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Tolkieniani Italiani – Intervista a Chiara Bertoglio

Nata a Torino, Chiara Bertoglio è una pianista, musicologa e teologa italiana. Si è diplomata al conservatorio di Torino, all’Accademia di Santa Cecilia e in Svizzera ed è stata allieva di musicisti famosi. Ha tenuto concerti in Italia e in molti paesi esteri. Si è inoltre laureata come musicologia alla Ca’ Foscari di Venezia e come teologa all’università di Nottingham in Inghilterra. È autrice di parecchi saggi di argomento musicale (Bach, Mozart, la musica in epoca romantica) e ha scritto anche su temi religiosi, nonché sui rapporti tra religiosità e musica. Collabora con testate giornalistiche e, in campo tolkieniano, ha scritto un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Tolkien Studies. La intervista per noi Luisa Paglieri.


Cominciamo con la domanda più classica: parlaci di Chiara Bertoglio.

Sono una donna di 36 anni, di origini piemontesi e istriane: un melting-pot di culture e tradizioni che ha influenzato molto la mia vita. Sono una musicista (suono e insegno pianoforte), musicologa (studio la storia e la filosofia della musica) e teologa. Vivo a Torino, dove godo della compagnia preziosa dei miei genitori, persone meravigliose da cui continuo ad imparare tantissimo. Ma la cosa forse più importante di me è che sono, e soprattutto cerco di essere, cristiana.

Cosa piace a Chiara nella vita? La musica, certo. Poi?

Tantissime altre cose! La fede e la spiritualità; l’amicizia; la natura; i libri; le feste e i regali (soprattutto da fare, più ancora che da ricevere); i bambini; e… i formaggi! Scherzi a parte, come tutte le persone sono sempre in ricerca delle cose che mi danno vita, felicità e bellezza; e anche se tante volte, come tutti, sbaglio nel cercare la felicità dove essa non abita, o dove abitano “minuscole” felicità di piccolo cabotaggio, in fondo la cosa bella è proprio il cercare di volgersi verso ciò che appaga e riaccende, nello stesso tempo, il nostro desiderio di felicità e di infinito.

Chiara Bertoglio, musicista. Tolkien, filologo e letterato. Perché vanno d’accordo?

Per diversi motivi! Da un lato, sul piano forse più semplice, potrei dire (fatte tutte le debitissime proporzioni, e si parva licet…) che Tolkien amava la musica almeno quanto io amo la letteratura; i suoi libri traboccano di canzoni, di momenti “musicali”, e io, nel mio piccolo, sono raramente tanto felice quanto quando ho tra le mani un buon libro. Su un piano più profondo, ammiro moltissimo, di Tolkien, il modo in cui ha saputo rivelare la bellezza della fede cristiana, e questo è uno dei miei obiettivi nella vita (per quanto non riesca quasi mai a raggiungerlo!). Non si tratta di “abbellire” il cristianesimo, che è già infinitamente bello di suo perché è Bello il Cristo stesso (anzi, noi cristiani spesso riusciamo solo a sfigurare questa bellezza!); ma si tratta di cercare di rivelare e di mostrare questa “bellezza antica e sempre nuova” (come diceva s. Agostino) con i modi, le parole, i gesti e le tematiche che appassionano gli uomini e le donne di oggi. Nel mio piccolissimo, cerco di farlo con la mia musica e i miei scritti; nel suo grandissimo, Tolkien ci è riuscito perfettamente!

Tu hai conosciuto e apprezzato altri autori di genere fantastico prima di conoscere Tolkien. Vuoi parlarcene? E perché poi ti sei avvicinata a J.R.R.T? Devo confessare che in questo senso ho un certo ricordo personale… il discorso che facemmo un’estate in montagna. Tu ammettesti di non conoscere il Nostro. Ma un anno dopo o giù di lì ti rincontrai ad una festa tolkieniana…

Hai proprio ragione! Devo dirti un grande grazie per avermi incoraggiata ad avvicinarmi alla produzione di J.R.R.T! Effettivamente, all’epoca in cui ci parlammo “su tra le vette”, ero molto appassionata di… Harry Potter e non avevo mai letto nulla di Tolkien. Avevo visto i famosi film della trilogia, più che altro perché invitata e convinta da mio fratello e da un ragazzo che a quell’epoca mi piaceva, ma confesso che non mi avevano appassionata soverchiamente. La passione tolkieniana è nata invece quando finalmente mi sono decisa ad aprire i suoi libri – un giorno, sul treno, scaricando un ebook… – e da allora non mi ha più lasciata. In ambito fantastico, anche se di tipo molto diverso da Tolkien, avevo sempre amato molto anche gli scritti di Buzzati e di Borges.

Secondo te, Tolkien parla al mondo di oggi? Al di là del successo commerciale, intendo. La gente recepisce altri contenuti più profondi?

Domanda da un milione di dollari… Effettivamente, come dici tu, i dati “economici” sembrerebbero dire un grandissimo “sì”, ed anche il pullulare di manifestazioni a tema, gruppi Internet, giochi di ruolo etc. sembrerebbe confermare l’impressione. Quanto, tuttavia, le persone vadano oltre allo spettacolare; quanti “tolkieniani” abbiano letto Tolkien (e cosa abbiano letto dei suoi scritti); e, soprattutto, quanto oltre la superficie si spingano, non lo so. Essendo però una persona molto propensa a cercare il bene intorno a sé più che a stracciarsi le vesti per il male, mi viene da dare una risposta moderatamente positiva ed appassionatamente speranzosa: che, cioè, i libri, o anche solo i “temi” tolkieniani, possano contribuire, anche inconsapevolmente, a suscitare interrogativi, incoraggiare valori, riaccendere quella sete di infinito e di bontà che, come dicevo, ogni essere umano porta in sé. In altre parole, un adolescente o giovane di oggi può forse scoprire le grandi domande della vita sotto la guida del “professore”, anche se ha aperto i suoi libri o visto i suoi film più che altro per godersi le battaglie con gli orchi!

Da bambina Chiara leggeva le fiabe? Tolkien, Lewis, Chesterton parlano molto di fiabe… hai mai smesso di leggerle?

Leggevo e leggo! Come ti dicevo, i libri sono i miei grandissimi amici. Ne leggo tantissimi, molti dei quali per studio e ricerca – e si tratta normalmente di saggi accademici, spesso non proprio appassionanti. Ma anche per i miei momenti di evasione ricorro quasi sempre ai libri, cercandovi dei racconti e delle esperienze in cui immedesimarmi, oppure, al contrario, in cui scoprire punti di vista e vicende molto diverse dalla mia vita. Ho avuto la grandissima fortuna di essere educata alla lettura dai miei genitori: fra i miei primissimi ricordi di infanzia ci sono mia mamma e mio papà, seduti all’indiana sul parquet della mia cameretta, con me accovacciata fra le loro gambe, e un libro aperto in mano, di cui mi leggevano le vicende. Crescendo, sono cambiati i tipi di “fiabe” e di mondi “fantastici”: come dicevo, per un po’ mi sono molto appassionata a Harry Potter, ma, in un certo senso, considero “fiabe” anche quelle di altri autori che ho letto voracemente: P.G. Wodehouse, con i suoi mondi apparentemente così “reali”, ma in fondo così incantati; Jules Verne, di cui da ragazzina ho letto quasi tutto; Carlo Goldoni, che mi faceva immaginare il mondo veneziano del Settecento in cui amavo sognare di vivere; ma anche la stessa Agatha Christie, con il villaggio di St Mary Mead e l’incantevole Miss Marple… sono tutte “fiabe”, che fanno sognare. E, in fondo, come diceva proprio Chesterton, l’incantamento è una prima forma di spiritualità e di fede: seguire quell’istinto che porta a trovarsi bene in un mondo “incantato” è anche fidarsi di quell’istinto che ci porta a cercare un mondo “misterioso” nel quotidiano, ossia un mondo “bello” nascosto e rivelato, al tempo stesso, nel mondo in cui ci troviamo a vivere.

Certi musicisti hanno composto musica ispirandosi a Tolkien. Cosa ne dici?

Ci sono delle realtà molto interessanti in questo ambito; in particolare, mi sono piaciute molto le musiche di scena per gli sceneggiati radiofonici della BBC. Mio fratello violinista, Giovanni, con il suo quartetto (“Random String Quartet”) ha anche inciso un bellissimo CD di musiche dai film di Jackson trascritte per quartetto d’archi. Altre tipologie musicali, come quelle di tipo più rock/metal (o, per contro, quelle di stile un po’ New Age) mi vedono molto meno entusiasta, ad essere sincera… ma, anche qui, nella misura in cui servono a far passare dei messaggi buoni, ben vengano.

Sei anche una teologa. Faccio quindi una domanda alla teologa. Religione e letteratura fantastica: si sposano? Perché molti storcono il naso?

Grazie per questa domanda! Come dicevo prima, sono giunta all’idea che sì, religione e letteratura fantastica possono assolutamente andare d’accordo (dipende, ovviamente, moltissimo dal punto di vista dell’autore sui temi religiosi. C’è molto fantasy che è schiettamente pagano o nichilista). Anche se dapprincipio mi sembrava che la teoria di Chesterton in Orthodoxy fosse piuttosto assurda, poi, col tempo, ho capito che in realtà è profondamente vera. Come dicevo prima, il fantastico può aprire la mente ad un senso del mistero e dell’incantamento che non sono in contrasto con la scienza e la razionalità, ma rappresentano un robusto e fondamentale contrappeso alla semplice fattualità dello scientismo. Poi tutto sta a non fermarsi all’apparenza ed alla superficie, come chi si inventa delle pseudo-religioni di tipo magico o mitico (che, fra l’altro, non hanno nemmeno la ricchezza di tradizioni e di sapienza che alcune tradizioni del passato possedevano). La magia intesa come tentativo di controllare la natura ed addirittura il soprannaturale è un aspetto molto negativo e pericoloso, che rappresenta una delle tante incarnazioni possibili della ricerca del potere, dell’egoismo e dell’orgoglio umano che cerca l’autosufficienza lontano dal rapporto col Creatore (e, neanche a farlo apposta, è in questi termini che Tolkien caratterizza le forze del male dei suoi libri, da Melkor a Sauron a Saruman…). La magia come capacità di scorgere il mistero della vita nella natura, di intuire il mistero sovrannaturale che c’è in ogni creatura e soprattutto in quelle dotate di libero arbitrio, come capacità di stupirsi davanti al mistero come fanno i bambini… beh, questa è una forma di fede, ed anche una forma molto bella. Perché, in fondo, le fiabe sono dei bambini; e “se non diventerete come questi piccoli, non entrerete nel Regno dei Cieli”.

Ringrazio Chiara per il tempo che ci ha dedicato!

Grazie di cuore a te, carissima amica!

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Tolkien e Newman a Roma in ottobre

In occasione della canonizzazione di John Henry Newman, assieme ai Tolkieniani Italiani e in collaborazione con Martina De Nicola e Tolkien nelle Marche, I Cavalieri del Mark invitiamo tutti, alla vigilia dell’evento, a una tavola rotonda avente per tema l’educazione di Newman e dell’Oratorio di Birmingham, ricevuta dallo stesso Tolkien negli anni della sua formazione.

L’incontro si terrà a Roma, presso la libreria San Paolo in Via della Conciliazione 16, con ospiti Giuseppe Scattolini, Greta Bertani, Paolo Gulisano, Oronzo Cilli e la stessa Martina De Nicola in veste di moderatrice, con l’obiettivo di guidarci attraverso l’esplorazione collettiva del tema per mezzo di una discussione aperta e cordiale.

L’incontro sarà trasmesso in diretta radiofonica dalla webradio La Voce Di Arda su https://www.spreaker.com/user/simoneclaudiani

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Hobbiton XXVI – I Regni del Nord

Il 14 e 15 settembre siete attesi a Manerba del Garda (BS) per HOBBITON XXVI – I REGNI DEL NORD

Siamo lieti di annunciarvi che la XXVI edizione di HOBBITON si svolgerà sabato 14 e domenica 15 settembre a MANERBA DEL GARDA (BS), presso l’Anfiteatro di Solarolo in Via Giovanni Paolo II.

Non mancheranno conferenze, spettacoli, musica, stand enogastronomici, giochi, artigianato e gara di cosplay con premi!

Questo il riepilogo di tutti gli ospiti, le attività e gli spettacoli che si alterneranno nei due giorni dell’evento, che sarà introdotto dalla mostra di abiti Middle-earth Costume Exhibit – una selezione di riproduzioni sartoriali dei costumi che abbiamo ammirato nelle trilogie cinematografiche de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, in cui ciascun capo è realizzato artigianalmente da Veerena Stima:


Manerba è una cittadina turistica in provincia di Brescia, sulla sponda lombarda del Lago di Garda.

Come raggiungerla

In auto: Autostrada A4 Torino/Venezia uscita Desenzano e poi seguire i cartelli stradali in direzione di Salò

In treno: La stazione ferroviaria più vicina è quella di Desenzano

In aereo: Gli aeroporti più vicini sono quelli di Verona, Bergamo e Montichiari


Ingresso Gratuito

Vi aspettiamo!

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In viaggio verso Isengard!

Siamo lieti di annunciarvi che la prima edizione di “In viaggio verso Isengard si svolgerà nei giorni 27 e 28 luglio: sarà la Città di Viterbo a ospitare la nostra festa!

Questo il programma:

SABATO 27 LUGLIO 

Sala Regia – Palazzo comunale
Ore 16.00 “Esiste una mitologia italica?” a cura di Andrea Verdecchia;
Ore 16.30 “Tradizione: Demitizzare la Modernità” a cura di Giovanni Sessa;
Ore 17.00 “Tolkien’s Library – Un viaggio nella biblioteca di Tolkien” a cura di Oronzo Cilli;
Ore 17.30 “Il Mito dei Nibelunghi”, tra Wagner e Tolkien a cura di Francesco Sangriso;
ore 18.00 “Il Mito e la fiaba” a cura di Manlio Triggiani;
Ore 18.30 “Gli influssi celtici nelle opere di Tolkien” a cura di Chiara Nejrotti;

Presso il palco in piazza del Gesù
Ore 19.00 Dott. Why – Gioco a tema tolkieniano
Ore 21.00 Concerto di Claudio Bastoni in piazza del Gesù
Ore 21.30 Concerto di “IXIA” in piazza del Gesù

DOMENICA 28 LUGLIO 

Sala Regia – Palazzo comunale
Ore 16.30 “Il gioco di Arda – Viaggio nella storia e nel regno ludico” a cura di Angelica Toritto e Daniele Catozzella. Interverranno Giuseppe Scattolini nonché Michele Marchetti direttore generale Centro Sportivo Italiano;
Ore 17.00 “Tolkien tra storie e leggende” a cura di Paolo Paron;
Ore 17.30 “Da Eowen alle donne guerriere. La guerra dei sessi in Europa Centrale” a cura di Dario Giansanti;
Ore 18.00 “Tolkien e Annio da Viterbo” a cura di Rubin Jacopo;
Ore 18.30 “La Pietà in Tolkien” a cura di Giuseppe Scattolini;

Presso il palco in piazza del Gesù
Ore 20.30 Concerto “The Shire”

In piazza San Carluccio e presso “La Zaffera”
Sabato 27 luglio dalle 16.00 alle 21.00 e domenica 28 luglio dalle 10.00 alle 21.00
Giochi di Ruolo dal vivo e da Tavolo – Esposizione diorami – Esposizione armi tolkieniane
Mostra abiti tolkieniani a cura di Veerena Stima

In piazza San Pellegrino
Sabato 27 luglio dalle 16.00 alle 21.00 e domenica 28 luglio dalle 10.00 alle 21.00
Mostra di quadri a cura di Andrea Piparo

Vi aspettiamo!

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Hobbiton XXV

Fervono gli ultimi preparativi per l’edizione 2019 della nostra Festa a lungo attesa: la XXV edizione di Hobbiton si svolgerà infatti nei giorni 22 e 23 giugno nel maestoso Castello Carlo V, a due passi dal mare e dal porto, nel cuore del centro storico della città turistica pugliese di Monopoli che quest’anno è deputata ad ospitare il nostro ritrovo gioioso!

La due giorni, come da nostra abitudine, offrirà momenti culturali e di intrattenimento per dare modo di vivere ed esplorare il mondo legato a Tolkien in tutti i suoi aspetti migliori:

  • Conferenze – gli incontri con gli esperti si terranno tutti il sabato pomeriggio, nella cornice della biblioteca Rendella di piazza Garibaldi.
    • Tolkien’s Library – un viaggio nella biblioteca di Tolkien, con Oronzo Cilli – 17:30
    • Presentazione del progetto Biblioteca Silmarillion con Angelica Toritto e Daniele Catozzella; presentazione del progetto Esgaroth con Antonio Primiano di Maria – 18:00
    • Tolkien e il retaggio classico tra Omero, Dante e Manzoni, con Vito Fascina – 18:30
    • L’immaginario di J.R.R. Tolkien, dai romanzi ai social media, con Michele de Feudis – 19:00
    • Da un ‘vizio segreto’ alla subcreazione di Arda, con Gianluca Comastri – 19:30
  • Concerti – due sono i concerti in programma:
    • sabato 22, palco di piazzale Colombo, ore 21:00 – Le stelle di Hokuto
    • domenica 23, pub The King, ore 21:00 – The Shamrocks
  • Giochi e animazione – troverete queste attività durante tutti e due i giorni, nell’area del castello. Per informazioni rivolgersi direttamente agli stand delle associazioni organizzatrici.
    • Escape Room e Discussione con Delitto a cura di Fatti di Sogni – Compagnia Teatrale
    • Sala delle Armi – giochi da tavolo e di ruolo a cura dell’Associazione Ludica Finibus Terrae
    • Sala delle Armi – giochi di miniature a cura dell’Associazione Ludica 99 Corsari
    • Sala delle Armi – esperienze di realtà virtuale a cura di Gaming Art
    • Area esterna – gioco di ruolo dal vivo a cura di ALA – Associazione Ludica Apulia
  • Gara Cosplay – sabato 22, palco di piazzale Colombo, ore 18:30

Durante tutti e due i giorni, presso il Castello, vi saranno aree dedicate a mostre e stand artigianali.

Qui un pratico vademecum in formato immagine, comodissimo da scaricare sui dispositivi mobili per averlo sempre a portata di mano e di occhi:

Dunque, l’appuntamento per tutti è a Monopoli per sabato prossimo: vi aspettiamo!

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Tolkien 2019, il programma di dettaglio

È stato annunciato il programma completo di Tolkien 2019, il meraviglioso evento internazionale che si terrà a Birmingham il prossimo mese di agosto promosso per i 50 anni della Tolkien Society: come da recente comunicazione degli organizzatori, siamo felicissimi di apprendere che sarà della partita anche Catherine McIlwaine, Tolkien Archivist alla Bodleian Library dell’università di Oxford, che abbiamo avuto l’onore e il piacere di accogliere come ospite a Barletta nel Tolkien Archive curato da Oronzo Cilli.

Vi riepiloghiamo di seguito le principali attrattive della grandiosa festa di Birmingham.

Relatori in evidenza

A cura di Tom Shippey e Oronzo Cilli si terrà l’intervento intitolato Tolkien’s Library: An Annotated Checklist, dedicato alla presentazione del libro Tolkien’s Library (edito da FT Barbini – Luna Press Publishing) che uscirà proprio in occasione dell’apertura dell’attesissimo evento e di cui i due oratori sono rispettivamente autore della prefazione e autore del testo.

A cura di Oronzo Cilli e Giovanni Carmine Costabile avrà invece luogo l’intervento Tolkien and Italy, la storia editoriale delle opere di Tolkien nel nostro paese con tutto ciò che ad essa è correlato. L’intervento sarà incentrato sui contenuti del libro Tolkien e l’Italia (edito da Il Cerchio).

A cura di Padre Guglielmo Spirito OFM è poi annunciato l’intervento A ray of light: the theological vision of Letter 89, per uno sguardo tra le righe dei pensieri più profondi del Professore.

Gli altri relatori italiani

Claudio A. Testi, insieme a Tom Shippey e Thomas Honegger, presenterà il volume Tolkien and the classics, traduzione inglese del progetto portato avanti da anni dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani: terrà inoltre l’intervento Tolkien and Aquinas, in cui si mostrerà come lo scrittore inglese conosceva necessariamente alcune idee filosofiche di San Tommaso.

Lorenzo Gammarelli interverrà su Depth by Paratext: How Forewords and Footnotes Helped J.R.R. Tolkien Develop a Secondary World in The Lord of the Rings, un’analisi del modo in cui ne Il Signore degli Anelli Tolkien usa prefazioni e note per accrescere il “senso di profondità”.

Gloria Larini in Bilbo, Ulysses and the Greatness of the Unknown collegherà alcuni aspetti de Lo Hobbit di Tolkien all’avventura di Ulisse nell’Odissea di Omero.

Marco Scicchitano in The educational project ‘Le Nere Lame’ with Tolkien-based background illustrerà il progetto “Le Nere Lame”, che trova la sua ambientazione nella Terra di Mezzo di Tolkien.

A chiunque di voi vorrà unirsi alla spedizione tricolore e partecipare a questa grande manifestazione in prima fila, è apertissimo l’invito a prendere visione dell’elenco ufficiale delle relazioni e dei panel e a scegliere (anche volendo sarà impossibile seguire tutto in prima persona) tra questa incredibile serie di contributi!

Eventi diurni e serali

Il programma degli eventi è ricchissimo. Oltre 90 presentazioni di studiosi, accademici e fan di Tolkien, dal Regno Unito e da tutto il mondo, dalla Tolkien Society o da altre associazioni: 10 panel che discutono le opere di Tolkien e come vengono illustrate, adattate e pubblicate: vari workshop per abbracciare proprio lato creativo: mostre che raccontano la storia della Tolkien Society e ne esporranno gli oggetti più preziosi dagli archivi sociali.

Ma il Tolkien 2019 non sarà solo una sequenza diurna di conferenze e panel. Anche se questi ultimi ne saranno la parte principale, l’evento vuol essere un’esperienza inclusiva che durerà tutto il giorno e fino a sera. Nelle intenzioni degli organizzatori, i partecipanti si godranno la reciproca compagnia per tutta la durata dell’evento, sfruttando le serate per apprezzare la pienezza dell’impatto delle opere di Tolkien con esperienze conviviali e di spettacolo. Gli intrattenimenti sono programmati per ogni sera e sono inclusi nel costo dell’iscrizione (tranne che per il banchetto): vi sarà una rappresentazione di Leaf by Niggle del Teatro delle marionette, la People’s Orchestra suonerà i temi dagli adattamenti cinematografici di Tolkien, e il sabato l’appuntamento è con la variopinta festa in costume! Vi invitiamo a prendere visione del programma di dettaglio delle attività serali.

Per tutte le altre informazioni, rimandiamo al nostro speciale: buona lettura!

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Dal Tolkien Archive ai prossimi eventi

Il Tolkien Archive 2019 ha lasciato dietro di sé un bel numero di partecipanti arricchiti da un’esperienza piena e gratificante, ma non solo: le basi gettate aprono la via a ulteriori passi avanti. Ne ha parlato Giuseppe Scattolini in un’intervista rilasciata oggi a Tolkien  Italia, in cui anticipa uno dei frutti che l’evento di Barletta darà verso la fine dell’anno, un’opportunità davvero notevole per cui anche noi di STI presteremo volentieri il nostro contributo: lavoreremo nientemeno che all’organizzazione di un convegno universitario presso l’ateneo di Macerata.

Vi proponiamo le risposte con cui Giuseppe introduce i temi della chiacchierata:

Si è da poco concluso un evento che costituisce un importantissimo primo passo sul  territorio italiano: la visita di Catherine McIlwaine. Attorno ad essa si è costruita una due giorni di studi, confronti e presentazioni. Tu hai vissuto questo evento da dentro: lasciando alle fonti ufficiali il compito di raccontarcene i dettagli, a te chiedo cosa ti ha lasciato, come è stato vissuto dagli altri partecipanti e cosa hanno mostrato di aver tratto da questa ricca esperienza.

Per me personalmente i momenti più belli sono stati senza ombra di dubbio le chiacchierate con Catherine, in cui abbiamo parlato della religione, della storia italiana, del basilico (dal greco, “foglia di re”), di ciò che ha colpito di più lei a Barletta: le persone che andavano a Messa la mattina in cattedrale. Al che mi ha raccontato anche dell’esperienza simile ma diversa che fece negli Stati Uniti quando andò alla Marquette University per selezionare i manoscritti di Tolkien da esporre alla mostra Tolkien: Maker of Middle-earth dello scorso anno1 : tutti le chiedevano “che chiesa frequenti?” e lei poverina non sapeva che rispondere, in Inghilterra mi ha detto che nessuno ti farebbe mai una domanda del genere. Lei è una persona squisita, e non fatico a capire come mai la Tolkien Estate l’abbia scelta come Tolkien Archivist: infatti fu dopo la morte di Tolkien che la famiglia decise di donare alla Bodleian Library i manoscritti del Professore, e la figura della Tolkien Archivist sta lì apposta per garantirne la sicurezza e la consultabilità.

Un ponte che ci collega direttamente con l’archivista e con gli archivi della Bodleian ovviamente è un punto di arrivo per certi versi, ma un notevole punto di partenza per ulteriori iniziative, personali o collettive, che da lì possono prendere le mosse. A sensazione, quali prospettive possono aprirsi ora? Quali progetti dei Tolkieniani Italiani possono trarre impulso dalla due giorni di Barletta e schiudere tutte le loro potenzialità?

Senza ombra di dubbio aver avuto come ospite Catherine è un punto di arrivo: lei non è una relatrice o una studiosa di Tolkien, ma un’archivista. Di Tolkien conosce tutto, ma non solo il suo compito non è interpretarne i testi, piuttosto lo è il conservarli e il proteggerli, e soprattutto non è abituata se non a fare vita “di archivio” con ciò che ne comporta (tutto ciò per sua stessa ammissione). La mostra che ha curato l’ha molto esposta al pubblico, ma che sia venuta a Barletta è testimonianza della stima che lei nutre nella credibilità e nella serietà di studioso della persona di Oronzo Cilli, l’organizzatore, nonché di tutti noi. La sua visita però è stata giustamente anche un punto di partenza, come dicevi: non solo adesso le porte degli archivi di Tolkien sono aperte agli studiosi italiani che hanno partecipato al corso di Barletta, e agli studiosi italiani in generale sarà più facile accedervi, ma anche le iniziative collettive potranno trarre un grande giovamento. Significa che finalmente il mondo tolkieniano italiano si apre agli studi veri, accademici e universitari. Per questo ci siamo sentiti pronti, e come Cavalieri del Mark, di cui sono presidente, abbiamo proposto un convegno all’università di Macerata: i Tolkieniani Italiani, di cui facciamo parte, ci daranno una mano e co-organizzeranno con noi (dunque anche la co-organizzazione di STI vien da sé).


Qui potete invece leggere l’intervista completa.

Tolkieniani Italiani – Intervista a Fabio Leone

Fabio Leone nasce nel 1979 a Latina. Nel 2004 si diploma in Pittura ad olio all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2005 al 2008 lavora quasi esclusivamente come pittore di icone tradizionali cristiane. Dal 2008 affiancato mia moglie nel suo lavoro di illustratrice. Nel 2009 viene rappresentato dall’agenzia Bright, collaborazione che si protrae fino al 2017, dipingendo per commissioni nel settore educazionale/storico, e dedicandosi al thriller/horror e al fantasy a titolo personale. Nel 2013 vince il Language Learner Literature Award per le sue illustrazioni di The Legend of Sleepy Hollow di Washington Irving. Nel 2015 gli viene assegnato il Tolkien Society Award per Best Artwork, con l’opera Ulmo appears before Tuor. Le sue illustrazioni sono incluse in molte pubblicazioni in giro per il mondo, edite da Miles Kelly, Compass Media, Pearson, Oxford University Press, Nelson Evergreen, MacMillan, Skolska Knjiga, Bill Studio Group, Qbs Learning, Templar e altre. Andiamo a fare la sua conoscenza per tramite del fuoco di fila delle domande che gli ha posto Giovanni  Costabile.

Caro Fabio, innanzitutto lascia che ti ringrazi a nome dei Cavalieri del Mark e della Società Tolkieniana Italiana, nonché a titolo personale, per aver acconsentito a rispondere alle nostre domande. Sei un grande nome per gli appassionati di Tolkien e un punto di riferimento tra gli illustratori tolkieniani italiani. Pensa che quando ho detto alla mia ragazza (tolkieniana di puro sangue Eldarin anche lei) che ti avrei intervistato, lei ha esclamato: “No! Per davvero?”

Sono lusingato, è sempre un piacere essere raggiunto dal pubblico. Onestamente non mi capita spesso e, tempo permettendo, cerco sempre di condividere la mia esperienza con chiunque ne possa giovare. Un avviso ai lettori: detesto cordialmente i “VIP” che si allontanano dal pubblico. Sono un tipo alla mano e potete contattarmi liberamente sui social. Nei limiti di tempo risponderò come posso.

Beh, io parteggio per l’idea di cominciare con le domande difficili. Tolkien è noto abbia scritto che le illustrazioni ai suoi libri dovrebbero riguardare i soli ambienti e paesaggi, per lasciare ai lettori la libertà di immaginare da sé i personaggi. Impose ciò persino a una grande artista come Pauline Baynes. Ma in effetti molti mi dicono che faticano a immaginare i personaggi tolkieniani al di là dei film di Peter Jackson, sebbene io non abbia mai avuto un simile problema perché sono ospite a Gran Burrone ogni altro fine settimana. A parte gli scherzi, come giustifichi il contravvenire, chiaramente diffusissimo e non solo tuo, ai desideri di Tolkien?

Tolkien, come altri grandi autori, comprendeva pienamente il meccanismo di “proiezione/identificazione” che il lettore pone in essere quando interagisce con l’opera d’arte. Un bel paesaggio dipinto può “tirarci dentro”, specialmente se osserviamo grandi tele di maestri paesaggistici, una storia scritta secondo gli stessi stratagemmi usati da Tolkien permette al lettore di “riempire” gli spazi vuoti adoperando il proprio “archivio interiore d’immagini” e, di rimando, sviluppare un legame più forte con personaggi che, almeno in parte diventano proiezione del pubblico. Se ci pensate bene I manga utilizzano spesso questa dinamica rappresentando gli eroi con uno stile molto semplice, ai limiti dell’astratto, mentre l’antagonista è reso estraneo, “altro da me”, venendo rappresentato in modo più realistico… è più facile percepire l’entità “separata” come sconosciuta ed inquietante. Altro esempio brillante ed eloquente è il fumetto “Le avventure di Tin Tin”, creato da Georges Remi, ove il personaggio principale può facilmente rappresentare chiunque lo legga, data la semplice estetica con cui è rappresentato, ma essendo un fumetto basato su esplorazione e scoperte, è il paesaggio ad essere rappresentato in modo realistico e, di rimando, misterioso e sconosciuto. Gli artisti che scelgono di affrontare Tolkien proiettano la loro estetica nel cercare di dare forma ai personaggi… è quasi inevitabile (dico “quasi” perché c’è chi sceglie volontariamente di dare il posto d’onore al paesaggio ed alla storia in esso intessuta, come ad esempio Ted Nasmith). La sottile linea da non oltrepassare è , per me, il non tradire “troppo” Tolkien, rappresentandolo  con  ponderato rispetto per la sua opera, intenzione, morale, filosofia… in altre parole: illustrando Tolkien nel senso etimologico del termine: “fare luce, rendere chiaro, spiegare”. Detesto quando un artista sfrutta un autore per parlare delle proprie idee… non sta illustrando, sta sfruttando la fama altrui. Discorso a parte merita la ripetizione non immaginifica delle scene dei film… capisco che il cinema sia media potentissimo (ed il nostro cervello si è evoluto per trattenere con maggiore chiarezza informazioni in “movimento”) ma non riesco a valutare nulla di più dell’autore dell’immagine tranne che la capacità tecnica della copia, non c’è vero dialogo con tali dipinti, solo un proclamo da parte dell’artista che sembra dire “Hey! Mi piace questa scena!”. È un’opportunità sprecata.

D’altronde Tolkien scriveva anche che intendeva lasciare la Terra di Mezzo ad altre mani, menti e voci. Adesso entriamo nel vivo e prendiamo direttamente in mano una coppia di tuoi lavori, il maestoso Elessar e la regale Queen Arwen Undomiel. Penso sia la prima volta che vedo i due personaggi raffigurati in età avanzata e ti faccio i miei complimenti per l’originalità dell’approccio, due opere veramente notevoli. Ci racconti come le hai pensate, come è nata l’idea?

Il primo a “venire a galla” nella mia immaginazione è stato Elessar. Come ho accennato precedentemente, le immagini della trilogia cinematografica erano (e sono) canone in questi anni. Avevo già dipinto alcuni ritratti ed avevo pensato di rivolgermi ad Aragorn. Non molti lo hanno rappresentato come Elessar, come colui che ha finalmente preso su di se il ruolo di Re dei regni di Gondor/Arnor e volevo che la rappresentazione rispettasse l’età del personaggio. Essendo Númenóreano Aragorn “si mantiene bene”, ma non è neanche un arzillo 30enne ai tempi dell’incoronazione. Ecco allora che ho preferito rappresentarlo più anziano, con qualche cicatrice sul volto, I segni di una probabile frattura al setto rimarginata (aguzzate la vista!)  e qualche dettaglio che dia spessore al suo background: la spilla di Lothlorien, un manto rosso regale, una corona che rappresenti in modo adeguato le tradizioni di Gondor. Per I puristi: garantisco che ho tentato di rappresentare la corona in modo “ortodosso” rendendola simile allo schizzo di Tolkien e nel solco della cultura egiziana dei faraoni… ma non funzionava. Per un primo piano dovevo ridurre qualcosa. Chiedo venia. La seconda, Arwen, è emersa da una esigenza differente ma si è incastonata nella stessa logica estetica del suo celebre marito: sto ragionando molto tempo un dipinto con lei protagonista ed ho pensato che studiare un ritratto mi avrebbe favorito nel dipingerla successivamente in una situazione più complessa. Come per Elessar ho deciso di rappresentarla in un momento differente dalle solite rappresentazioni ed attingere dalle Appendici. Nella mia mente Arwen sta ascoltando le parole di Aragorn “In sorrow we must go, but not in despair. Behold! We are not bound for ever to the circles of the world, and beyond them is more than memory. Farewell!”. Questa Arwen è rappresentata con I capelli più corti, probabilmente in lutto, I capelli corvini che si dice ereditati dalla bis-bis-nonna Luthien, sono ingrigiti. Come Elessar lei dispone di una lunga vita ma al “passaggio” di lui anche lei sente che il tempo di lei è al termine. Sta per partire da Gondor per recarsi a Cerin Amroth e lì rendere lo spirito ai Valar come mortale. I colori che lei indossa richiamano l’autunno, la corona la cultura elfica e… si, preferisco orecchie a punta per gli elfi… dopo aver ruminato molto tale dilemma.

Passiamo al magnifico Gandalf the servant of the Secret Fire. È evidente in tale opera l’ispirazione dall’iconografia ortodossa, che inizialmente può apparire una scelta bizzarra, sebbene trovi riscontro anche nelle interpretazioni dell’artista inglese Jay Johnstone. Come commenti la tua interpretazione?

Penso che molti dipinti “personali” nascano dal pensiero dell’autore quando si dice “sarebbe divertente se…”. Ho una passione per l’arte della pittura d’icone, conosco la tecnica ed i metodi. L’ho praticata per anni… poi leggendo Tolkien mi sono trovato in linea con quanto un lettore gli fece notare: sembra che una luce brilli ma senza che alcuna lampada sia visibile. Di per se è una descrizione molto…Cristiana! So bene che Tolkien si è opposto arduamente contro le letture “allegoriche” della sua opera e la mia scelta di rappresentare Gandalf come un Santo (solo i santi possono essere rappresentati in icone) non ha intenti allegorici. Ma è interessante notare come Gandalf abbia molteplici punti in comune con la figura del “Santo” cristiano. Riflettendo su questi punti di contatto un giorno, mentre ragionavo sul come “rinfrescare” la mia conoscenza circa tecnica iconografica mi sono detto: “perché non Gandalf?”. Così ho applicato i canoni estetici e tecnici nell’elaborare un disegno del Gandalf Archetipico, dotato dei suoi attributi propri (Glamdring, il bastone, il manto, il cappello, I colori propri) ed il volto tipico degli asceti orientali. Non volendo usare il Nimbo dorato, che si conviene solo ai santi, ho declinato l’idea già da me applicata del poema dell’anello usato come Nimbo (o “aureola” se prefereti il decadente termine post-Giotto): essendo Gandalf non sotto l’influenza dell’Unico Anello, il suo volto non è circondato dal poema dell’anello ma dal simbolo che lo identifica come messaggero di Eru Iluvatar  “I am a servant of the Secret Fire, wielder of the flame of Anor”, frase con cui dichiara autorità sopra la “fiamma di Udun”. È stato per me un lavoro infinitamente divertente, ma confesso di aver ricevuto una bella ripassata dalla mia maestra d’icone. A titolo personale posso dire di apprezzare lo sforzo di Jay Johnstone, soprattutto nelle ultime sue opere “iconografiche”, ma Tolkien non scriveva “imitando la vecchia letteratura”, lui scriveva la letteratura che  amava… allo stesso modo penso che la scelta di rappresentare Tolkien con stile iconografico sarebbe più confacente se fatto come moderne icone dipinte nel solco della tradizione iconografica tradizionale e non “imitando vecchie icone” come Johnstone sembra preferire. Talvolta sono piuttosto difficile da accontentare, lo so, ma è solo perché amo l’arte delle icone.

Ora ho scelto proprio quest’opera anche per un altro motivo, ovvero che l’ispirazione ortodossa suggerisce esplicitamente una simbologia religiosa cristiana, che pure certuni contestano. Tu come ti poni nella controversia sul Tolkien cattolico? Ci sono margini secondo te per dubitare che l’opera di Tolkien sia cattolica come il suo autore, pur senza nulla togliere ad altre indubbie influenze?

No. È lampante. L’opera di Tolkien è ardentemente religiosa. Alcune opere lo sono meno (prendiamo ad esempio Roverandom o Farmer Giles of Ham), ma Il Signore degli Anelli è profondamente religioso. Penso che la controversia sia solamente apparentemente legata al dibattito circa il “Tolkien cattolico”  ed invece segno dell’intimo smarrimento e fastidio che taluni provano quando si scoprono emozionati ed ispirati da un autore che ha molto di cristiano da dire… sebbene contemporaneamente si disdegni il cristianesimo in tutte le sue forme, secolari e non.

Ora un momento retrospettiva. Uno dei post sempreverdi nei gruppi tolkieniani domanda agli altri appassionati come si è conosciuto Tolkien per la prima volta, oppure, come mi piace esprimere la stessa idea, per quale porta (rigorosamente tonda) o finestra si è entrati in casa Baggins. Hai avuto un tuo personale Gandalf che ha lasciato una runa per te su quella porta?

Ne ho due. Il primo è il fratello di un mio grande amico d’infanzia, Alessio. Abbiamo molti gusti in comune ed un giorno (ci conosciamo da quando eravamo undicenni) gli dissi che stavo leggendo “La spada di Shannara”. Suo fratello, che aveva il naso in un fumetto (mi pare Nausicaa), alzò il detto naso dalle dette pagine e disse: “Tolkien… solo Tolkien!”. E tornò a leggere. La seconda runa fu graffiata da “La storia infinita” cinematografico: Il libraio chiede a Bastian, ironicamente, se sapesse cosa I libri siano… e Bastian risponde di aver in casa 137 libri… ed elenca: “L’isola del tesoro”, “Il mago di Oz”, “L’ultimo dei Mohicani”, “Il signore degli anelli”… Quella lista mi è rimasta dentro. Conosco il film praticamente a memoria e quel libro, quell’autore continuavano a saltar fuori ovunque come una montagna all’orizzonte. Alla fine ho chiesto a mia madre di comprarmi una copia, avevo 12 o 13 anni. Il resto è storia.

Ma questo è stato solo l’inizio. Da allora ne hai fatta di strada insieme a Tolkien, se nel 2015 hai visto assegnarti il Tolkien Society Award per Best Artwork con Ulmo appears before Tuor. È un riconoscimento straordinario per un artista tolkieniano pur non essendo l’unico premio che ti è stato attribuito, e posso solo immaginare l’entusiasmo con cui hai accolto la notizia. Vuoi raccontarci come è andata?

Ho acceso il pc la mattina e trovato 137 notifiche. Ho pensato: “ma che cavolo..?”. Poi mi sono seduto, incredulo. Quando mia moglie si è alzata le ho semplicemente detto: “Non ci crederai, ma ho vinto”. Abbiamo preparato I bambini per l’asilo… poi nel resto della giornata ho lavorato per rispondere a messaggi ed email. Niente feste selvagge ma ne sono davvero soddisfatto.

Domanda di rito. Quali sono i modelli della tua arte? Credo di aver letto da qualche parte che tra i tuoi riferimenti illustrativi c’è il grandissimo Donato Giancola, e posso confermare che all’occhio si nota, ma ricordo un commento di Stefyart sul tuo profilo Deviantart che paragona il tuo stile a Rembrandt e Caravaggio, e penso anche a una tua illustrazione non tolkieniana, una delle tue prime opere, intitolata Jealousy. Qui mi pare di notare un taglio allegorico che ha del preraffaellita, se non mi inganno. Cosa c’è di vero in tutto questo?

Questa particolare illustrazione proviene da un libro pubblicato anni fa dalla Pearson, se non sbaglio, la protagonista, sul fondo, guardava con invidia I personaggi in primo piano. Ai tempi stavo cercando di stabilire uno stile che mi stimolasse ad approfondire. I preraffaelliti sono sempre in cima alla pila di libri che sfoglio per ragionare su delle soluzioni e nel dipingere questa illustrazione mi appoggiai a Waterhouse ed il suo “Mariamne Leaving the Judgement Seat of Herod” per studiare la tecnica e catturare quella specifica atmosfera. Ora come ora questo lavoro mi imbarazza perché prende troppo in prestito da Waterhouse.  Giancola è uno dei pilastri della mia “idea estetica”. Per dare contesto faccio un salto indietro:  ho avuto esperienza terribile in accademia delle belle arti ed il modo in cui la mia classe di pittura è stata guidata era riuscita ad annientare quasi tutta la mia voglia di dipingere. Stavo per “appendere al chiodo” il pennello. Un giorno però, sfogliando le pagine di un libro, vidi “The Taming of Smeagol” di Giancola. Opera eccezionale. Rinascimentale nell’anima, moderno nelle ispirazioni, tecnica perfetta. Ho pianto guardandola ed ho realizzato che potevo anche io trovare qualcosa che mi emozionasse nel dipingere. Quel singolo quadro mi ha salvato. I paragoni con Caravaggio e Rembrandt mi lusingano, e sono troppo gentili.

A proposito di quest’ultima opera, ricordiamo infatti che la tua arte prende anche spunto da altre fonti, di solito comunque opere letterarie, cinematografiche e videoludiche di genere fantastico e horror, da Batman a Game of Thrones, da God of War a Ladyhawke. In base a quale criterio scegli i tuoi soggetti, fintantoché la scelta non appartiene invece al committente?

C’è chi si emoziona nel dipingere ritratti, chi un manga, chi strappone scosciate. Tutti noi, mi azzardo a suggerire, siamo diapason… vibriamo in accordo con frequenze ristrette e mirate. Io rispondo alla tragedia, all’indagine interiore, all’eroismo epico. Non riuscirei a rappresentare con la stessa sincerità una eroina seminuda… ma datemi un personaggio dalla psicologia complessa ed io vado a nozze. Per questo, probabilmente , mi sono trovato a scegliere Navarre, Jamie Lannister, suo padre Tywin come protagonisti di illustrazioni. Hanno così tanto da dire! Così tanti dettagli possono essere inseriti per compensare la “densità di dettagli” necessari a delineare un volto dalla psicologia complessa! Ad esempio con Tywin ho potuto dipingere la storia di Casterly Rock sulla sua armatura, o con Navarre inserire elementi che spieghino il suo amore per Isabeu (come la treccia bionda fasciata di pelle che lui porta accanto al petto). Provate ad analizzare il mio “Stregone di Angmar” e troverete abbastanza dettagli per ricostruire una storia ipotetica da me composta per narrare gli eventi prima del suo “sbiadimento”! Trovo “God of war” un moderno capolavoro di design e “world building”. Non l’ho mai giocato, ma ho il libro del “Making of”. È oro zecchino per la ricerca artistica.

Infine torniamo ancora sui tuoi lavori tolkieniani. Chi ti segue ha notato la pubblicazione di uno studio su Eowyn. Come procede il lavoro su questo tema? Quando possiamo aspettarci una tua interpretazione della famosa scena del Re Stregone ne Il ritorno del re? Dopo la raffigurazione veramente unica che hai fatto del Signore dei Nazgûl prima di diventare Spettro, vedremo anche il Primo dei Nove ergersi in tutta la sua oscura maestà, prima che la Dama di Rohan lo vanifichi del tutto?

Il dipinto di Eowyn è in lavorazione da circa 3 anni. Gestazione complessa. Un rapporto attrattivo/repulsivo. Considero Il passaggio del confronto di Eowyn con il Dwimmerlaik tra I migliori della letteratura mondiale moderna su cui ho messo gli occhi. Mi terrorizza l’idea di non rendere giustizia alla dama di Rohan. “But the helm of her secrecy had fallen from her, and and her bright hair, released from its bonds, gleamed with pale gold upon her shoulders. Her eyes grey as the sea were hard and fell, and yet tears gleamed in them. A sword was in her hand, and she raised her shield against the horror of her enemy’s eyes”. Che parole. Mi commuovono anche ora che le ho citate qui. Sarò all’altezza di renderle visibili? Questo dipinto mi tormenta da anni. Sono arrivato ad una fase di stallo circa un anno fa. Poi, al Lucca Comics del 2018 ho avuto modo di sottoporlo all’attenzione di Todd Lockwood per chiedere lumi sul come procedere. Durante il suo workshop mi ha mostrato come risolvere alcune criticità ed ora sono pronto a continuare…  Sarebbe un sogno completarla per il Tolkien Society Award di quest’anno, ma al momento le possibilità che ciò si realizzi sono scarse.

Per concludere, ti porgo di nuovo i miei e nostri ringraziamenti, con un’ultima richiesta. C’è un augurio che vorresti fare ai giovani artisti tolkieniani in erba? Intanto ti offro il mio, in lingua Quenya, perché ci sono cose che solo la lingua degli Elfi di Aman può dire. E allora, caro amico, con l’auspicio di risentirci presto, Alassë.

Alassë amico mio e per gli artisti Tolkieniani in erba, Tolkien scrisse: “Fantasy is escapist, and that is its glory. If a soldier is imprisoned by the enemy, don’t we consider it his duty to escape?. . .If we value the freedom of mind and soul, if we’re partisans of liberty, then it’s our plain duty to escape, and to take as many people with us as we can!”… Le chiavi per liberare il soldato sono nelle vostre mani.

Primavera con la STI: i nostri eventi

Con la stagione primaverile che avanza si consolida anche il programma delle feste e degli eventi pubblici a tema (almeno in parte!) tolkieniano: anche quest’anno siamo decisi a fare la nostra parte, per trascorrere assieme ai nostri amici di tutta l’Italia bei momenti, immersi nelle atmosfere della Terra di Mezzo. Per non perdere il filo, vi proponiamo un riepilogo dei nostri appuntamenti di qui ai prossimi mesi, tra quelli che organizzeremo e quelli a cui prenderemo parte. Contiamo di incontrarvi proprio tutti, perciò prendete nota – ma tenete presente che non è finita con l’elenco che segue, vi saranno altri appuntamenti che confermeremo a breve: mantenetevi sintonizzati!

Aprile

Nessuna descrizione della foto disponibile.Questo mese l’abbiamo iniziato all’insegna di Tolkien e allo stesso modo lo chiuderemo. Assieme agli amici dell’associazione di promozione sociale Eternia, fondatrice della Biblioteca Silmarillion dedicata al mondo fantasy, gaming e videogaming abbiamo partecipato alla giornata conclusiva del progetto Il girotondo delle Biblioteche promosso dal Polo Bibliotecario TA1 di Taranto grazie ai fondi MIBACT. Il progetto ha realizzato 10 eventi in altrettante biblioteche della Provincia di Taranto, proponendo una serie di attività legate insieme dall’utilizzo del gioco, dal tradizionale al digitale, per promuovere il dialogo intergenerazionale tra le giovani generazioni e gli anziani delle diverse comunità e mostrarne l’efficacia come bene culturale utile alla riscoperta degli spazi bibliotecari. Così, il 5 di aprile, ci siamo ritrovati tutti all’aula magna dell’IISS Pacinotti-Fermi di Taranto, a parlare di gioco come fenomeno didattico e culturale con Gilbert Gallo e la prof.ssa Patrizia Capobianco; a confrontarsi sul gioco e le nuove tecnologie della realtà virtuale e della realtà aumentata con don Patrizio Coppola (fondatore dell’Università del’Animazione e del Videogioco), la psicologa Lorena Tinelli e il blogger Daniele Catozzella, di educaredigitale.it; infine,  Gianluca Comastri con i suoi studi sul mondo tolkeniano, in merito ai quali abbiamo consegnato alle biblioteche del Polo TA1 i libri dell’autore assieme ad alcuni giochi da tavolo.

L'immagine può contenere: testoDomenica 28, come dicevamo, per chiudere il mese in bellezza diamo invece appuntamento a La Fiasca, lounge bar situato in un bel contesto verde nel centro a Forlì: assieme all’associazione Tolkien nelle Marche – I Cavalieri del Mark che patrocina assieme a noi assisteremo all’esposizione di Giovanni Carmine Costabile, studioso tolkieniano di ritorno dall’esame dei manoscritti inediti di Tolkien presso le Bodleian Libraries di Oxford, che terrà una disamina dei temi interrelati dell’amore e della bellezza nell’opera tolkieniana desunti dalle sue ricerche a Oxford (poi confluite nel libro Oltre le Mura del Mondo: Immanenza e Trascendenza nell’opera di Tolkien). Introducono la relazione il presidente dei Cavalieri del Mark Giuseppe Scattolini, il delegato della Società Tolkieniana Italiana ed esperto di lingue elfiche Gianluca Comastri e la studiosa tolkieniana Greta Bertani. Ad accompagnare la serata, direttamente dal Conservatoire de la Ville de Luxembourg, l’arpa celtica di Camilla Nangeroni.

Maggio

Il mese prossimo a tener banco sarà ovviamente Tolkien Archive. Il 18 e 19 maggio 2019 la città di Barletta ospiterà nel suo maestoso Castello l’evento Tolkien Archive: Un arazzo dalle filature mitiche e intarsi elfici, traduzionedal titolo suggerito dall’ospite d’onore Catherine McIlwaine, Myth-woven and elf-patterned, già noto dall’edizione inglese. L’evento rappresenta un nuovo modo di concepire gli Studi Tolkieniani in Italia: non si rivolge solo agli studiosi, ma anche a chi vorrà approfondire la conoscenza dell’autore, dell’uomo, dell’accademico e dell’artista Tolkien.
Il punto di partenza è quello che riteniamo essere il maggior patrimonio lasciato da Tolkien: il suo archivio. Cuore centrale dell’evento saranno tre sessioni che permetteranno a studiosi e appassionati italiani di conoscere il suo contenuto, come esso sia giunto alla Bodleian Library e quanto possa ancora raccontarci di Tolkien. A condurre studiosi e appassionati in questo affascinante viaggio sarà proprio Catherine McIlwaine, che da anni si occupa di conservare, studiare e autorizzarne la consultazione dell’archivio di Tolkien a Oxford. L’evento, vedrà oltre le sessioni di studio anche la presentazione dei libri da lei curati e una tavola rotonda sull’importanza delle biblioteche e degli archivi per le ricerche ma anche per la diffusione di storia e cultura, alla quale prenderanno parte studiosi e docenti italiani che dialogheranno con Catherine McIlwaine. A margine, anche un momento ludico con le sessioni di gioco di ruolo su L’Unico Anello.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

L’iniziativa  godrà del patrocinio della Città di Barletta e il supporto dell’Archivio di Stato – Sezione di Barletta, della Biblioteca Comunale di Barletta “S. Loffredo”, dell’Associazione del Centro di Studi Normanno-Svevi. A questi si aggiungono la Società Tolkieniana Italiana, l’associazione Tolkien nelle Marche – I Cavalieri del Mark, i partner Eldalie, Tolkien Italia e RicreApulia e il supporto tecnico del Fiof – Fondo Internazionale per la Fotografia e la English School The Gate. Il progetto, che vede questo come suo punto di partenza, ha anche trovato il prezioso supporto e condivisione della Tolkien Society inglese, che proprio nel 2019, ad agosto, celebrerà a Birmingham i suoi primi cinquanta anni con il grande evento Tolkien2019.

Blog dell’evento: https://tolkienarchive.blogspot.com/

Giugno

Per il mese di giugno, che dire se non che finalmente “ripartiremo per una nuova avventura”?

Hobbiton XXV @ Castello Carlo VLa XXV edizione di Hobbiton si svolgerà nei giorni 22 e 23 giugno nel maestoso Castello Carlo V. A due passi dal mare e dal porto, nel cuore del centro storico della città turistica pugliese, sarà la Città di Monopoli a ospitare la nostra grande festa!

Il programma, come di consueto, prevederà un’ampia serie di occasioni di intrattenimento: giochi, bancarelle tematiche, libri, arte, conferenze e presentazioni, mostre, musica dal vivo, gastronomia locale e soprattutto tanto divertimento alla maniera degli hobbit, il tutto in continuità con la calda atmosfera tipica de I Regni del Sud, il nostro filo conduttore delle edizioni dal 2014 a seguire svoltesi in terra di Puglia. Man mano che saranno definiti gli accordi vi presenteremo tutti gli ospiti e le attrazioni che si alterneranno nei due giorni dell’evento: per non perdervi nemmeno un particolare vi raccomandiamo di consultare periodicamente la pagina dedicata.

Il Signore degli Anelli nei miti europei

Un’occasione per presentare l’opera di Tolkien ai ragazzi delle scuole è una preziosa gemma da cogliere al volo… e noi non ci siamo fatti scappare l’opportunità!

Grazie al generoso supporto del Comune di Manerba del Garda, in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Valtenesi, il Sistema Bibliotecario del nord-est Bresciano e l’oratorio “Mano nel Verde” ha preso vita un ciclo di proiezioni mirate che domani vede il suo culmine nella conferenza conclusiva, alla quale presenzierà il nostro presidente onorario Paolo Paron con il compito di tirare le fila della lunga esperienza in compagnia delle trame di Tolkien: l’atto finale (di questo percorso introduttivo, ma per ricorrere al celebre motto di Eldalië “il viaggio prosegue”) dimostrerà le intime connessioni tra gli spunti offerti da Il Signore degli Anelli e la fonte di riferimento per eccellenza dell’opera, i miti del continente europeo.

L’iniziativa è pensata e realizzata su misura per i giovani della zona, ma ovviamente il “messaggio” è rivolto a tutti gli appassionati di questi temi.

Ne abbiamo parlato con Noemi Avigo, che ricopre il ruolo di Assessore alla Cultura proprio a Manerba ed è stata la fautrice di questo evento: «Il 3 gennaio del 1892 nasceva J.R.R. Tolkien, grazie al cui genio il genere fantasy è oggi il più venduto e il più letto di tutte le forme letterarie. La trama de Il Signore degli Anelli è decisamente nota, anche grazie al successo dei film di Jackson. Per i più appassionati abbiamo quindi organizzato la rassegna dei tre film del 2002-2004 più Lo Hobbit, riscuotendo un discreto successo e partecipazione».

Il motivo per cui l’opera prima tolkieniana è stata riconosciuta quale filo conduttore di un discorso culturale pubblico è evidente: «Il Signore degli Anelli è il racconto di un viaggio; un viaggio che i personaggi compiranno non solo sulle strade della Terra di mezzo, ma anche in loro stessi. È una storia di un sacrificio, della lotta tra il bene e il male che si svolge soprattutto nell’animo dei protagonisti». Occasione ghiotta, dunque, per proporre una riflessione collettiva ai ragazzi di Manerba.

Se è un vero onore per noi offrire il nostro umile contributo a una causa del genere, «per noi vale altrettanto la collaborazione con la Società Tolkieniana Italiana, poiché si pone come obiettivo l’approfondimento e la divulgazione degli studi su J.R.R. Tolkien, sulla sua opera e sul suo pensiero, ma anche il recupero e la riscoperta delle radici profonde della cultura europea, dai grandi miti del passato ai racconti della tradizione folklorica. Domani il prof. Paolo Paron ci parlerà proprio della grandezza di quest’opera e del suo collegamento con la mitologia: lo ringrazio da parte dell’intera amministrazione comunale per la disponibilità e la cortesia».

Quale risultato vi attendete? «La volontà è quella di far emergere i temi più significativi contenuti ne Il Signore degli Anelli e più in generale nelle opere di J. R. R. Tolkien, mostrare come affronta e inserisce nei racconti le esperienze famigliari, di condivisione, di viaggio, di sacrificio e di amicizia dei vari personaggi partendo da un iniziale excursus proprio sulla figura dell’autore».

Ancora complimenti e un ringraziamento sentito al comune di Manerba del Garda per aver costruito questi bei momenti!