesa nei Tumuli, a Moria, a Mordor) e successive riemersioni in cui i personaggi si scoprono cambiati, più saggi e indipendenti. Le comparazioni con i miti classici e cristiano-giudaici sono puntuali ma ancor più lo sono i rimandi alle leggende celtiche e norrene da cui Tolkien prese l’argilla per comporre le figure e le storie del suo Secondary World. Il Lord of the Rings è stato definito «la fiaba più lunga del mondo» e come tale affonda le radici nel substrato mentale del passato; è quindi possibile una sua lettura attraverso la tripartizione funzionale con cui Dumézil analizzò gli indoeuropei. A “Il Maestro della Terra di Mezzo” di P.A. Kocher (Bompiani, 2011) ed altre opere significative, quali quelle di Thomas Shippey e di Gulisano, si aggiunge ora l’eccezionale tomo di Giuliano, ricco di spunti e riflessioni nonché dotato di vasta bibliografia e di ampio apparato di note. Sulla scorta dei pensiero di Eliade e dello stesso Tolkien sul simbolismo delle fiabe, l’autore dona alla saggistica italiana un gioiello raro in cui il sacro si scontra con lo scientismo, Gandalf, Aragorn e Frodo contro Sauron e Saruman. Un piacere inaspettato per ogni vero appassionato di Tolkien.

[Fonte https://mauroscacchi.wordpress.com/2013/12/07/tutti-i-segreti-del-signore-degli-anelli-in-j-r-r-tolkien-di-stefano-giuliano/]

Walking Tree, nuovo volume e call for papers

Walking Tree Publishers, la casa editrice elvetica fondata per iniziativa della società tolkieniana svizzera (attiva fino al 2006)​ Eredain, ha annunciato una doppia iniziativa editoriale: si tratta di un volume prossimamente disponibile e della chiamata a raccolta per una nuova collettanea.

Cormarë series n° 40

La prima notizia riguarda l’uscita del volume 40 delle Cormarë series, ormai celeberrima collana di saggistica che mira a sviscerare gli argomenti rilevanti offerti dalle tematiche trattate nelle varie opere tolkieniane. Il volume in questione si intitola Sub-creating Arda: World-building in J.R.R. Tolkien’s Works, its Precursors, and Legacies; per tutte le altre informazioni rimandiamo volentieri all’articolo redatto sull’argomento da Tolkien Italia (http://tolkienitalia.net/wp/uncategorized/da-walking-tree-un-nuovo-titolo-e-una-call-for-papers/).

Call for papers Tolkien and the Classical World

A ruota, nell’ottica di stimolare particolarmente i saggisti che trattano di e su J.R.R. Tolkien, Walking Tree rende noto che il numero seguente delle serie verterà sui modi in cui il Professore ha ricostruito le ambientazioni dei suoi racconti: dalle influenze germaniche e medievali fino a esplorare le relazioni con la modernità, la natura e i riferimenti cristiani, ciò che è stato approfondito con minore intensità sino ad ora è come la cultura classica, con riferimento alla Grecia antica e all’epopea di Roma, ha in qualche modo influenzato la concezione tolkieniana.

Anche per questo, per tutte le altre informazioni riguardanti i dettagli sul tema proposto e le modalità di adesione e partecipazione, rimandiamo all’articolo di Tolkien Italia citato in precedenza (http://tolkienitalia.net/wp/uncategorized/da-walking-tree-un-nuovo-titolo-e-una-call-for-papers/).