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“La voce di Arda”, web radio su Tolkien

Tra appassionati tolkieniani ci piace da sempre socializzare, comunicare e scambiarci pareri sulle opere del nostro autore prediletto. Ogni lettura, spunto, contributo o l’uscita di nuove opere artistiche ispirate alla Terra di Mezzo diventa un “pretesto” per accrocchiare capannelli in cui dire, anche animatamente, la propria. Ma l’Italia è anche il paese della radio e il web ha offerto le risorse per una sorta di ritorno di fiamma di ciò che furono le radio libere degli anni Settanta del secolo scorso e sono in tanti che si sono cimentati con il broadcast mettendosi al microfono e attivando un servizio che permette di produrre vere e proprie trasmissioni radiofoniche via rete, con tanto di podcast dove archiviare le puntate. Potevano dunque mancare all’appello le web radio tolkieniane? Ovviamente no. Qui abbiamo l’occasione di presentarvi un interessante progetto tutto dedicato ai nostri temi principali: La voce di Arda.

In questo mondo caotico dove la bellezza viene sempre più sminuita spesso troviamo interessi che possono accomunarci, farci aggregare per creare una realtà solida, una realtà di amicizia: per alcuni di noi questo mezzo è stato Tolkien.

Due amici, Edoardo e Simone, si sono scoperti accomunati dalla stessa passione: la lettura e l’esplorazione del mondo di Tolkien fin nei minimi dettagli. Da questa passione sono nate due pagine Facebook, Le Migliori frasi del Silmarillion (che a oggi conta oltre 15.000 like) e Alte Navi, Alti re, sette Pietre e un Albero Bianco (il cui punto di forza è il dinamismo e la trattazione puntuale dei temi più in voga). “Ma ciò non bastava”, ci confidano, “la nostra passione era veramente forte e determinata; una piccola pagina Facebook non era di certo il nostro obiettivo finale. Passavano gli anni e tra un post e l’altro, tra un passo del libro e l’ennesima visione della trilogia, la nostra passione non scemava. Venne poi il giorno in cui fu annunciata la nuova trilogia de Lo Hobbit al cinema e, quindi, capimmo che Tolkien e il mondo tolkieniano in genere non era morto, anzi: c’erano (e ci sono) molte, moltissime realtà tolkieniane, l’interesse era attivo più che mai e le cose da dire erano ben lungi dall’essere finite”.

Come noi, dunque, così come molti di voi che state leggendo, Edoardo e Simone non si sono fermati alla pur gratificante fase della condivisione di emozioni e impressioni: ben presto anche loro sono stati “vittima” dell’impulso a costruire strumenti per allargare ed arricchire la loro comunità, come anche a interfacciarsi con i tantissimi che già affollavano l’ambiente – sia come singoli che come altre realtà aggregate. E come spesso accade quando la passione è pura, i risultati non sono tardati ad arrivare: “Volevamo cogliere l’occasione. Volevamo sperimentare qualcosa di nuovo, quasi per gioco, volevamo buttarci. Così nasce questa idea dopo aver conosciuto, quasi per caso, la piattaforma di spreaker.com, un sito di radio in streaming su internet, dove bastavano un PC ed un microfono per fare una puntata. Abbiamo quindi preso in considerazione l’idea e, armandoci di libro e tanta, tanta voglia, abbiamo cominciato a registrare, ed in poche puntate (solo una quindicina, a cadenza infrequente) abbiamo registrato con gioia molti ascolti, più di quanti ne avessimo mai sperati, con molta gente in chat che interagiva con molteplici domande e la cosa che ci ha soddisfatto di più sono stati i continui messaggi di persone sensibilmente interessate al progetto della web radio. Mai avremmo immaginato di fare un così gran successo , con un piccolo spazio nel web che parlava e trattava i temi di Tolkien nella semplicità più pura.

L’esperienza, però, ad un certo punto si è esaurita. Allo slancio iniziale, sull’onda dell’entusiasmo, non ha fatto seguito fin da subito una pianificazione che tenesse conto delle risorse a disposizione: “Purtroppo per vari motivi abbiamo interrotto la programmazione, anche se a volte qualcuno ci ha scritto per chiedere se mai avesse ripreso”.

Ma recentemente i tempi sono cambiati, per una volta in meglio! Coinvolti dai Tolkieniani Italiani, non certo da meno quanto a visione e a desiderio di crescere qualitativamente e quantitativamente, i due amici hanno ritrovato terreno fertile su cui ricominciare a coltivare la loro idea, con un occhio ben saldo sui temi da trattare (e le fonti da cui reperire le informazioni appropriate) e l’altro spalancato sulle miriadi di gruppi, associazioni e appassionati che, magari senza saperlo, non aspettano altro che una nuova risorsa di valore: “Perciò, di recente abbiamo deciso di ritornare, più carichi che mai, rinnovandoci ma restando sempre nel nostro tema. Il nostro obiettivo principale come web radio è quella di far conoscere Tolkien nelle sue parti più intime, interessanti e coinvolgenti, tramite la lettura dei passi dei vari romanzi e la loro puntuale spiegazione, ma non solo: d’ora in poi ci impegneremo affinché le puntate saranno coronate da notizie fresche dal mondo tolkieniano, che non cessano mai di arrivare e di stupirci”. Va da sé che qui il riferimento è alle campagne virali in corso, riguardanti il biopic su Tolkien e serie TV Amazon ambientata nella grandiosa Terra di Mezzo, che gran parte degli appassionati (Edoardo e Simone non si estraniano, ovviamente) non vede l’ora di ammirare sugli schermi. Ma La voce di Arda racconterà anche delle novità circa pubblicazioni di libri ed articoli, di siti web, conferenze ed eventi: “Il mondo tolkieniano non è mai stato così vivo! Nostro scopo è quello di portare Tolkien anche a chi non lo conosce bene, o lo ha conosciuto solo superficialmente tramite la famosa trilogia di Jackson.  In questo modo, speriamo di far loro apprendere qualcosa di nuovo e farli avvicinare di più all’immaginario vasto e florido che è quello tolkieniano”. Ma i due strizzano l’occhio anche ai più esperti, quei nomi che magari si vedono un po’ più spesso come redattori di testate specializzate, autori e relatori da convegno: la loro idea è quella di toccare più a fondo i temi tolkieniani, scavare fino alle radici che hanno contribuito a costruire quella che per loro e noi è una sorta di seconda casa del cuore, Arda. “Ci piacerebbe anche indagare sul Tolkien uomo, oltre che sul Tolkien creatore di mondi – che rimane pur sempre la parte importante e fondamentale del nostro progetto. Con questo nostro piccolo proposito cercheremo di arrivare a più gente possibile per fargli conoscere più da vicino ciò che per noi è stato un punto fondamentale della nostra vita”.

Entusiasmo e umiltà: la chiave di volta per diventare dei membri attivi e amati della comunità tolkieniana. “Io e Simone non siamo di certo dei grandi esperti conosciuti per la loro fama nella scena tolkieniana italiana, ma pensiamo e speriamo che il nostro piccolo progetto homemade possa portare un po’ di Tolkien nelle case di tutti, per far conoscere e soprattutto condividere questa immortale passione. Vorremmo contribuire a creare nel tempo una comunità vivida e florida, che si erga sotto il vessillo della letteratura epica e fantastica che ci ha fatto sognare fin da piccoli e che sicuramente farà sognare anche le generazioni future”.

E noi speriamo di averli accanto come compagni di viaggio in questo splendido e nobile cammino!

[A breve pubblicheremo tutti i parametri per effettuare il collegamento con la web radio e con il podcast]

Tolkieniani Italiani – Intervista a fra Guglielmo Spirito

Un frate francescano a cui, passeggiando a una Hobbiton, venne chiesto quale personaggio tolkieniano stesse interpretando. Basterebbe questo aneddoto per capire perché fra Guglielmo Spirito OFM, sia oggetto di enorme benevolenza da parte di tutti gli appassionati che hanno la buona ventura di incrociare i suoi passi e il suo sguardo. Nemmeno un elemento carismatico come Giuseppe Scattolini è risultato immune dal benefico fascino esercitato da questa figura di ottimo ecclesiastico e gran conoscitore, oltre che appassionatissimo a sua volta, degli scritti del Professore. Non accontentatevi di questa intervista, se potete: cercate di incontrarlo a uno dei tanti appuntamenti col pubblico a cui, impegni permettendo (manco a dirlo è un viaggiatore instancabile), non si sottrae mai.


Anzitutto, padre Guglielmo, grazie per aver accettato di essere intervistato dai Tolkieniani Italiani. Per me è stato un vero piacere e un grande onore conoscerti all’incontro che organizzai con i Cavalieri del Mark lo scorso 15 dicembre assieme a Giovanni Carmine Costabile e Oronzo Cilli, per presentare proprio il libro di Costabile “Oltre le mura del mondo: immanenza e trascendenza in Tolkien” (Il Cerchio 2018). Cominciamo da qui il racconto: che cosa significa parlare di “trascendenza” in relazione a Tolkien? Costabile ha ragione ad usare questo termine?

Certamente è una parola adatta, perché la realtà “trascende” la nostra percezione immediata. I nostri occhi hanno bisogno di essere ripuliti contemplando lo splendore del mondo visibile, in prima persona: “Il ristoro (che implica il ritorno alla salute e il suo rinnovamento) è un riguadagnare, un ritrovare una visione chiara (…). Dobbiamo, in ogni caso, pulire le nostre finestre, in modo che le cose viste con chiarezza possano essere liberate dalla tediosa opacità del banale o del familiare –1. Questo è straordinariamente descritto da J.R.R. Tolkien in Foglia di Niggle

“Mentre si allontanava scoprì una cosa strana: la Foresta, ovviamente, era remota, eppure poteva avvicinarlesi, persino entrarvi, senza che essa perdesse quel suo particolare fascino. Mai gli era riuscito prima di entrare nella distanza senza trasformarla in semplici dintorni immediati. E questo aggiungeva considerevole piacere alla passeggiata in campagna perché, mentre procedeva, nuove distanze gli si spalancavano dinanzi, sicché si avevano distanze doppie, triple e quadruple, doppiamente, triplamente e quadruplarmente incantevoli. Si poteva andare avanti e avanti, avere un paese intero in un giardino o in un dipinto (se così si preferiva chiamarlo)”2.

Noi cerchiamo di contemplare ciò che sta oltre la superficie: di un mondo “altro” che si manifesta in questo mondo. La nostra vita si svolge in una linea di confine tra due mondi, poiché anche noi viviamo alternativamente nel mondo visibile e in quello invisibile. E perciò ci sono momenti (per quanto brevi, ridotti a volte addirittura a un solo istante) in cui due mondi si toccano e noi possiamo contemplare il contatto. È quanto avviene particolarmente nella Liturgia (pensate a una celebrazione liturgica in un abbazia benedettina, o in una chiesa bizantina, per avere un’idea simbolicamente evocativa). Per alcuni istanti si squarcia il velo del visibile e attraverso il suo strappo o la sua trasparenza, soffia l’alito invisibile di altri luoghi: i due mondi si svelano l’uno nell’altro – come le bambole russe –, si sciolgono le barriere dell’uno nell’altro e la nostra vita diventa una corrente continua, vivificante, come quando nell’afa l’aria calda sale in alto… Tutto quello che è relativo noi lo comprendiamo come tale solo alla luce dell’assoluto, proprio come tutti i colori e le tonalità si percepiscono solo in presenza della luce e del suono. Perciò “trascendenza”.

La seconda domanda che volevo porti riguarda Tolkien e San Francesco. Oronzo Cilli nel suo “Tolkien e l’Italia” (Il Cerchio 2016), in relazione al secondo viaggio in Italia di Tolkien, si spiega il fatto che il Professore non sia mai stato a Roma per il fatto che il cristianesimo che aveva nel cuore era il cristianesimo di San Francesco. Tu hai molto studiato e molto conosci l’argomento, anche attraverso i libri che hai pubblicato in merito: “Lo Specchio di Galadriel” e “Tra San Francesco e Tolkien” (entrambi per Il Cerchio 2006). Inoltre, lo stesso attuale pontefice della Chiesa Cattolica, Papa Francesco, è un tolkieniano ed ha scelto tale nome per il suo magistero. Quale importanza e quale attualità ha parlare di Tolkien in relazione a questo grande Santo della Chiesa, tanto generale quanto al giorno d’oggi?/em>

Riprendo la citazione sull’essere liberati dalla possessività, del poter rivedere il mondo con occhi puliti, grati, sapendoci non possessori: in questo – nel mondo sub-creato o Secondario -, la figura di Tom Bombadil, con la sua stupefacente libertà quasi “paradisiaca”, ai miei occhi evoca (nel mondo Primario) qualcosa dell’esperienza storica di san Francesco di Assisi e il suo goduto rapporto non possessivo con le creature. Precisamente dal punto di vista del godimento vero di ciò che è donato, gratuito, di ciò che non è posseduto ma che è semplicemente accolto perché sia custodito. “Io non sono il padrone delle cose, che poi sarebbe una grande noia!” direbbe Tom, e Francesco avrebbe ripetuto la stessa cosa. Se posseggo le cose, finisco per esserne oppresso; se mi limito ad accoglierle con gratitudine, sono libero di viverle assaporandole con gusto. Evoca, non allude né tantomeno simbolizza o allegorizza: cioè, qualcosa di affascinante incontrato nel mondo Secondario esiste o può esistere davvero nel mondo Primario. Per questo la lettura di Tolkien è tanto efficace, perché l’uomo “funziona” così…

Ora vorrei chiederti di raccontare ai tolkieniani di ciò che raccontasti a noi il 15 dicembre in merito alla relazione su Tolkien che tenesti di fronte a Priscilla e ai suoi familiari anni fa. Che cosa ricordi, cosa puoi raccontarci? Come si può parlare di Tolkien a chi non solo lo conobbe ma lo ebbe come padre e come nonno? Che emozioni provasti e soprattutto: che relazione tenesti e che reazioni vi furono?

Durante un Convegno su Tolkien all’Exeter College di Oxford nel 2006, mi trovai a parlare davanti a Priscilla Tolkien, fr. Robert Murray, Walter Hooper (segretario di CS Lewis), Verlyn Flieger, e altri grandi… Ero letteralmente terrorizzato, avendo in prima filo lo sguardo adusto di costoro (Priscilla sembrava mi guadasse come Lobelia Baggins, prima che io iniziassi a parlare)…eppure andò benissimo, tanto che erano commossi alla fine, pieni di parole gentili e incoraggianti, e così incominciai a sentirmi più sicuro, più spontaneo, e finimmo per sviluppare una vera amicizia, specialmente con Priscilla (mantengo tuttora la corrispondenza con lei), che un paio d’anni più tardi accetto persino l’invito a tornare ad Assisi, dopo più di mezzo secolo…

Uno dei più bei racconti che si sentono fare ai tolkieniani è la loro “prima volta”, cioè, la prima volta che hanno letto un libro di Tolkien, le emozioni che hanno provato e come ha cambiato loro la vita. Quando hai incontrato Tolkien, quando è stata la tua “prima volta”? Che emozioni si provano a vivere lì dove anche Tolkien è stato per una settimana ed ha lasciato il cuore?

È stato un incontro abbastanza casuale, se si può parlare di casualità. Mi trovavo in confessionale nella Basilica di San Francesco, ad Assisi, quando arrivò a confessarsi un ragazzo. Terminata la confessione, discorrendo del più e del meno, ero venuto a sapere che il ragazzo si trovava ad Assisi con alcuni amici di Busto Arsizio. Allora accompagnai il loro gruppo a visitare il Sacro Convento. All’epoca – e la vicenda si colloca nei primi anni Novanta –, non avevo ancora letto nulla di Tolkien, e così, venuti a saperlo i miei ospiti, ne erano rimasti particolarmente scandalizzati. Una settimana dopo, con mia estrema sorpresa, mi viene recapitato un pacco, proprio da Busto Arsizio, contenente una copia de Il Signore degli Anelli… Credo di averne terminato la lettura in pochi giorni: non riuscivo più a separarmene!

Questo incontro inaspettato cosa ha impresso nel tuo cammino, sia umano che come frate di Assisi?

Rispondo rifacendomi a Timothy Radcliffe OP – dei Blackfriars, a Oxford -, che è un mio amico. È anche un vecchio amico dei Tolkien (ha celebrato le nozze di Simon, figlio di Christopher e Faith; è stato anche allievo dell’unico domenicano, Gervase Matthew, che fu uno degli Inklings, e assieme a lui partecipò al funerale di Tolkien). Gli domandai: “Timothy, come descriveresti, in una battuta, la percezione della realtà in Tolkien?” E lui rispose: “Direi che ogni volta che leggi una qualsiasi descrizione tolkieniana del paesaggio avverti migliaia di tonnellate di roccia sotto i piedi.” E quando Timothy fece tale affermazione, il nostro pensiero volò subito a Le Due Torri: “Questo posto è già di mio maggiore gradimento”, disse il nano, pestando i piedi sulle dure pietre. “Vi è della buona roccia da queste parti. È una campagna dalle ossa robuste: le sentivo sotto di me mentre salivamo dalla Diga sin qui” 3. Così parlava Gimli a Legolas al Fosso di Helm. Quasi le stesse parole usate da Timothy Radcliffe.

Un’ultima domanda che penso sia doveroso farti. Il personaggio di Tolkien cui vieni paragonato di più è Gandalf. Cosa ti accomuna di più con Gandalf? Il paragone è centrato? Inoltre, io leggendo le pagine de Il Signore degli Anelli dedicate a Gandalf il Bianco, noto come lui per scacciare i Nazgûl dall’inseguimento a Faramir non usi il bastone (come farebbe un normale mago), ma la sua mano alzata: mi chiedo allora se in relazione a questo Gandalf, o per lo meno Gandalf il Bianco, non sia una sorta di figura sacerdotale nella Terra di Mezzo. Che vi sia un riecheggiamento del tutore di Tolkien, Padre Francis Morgan, in lui?

Non saprei riguardo a Padre Morgan; sì, in un certo modo è una figura che fa da “pontifex” (tra i Signore dell’Ovest e gli abitanti della Terra-di-mezzo, affaticati e oppressi dal Nemico), ma certamente non come l’immaginario occidentale odierno penserebbe un “sacerdote”. I miei amici potrebbero rispondere meglio di me, ma credo che – al di là del mio “ruolo” e della tonaca grigia da frate francescano conventuale, che mi rende per il colore simile “Gandalf il Grigio”, sebbene la mia barba bianca sia molto più corta…- credo, dicevo, che è piuttosto per il mio temperamento che mi paragonano al Grigio Pellegrino: sempre di fretta (anche se non ho Ombromanto), e con una certa facilità per rispondere bruscamente come Gandalf alle sciocchezze di Pipino!

1.- J.R.R. TOLKIEN, Albero e Foglia,Rusconi, Milano 1976,78-79.

2.- Ivi,129.

3.- J. R. R. TOLKIEN, Il Signore degli Anelli, 647.

Tolkien Archivist a Barletta il 18-19 maggio

È notizia di ieri: Oronzo Cilli ha comunicato, mediante la creazione di un evento Facebook, le date definitive per lo svolgimento dell’evento culturale a tema tolkieniano che aveva già preannunciato sul finire dello scorso ottobre. Continua a leggere

J.R.R. Tolkien visto da Stefano Giuliano

Poco più di cinque anni fa usciva nelle librerie una ben riuscita riedizione dell’analisi comparativa dei temi de Il Signore degli Anelli, frutto delle fatiche intellettuali di Stefano Giuliano – amico e collaboratore della nostra Società di provata fedeltà nel tempo (ormai lungo!). In occasione della “ricorrenza” vogliamo riportare l’attenzione su questo volume, che nelle pagine dell’editore veniva presentato con queste parole a firma di Luca Siniscalco:

La componente connessa all’impianto mitico, simbolico ed archetipico di Tolkien è oggetto del recente saggio di Stefano Giuliano, J. R. R. Tolkien. Tradizione e modernità nel Signore degli Anelli(Edizioni Bietti, Milano 2013). Si tratta dell’edizione riveduta – di fatto esito di una sostanziale riscrittura – del volume Le radici non gelano (Ripostes, Battipaglia 2001) la quale, attraverso un’esposizione lucida e coinvolgente, si pone l’arduo compito di proporre una nuova chiave di lettura de Il Signore degli Anelli, unendo ipotesi ermeneutiche eterodosse ad un valido apparato scientifico, basato su una bibliografia davvero sterminata. 

[Qui l’articolo completo].

Anche Mauro Scacchi, sul suo blog, ne aveva pubblicato una recensione: siamo lieti di riproporvela, con il permesso gentilmente concesso dall’autore.


In attesa del film “Lo Hobbit. La desolazione di Smaug”, tra una settimana nelle sale italiane, ci si può immergere nella Terra di Mezzo grazie ad un testo unico nel suo genere: “J.R.R. Tolkien. Tradizione e modernità nel Signore degli Anelli”(Bietti, 2013). Pubblicato per la prima volta con il titolo “Le radici profonde non gelano. Il conflitto fra tradizione e modernità in Tolkien” (Ripostes, Salerno 2001), derivato a sua volta dalla tesi di laurea dell’autore, “Il rito d’iniziazione come esodo. Tolkien e il tramonto dell’occidente” (subito viene in mente Spengler), il volume si ripresenta oggi profondamente rivisto ed aggiornato. Ospita il testo la collana Archeometro diretta da Andrea Scarabelli, fucina di proposte dal grande valore culturale. L’autore, Stefano Giuliano, classe ‘64, ha collaborato con la cattedra di Storia delle Religioni all’Orientale di Napoli, si è occupato di immaginario religioso, medievale e letteratura cavalleresca scrivendo per riviste specialistiche. Diverse antologie legate a Tolkien hanno incluso suoi lavori ed è stato responsabile di “Minas Tirith”, testata della Società Tolkieniana Italiana. Il libro vanta una prefazione di sicuro spessore, “Alla ricerca delle radici della narrativa tolkieniana”, scritta da uno dei maggiori conoscitori del professore oxoniense, Gianfranco de Turris. Ivi si legge: «un saggio che analizza influenze e suggestioni che stanno al fondo della narrativa tolkieniana, con speciale riguardo al “Signore degli Anelli”, ricorrendo proprio a quegli strumenti d’analisi sino ad oggi poco approfonditi, quali la storia delle religioni, l’antropologia culturale, la mitologia indoeuropea, l’epica medievale, i romanzi arturiani, le chansons de geste e le saghe norrene che gli consentono d’individuare non solo il senso simbolico di personaggi e azioni, ma anche archetipi di eventi e personaggi, idealtipi che si sono trasmessi dalle origini della civiltà, funzioni e meccanismi ancestrali». Da un’intuizione di Franco Cardini, il viaggio della Compagnia dell’Anello e in special modo di Frodo assurge a percorso iniziatico di morte e resurrezione, di andata agli inferi e ritorno. Dalla Contea a Mordor si snodano catabàsi (discesa nei Tumuli, a Moria, a Mordor) e successive riemersioni in cui i personaggi si scoprono cambiati, più saggi e indipendenti. Le comparazioni con i miti classici e cristiano-giudaici sono puntuali ma ancor più lo sono i rimandi alle leggende celtiche e norrene da cui Tolkien prese l’argilla per comporre le figure e le storie del suo Secondary World. Il Lord of the Rings è stato definito «la fiaba più lunga del mondo» e come tale affonda le radici nel substrato mentale del passato; è quindi possibile una sua lettura attraverso la tripartizione funzionale con cui Dumézil analizzò gli indoeuropei. A “Il Maestro della Terra di Mezzo” di P.A. Kocher (Bompiani, 2011) ed altre opere significative, quali quelle di Thomas Shippey e di Gulisano, si aggiunge ora l’eccezionale tomo di Giuliano, ricco di spunti e riflessioni nonché dotato di vasta bibliografia e di ampio apparato di note. Sulla scorta dei pensiero di Eliade e dello stesso Tolkien sul simbolismo delle fiabe, l’autore dona alla saggistica italiana un gioiello raro in cui il sacro si scontra con lo scientismo, Gandalf, Aragorn e Frodo contro Sauron e Saruman. Un piacere inaspettato per ogni vero appassionato di Tolkien.

[Fonte https://mauroscacchi.wordpress.com/2013/12/07/tutti-i-segreti-del-signore-degli-anelli-in-j-r-r-tolkien-di-stefano-giuliano/]

Walking Tree, nuovo volume e call for papers

Walking Tree Publishers, la casa editrice elvetica fondata per iniziativa della società tolkieniana svizzera (attiva fino al 2006)​ Eredain, ha annunciato una doppia iniziativa editoriale: si tratta di un volume prossimamente disponibile e della chiamata a raccolta per una nuova collettanea.

Cormarë series n° 40

La prima notizia riguarda l’uscita del volume 40 delle Cormarë series, ormai celeberrima collana di saggistica che mira a sviscerare gli argomenti rilevanti offerti dalle tematiche trattate nelle varie opere tolkieniane. Il volume in questione si intitola Sub-creating Arda: World-building in J.R.R. Tolkien’s Works, its Precursors, and Legacies; per tutte le altre informazioni rimandiamo volentieri all’articolo redatto sull’argomento da Tolkien Italia (http://tolkienitalia.net/wp/uncategorized/da-walking-tree-un-nuovo-titolo-e-una-call-for-papers/).

Call for papers Tolkien and the Classical World

A ruota, nell’ottica di stimolare particolarmente i saggisti che trattano di e su J.R.R. Tolkien, Walking Tree rende noto che il numero seguente delle serie verterà sui modi in cui il Professore ha ricostruito le ambientazioni dei suoi racconti: dalle influenze germaniche e medievali fino a esplorare le relazioni con la modernità, la natura e i riferimenti cristiani, ciò che è stato approfondito con minore intensità sino ad ora è come la cultura classica, con riferimento alla Grecia antica e all’epopea di Roma, ha in qualche modo influenzato la concezione tolkieniana.

Anche per questo, per tutte le altre informazioni riguardanti i dettagli sul tema proposto e le modalità di adesione e partecipazione, rimandiamo all’articolo di Tolkien Italia citato in precedenza (http://tolkienitalia.net/wp/uncategorized/da-walking-tree-un-nuovo-titolo-e-una-call-for-papers/).

La questione della nuova traduzione Bompiani

La scorsa settimana, su bacheche e pagine online dedicate a Tolkien e alle sue opere, ha tenuto banco la notizia dell’incontro svoltosi lo scorso giovedì 17 gennaio. Presso la Sala Capitolare nel Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma (struttura disposta dal Senato della Repubblica) era annunciata La Guerra di Tolkien – Cosa accade in Italia al creatore degli hobbit?, evento la cui denominazione era già più di un indizio.

Fin dalle prime avvisaglie dell’iniziativa che abbiamo potuto captare ci siamo trovati in un certo impaccio. Il clima venutosi a creare nei giorni precedenti e seguenti l’iniziativa, che come da pronostico si è rivelato particolarmente acceso, ci ha consigliato attendere che si calmassero un po’ le acque prima di esprimerci – cosa dalla quale non potevamo né volevamo esimerci del tutto. Ma la faccenda continua ad essere piuttosto delicata.

Il nocciolo di tutta la questione, è bene ricordarlo, è dato dalla nuova traduzione dell’opera prima di Tolkien, annunciata da tempo ma non ancora venuta alla luce. Anche questa iniziativa, come altre degli ultimi tempi, si è inserita nel quadro di una contesa il cui effetto collaterale più drammatico è quello di polarizzare gli appassionati dividendoli in due schieramenti contrapposti, spesso più per questioni di bandiera estranee all’ambito letterario che non nel quadro di uno schietto confronto sul celebre e amato testo.

Abbiamo esitato, in ognuna di queste circostanze, spesso propendendo per non pronunciarci del tutto. Abbiamo deciso in questo senso in quanto, salvo qualche eccezione, tutte le parti in causa annoverano tra le loro file persone che negli anni hanno fatto parte a vario titolo della Società Tolkieniana Italiana, o comunque hanno gravitato attorno alle nostre attività. Dal 1992, anno della fondazione della Società e dell’avvio delle attività a suo nome, abbiamo vissuto tutto l’alternarsi di emozioni ed episodi che hanno caratterizzato la trasformazione della Terra di Mezzo da argomento per pochi cultori a fenomeno culturale di massa. Abbiamo visto la transizione da un pugno di titoli sugli scaffali delle librerie all’arrivo di sempre nuove e sempre più prestigiose pubblicazioni; le grandiose campagne cinematografiche ci hanno poi permesso di dare volto e forma al nostro immaginario quotidiano.

In questo caso, non potendo ovviamente affrontare nel dettaglio l’argomento della traduzione vera e propria, bisognava fare i conti con uno stato di cose in cui anche il semplice dare o non dare una notizia veniva visto come una certa qual forma di schieramento. Attendevamo quanto meno un pronunciamento di Bompiani, che c’è stato ma nel cui merito Vittoria Alliata ha replicato non ritenendolo dirimente la questione. Non ci resta pertanto che auspicare che il tempo porti consiglio e che tra associazioni culturali, gruppi e quant’altro le relazioni possano incentrarsi, nel pieno e legittimo rispetto dell’autonomia di ciascuno, su posizioni tali per cui la parola Guerra nel nostro contesto non venga utilizzata mai più – se non per parlare dei tanti ambiti di interesse e fascino della lotta dei Popoli Liberi della Terra di Mezzo contro le forze dell’Oscuro Signore.

Brindiamo al Professore con la Tolkien Society!

Utúlie’n aurë! Il giorno è venuto! Alle 21 di oggi il presidente della Tolkien Society Shaun Gunner ci invita ad alzare i calici al Professore, per celebrare il 127° anniversario della sua venuta al mondo. Queste le parole di Gunner nell’odierno articolo sul sito ufficiale:

To mark J.R.R. Tolkien’s twelfty-seventh (127th) birthday, The Tolkien Society invites fans all over the world to participate in our annual Birthday Toast.

Tutti i particolari sulla storia e sulle semplici modalità di svolgimento di questo momento collettivo si trovano descritti nella nostra pagina evento, alla quale vi rimandiamo. Le due sole raccomandazioni che aggiungiamo sono di non scordare l’hashtag #TolkienBirthdayToast se condividerete foto o momenti su Twitter, Facebook o altro social network e di lasciare un commento all’unica pagina web ufficiale dell’evento mondiale.

A stasera!

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Pearl, la storia dietro a un’opera

Torniamo brevemente su Sir Gawain e il Cavaliere Verde con Perla e Sir Orfeo, con una parentesi dedicata da Giuseppe Scattolini al secondo poema del terzetto. L’episodio qui raccontato testimonia una volta di più come un episodio fortuito può rivelare particolari notevoli sul Professore e sul frutto delle sue attività letterarie.


 

Introduzione

Cari amici Cavalieri e Tolkieniani Italiani,

oggi ci tengo a presentarvi un testo che mi è capitato in mano per caso, il “Pearl” curato da Gordon, e che Tolkien studiò approfonditamente. Mi è capitato di acquistarlo in un’asta assieme ad altri testi di Tolkien: non potete capire la mia gioia e la mia sorpresa quando l’ho ricevuto e ho visto che era una prima edizione!

Io non sono purtroppo né un vero collezionista né un vero studioso di Tolkien: faccio un po’ tutte e due le cose per passione, perché mi piace tenere dei libri in casa, avere edizioni diverse delle sue opere, e naturalmente anche leggerle e cercare di capirle. Non sono però né l’uno né l’altro: non ho il tempo da dedicare al collezionismo come sarebbe richiesto (comprare e vendere libri tenendo contatti con altri collezionisti), né ho in realtà quella passione, non del tutto. Inoltre, non mi sento uno studioso, perché seppure mi piace studiare e approfondire, amo farlo a modo mio e senza curarmi della “direzione” (imposta?) degli studi tolkieniani, soprattutto quelli esteri. Preferisco un sano e non pregiudiziale contatto col testo, leggendo qualche libro di critica ogni tanto, e soprattutto confrontandomi con gli appassionati come me: perché se leggo Tolkien è perché lo amo.

Penso dunque, e spero, che condividere questa mia scoperta inattesa possa far scoprire questo lato della persona di Tolkien e della sua vita di studioso a coloro che, in parte come anche me, non lo conoscono o lo conoscono poco: è un mio desiderio, più volte espresso, che il Professore venga mano a mano compreso interamente, non solo tramite Il Signore degli Anelli o la Terra di Mezzo, ma anche per via della sua vita, dei suoi studi e delle sue altre opere non legate al legendarium, di cui tanto Frodo quanto Beren fanno parte.

 

Tolkien, il Pearl e le edizioni del poema

Pearl” (“Perla”) è il titolo di un’opera scritta in Medio Inglese nel verso allitterativo dell’epoca. Il suo autore è contemporaneo del più famoso Chaucer, autore dei Racconti di Canterbury, e ci collochiamo quindi nel XIV secolo inglese. L’altra grande opera per cui l’anonimo del Pearl è noto è il “Sir Gawain and the Green Knight” (“Sir Gawain e il Cavaliere Verde”).

Tolkien conobbe quest’opera per la prima volta durante i suoi studi alla King Edward’s School, e fece parte anche del curriculum di Leeds dove Tolkien insegnò, e stessa cosa ad Oxford.

Fu proprio negli anni di Leeds che Tolkien collaborò con E.V. Gordon per pubblicare nel 1925 l’edizione critica del Sir Gawain and the Green Knight. Gordon poi, mentre Tolkien si trasferì ad Oxford, proseguì da solo il suo lavoro sul Pearl, e non lo completò fino al 1937.

Fu allora che si rimise in contatto con Tolkien al fine di avere un suo aiuto per migliorare il lavoro. Il testo che venne fuori dalla revisione era troppo lungo per la pubblicazione, e c’era bisogno di fare dei tagli. Tolkien in parte si oppose, e Gordon scrisse a Sisam, l’editore, che ci sarebbe voluto del tempo prima che si fosse riusciti a fare quanto richiesto.

Fu allora che, il 19 luglio del 1938, Gordon morì. Tolkien prese su di sé tutti gli impegni accademici del suo defunto amico, tra cui la curatela del Pearl. Tuttavia, il Pearl stesso rimase congelato: come sappiamo, Tolkien all’epoca lavorava a Lo Hobbit e a Il Signore degli Anelli, aveva i suoi problemi familiari, perenni problemi economici, figli in guerra (era nel frattempo scoppiata la Seconda Guerra Mondiale) e non ultimo un pollaio cui badare. Così, il lavoro non riprese fino alla metà del 1947, in cui la vedova Gordon, Ida, prese in mano le redini dell’edizione critica mettendosi al lavoro lei stessa, e pungolando Tolkien per giungere a completarla. Collaborando assieme all’editore Kenneth Sisam, in vista anche dei tagli richiesti, si giunse alla pubblicazione del testo nel 1953. Tolkien rifiutò di mettere il suo nome di co-curatore dell’opera assieme a E.V. Gordon in onore del ricordo del suo carissimo amico e collega, ma sappiamo che suo è il lavoro di revisione del testo critico e di parte dell’introduzione, soprattutto quella dedicata all’interpretazione dell’opera secondo allegorie e simbolismi.

Dopo la morte di Tolkien stesso nel 1973, suo figlio Christopher si dedicò alla pubblicazione della traduzione di Tolkien stesso in inglese corrente del Pearl, assieme al Sir Gawain e al Sir Orfeo. Secondo Scull e Hammond tale traduzione di Tolkien del Pearl risale al 1925-26, ma la pubblicazione postuma di Christopher è del 1975 (prima del Silmarillion del 1977). Qui il terzogenito di Tolkien ci restituisce queste tre traduzioni di Tolkien di testi per lui preziosissimi, mettendo come introduzioni del Sir Gawain e del Pearl le parole di Tolkien stesso (per il Pearl le parole sono quelle dell’introduzione dell’edizione critica del ’53), scrivendo lui invece due parole per il Sir Orfeo.

 

Conclusioni

Ciò che mi ha sorpreso di più quando ho letto per la prima volta di queste cose nel volume di Scull e Hammond è che Tolkien non volle mettere il suo nome accanto a quello del defunto suo amico Gordon, affinché solo a lui e al suo ricordo fosse attribuito ogni merito.

Io non nascondo mai come e quanto ami Tolkien come persona. Mi viene detto che così si rischia di farne un santino, senz’ombre e senza peccato, ed è vero, ma ciò non cambia il dato di fatto che un uomo normale, coi suoi difetti e le sue piccolezze, possa essere ammirato per certi suoi tratti. Perché se è vero che tentò di ruffianarsi l’editore Collins e si fece mandar via dalla Allen&Unwin per lo stesso motivo, pubblicare Il Silmarillion e Il Signore degli Anelli insieme (e possiamo capire quanto pazzo editorialmente questo sia, per quanto non del tutto privo di senso da un punto di vista testuale), ci sono invece degli autentici momenti in cui si vede quanto grande fosse la sua persona. Quando ad esempio aiutava gli studenti invitandoli a casa propria e perdendo del tempo prezioso per loro; quando scriveva le storie per i suoi figli e si dedicava con loro ai giochi, come documentato da Oronzo Cilli e le sue ricerche sui trenini; oppure quando scriveva, cercando di rispondere sempre a tutti coloro che cercavano il suo consiglio e i suoi chiarimenti; od infine il suo amore di padre per i figli e la moglie, e di amico per i suoi amici.

La cosa davvero bella è che i valori che Tolkien ci trasmette nelle opere sono gli stessi che lui cercava di vivere nella sua vita: ecco perché disse che col Signore degli Anelli aveva aperto il suo cuore. Lo aveva fatto davvero.

Dunque, in conclusione, penso che questo testo in Italia edito da Mediterranee, Sir Gawain e il Cavaliere Verde con Perla e Sir Orfeo, non possa mancare nelle biblioteche di nessun tolkieniano: posso assicurarvi che vi stupirete perché, citando quel che dice Tolkien a proposito del Pearl, “il tema dottrinale è non separabile dalla forma letteraria del poema e dall’occasione che l’ha originato”.

 

Bibliografia

J.R.R. Tolkien, Sir Gawain and the Green Knight, London, Harper Collins, 2006; tr. it. a cura di Sebastiano Fusco, Sir Gawain e il Cavaliere Verde, Roma, Mediterranee, 2009.

J.R.R. Tolkien, The Letters of J.R.R. Tolkien, London, Harper Collins, 2006; tr. it. a cura di Lorenzo Gammarelli, Lettere 1914/1973, Milano, Bompiani, 2018.

E.V. Gordon (edited by), Pearl, London, Oxford University Press, 1953.

Christina Scull & Wayne G. Hammond, The J.R.R. Tolkien Companion and Guide, Reader’s Guide Part II, London, Harper Collins Publishers, 2017.

Oronzo Cilli, Tolkien, I treni e due scoperte: Meccano e Hornby, da https://tolkieniano.blogspot.com/2017/11/tolkien-i-treni-e-due-scoperte-meccano.html.

Humphrey Carpenter, J.R.R. Tolkien. A Biography, tr. it. a cura di Franca Malagò e Paolo Pugni rivista da Andrea Monda, J.R.R. Tolkien. La biografia, Torino, Lindau, 2009.

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Invito alla lettura delle traduzioni di Tolkien

Sir Gawain e il Cavaliere VerdePerla Sir Orfeo: si tratta di tre titoli che probabilmente a qualcuno sfuggono, ma a chi si interessa a J.R.R. Tolkien e alla sua produzione letteraria li troverà famigliari. Queste tre opere fanno parte di una collezione di traduzioni dal Medio Inglese, che si contraddistinguono per la ricercatezza del tema e per la qualità filologica del lavoro compiuto. Se ne registra un’edizione curata da Christopher Tolkien uscita nel 1975, seguita da varie altre tra cui una recente con illustrazione di copertina di John Howe. Di seguito, Giovanni Carmine Costabile (con immagine tratta dall’archivio di Oronzo Cilli) ce ne offre una presentazione, che funge in modo egregio come invito alla lettura di quest’altro notevole filone giunto a noi dall’ingegno del Professore.


Sir Gawain e il Cavaliere Verde

E’ Capodanno in quel di Camelot. A corte è uno sfarzo: banchetti luculliani su tavolate da decine e decine di posti, danze al suono di menestrelli e strimpellatori nelle sale illuminate a giorno, giostre tra cavalieri dove questi si disarcionano uno dopo l’altro a suon di lancia fino all’emergere dei campioni, e declamazioni poetiche, corteggiamenti in francese, accettati e respinti, mentre le sfere dei giocolieri sembrano galleggiare in aria e il tempo quasi si ferma tra la danza delle spade, il duello degli amanti e la sfida, al verso, all’arena, al gioco, alla pista, al bacio, al boccale, proclamata da molte coppie di occhi verso molti altri due occhi.

E’ un attimo, e cala il silenzio. Un’apparizione si è manifestata con tutto il clamore della sua straordinarietà. Un uomo verde, dalla pelle verde, i capelli e la barba verdi, l’armatura verde, l’enorme ascia verde, e persino il cavallo verde, ha fatto il suo ingresso a corte come una sfida: egli non teme nemmeno di offendere il re. Quando Artù, stizzito, gli domanda cosa voglia, se cerchi forse un duello, il soprannaturale individuo ride, per poi rispondere: “No, non cerco un duello, ma un gioco. Chi vorrà potrà tagliarmi la testa, ma poi dovrà permettermi di tagliare tra un anno la sua”.

Un incipit di grande efficacia, che continua a lasciare a bocca aperta i lettori anche oggi, a più di seicento anni dalla stesura dell’opera, che in realtà deriva da altre versioni più antiche. Il prosieguo non è da meno, provare per credere. In Inghilterra e negli Stati Uniti, questo poema non è solo oggetto per specialisti, ma viene proposto anche nelle scuole in quanto classico della letteratura medievale. Difficile che una persona di media cultura nel mondo anglosassone non conosca Sir Gawain e il Cavaliere Verde, anche solo per sentito dire.

Infatti, tra Natale del 1967 e la prima metà del 1968, si fecero i preparativi per la scrittura di un film ispirato a tale vicenda, che avrebbe avuto Mick Jagger nel ruolo del Cavaliere Verde, ma il progetto non vide mai la luce. Esiste un lungometraggio di Stephen Weeks del 1984, riedizione di un precedente del 1973, con Sean Connery nel ruolo del Cavaliere Verde, ma la qualità della realizzazione è piuttosto scarsa e la trama un libero stravolgimento dell’originale con cui mantiene ben pochi legami. Per la televisione vi fu il lungometraggio del 1991 diretto da David Rudkin, di qualità discretamente accettabile. Invece risale proprio a qualche settimana fa, finalmente, l’annuncio di un nuovo film ispirato al poema, che sarà diretto da David Lowery ed è previsto per il 2019.

Tolkien studiò e insegnò quest’opera per tutta la vita, dalla prima scoperta all’inizio degli anni ’10 del Novecento fino alla morte, quando lasciò inedita la traduzione che fu pubblicata subito dopo dal figlio Christopher. Oltre ad essa, aveva anche redatto col collega Gordon un’edizione critica che includeva il glossario di tutti i termini nel difficile dialetto medio inglese del poema, oltre a commentare l’opera come una fiaba nella conferenza Sulle fiabedel 1939. Presentò nel 1953 un’ulteriore conferenza di grande importanza per l’interpretazione dell’opera, nonché poco tempo dopo a introdurre gli ascoltatori della radio BBC alla conoscenza della stessa.

Gli amanti di Tolkien che consultino la sua traduzione, o la versione italiana della stessa, edita da Mediterranee, noteranno che vi si parla di Terra di Mezzo, che vi sono menzioni di Orchi, Troll, Mannari, Uomini Selvatici, che anche qui si assiste a una tentazione legata a un anello d’oro, e forse, come hanno fatto alcuni studiosi, potrebbe venir loro in mente di paragonare Gawain a Frodo.

Ma soprattutto si troveranno cavalleria, magia, coraggio, amore, fedeltà, tradimento, pentimento: l’intera gamma delle situazioni esteriori e interiori che associamo al mondo di re Artù, e forse anche diverse cose che invece non ci aspettiamo affatto. Un mix che di per sé è quanto di più vicino si possa trovare agli ideali del tolkienista in questi giorni.

Allora cosa aspettiamo? Montiamo, presto, su Gringolet, il prodigioso destriero di Gawain la cui criniera riflette i raggi del sole, e partiamo lesti al galoppo, diretti verso nuove avventure!

Perla

Un uomo affranto vaga per un paesaggio desolato senza una meta, proprio come uno di quegli erranti che pongono il dubbio d’esser perduti nella poesia che profetizza il Ritorno del Re di Gondor neIl Signore degli Anelli. Ma qui l’ombra non sprigiona scintille, né si trova fuoco che rinasca dalle ceneri: l’uomo sembra veramente perduto senza alcuno scampo, né se ne conosce il perché. In realtà, il paesaggio sterile e brullo, il senso di oppressione che evoca, l’erranza ben poco cavalleresca di questo signore: niente di tutto ciò è vero, ma si tratta di un sogno.

Lo capiamo perché l’autore dell’opera ce lo dice espressamente, ma l’avremmo capito anche da soli una volta che si scopre che l’uomo ha ormai perso ogni gioia e senso di vivere da quando “ha lasciato cadere la sua perla nel prato”, un modo molto poetico di dire che non ha potuto fare niente per evitare che sua figlia morisse in tenerissima età, due anni probabilmente, per un male imprecisato. Lo capiremmo da soli, già, perché ora quella stessa figlia ormai defunta gli è di fronte, dall’altra parte di un fiume impetuoso, e gli rivolge la parola, si, ma freddamente. Nessun “papà” affettuoso sulle sue labbra nuovamente rosee, nessun “caro babbo”, o simile formula, ma un neutro “voi” che sembra freddo come un maleficio.

Eppure, apriti cielo, il padre è felice come un bambino! La sua adorata figlioletta ancora viva! Già, perché lui, che si tratta di un sogno, lo ha scoperto solo più tardi, dopo che si è svegliato, e a quel punto il sogno era diventato così reale che il fatto stesso di essere un sogno, pur sapendolo, è passato in secondo piano. Ora quel sogno è più vero della realtà, e non perché la realtà non sia vera, ma perché il sogno non è solo sogno.

Come lo sappiamo? A meno di avere anche noi un sogno del genere, cosa poco raccomandabile, visto che comporta l’aver perso una persona cara in precedenza, si può leggere il poema Perla, di un anonimo poeta inglese di fine Trecento, non di troppo tempo posteriore a Dante e non troppo lontano dalla grandezza di questi, a dispetto del paradosso del destino che non ci ha voluto consegnare il suo nome.

Tolkien amò appassionatamente questo poema sin dalla prima lettura, e si dedicò ad esso per tutta la vita, tenendo lezioni su di esso, traducendolo in inglese moderno, dal momento che comprensibilmente è scritto in inglese medievale, e per di più in un dialetto molto difficile, ma non solo: Tolkien ne ha anche parlato per radio sulla BBC inglese e ha anche aiutato nella stesura di una edizione critica Eric Valentine Gordon, un suo collega universitario tanto dedito al lavoro da essere scherzosamente soprannominato da Tolkien “il diavolo industrioso”.

L’opera è pubblicata nella versione italiana della traduzione di Tolkien nel libro Sir Gawain e il Cavaliere Verde, con Perla e Sir Orfeo, editore Mediterranee. Si tratta di una versione in italiano molto gradevole e accessibile di una traduzione in inglese moderno, quella di Tolkien, che è un vero e proprio gioiello, anch’essa ordinabile da HarperCollins per chi conosca l’inglese. Invece, essendo un’opera così ostica nella versione originale in inglese medievale, è difficile che qualcuno ne voglia consultare l’edizione critica di Gordon, a parte gli studiosi. Ne esistono tuttavia anche altre traduzioni italiane, tradotte direttamente dall’inglese medievale senza passare per la versione di Tolkien, che sono anch’esse interessanti, per chi volesse approfondire un poco il poema e il suo straordinario autore.

Questo modernissimo poeta medievale rimasto ingiustamente sconosciuto, infatti, scrisse anche il poema cavalleresco Sir Gawain e il Cavaliere Verde, un’avventura mozzafiato di un cavaliere della Tavola Rotonda che si mette sulle tracce di un misterioso cavaliere senza testa dalla pelle verde, oltre a due poemi di argomento biblico intitolati Pazienzae Purezza, rispettivamente ispirati al libro di Giona, il profeta divorato dalla balena che ispirò anche il famoso episodio di Pinocchio, e al libro di Giuditta, la storia della donna che salvò il suo popolo dall’invasione assira seducendo il comandante assiro per poi ucciderlo.

Questo poeta trae sempre una morale dalle storie che racconta. Per la storia del Cavaliere Verde, il messaggio è di tener fede alla parola data, altrimenti come Gawain potrebbe toccarvi di perdere tutta la reputazione conquistata in una vita. Per Pazienza, la morale è quella espressa nel titolo: se pensate di avere motivo di perdere la pazienza, cosa avrebbe dovuto fare Giona inghiottito da una balena? Per Purezza, un messaggio che oggi diremmo salutista: abbiate sane abitudini, non esagerate nel mangiare o nel bere, o magari vi capiterà come a Oloferne, comandante di Nabuccodonosor, sedotto e convinto a ubriacarsi da una donna straniera che poi lo decapita. Infine, abbiamo Perla, portatore di un grande messaggio di speranza: qualsiasi cosa brutta vi possa capitare, anche la peggiore, come perdere una figlia di due anni, c’ sempre motivo di continuare a vivere, perché la vita può riservare tante sorprese.

E questo, oltre ad essere apprezzato molto da Tolkien, una persona che di lutti ne aveva avuti tanti, nel mare di disperazione e di disfattismo in cui certuni vorrebbero ci si abbandonasse oggi, è un messaggio estremamente attuale.

Sir Orfeo

Tutti bene o male conoscono il mito greco di Orfeo ed Euridice: il leggendario musico la cui moglie gli fu strappata anzitempo, che scese fin nelle viscere dell’Ade, armato solo della sua cetra, e strappò la bella Euridice alle mani del dio dei morti con la bellezza della sua musica solo per perderla quando, voltatosi indietro sulla via del ritorno per sincerarsi la compagna lo seguisse, con ciò violò l’unica condizione imposta dal dio per un felice esito della storia e dunque si condannò al fallimento.

O almeno questo è quanto si tramanda da parte di alcuni autori greci e latini: il mito, come spesso accade, conosceva diverse varianti e diversi finali. Una di queste è conservata in redazione medievale proprio con il titolo di Sir Orfeo, e i più attenti noteranno fin da subito che c’è qualcosa di strano, non appena verso l’inizio viene detto che Sir Orfeo è re di una città inglese.

Ohibò, e chi lo sapeva? Si chiederà qualcuno, da sempre convinto che il famoso musico fosse semmai originario della Tracia. Ma non è con questo spirito che bisogna avvicinare un simile capolavoro. Le storie si tramandano e mutano nel diffondersi, un pò come nel gioco che facevamo da bambini in cui ci mettevamo in cerchio, il primo sussurrava una parola all’orecchio di chi gli stava a fianco, che a sua volta ripeteva la stessa parola a chi era più in là, fino a tornare dopo tutto il giro al primo… con la parola che era completamente cambiata!

Con le storie, le leggende, i miti, e le fiabe succede sempre così. Quasi tutti gli Ulisse che arrivino in Inghilterra sono inglesi, così come gran parte degli Artù che pervengano in Grecia parlano greco. Ma questa è una ricchezza, piuttosto che un difetto, e non fa che provare l’inesauribile fascino e complessità delle tradizioni europee e di tutto il mondo.

Con questo spirito, possiamo allora affacciarci a un canto (lai) di origine bretone, vale a dire della regione del nord della Francia chiamata Bretagna, da non confondere con la Gran Bretagna. Tale canto fu composto da un menestrello sulla base di racconti giunti da sud che riguardavano un musico dal talento straordinario che aveva sottratto sua moglie alle grinfie della morte con la sua cetra.

E ora cosa succede? La storia si mescola alle tradizioni bretoni, impregnate di re Artù, Merlino, Morgana, elfi, fate, folletti, e chi più ne ha più ne metta, e così Dama Heurodis, come diventa Euridice in questa storia, stranamente non viene rapita dai morti, ma dagli elfi, e condotta nel loro reame sotterraneo. Che gli elfi vivano sottoterra forse non sorprenderà chi conosce un pò le leggende irlandesi, dove spesso è sottoterra, o sotto una pietra, che si incontrano i folletti, piuttosto che nelle foreste del fantasy.

E così Sir Orfeo parte alla sua ricerca e, quando scopre l’accesso al mondo sotterraneo, nella sua descrizione si fondono: 1) la descrizione dell’Ade dell’originale greco; 2) le descrizioni dei palazzi elfici che dovevano abbondare nelle storie che questi menestrelli udivano, ma a noi non sono giunte quasi per niente; 3) tradizioni che volevano gli elfi come guardiani dell’oltretomba, se non proprio spiriti dei morti.

Inutile dire che il mix, molto peculiare, non poteva che colpire l’attenzione di un amante degli Elfi come Tolkien, che immediatamente decise che avrebbe tradotto la versione medioinglese del canto bretone in inglese moderno. Di questa traduzione si può leggere l’ulteriore traduzione italiana nel volume di Mediterranee. Bell’intreccio, eh? D’altronde, il canto bretone è andato perduto, e la versione medioinglese è l’unica che ci resta per tuffarci sottoterra come topi di Hamelin dietro al suono di quella che è ormai divenuta l’arpa di Orfeo… e chissà, che stavolta la storia non abbia un finale diverso?

Tolkien nell’archivio della Pléiade

Stando a una recentissima segnalazione, le opere di J.R.R. Tolkien verranno inserite in una delle più importanti risorse bibliografiche francesi: la notizia, comparsa sia sulla stampa che in Rete e sui social network, ci dice che le pagine più belle del nostro amato Professore finiranno a far compagnia ai volumi riportati qui sopra (immagine di LPLT diffusa via Wikimedia Commons):

Tutto è partito da un trafiletto sul quotidiano transalpino Le Figaro, condiviso venerdì 23 novembre da Tolkiendil sulla pagina Facebook dell’omonima associazione che, come noi e i nostri “partner strategici”, si occupa di promuovere l’opera di J.R.R. Tolkien sul suo territorio.

Per tutti i particolari su questo pregevole annuncio rimandiamo alla lettura dell’articolo completo su Tolkien Italia: