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Tributo a Christopher Tolkien

Ora gli Inklings sono nuovamente riuniti.

Ieri anche noi siamo stati raggiunti dalla notizia della conclusione dell’esperienza terrena del terzogenito di J.R.R. Tolkien, come tutti coloro che hanno amato la Terra di Mezzo e le figure straordinarie che ce ne hanno fatto dono – il plurale è voluto: come riporta anche la nota di HarperCollins, fin dall’età di 5 anni Christopher aveva assunto una vera e propria funzione da editor dei racconti della buona notte che il padre narrava a lui e ai fratelli e anche in seguito, prima di prendere parte al secondo conflitto mondiale, si dedicò incessantemente a mappe e annotazioni. Prendeva parte alle riunioni all’Eagle and Child con gli Inklings, fu da sempre un punto di riferimento per suo padre nello sviluppo delle storie e in seguito ad esse dedicò, sacrificandola, la sua vita, assumendosi il compito della cura editoriale del patrimonio di scritti paterni in luogo di una brillante carriera intellettuale propria.

È dunque corretto dire che la sua morte segna uno spartiacque: si chiude l’epoca in cui coloro che hanno dato vita alle Grandi Storie erano tra noi. Ora il compito di custodire e tramandare ciò che ancora resta passa ad altri. Non sappiamo quanto dei famosi settanta scatoloni di carteggi sia ancora da esaminare ed eventualmente possa essere pubblicato, ma possiamo dire per certo che l’incessante attività di cura di Christopher Tolkien non è meno unica dello straordinario processo creativo che portò John Ronald Reuel Tolkien, assieme a lui, a costruire il legendarium. Per questo, invece di uno dei suoi ritratti, crediamo che l’immagine che meglio rende testimonianza di lui sia il trittico che porta a compimento la sua monumentale curatela, le Grandi Storie (I Figli di Húrin, Beren e Lúthien, La Caduta di Gondolin): questi tre testi costituiscono il cuore pulsante di tutto il corpus narrativo tolkieniano e sono la conclusione di un’attività che ci ha permesso di leggere:

  • 1975 Sir Gawain and the Green Knight, Pearl and Sir Orfeo
  • 1977 Il Silmarillion
  • 1979Pictures by J.R.R. Tolkien
  • 1980 Racconti Incompiuti di Númenor e della Terra di mezzo
  • 1981The Letters of J.R.R. Tolkien (insieme a Humphrey Carpenter)
  • 1983 The Monsters and the Critics and Other Essays
  • History of Middle-earth – 1983: The Book of Lost Tales Part One, 1984: The Book of Lost Tales Part Two, 1985: The Lays of Beleriand, 1986: The Shaping of Middle-earth, 1987: The Lost Road and Other Writings, 1988: The Return of the Shadow, 1989: The Treason of Isengard, 1990: The War of the Ring, 1992: Sauron Defeated, 1993: Morgoth’s Ring, 1994: The War of the Jewels, 1996: The Peoples of Middle-earth
  • 1988 Tree and Leaf
  • 2007The Children of Húrin
  • 2009 The Legend of Sigurd and Gudrún
  • 2013 The Fall of Arthur
  • 2014 Beowulf: A Translation and Commentary
  • 2017 Beren and Lúthien
  • 2018 The Fall of Gondolin

A ciò si aggiunge (come dimenticarlo!) il rapporto di collaborazione con la Elvish Linguistic Fellowship, cui inviò una lunga serie di documenti sulle lingue della Terra di Mezzo che poi il gruppo prese a diffondere tramite le testate Vinyar Tengwar e Parma Eldalamberon. Questa attività ha permesso di conoscere molto più a fondo il pilastro più particolare su cui si regge l’intero costrutto del legendarium – la componente linguistica.

Non basterebbe un volume per raccontare in dettaglio tutto ciò che dobbiamo a Christopher Tolkien. Basterà, per ora, rammentare che grazie a lui abbiamo potuto entrare in contatto con vastissime porzioni di Terra di Mezzo che altrimenti non avremmo mai potuto avvicinare – e ad ogni nuovo angolo ci si sono aperti tantissimi nuovi stimoli, tantissime sfaccettature che hanno reso meglio l’idea di quanto vasta e gratificante è l’esperienza che offre al lettore e allo studioso.

Nel nostro piccolo, ci impegnamo a seguire il suo esempio e a continuare a diffondere le meravigliose opere che, anche tramite lui, abbiamo ricevuto. Trasmetterle, goderne assieme, tramandarle con altrettante cura e amore è il lascito più importante.

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LETTERA AI TOLKIENIANI DI VITTORIA ALLIATA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera inviata ai Tolkieniani Italiani dalla principessa Vittoria Alliata di Villafranca, traduttrice de Il Signore degli Anelli. In essa ci racconta con le sue parole, a beneficio del pubblico che non ha seguito puntualmente la vicenda che la riguarda in prima persona, la situazione che si è venuta a creare in seguito all’iniziative editoriale di Bompiani/Giunti che come ormai noto ha affidato a Ottavio Fatica una nuova traduzione del testo.
Ringraziamo con l’occasione sia Vittoria Alliata, che ringraziamo per il duraturo rapporto amichevole intrattenuto in tutti questi anni con la Società Tolkieniana Italiana, sia il presidente dell’associazione Tolkien melle Marche, i Cavalieri del Mark, Giuseppe Scattolini, in accordo col quale offriamo anche ai nostri lettori il testo inviatogli in prima lettura.


Nell’aprile del 2018 gli amici tolkieniani mi segnalarono un intrepido assalto alla mia traduzione del “Signore degli Anelli” (su Repubblica e allo stand Bompiani del Salone del Libro di Torino) in nome del nuovismo e del politically correct. Con garbo ma fermezza chiesi all’editore – tramite i miei legali – di dissociarsi pubblicamente dalle dichiarazioni diffamatorie di chi mi accusava di una “giovanile avventura improvvisata”, con nientemeno che “500 errori a pagina su 1500 pagine”. Accertato che la mia versione, quella vilipesa dai revisionisti benché (o proprio perché) approvata dallo stesso Tolkien, continuava ad essere stampata e commercializzata da Bompiani-Giunti in totale disprezzo della legge sul diritto d’autore e delle minime regole di correttezza, essendone ormai scaduti i diritti da parecchi anni, diffidai l’editore a ritirarla immediatamente dagli scaffali.  

La risposta di chi ha incassato ad oggi milioni dalla mia traduzione, senza aver speso nemmeno un euro, rivelava che era in corso una revisione del mio testo, di cui mi si sarebbe “dato conto nel dettaglio, se lo desideravo (sic!) una volta concluso il lavoro di revisione, a settembre”. Non solo non si dissociava affatto dalle gravi offese proferite in mio danno, ma anzi, condizionava il pagamento di quanto dovuto per legge (sia per l’illecito uso della mia opera che per la sua manipolazione da parte di terzi già attuata nella versione Ebook) a due clausole vessatorie: l’obbligo di una revisione del mio testo “sotto tutela”, nonché l’obbligo di sottoscrivere un rinnovo del contratto per 10 anni, che includesse e sanasse il passato, a una cifra annua di 880 Euro.

E la grave diffamazione? E il tradimento delle volontà di Tolkien, che rivendicava una scrittura arcaica e rifiutava ogni “adeguamento ai tempi”? Tranquilla! Il provvido editore mi avrebbe consentito di presentare io stessa la mia traduzione, nella versione revisionata dagli “attualizzatori” di Tolkien, con un testo introduttivo che – oltre il danno la beffa – avrebbe in tal modo cancellato, gratuitamente e senza scuse, il reato di diffamazione. Non solo, ma incastrandomi in una sorta di letale abbraccio con il plotone nuovista, mi avrebbe resa in qualche modo complice della nuova traduzione, quella che “fa a pugni con il Signore degli Anelli” (Repubblica), quella di chi non lo aveva letto prima di tradurlo e pensava che Tolkien fosse un autore “sgangherato, come lo è tanta letteratura fantasy” (il Venerdì), quella, insomma, “che ha suscitato un oceano di ringhiante disappunto“ e “una bufera di inaudita ostilità” (Corriere della Sera). 

Non poteva che essere questa la reazione dei lettori di fronte all’esperimento di “diffuso abbassamento dell’epicità” di Tolkien “laddove quella di Alliata puntava a un innalzamento” (sic CdS!). Lettori che si sono dimostrati assai più avveduti e attenti di quanto non pensassero gli intellettualoni revisionisti: infatti, pur magari non conoscendo (o forse invece sì? Ma perchè bisogna sempre svilire e offendere le persone normali?) gli stilemi danteschi utilizzati da una sedicenne per rispettare le esigenze epiche, etiche e poetiche dell’autore, ne hanno colto la forza affabulante ed evocativa, e non li hanno scambiati per “750mila errori”.

“Di un lancio così goffo non c’è forse memoria nella storia dell’editoria italiana”, scrive il Corriere, a commento delle migliaia di battute, vignette, filmati, tutti eleganti e creativi, che hanno inondato il web di disappunto e costernazione. Valentino Bompiani – il quale mai avrebbe commesso simili “scelte ingiustificabili” (CdS) – si sarebbe tuttavia personalmente e pubblicamente scusato del disonesto tentativo di stroncare il messaggio, terreno e sublime al tempo stesso, di un maestro grande e schivo, che merita ben altro rispetto e considerazione. 

Non così i nostri eroi. All’ultima diffida dei miei legali hanno replicato con un ineffabile verdetto, secondo il quale “oltre a non accettare di revisionare la propria traduzione, la sua cliente sceglie di affossarla – ora e in via definitiva – con il ritiro dal commercio”; poi, di fronte al flop delle vendite del nuovo “prodotto” e ai commenti dei lettori che suggeriscono di acquistare anzi “collezionare e regalare, prima che scompaia, la vecchia edizione”, essi giocano un’ultima, miserevole carta. Quella della cosiddetta pubblicità comparativa, che non può essere utilizzata neppure per denigrare il detersivo della concorrenza, ma che in questo caso vediamo adoperata in modo ingannevole e subliminale per lucrare su entrambi i “fustini di detersivo” sfruttando il clamore mediatico. Appaiono così disperate “recensioni” su spelonche, quadernetti e bancarelle, e persino cartelloni e promozioni stile “prova finestra”, dove si finge di mettere le due versioni a confronto, e in realtà si traveste da dibattito culturale la denigrazione e un’infima campagna commerciale. Tutto ciò in dispregio di ogni norma così come del buon gusto. 

Una reazione tutto sommato simile a quella di Rusconi del 1996, che rifiutò – per non spendere poche lire – la mia richiesta di rivedere il testo, che presentava ancora gli stessi refusi dell’edizione Astrolabio, con buona pace di quei saltimbanchi che si affannano a sostenere, contro ogni evidenza, che qualcuno nel 1971 avrebbe addirittura riscritto la mia traduzione. Rusconi respinse anche la mia proposta di un’introduzione più adatta a illustrare gli intenti e la figura dell’Autore, nonché di un mio commento per spiegare le scelte di stile e della nomenclatura. Poco dopo il rifiuto una nuova edizione uscì comunque, e sempre con gli stessi refusi, ma con un’introduzione in cui si dava dell’opera di Tolkien un’interpretazione “pagana”, neogotica e tenebrosa, quasi fosse da collocare nel retaggio letterario di un satanista come Aleister Crowley. D’altronde appena un mese fa il concetto è stato ripreso dal Venerdì di Repubblica, che nell’impeto della contesa fra i “fustini” ha definito il Signore degli Anelli “un imprendibile nido di draghi”. Dove i draghi sarebbero/sareste/saremmo quei “fan iperfaziosi da curva sud” che difendono come “un vecchio orsacchiotto di peluche” la sua “lingua antichizzata” – dimostrando, una volta di più, di non aver capito nulla, o di non voler capire. 

Cosa significa tutto ciò? Che Tolkien non ha trovato, a parte Astrolabio, l’editore italiano capace di apprezzarne il ruolo universale e di esaltarne la figura e lo stile, con il contributo di tutti coloro che nel corso di questi anni, specialmente in Italia, hanno studiato le complessità di un messaggio che – proprio perché insieme epico ed etico – costituisce una seria minaccia all’oligarchia finanziaria e tecnocratica che
mira all’oppressione globale, alla schiavitù delle menti e dei cuori e all’appiattimento, anzi alla distruzione, di ogni differenza e identità culturale. 

In questa situazione, è evidente che la mia traduzione, proprio perché voluta dall’Autore e da coloro che lo amano davvero, non può rimanere sugli scaffali accomunata a chi la gestisce come un fustino di detersivo. E visto che l’ultimo solone comparatore ha decretato in proposito che “il budino si giudica all’assaggio”, che il web è pieno di “ingenui” (leggi “ignoranti”) che non capiscono “il respiro vibrato che emerge dal ritmo quando si svolge l’azione e l’indulgenza nelle manifestazioni climatesche avvolgenti”, e che infine le “indicazioni (dell’Autore) per i traduttori non sono vincolanti”, ma che contano soltanto – così decretano i veri competenti – le “isotopie semiotiche”, gli “ingenui” converranno con me che la traduzione approvata da Tolkien debba essere sottratta una volta per tutte a cotanto editore, che, senza neppure rendersene conto, è il primo e autentico nemico di un suo stesso Autore. Un Autore amato da milioni di lettrici e lettori che vi ritrovano la bellezza e l’importanza di combattere per preservare le proprie radici, nonché la sofferenza e i travagli di chi si oppone e continua a opporsi all’“oscuro potere” che, sotto la vecchia e marcia insegna dei “tempi nuovi”, nasconde l’asservimento dei corpi e delle intelligenze sotto il nome di libertà. 

Vittoria Alliata di Villafranca

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Tolkien all’università: convegno a Macerata

Siamo lieti di annunciare un passo davvero importante per la nostra attività culturale: avremo modo di compartecipare nientemeno che a un convegno universitario, nato dalla nostra collaborazione con Tolkien nelle Marche, I Cavalieri del Mark e l’Unimc / Università degli Studi di Macerata assieme ai suoi docenti. L’obiettivo primario è quello di trattare nella sede più opportuna per un grande classico letterario i grandi temi principali che esso tratta, primo fra tutti il problema delle traduzioni e il ruolo delle lingue nel quadro complessivo dell’opera. Ce ne parla colui al quale si deve gran parte del lavoro preparatorio, Giuseppe Scattolini.


Il titolo migliore che si potrebbe dare a questa iniziativa che sto per presentare ai Tolkieniani di tutta Italia è “un convegno a lungo atteso”.

Nel nostro paese abbiamo cinquant’anni di storia tolkieniana alle spalle. Anche qualcosa di più, se contiamo il, purtroppo fallito, progetto di Astrolabio del 1967. Staremmo qui oggi a raccontarci una storia molto diversa se non fosse stata proprio Rusconi, casa editrice identificata con la destra italiana dell’epoca, a prendere in mano le redini delle pubblicazioni di Tolkien: questo nel 1970 polarizzò molto la lettura e i lettori di Tolkien. La stessa storia d’Italia è vittima di questa polarizzazione in quanto è stata divisa al suo interno per più di quarant’anni dalla cortina di ferro: recentemente abbiamo festeggiato e ricordato la caduta del muro di Berlino del 1989, ma dobbiamo chiederci di nuovo oggi se quel muro sia davvero caduto anche nelle nostre menti e nei nostri cuori. Penso che, a partire dai commenti e dal clamore suscitato dalla nuova traduzione de Il Signore degli Anelli: la Compagnia dell’Anello di Ottavio Fatica, ciascuno possa dare una sua risposta a questo interrogativo.

La verità è che il popolo tolkieniano italiano, il popolo dei Tolkieniani Italiani, ha fame e sete di un dibattito critico, apolitico e scientifico su Tolkien. Non solo sulla nuova traduzione di Fatica: essa è transeunte. Entro qualche anno Il Signore degli Anelli potrebbe avere tante traduzioni quante ce ne sono oggi per gli altri grandi classici della letteratura. Ciò che noi dobbiamo invece favorire è la nascita di un grande dibattito scientifico su tutte le opere di Tolkien, affinché le future generazioni studino il Professore di Oxford e Leeds nelle riduzioni cinematografiche, attraverso le traduzioni, come grande autore della letteratura inglese e classico della letteratura mondiale, come filosofo, come teologo, come persona, come cattolico, come linguista, come filologo. Questo perché le nuove generazioni leggano e studino Tolkien in lingua originale ed al fine della formazione di traduttori che conoscano i testi così bene da fare non una, ma dieci nuove traduzioni di Tolkien, in cui tuttavia traspaia l’amore e la conoscenza del testo e dell’autore. Questo significa preparare una nuova generazione di traduttori, oltre che di filologi e studiosi e critici accademici di livello universitario specializzati su Tolkien e sui suoi testi.

Questa è la verità, l’intento e l’obiettivo consapevole che ha questo convegno all’università di Macerata organizzato dai Tolkieniani Italiani in collaborazione con le due associazioni dei Cavalieri del Mark e della Società Tolkieniana Italiana, nonché l’università stessa: affinché non si possa più dire che esistono fazioni e tifoserie con ideologie preconcette nel mondo tolkieniano, ma conti solo il dibattito scientifico.

Questo sarà il primo convegno tolkieniano in Italia in cui il mondo associazionistico dialoga con quello universitario, alla scoperta di tanti accademici e professori innamorati di Tolkien. Sarà anche un convegno accreditato: gli studenti di tutto il dipartimento di studi umanistici di Macerata potranno ottenere crediti universitari con Tolkien, grazie ai quali arriveranno alla laurea. Questa sarà solo la prima di molteplici iniziative annuali con le università che i Tolkieniani Italiani hanno intenzione di portare avanti. È un’iniziativa, tra l’altro, molto diversa dal seminario sulle lingue inventate di cui abbiamo avuto recentemente notizia dall’università di Torino: ivi si parlerà in generale di lingue inventate e Tolkien verrà, come usualmente viene fatto, accostato ad altri inventori di lingue, che tuttavia non hanno fatto un lavoro filologico, linguistico-storiografico, filosofico e teologico legato alle lingue come il suo. La nostra proposta è più completa ed, a parer nostro, più adeguata a Tolkien, in quanto lo fa valere per sé e non nel contesto solito in cui viene inserito del fantasy o della fantascienza.

Alcuni relatori del convegno sono noti al mondo tolkieniano, altri meno, ma li presenteremo più avanti. Per ora ecco il programma completo dell’evento, che sarà trasmesso integralmente in diretta sulla web radio La Voce di Arda:

4 dicembre

15.00 – 15.30 saluti iniziali

15.30 – 16.00 Maurizio Migliori – Un capolavoro rifiuta una lettura unilaterale

16.00 – 16.30 Francesca Raffi – La Compagnia dei Traduttori: Le lingue di Tolkien sullo schermo tra sottotitoli e doppiaggio

16.30 – 17.00 dibattito

17.00 – 17.15 pausa caffè

17.15 – 17.45 Anton Giulio Mancino – Le compagnie cinematografiche degli Anelli

17.45 – 18.15 Diego Poli – L’invenzione linguistica in Tolkien

18.15 – 19.00 dibattito

5 dicembre

(mattino)

9.00 – 9.30 Francesca Chiusaroli – Contro l’arbitrarietà: un’idea di glottopoiesi in A secret vice di Tolkien

9.30 – 10.00 Gianluca Comastri – La subcreazione linguistica di Tolkien; tra filologia, invenzione e ricostruzione

10.00 – 11.00 dibattito

11.00 – 11.15 pausa caffè

11.15 – 11.45 Marco Respinti – 25 marzo T.E., la distruzione dell’Unico Anello

11.45 – 12.15 Andrea Ghidoni – «À propos di ciuffolotti»: leggende medievali e legendarium nell’epistolario di J. R. R. Tolkien

12.15 – 13.00 dibattito

(pomeriggio)

15.00 – 15.30 Vittoria Alliata di Villafranca – Tradurre e non tradire: il rispetto filologico e spirituale di un autore

15.30 – 16.00 Oronzo Cilli – Prima de Lo Hobbit: Tolkien l’esperantista

16.00 – 17.00 dibattito

17.00 – 17.15 pausa caffè

17.15 – 17.45 Davide Gorga – Realtà è Fiaba. L’uomo come sub-creatore

17.45 – 18.15 Luisa Paglieri – Tom Bombadil e il suo linguaggio

18.15 – 19.00 dibattito

6 dicembre

9.00 – 9.30 Martina de Nicola – Memoria passata e memoria attualizzata nelle opere di J.R.R. Tolkien

9.30 – 10.00 Luca Manini – La parola come argine al caso: William Morris e J. R. R. Tolkien

10.00 – 11.00 dibattito

11.00 – 11.15 pausa caffè

11.15 – 11.45 Chiara Nejrotti – Simbolo e allegoria in Tolkien. Una possibile chiave interpretativa

11.45 – 12.15 Greta Bertani – La battaglia del campo orientale: commistioni di elementi classici e cattolici nel giovane Tolkien

12.15 – 13.00 dibattito conclusivo

Partecipano al dibattito: Chiara Bertoglio, Costanza Bonelli, Francesca Montemagno e Giovanni Carmine Costabile.

Il convegno si terrà presso la Aula A Shakespeare della sede didattica “G. Tucci” dell’università di Macerata in via Cavour, 2.

A proposito della nuova traduzione

Lo scorso 30 ottobre, come da programma e da annunci conseguenti, è dunque giunta negli scaffali delle librerie l’edizione Bompiani de La Compagnia dell’Anello nella nuova traduzione di Ottavio Fatica. Come era prevedibile, analogamente a quanto successe per l’annuncio della nuova immagine di copertina, i commenti non si sono fatti attendere…

Come nostra consuetudine, abbiamo seguito gli sviluppi della vicenda e non abbiamo voluto esprimerci se non a ragion veduta e dopo aver raccolto un sufficiente ammontare di informazioni oggettive. Chi ci segue da tempo sa che preferiamo intervenire a “bocce ferme”, evitando con cura di riprendere o assecondare il lato polemico della situazione. Così, a suo tempo non ci siamo espressi in merito alla questione della copertina, attendendo un pronunciamento della casa editrice (l’unico che valesse davvero la pena commentare, a nostro parere) che è però arrivato solo all’indomani dell’uscita del volume, dunque dopo parecchi mesi dalla diffusione pubblica del progetto grafico scelto. Riscontriamo dunque la conferma che si tratta di uno scorcio del suolo marziano e la risposta dell’art director:

Ebbene sì, le immagini impiegate per le copertine di questa nuova edizione della Trilogia altro non sono che fotografie del suolo di Marte. Come mai, almeno a noi e all’editore, possano sembrare perfettamente credibili? Non lo so.

E la traduzione? Alcuni ci stanno già chiedendo conto del perché attendiamo a dare un parere. Non è per prudenza o altro genere di riserve: semplicemente, ce la siamo procurata, la stiamo studiando e, appena avremo sufficienti elementi oggettivi in merito alle scelte di modifica dei nomi (alcune delle quali stanno facendo discutere anche in modo più veemente di quanto ci saremmo attesi) e avremo preso visione di come è cambiato il tono narrativo generale passo dopo passo, diremo la nostra.

Sebbene l’impressione che se ne potrebbe trarre è che ci siamo “distratti” o che ci asteniamo per chissà quale ritrosia, in realtà ci teniamo a esprimere un parere che abbia solide basi critiche e “tecniche”, per così dire, senza che l’ovvio affetto che proviamo per la traduzione con la quale abbiamo conosciuto l’opera (e a cui abbiamo anche dato il nostro piccolo contributo, a suo tempo) prendesse il sopravvento e ci inducesse a un trasporto emotivo non indicato per valutare un’operazione del genere.

Dunque, continuate a seguirci perché i primi frammenti delle nostre analisi non tarderanno ancora molto!

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Fotoracconto: Hobbiton XXVI e il Calendario 2020

Per chi non avesse trascorso il weekend del 14 e 15 settembre scorso a Manerba del Garda, abbiamo raccolto in questa pagina la galleria fotografica di alcuni dei momenti che hanno contraddistinto l’edizione settentrionale della nostra Festa a Lungo Attesa (qui l’articolo dedicato).

Con l’occasione abbiamo inoltre presentato il nostro Calendario 2020, che ha una particolarità: ripercorre la storia della nostra associazione, attraverso la riproposizione delle locandine delle Hobbiton degli anni passati! Racconta del nostro viaggio che partì da San Marino, approdando quest’anno al lago di Garda, con le storiche immagini realizzate dagli illustratori che hanno collaborato alla realizzazione di ciascuno dei nostri eventi. Ideato dal presidente Ninni Dimichino, il Calendario 2020 è stato realizzato da Raffaella Vignoli e si avvale delle preziose collaborazioni di Stefano Giuliano e Franco Tauceri.

Segue una carrellata da Hobbiton XXVI:

“Lo Hobbit”, un anniversario

21 settembre 1937: accade un evento col quale tutti noi a un certo punto ci siamo ritrovati coinvolti. J.R.R. Tolkien pubblica Lo Hobbit.

Doveva essere una bella fiaba, si è invece rivelata una porta su un mondo dal quale siamo stati tutti affascinati, poi catturati, poi irrimediabilmente trattenuti. Un vero e proprio regno delle fate, dove il tempo che passiamo nel leggere, rileggere, commentare e discutere tra noi sembra scorrere in modo diverso che non nella brulla frenesia quotidiana.

Di come nacque tutto si è già scritto ovunque e più volte. Noi preferiamo ascoltarlo dalle parole stesse di Tolkien, in questa intervista video che ormai è divenuta altrettanto celebre – ma che è sempre un piacere riproporre ed ascoltare di nuovo:

Per molti altri particolari sulla nascita di quest’opera vi invitiamo a leggere la ricostruzione pubblicata sul sito di Tolkien Italia: https://tolkienitalia.net/wp/opere-di-j-r-r-tolkien/the-hobbit-compie-82-anni/

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Lingue elfiche su web radio, oggi al via

Gli appassionati dell’argomento ricorderanno di certo il Primo corso di lingue elfiche, tenuto da Gianluca Comastri del gruppo culturale Eldalië a Bologna e Modena nel 2016. Nel capoluogo felsineo l’appuntamento fu organizzato dallo smial bolognese Overhill, i Sopracolle, in cinque partecipatissime serate a cadenza mensile, da gennaio a maggio, presso il Caffé Letterario Notturno Sud di via del Borgo di San Pietro 123: sotto la Ghirlandina ebbe invece luogo presso l’Istituto Filosofico di Studi Tomistici in collaborazione con l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, sempre in cinque serate ma con cadenza settimanale da marzo a maggio dello stesso anno.

Il corso approda da oggi sulla webradio La Voce Di Arda (https://www.spreaker.com/user/simoneclaudiani), tenuto sempre da Gianluca Comastri. Si prevede una puntata ogni mese, fino al Tolkien Reading Day del marzo 2020. La diretta inizierà questa sera alle ore 21.00 ma sarà allestito un podcast in cui verranno caricate tutte le puntate del corso, per una comoda fruizione offline, a beneficio di chi non potesse mettersi in ascolto durante le dirette.

Il corso sarà la base da cui partire per tenere tante altre lezioni in futuro, in cui verrà illustrata la poetica del Professore a partire dalle lingue da lui ricostruite per poi esplorare tanti altri piani di lettura del suo ricchissimo corpus.

Per chi ha un account Facebook, è stato creato l’evento dedicato: https://www.facebook.com/events/657772594733388/

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Tolkieniani Italiani – intervista a Cristina Casagrande

Il Tolkien 2019 a Birmingham non è stato solo un simposio, un festeggiamento dei 50 anni della Tolkien Society con svariate presentazioni, discorsi, esibizioni, mostra d’arte e musica. È stata una interazione generale, dagli studenti fino ai più importanti nomi del mondo tolkieniano di tutto il mondo. È stato uno scambiarsi di esperienze e informazioni che ha permesso di arricchire ancora di più questa passione comune, l’amore per la Terra di Mezzo.

Qui Giuseppe Scattolini ha conosciuto Cristina Casagrande, giornalista brasiliana, tolkieniana, scrittrice, traduttrice e madre che con molta simpatia e gentilezza ci ha concesso questa intervista. Per la foto di copertina si ringrazia Anderson Timóteo.


Cristina, ti ringraziamo in nome dei Tolkieniani Italiani e della Società Tolkieniana Italiana per averci concesso questa intervista la cui idea nasce da una breve chiacchierata a Birmingham con uno dei nostri amici, Giuseppe Scattolini.

Sono io che devo ringraziare per la vostra attenzione.

Raccontaci un po’ di te. Chi è Cristina Casagrande?

Sono brasiliana, compio 37 anni l’8 settembre, sono sposata e ho un bambino di 5 anni che si chiama Francisco. Sono laureata in Giornalismo e Lettere con specializzazione in Letteratura Comparata, avendo come oggetto di studio le opere di J.R.R. Tolkien. Oggi continuo la mia ricerca in letteratura tolkieniana come dottoranda all’Università di San Paolo, Brasile.

La tua passione tolkieniana, che ti ha portata dal Brasile all’Inghilterra: quando è nata e come?

Ho viaggiato a Birmingham per uno scopo accademico. È stato il mio primo viaggio internazionale come ricercatrice nella zona. La mia intenzione era di ascoltare ciò che la gente mi diceva, conoscere l’ambiente a livello internazionale e portare con me buone riflessioni per maturare la mia ricerca.

Quanto è importante Tolkien per te?

Beh, mi ha cambiato la vita. Racconto un po’ la storia nella lettera di accompagnamento del mio libro “L’amicizia ne Il Signore degli Anelli“. All’inizio, ho iniziato a promuovere l’idea di perseguire un master nel campo della letteratura. Poi è venuta l’idea di studiare l’amicizia nella letteratura, concentrandomi sul pensiero aristotelico, più specificamente sull’etica nicomachea. Intendevo studiare un autore brasiliano, che si occupa, in gran parte, del nostro folklore, Monteiro Lobato. Ma non si adattava bene a quello che volevo.  Avevo già letto Tolkien e visto gli adattamenti cinematografici, ma non avrei mai immaginato di studiarlo accademicamente. Un giorno di notte andai a guardare con mio marito le versioni estese dell’adattamento cinematografico de Il Signore degli Anelli, e poi mi venne in mente: era Il Signore degli Anelli che volevo studiare. Sono andata a parlare con la mia consulente per vedere se lei era d’accordo e ha accettato. Fu allora che decisi di studiare l’amicizia ne Il Signore degli Anelli come master in letteratura comparata. Di solito scherzo dicendo che non sono stata io a scegliere Tolkien, ma è stato Tolkien a scegliere me.

Come è stata la tua esperienza al Tolkien 2019 a Birmingham?

È stato fantastico, molto meglio di quanto potessi immaginare. È stata anche una grande immersione intellettuale, ludica e fraterna. Un vero regalo.

Abbiamo sentito che hai incontrato Dimitra Fimi, John Garth, Alan Lee, Tom Shippey… Com’è stato conoscere, interagire ed anche incontrare per caso una sera in discoteca i grandi nomi del campo contemporaneo tolkieniano?

Hahaha. Questa domanda è uno spasso. Ho trovato davvero bello vedere tutti lì, sono persone molto semplici e accessibili come te e me. Un grandissimo senso di unità.

A proposito di Tom Shippey e John Howe. Il mondo attende notizie sulla serie multimilionaria di Amazon Studios “Lord of the Rings on Prime”. Qual è la tua aspettativa per la serie?

Non riesco a immaginare molto bene, perché tutto sembra essere molto buio. Ho spesso una forte intuizione sulle cose, ma questa serie è stata una grande incognita per me. Onestamente, penso che nemmeno Tom Shippey ne sappia molto. Ci devono essere molti strati di segretezza lì. Ma di solito scherzo con i miei amici dicendo che mi piacerebbe molto partecipare alla sceneggiatura, se mi offrissero il lavoro. La mia ipotesi è che lavoreranno molto sulla corruzione umana e spero che sfruttino bene la versione più dubbia e seducente di Sauron come Annatar. Ho un po’ paura che travisino l’essenza di Tolkien. Perché anche se la Seconda Era riguarda personaggi più “grigi”, l’autore ha sempre chiarito cosa sia la virtù e quale sia la corruzione; spero che anche gli scrittori lo abbiano chiaro. Tolkien bevve da fonti medievali e dall’antichità greca nella sua concezione morale; da questo punto di vista è abbastanza diverso da George R.R. Martin, che ha una visione più postmoderna della moralità. Una delle maggiori preoccupazioni comuni è che abbiamo pochi elementi sulla Seconda Era e, inoltre, non è noto se potranno contare su Il SilmarillionRacconti Incompiuti e altri libri postumi. Se devono fare affidamento esclusivamente sulle appendici del Signore degli Anelli, per motivi di diritto d’autore, dovranno inventare ancora più di quanto avrebbero mai bisogno se potessero fare affidamento su questi libri, poiché la narrativa della Seconda Era non è così sviluppata come delle altre Ere.

Da quanto discusso anche a Birmingham, hai una vaga idea di cosa ci offrirà Amazon nel 2020/2021?

Credo che nessuno a Tolkien 2019 abbia idea di cosa potrebbe davvero accadere, potrei solo esprimere il mio pensiero. Sappiamo che Amazon si affida a Shippey per i “consigli”, ma lui non partecipa alla sceneggiatura, quindi il team creativo può chiedere quello che vuole e quando vuole e scegliere se seguirli o no. Spero sinceramente che ascoltino Tom Shippey molto bene, perché credo che permetterà all’essenza di Tolkien di non perdersi nell’adattamento. Ma all’evento Shippey non ha detto assolutamente nulla.
Sappiamo che anche John Howe parteciperà alla serie, quindi avremo qualche nozione di estetica se vogliamo affidarci alle sue illustrazioni. Ma Howe non era presente all’evento, quindi non ne so molto. Anche se ha già partecipato agli adattamenti diretti da Peter Jackson, penso che l’estetica sarà diversa, poiché la serie sarà incentrata sulla Seconda Era, e in questo periodo gli uomini Númenóreani appaiono come protagonisti, a differenza della Terza Era che è più “hobbitocentrica” dal punto di vista della narrativa letteraria.

Cosa ti piacerebbe vedere sullo schermo “on Prime”?

Mi piacerebbe vedere un Annatar ben esplorato e seguire il processo di forgiatura degli anelli (e anche dell’Unico Anello, ovviamente).

Cosa ti ha maggiormente segnato in questo viaggio in Europa e qual è stato il bagaglio personale che hai riportato a casa?

Wow, questo viaggio è stato molto speciale per diverse ragioni. Ma uno dei punti di forza è stato questo sentimento di comunione. Non importa la cultura e la distanza, siamo tutti molto simili. Sono tornata con più voglia di studiare e di concentrarmi maggiormente sui miei progetti.

Abbiamo parlato prima di Giuseppe Scattolini. Ha l’abitudine di chiamare Tolkien il “padre spirituale” dei Tolkieniani. Pensi che sia una definizione corretta?

Trovo che sia una bella espressione. Lo penso anche io, perché credo che ci sia un aldilà, e penso che dal cielo Tolkien stia suggerendo “se Dio vuole” di aiutare in qualche modo in questo grande progetto della comprensione dell’immaginazione umana a cui lui ha fortemente contribuito. Ma è importante chiarire che non credo assolutamente che l’ambiente tolkieniano assomigli a una religione. È solo un carisma che tocca più forte alcuni ed altri no.

I Tolkieniani sono tutti fratelli, figli di Tolkien?

Penso che metaforicamente possiamo dirlo. Ma sfortunatamente, a volte alcuni fratelli combattono, pensando di essere bambini più cari degli altri.

La notizia di ciò che HarperCollins Brasile sta facendo in Brasile è arrivata a noi. Cosa ne pensi del loro progetto di tradurre nuovamente Il Signore degli Anelli e le altre opere del professore e quanto pensi possa essere importante per la tua nazione?

Trovo il lavoro di HarperCollins Brasil ottimo. La perfezione non esiste, soprattutto quando si tratta di un’opera letteraria che si occupa di linguaggio. Ma offre un lavoro ben fatto e posso dire questo anche nei lavori a cui non ho partecipato. Questo perché ho lavorato come revisore (Beren e Lúthien e Il Silmarillion) e traduttrice di alcuni dei loro libri – ma in quest’ultimo caso in pubblicazioni minori al di fuori del Legendarium. Ci sono errori inevitabili e accidentali che la casa editrice corregge prontamente. C’è un comitato di traduzione per i libri del Legendarium composto da grandi specialisti come Ronald Kyrmse e Reinaldo José Lopes. Nessuno di loro prende la decisione da solo. Questa predisposizione al dialogo è ciò che ammiro di più nel lavoro di HarperCollins Brasile.

Siamo consapevoli del fatto che in Brasile ci sono state reazioni opposte e dibattiti accesi su questo progetto di Harper Collins Brasile e che la comunità brasiliana tolkieniana è grande e varia come il suo paese. Puoi rendere la situazione il più chiara e completa possibile per noi italiani?

La maggior parte dei gruppi brasiliani supporta la casa editrice, pur mantenendo una posizione critica salutare. Credo che il 90% dei gruppi di Tolkien che conosco sostengano HarperCollins Brasile, poiché vedono la serietà di redattori, traduttori e revisori nonché il loro dialogo e l’impegno per migliorare. Ci sono gruppi opposti, ma sono una minoranza. Esiste un portale di vasta portata in Brasile che si sforza di criticare la casa editrice in modo inutile perché non accetta opinioni divergenti – che sono abbastanza fondate e cercano di tenere conto della Guida alla traduzione che Tolkien ha scritto per Il Signore degli Anelli: questo portale dissonante finisce per trasmettere un’immagine negativa della casa editrice ai lettori e spettatori ignari. Ma il risultato non è efficiente, perché i libri di Tolkien pubblicati da HarperCollins in Brasile sono tra i più venduti tra le classifiche di vendita nazionali. Inoltre, i gruppi della Tolkien Society – smial, portali, canali YouTube, accademici, collezionisti e altri – tengono incontri faccia a faccia in tutto il paese e l’accettazione è sempre stata molto alta.
Credo che le critiche siano più che benvenute, sono necessarie. Ma devono essere pensate per cercare il meglio di noi stessi e degli altri. Ma ci sono critiche distruttive, che si basano nella vanità e sulla faida, guidate dalle passioni piuttosto che dal buon senso e queste non dovrebbero ricevere la stessa attenzione.

Permetti ora che ti poniamo una questione “filosofica” che ci riguarda molto da vicino, essendo anche l’Italia estremamente frammentata e divisa come il Brasile.
Pensi che sia possibile e fruttuoso riuscire a coordinare varie realtà tolkieniane di uno stesso paese ponendo come collanti la valorizzazione della diversità sul terreno comune di quei valori che Tolkien ci ha lasciato in eredità?

Adoro le domande filosofiche. Capisco che i paesi di origine latina tendono ad essere più passionali che razionali e forse è per questo che le discussioni possono sembrare più accese. Credo che una delle lezioni principali delle opere di Tolkien sia l’esaltazione degli umili. Cerchiamo di avere cuori “hobbiteschi” e impariamo ad ascoltare. Lasciamo che un Consiglio prenda le decisioni e non solo il nostro ego. Seguiamo coraggiosamente con il nostro senso del dovere. Alcuni potrebbero dimenticare che abbiamo fatto molti atti eroici e rimangono delusi quando ci ritiriamo davanti ad una prova ardua, ma la misericordia che abbiamo avuto su coloro che ci hanno fatto del maletrionferà.

Quali sono questi valori se ritieni che esistano?

Credo, altrimenti non starei studiando Tolkien. I valori sono molti, vorrei evidenziare alcune virtù: umiltà, responsabilità, generosità, amicizia, coraggio e misericordia.

Che cosa secondo te rende tanto amata un’opera incentrata sulla cultura nordeuropea in un paese latinoamericano, come il Brasile per esempio?

Credo che sebbene Tolkien fosse originariamente destinato a creare una mitologia per l’Inghilterra, alla fine creò una mitologia universale che tocca tutta l’umanità. Le storie della Terra di Mezzo finiscono per dialogare con persone di diverse realtà e culture.

Tolkienista: che cos’è e per chi è?

Nel 2016 stavo finendo il mio master ed ero un po’ triste di “abbandonare” il mio incontro quotidiano con J.R.R. Tolkien. Così ho deciso di creare un account Instagram chiamato Tolkienista, il che significa uno che studia Tolkien. Quest’anno ho deciso di perseguire un vecchio progetto che consisteva nel creare un sito Web che potesse portare notizie, condividere recensioni e analisi e altre questioni che coinvolgono Tolkien e altri autori di fiabe e fantasy. Io e alcuni amici scriviamo spesso su questo sito (Tolkienista.com). In particolare, vorrei evidenziare amici come Fernanda Correia, Eduardo Boheme e il professor Diego Klautau. Il sito è aperto a tutti i tolkieniani, e non, di buona volontà per pubblicare lì.

Parlaci del tuo libro “L’Amicizia ne Il Signore degli Anelli“. Cosa ti ha portato a scriverlo e pubblicarlo?

Il libro è il risultato della mia ricerca nel master. Porta alcuni elementi diversi della tesi, ma è nato sulla base di esso. Ho sempre voluto avere questo dialogo con la società e non lasciare che la ricerca si fermasse sugli scaffali dell’università. Sono estremamente grata di essere stato in grado di pubblicarlo. Grazie a molte persone, metto in evidenza qui la casa editrice Martin Claret che mi ha accolto a braccia aperte.

Cosa puoi dirci più accuratamente?

L’argomento è lo stesso della tesi: l’amicizia, avendo come base filosofica il libro di Aristotele Etica a Nicomaco. Esiste anche un approccio teologico, basato sulla Summa teologica di Tommaso d’Aquino, poiché gran parte della visione del mondo di Tolkien è cristiana. Fondamentalmente, Aristotele afferma che l’amicizia è reciproca benevolenza, e si verifica perfettamente tra coloro che sono buoni in sé stessi. Dal punto di vista religioso, questa amicizia viene da Dio in primo luogo, quindi la reciprocità esisterà sempre, perché Dio ci restituisce questa benevolenza, anche se gli altri non la corrispondono. Ne Il Signore degli Anelli tutto ciò è dimostrato sia dal punto di vista personale che politico. Gli hobbit, come gli altri membri della Compagnia e i loro amici, stanno crescendo in virtù e allo stesso tempo in amicizia.

C’è una traduzione all’estero?

Non ancora, ma c’è un forte interesse.

Hai avuto problemi a pubblicare il tuo libro?

L’ho inviato a diversi editori, quello che mi ha accolto a braccia aperte è stato Martin Claret. Sono stato molto ben accolta e prontamente accettata! A quel tempo, HarperCollins era appena partita in Brasile e le mie richieste sono rimaste prive di risposta. Era il 2017. Non avevano i diritti di Tolkien, e io sono andata con Martin Claret, che ha delle grandi pubblicazioni di libri classici.

E in quanto tempo sei riuscita a pubblicarlo? Dalla scrivania di casa agli scaffali dei negozi?

Due anni.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Ne ho alcuni. Posso sottolineare per ora che voglio leggere molto per fare un buon dottorato e magari pubblicare un nuovo libro. Sono disposta a tradurre il mio libro anche in un’altra lingua.

Vuoi inviare un messaggio ai nostri amici Tolkieniani Italiani?

Come quasi tutti i bravi brasiliani, mi porto nelle vene sangue italiano, quindi l’affetto per l’Italia è immenso per me. Non c’è da stupirsi che mi sia assicurata la partecipazione nelle presentazioni di Oronzo Cilli sulla mia griglia degli appuntamenti all’evento Tolkien 2019.
Vorrei che le nostre nazioni d’origine siano sempre amiche, nel senso più profondo del termine: desiderose di fare del bene l’una all’altra, frutto dell’abbondanza di bene che ogni nazione ha in sé.

Grazie ancora per averci concesso questa intervista.

Ti ringrazio, è stato un grande piacere poter collaborare.

Calendari Tolkieniani 2020

La ripresa dopo la pausa estiva si caratterizza per due particolarità: il ritorno degli eventi per il pubblico e l’uscita dei calendari Tolkien per l’anno seguente. Come da consuetudine, lo scorso 5 settembre la Tolkien Society ha annunciato l’uscita del Tolkien Calendar 2020, illustrato da Alan Lee, che si affiancherà all’altra pubblicazione dell’artista The Hobbit Sketchbook; anche il calendario si basa sulle immagini che raffigurano scene di Lo Hobbit.

Dal canto nostro, si parva licet, siamo invece lieti di dare la notizia che alla Hobbiton XXVI di Manerba del Garda avremo in anteprima le prime copie del nostro calendario illustrato! Il tema che abbiamo scelto è quello di riproporre le locandine delle prime edizioni della nostra festa a lungo attesa, come ponte ideale tra ciò che abbiamo fatto e tutto quello che ci proponiamo di offrirvi negli anni a venire.

Il Tolkien Calendar è una pubblicazione annuale a cadenza fissa dagli anni ’70, particolarmente significativa per gli appassionati Tolkieniani di tutto il mondo. Viene pubblicato da HarperCollins in tavole delle dimensioni di 30 x 30 cm.

Dalla presentazione dell’editore:

Il calendario ufficiale Tolkien quest’anno contiene i migliori acquerelli di Alan Lee selezionati dal suo nuovissimo Hobbit Sketchbook, accompagnati da numerosi disegni a matita, molti dei quali unici per questo calendario.

Il calendario Tolkien è diventato un evento editoriale consolidato, atteso con impazienza dai fan di Tolkien di tutto il mondo. Quello di quest’anno è più sontuoso che mai, e non solo è illustrato solo dall’acclamato artista premiato con l’Oscar, ma è stato anche progettato da lui, con la stessa cura e attenzione ai dettagli che ha visto il suo lavoro accolto dalla Tolkien Estate, da Peter Jackson e dai fan più esigenti di tutto il mondo.

Alan Lee ha rappresentato scene famose come Gollum e Bilbo, Bag End e Smaug il Dragon nelle sue celebri edizioni illustrate di ‘The Hobbit’, ma con questi nuovi dipinti e disegni ispirati a questo amato classico per bambini porterà il lettore più a fondo che mai nell’incantevole mondo della Terra di Mezzo.

Ad accompagnare ogni acquerello, per ciascun mese sono presenti disegni complementari a matita selezionati da Alan ed anche nuovissimi schizzi realizzati in esclusiva per questo calendario ufficiale.

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Tolkieniani Italiani – Intervista a Enrico Spadaro

L’intervista che proponiamo oggi presenta non solo un valente studioso ed esperto: andiamo anche a riproporre un frammento del recente Tolkien 2019, in quanto Enrico Spadaro ha tenuto una relazione proprio nell’ambito del grandioso evento britannico – nel corso del quale la presenza italiana si è distinta sia per il numero dei partecipanti sia per la qualità degli interventi proposti. Giuseppe Scattolini lo ha avvicinato proprio a Birmingham e, nei giorni successivi, gli ha posto alcune domande sia sull’evento in sé che di carattere più generale: ne è scaturita la conversazione che qui presentiamo, a sua volta ricca di spunti interessanti.


Grazie Enrico per aver concesso questa intervista ai Tolkieniani Italiani e alla Società Tolkieniana Italiana. È stato un piacere per me conoscerti a Birmingham ed un onore aver parlato con te da paro a paro nonostante la grande differenza di preparazione e di titoli di studio che ci separa. Vorrei iniziare una serie di domande, per cominciare, sulla tua storia personale, e prima di tutte la domanda regina: come hai conosciuto e ti sei innamorato di Tolkien?

Innanzitutto lasciami dire che i titoli di studio sono meri pezzi di carta, se poi non si dimostra concretamente il proprio valore o non si è in grado di farne buon uso – basta vedere i numerosi partecipanti al Tolkien 2019, che “professionalmente parlando” appartenevano a un altro ambito rispetto a quello letterario e più specificatamente “tolkieniano”. Ho conosciuto Tolkien quasi 20 anni fa, grazie – adesso forse mi duole dirlo – a Peter Jackson: avevo 10 anni e con la scuola andammo al cinema a vedere La compagnia dell’Anello, di cui ignoravo l’esistenza data la giovane età. Pur non capendo molto riguardo ad alcuni nomi o ai riferimenti al Silmarillion – forse solo le versioni estese dei film permettono una comprensione migliore a chi non è affine al mondo di Tolkien – rimasi impressionato da certe scene, dai personaggi di Legolas e Aragorn e chiaramente curioso di sapere come sarebbe proseguito il viaggio verso Mordor. Venni a sapere che il mio vicino di casa possedeva la versione in cartone animato e me la prestò: poi, avvicinandosi il mio compleanno, chiesi a mio padre di leggere il romanzo di Tolkien, ignaro di quanto grosso e ingombrante potesse essere. Ma aperto il pacchetto, ero emozionato, forse più di Smeagol, davanti al “mio regalo di compleanno”. Tre mesi mi ci vollero per leggere Il Signore degli Anelli, ma da lì non mi sono più fermato, e a poco a poco, da Lo hobbit a Il Silmarillion, la mia libreria tolkieniana è andata sempre più espandendosi.

Raccontaci ora un po’ di te: un italiano che vive, studia e lavora in Francia si ritrova al 50° anniversario della Tolkien Society: cosa studi e dove, come sei finito in Francia e come a Birmingham?

Come tesi di laurea per il corso magistrale in Traduzione Letteraria e Saggistica presso l’università di Pisa ho tradotto in italiano il racconto The Lost Road di Tolkien e volevo continuare i miei studi. Allo stesso tempo avevo vinto il concorso per lavorare come assistente di lingua italiana in Francia nell’Académie d’Aix-Marseille, allora ho chiesto di essere ammesso in dottorato in Studi Inglesi presso l’Università di Aix-Marseille e l’anno scorso ho discusso la tesi. Durante le fasi di stesura di tale tesi, La littérature-monde de J.R.R. Tolkien: discours et pertinence d’une oeuvre originale, sono venuto a conoscenza di Tolkien 2019 e ho mandato un abstract che è stato accettato per cui mi sono ritrovato a Birmingham.

Raccontaci qualcosa della Francia: conosci la Società Tolkieniana Francese e i tolkieniani francesi o intrattieni rapporti solo con gli inglesi?

Conosco più che altro il sito Tolkiendil, in cui fan e letterati francesi scrivono e commentano a proposito dell’opera di Tolkien e ho avuto modo di conoscere e discutere con Vincent Ferré, docente a Parigi e grande esperto nonché studioso del mondo di Tolkien. Inoltre ho partecipato nel 2017 a un convegno di giovani ricercatori alla Scuola Normale di Parigi, rue d’Ulm, in cui Tolkien è stato uno dei temi più trattati. Una delle partecipanti a tale convegno era presente pure a Birmingham in quanto collaboratrice di Tolkiendil.

Riguardo le nuove traduzioni che stanno uscendo in Francia e la casa editrice e i suoi traduttori, cosa ne pensi? Sono edizioni fedeli e ben fatte delle opere di Tolkien, filologicamente parlando?

Ho avuto modo di leggere solo le traduzioni di alcune parti de Il Signore degli Anelli e mi sembrano abbastanza fedeli, inoltre per quanto riguarda la History of Middle-earth in Francia hanno tradotto fino al quinto libro, sebbene gli studi e il dibattito su Tolkien restino più o meno sugli stessi livelli che in Italia.

Ritieni, di conseguenza, che l’uscita il 3 ottobre della nuova traduzione francese de Il Signore degli Anelli sia una cosa positiva? La questione delle traduzioni delle opere tolkieniane ha mai innescato diatribe o polemiche?

Le traduzioni invecchiano, quindi è necessario sempre lavorare su nuove versioni per la fruizione dei lettori e sono contento che si lavori su questo campo. Le diatribe oltralpe sono state di minore intensità rispetto all’Italia, sebbene sulle prime versioni francesi di Tolkien ci sarebbe tanto da dire, per esempio su alcune espressioni presenti ne Lo Hobbit (Bilbo le hobbit), come “Dieu sait”, un po’ anacronistico e incoerente per la Terra di Mezzo (risata sarcastica).

A Birmingham hai portato una relazione dal titolo To the origins of fairy-tales su Giambattista Basile e Lo cunto de li cunti. Spiegaci chi è Basile, perché hai ritenuto di tenere una conferenza su questo autore e il suo testo e il motivo per cui secondo te sono legati a Tolkien e possono negli studi tolkieniani gettare nuova luce sul Professore.

Durante la stesura della mia tesi, leggevo per piacere Lo cunto de li cunti e ho trovato molti spunti di riflessione, nonché svariati punti in comune con la concezione delle fiabe che Tolkien fa nel suo omonimo saggio. Ho cercato di approfondire tale aspetto in uno dei capitoli finali della mia tesi, anche in relazione alle mie origini meridionali e al mio amore per la cultura napoletana. Basile, ed è lo stesso Grimm a dichiararlo, è il primo che mette per iscritto alcune delle fiabe più famose della cultura europea, prima fra tutte Cenerentola, quindi il suo contributo per lo sviluppo e la diffusione del genere è evidente. La funzione di evasione delle fiabe, il viaggio da un mondo conosciuto verso mondi secondari, uno scopo pedagogico e d’intrattenimento sono solo alcuni degli elementi che si riscontrano nell’opera di Basile – come spiego nel mio intervento – e mi sembra che Tolkien sia stato colui che meglio li ha espressi nel secolo scorso, così come l’autore napoletano l’aveva fatto nel ‘600. Durante la discussione della tesi di dottorato, il capitolo su Basile è stato a malapena citato dai membri della commissione, il che mi aveva piuttosto deluso e dimostrava la loro “ignoranza” in materia. Quando ho saputo che la mia proposta per Tolkien 2019 era stata accettata, sono rimasto piacevolmente sorpreso e la possibilità di rendere omaggio a Basile e di esporre tale tema – a me piacciono tanto i paragoni in letteratura – è stata gradita.

In conclusione, ringraziandoti ancora: quali sono i tuoi presenti e futuri progetti di studio? Sono in qualche modo legati a Tolkien o ti porteranno a Tolkien solo come “interesse privato”? Tolkien è il tuo “vizio segreto” o è e sarà dichiaratamente il tuo ambito di studi?

Tolkien è chiaramente entrambi: per ora sto lavorando in Francia come insegnante, ma il desiderio sarebbe quello di continuare nella ricerca del mondo di Tolkien, in ambito accademico. Ho di recente avuto conferma di una borsa postdottorale presso l’università di Tübingen in Germania, da marzo a settembre prossimi. Il progetto di ricerca riguarda Tolkien, e sono previsti anche degli insegnamenti con tema Tolkien, scrittore e artista. Non è che un punto di partenza, ma chissà cosa riserverà il futuro, e quali saranno le tappe del viaggio. L’imprevedibilità può spaventare, ma bisogna varcare la soglia e vivere le avventure che si presentano.