Tolkieniani Italiani – Intervista a Gabriele Petouchoff

Gabriele Petouchoff, classe 1998, studia tastiere storiche e composizione al conservatorio Niccolò Paganini di Genova. La sua musica, di impronta generalmente neo-tonale, è influenzata dallo stile di compositori come Samuel Barber, Benjamin Britten e Arvo Pärt. Appassionato di letteratura, filosofia, teologia e arte, ama esprimere la sua creatività non solo tramite la musica ma anche attraverso scritti di vario tipo, saggi e articoli di cultura generale. Amante del fantasy, nel tempo libero coltiva la passione per i giochi di ruolo e i videogiochi. Tifoso della S.S. Lazio, oltre al calcio ama il nuoto e l’equitazione. Lo ha intervistato per noi Luisa Paglieri.


Allora, Gabriele… Sappiamo tutti che tu sei un musicista e componi. Ma ora ti chiedo: chi è Gabriele Petouchoff?

E’ un giovane ragazzo con la testa un po’ fra le nuvole, che ama passeggiare nei boschi, andare a cavallo, giocare a scacchi e chiacchierare davanti a un bel boccale di birra, mentre fuori fa freddo e la pioggia diffonde intorno il suo profumo. 

Come hai conosciuto Tolkien?

E’ stato tutto merito di mio zio, Francesco. Fin da piccolo la mia fantasia veniva stimolata e nutrita dalla lettura di fiabe, poesia, epica, racconti di avventura e dalla stessa passione per le lingue artificiali che portò Tolkien a inventare i suoi celebri linguaggi. Mio zio mi immerse nel mondo fantasy prima tramite i giochi di ruolo (Dungeons & Dragons in primis), poi, un bel giorno, mi invitò a guardare insieme con lui la trilogia cinematografica del Signore degli Anelli di Peter Jackson. Mi si aprì un mondo, e fu l’inizio di una fervida passione che dura tutt’oggi e giorno dopo giorno non cessa di crescere. Dopo i film passai ai libri, poi a Lo Hobbit, a Il Silmarillion, e alle tante altre opere tolkieniane…

Mi pare anche tu sia un appassionato lettore di Lewis… che del resto amo anch’io!

Scoprire C.S. Lewis è stato come ritrovare finalmente un amico di cui si è percepita inconsciamente l’esistenza ma che non si ha mai avuto modo di incontrare prima. Una sorta di compagno di viaggio. E’ lo scrittore con cui posso dire di aver avuto una sintonia e affinità totale, una complicità che non cessa mai di stupirmi. Da bambino osservavo con meraviglia la copertina lucente delle Cronache di Narnia edite dalla Mondadori, con la figura di Aslan contornata da fiamme splendenti, e mi perdevo nella contemplazione degli occhi del leone. Non osavo aprire quel libro, spaventato dalla sua mole, bensì mi ero avvicinato al mondo narniano -anche qui- tramite il film. Non avrei mai pensato allora che in Lewis avrei trovato in seguito non solo uno scrittore capace di creare storie che toccano l’anima e donano ali alla fantasia, ma anche uno straordinario filosofo, una mente acuta e un fervente cristiano, dunque un uomo di una sensibilità estremamente simile alla mia. 

E’ proprio la sovrapposizione estetica fra il mondo romantico della fantasia creativa (anzi “sub-creativa”, come direbbe Tolkien) e il mondo della realtà ciò che ha sancito le “nozze” fra le diverse componenti del mio mondo interiore, che da sempre anela alla “ricapitolazione di tutte le cose in Cristo” di cui parla San Paolo. 

Vedi qualche punto di contatto tra il tuo amore per la musica e Tolkien? Potresti comporre qualcosa sul suo mondo?

Assolutamente sì! L’opera di Tolkien è ricca di spunti per l’ispirazione. Se da un lato è da sempre un mio desiderio quello di comporre qualcosa utilizzando i testi di Tolkien, dall’altro l’impresa mi intimidisce un po’. Sarei in grado di ricreare le stesse atmosfere epiche e sognanti? Sarei capace di trasferire le sonorità di una lingua come il quenya o il sindarin in musica? Il Professore, se sentisse ciò che scrivo, sarebbe contento di me, o sbufferebbe arricciando il naso? Sono interrogativi che mi pongo ogni volta che mi avvicino a Tolkien dal punto di vista musicale. Ad ogni modo, ho in cantiere delle arie per canto e pianoforte su testi elfici, e soprattutto sto progettando un lavoro di ampio respiro e grandi dimensioni sull’Ainulindalë, il primo capitolo del Silmarillion, in cui si racconta la genesi di Arda, dove la musica degli Ainur, nel testo, gioca un ruolo fondamentale nella creazione del mondo.

Che compositore sei? A me lo hai spiegato ma ora ti chiedo di spiegarlo a chi ci legge. Parlaci del tuo lavoro.

Per risponderti in una maniera più convincente ed esaustiva, credo che farò prima a dirti che tipo di compositore non sono. Non sono uno di quegli artisti della cosiddetta “avanguardia”, per cui è più importante l’idea intellettuale che l’opera d’arte in sé. Non sono uno di quei compositori che, pur di scrivere qualcosa che possa sembrare nuovo, sono disposti a dimenticare e a passare sopra secoli e secoli di tradizioni tanto facilmente. Non sono nemmeno uno di quegli artisti autoreferenziali che creano soltanto per loro stessi e per il loro ego. Mi considero semplicemente un piccolo artigiano che, per usare le parole di Mozart, va alla ricerca delle “note che si amano”. La ricerca della Bellezza è ciò a cui aspiro ogni volta che mi trovo davanti al foglio bianco, convinto che la “via pulchritudinis” sia una delle strade più entusiasmanti per avvicinarsi a Dio e che la Bellezza sia dispensatrice di verità morali fondamentali sull’uomo. Credo, per citare Chesterton, che “la dignità dell’artista consista nel tener vivo il senso di meraviglia nel mondo”. E’ per tale motivo che mi ritengo affine a compositori quali Stravinskij, Britten, Barber o Pärt, che hanno cercato di rinnovare -talvolta in maniera anche molto drastica e brusca- rimanendo nell’alveo della tradizione. Potrei forse dire che sono neo-tonale e neo-modale, che utilizzo cioè un linguaggio che recupera e rivisita stili passati legati alla tonalità e alle antiche modalità, alla luce delle intuizioni armoniche novecentesche e delle innovazioni stilistiche e formali che sono state compiute da un secolo a questa parte. Non disdegno però lo sperimentare anche strade differenti. Giusto recentemente ho scritto con intento ironico una musica ispirata al minimalismo di Steve Reich intitolata “All’amico calorifero”, in cui ho integrato i moduli suonati da sei strumenti musicali con una traccia audio contenente i rumori prodotti dal termosifone della classe di clavicembalo del conservatorio. E’ stata accolta con un entusiasmo che non mi aspettavo sia dagli esecutori sia dal pubblico. Chissà che alla fine il minimalismo non si riveli la mia strada…

Secondo te, qual è il messaggio, esplicito o implicito, di Tolkien ai lettori? E quello di Lewis? Sono messaggi diversi?

Credo che Tolkien e Lewis abbiano agito e operato su piani distinti, ma che in fondo abbiano comunicato lo stesso messaggio. Tolkien ci trasmette l’incanto che hanno su di noi mondi lontani, arcani, epici, per l’appunto, con l’intreccio delle loro trame e delle loro lingue; Lewis ci dice che questa meraviglia non è campata in aria, quasi fosse un sogno irraggiungibile, una chimera, bensì essa può essere incontrata nella vita di tutti i giorni. Questo perché i miti e le storie umane sono il riflesso della grande storia del Figlio dell’Uomo di cui ci parlano le Scritture. Dio è mitopoietico, cioè ama raccontarsi attraverso delle storie: se la vita terrena di Cristo è un mito accaduto davvero e fattosi storia nello spazio e nel tempo, allora anche le nostre fantasie possono dirsi, in un certo senso, reali, perché Dio vuole soddisfare pienamente anche il nostro senso del meraviglioso e del fantastico. Se Il Signore degli Anelli apre le porte verso un paesaggio di straordinaria bellezza, Le Cronache di Narnia ci ricordano che tale paesaggio non è perduto chissà dove, ma inizia nella nostra vita, è ritrovabile qui ed ora in una “presenza” da cui siamo circondati. In fondo, sia Tolkien sia Lewis fanno un meraviglioso inno alla vita, vista come un dono e un’avventura degna di essere vissuta. Ed è proprio con questa immagine che desidero chiudere questa intervista: 

Davanti a lui stava l’Albero, il suo Albero, bell’e finito. Se lo si poteva dire di un Albero, quello era vivo, con le foglie che si aprivano, i rami che crescevano e si piegavano nel vento che Niggle aveva così spesso sentito e immaginato, e che tanto spesso non era riuscito a prendere. Guardò l’Albero, e lentamente alzò le braccia e le allargò.

«È un dono!», esclamò.”

  • J.R.R. Tolkien, “Foglia”, di Niggle

Ringraziamo Gabriele per il tempo che ci ha dedicato e restiamo in attesa delle belle sorprese che ci riserverà.

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Hobbiton XXVI – I Regni del Nord

Il 14 e 15 settembre siete attesi a Manerba del Garda (BS) per HOBBITON XXVI – I REGNI DEL NORD

Siamo lieti di annunciarvi che la XXVI edizione di HOBBITON si svolgerà sabato 14 e domenica 15 settembre a MANERBA DEL GARDA (BS), presso l’Anfiteatro di Solarolo in Via Giovanni Paolo II.

Non mancheranno conferenze, spettacoli, musica, stand enogastronomici, giochi, artigianato e gara di cosplay con premi!

Questo il riepilogo di tutti gli ospiti, le attività e gli spettacoli che si alterneranno nei due giorni dell’evento, che sarà introdotto dalla mostra di abiti Middle-earth Costume Exhibit – una selezione di riproduzioni sartoriali dei costumi che abbiamo ammirato nelle trilogie cinematografiche de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, in cui ciascun capo è realizzato artigianalmente da Veerena Stima:


Manerba è una cittadina turistica in provincia di Brescia, sulla sponda lombarda del Lago di Garda.

Come raggiungerla

In auto: Autostrada A4 Torino/Venezia uscita Desenzano e poi seguire i cartelli stradali in direzione di Salò

In treno: La stazione ferroviaria più vicina è quella di Desenzano

In aereo: Gli aeroporti più vicini sono quelli di Verona, Bergamo e Montichiari


Ingresso Gratuito

Vi aspettiamo!

Tolkien 2019, la raccolta video

L’evento tolkieniano per antonomasia di quest’anno si è da poco concluso: prima ancora di tirare le somme e di pubblicare i resoconti di chi di noi lo ha vissuto in prima persona, offriamo a tutti la possibilità di rivivere panel e speech direttamente dal canale video dedicato allestito dalla Tolkien Society, in cui sono collezionati tutti i momenti salienti di questa magnifica adunata.

Buona visione!

Tolkieniani Italiani: Nicolò Dal Grande, Marco Gentili e ANCDS

Presentiamo una realtà forse ancora poco conosciuta ai più, ma da cui è legittimo aspettarsi notevoli contributi alla causa dei Tolkieniani Italiani: si tratta di un gruppo localizzato tra la riviera romagnola e la Repubblica di San Marino, lanciato qualche tempo fa da Adolfo Morganti e ora affidato alle cure dei giovani che vi si erano aggregati nel tempo, consolidandosi via via come gruppo organizzativo. Li intervista Giuseppe Scattolini.


Cari Marco Gentili e amici di San Marino, Rimini e de Il Cerchio. Anzitutto, benvenuti nei Tolkieniani Italiani: parlateci un po’ del vostro progetto de “Il Raduno” di San Marino, le idee, i valori e le persone che ci sono dietro. Come raccontate Tolkien, e come secondo voi dovrebbe essere raccontato?

Nicolò Dal Grande: Caro Giuseppe, grazie a te e ai Tolkieniani Italiani per il contatto e la curiosità dimostrata verso il Raduno. E’ un progetto ambizioso, che raccoglie un’importante eredità passata e che il nostro gruppo vuole portare avanti, crescendo sul piano della qualità e delle proposte. L’opera letteraria del professore rappresenta, per ognuno di noi, un punto centrale nella nostra formazione come persone; non rappresenta un hobby o una semplice passione letteraria: la simbologia che sta alla radice del lavoro di Tolkien è importante e va preservata. Tolkien, parlo a titolo personale, non va raccontato….va scoperto. E’ come intraprendere un “viaggio inaspettato”…la gioia di percorrere monti e foreste sconosciute che, all’improvviso, ti portano a comprendere che non stai seguendo un sentiero qualunque, ma stai percorrendo la via che porta a scoprire te stesso. E’ l’opera stessa che si racconta da sé, se hai testa, cuore e soprattutto onestà per ascoltarla. Tutto questo è alla base del “Raduno”, che quest’anno raggiungerà la sesta edizione.

Marco Gentili: Caro Giuseppe, in primis grazie per l’opportunità che ci dai per far conoscere il nostro gruppo tolkieniano e il Raduno. La fondazione del nostro gruppo ha alla base una passione sfrenata per il professore di Oxford, ma non solo: anche e soprattutto la salvaguardia e la divulgazione di tutti quei valori che egli ha trasmesso nelle sue opere. Il Raduno, fin dalla sua prima edizione, ha voluto portare avanti questi obiettivi, dando la possibilità agli appassionati e agli studiosi del settore di esprimersi in totale libertà a proposito di Tolkien e, più in generale, del fantastico e della fantascienza.

Vorrei che adesso, dopo averci spiegato un po’ i “fondamenti” del Raduno, ce ne raccontaste la storia. Quando nasce e da chi? Con quale desiderio?

N: Il progetto del “Raduno” nasce curiosamente negli anni in cui stava uscendo nei cinema la trilogia de “Lo Hobbit”, precisamente negli anni tra il secondo e il terzo film. Ma soprattutto si celebrava il 60° anniversario dell’uscita de “Il Signore degli Anelli”, un caso letterario planetario, una provocazione che ha segnato in profondità la scena culturale europea e che continua a far opportunamente discutere attorno ai destini della nostra civiltà ed alle sfide che attendono ogni uomo contemporaneo. Curiosamente, questo anniversario coincise con il 25° anniversario della prima grande Convention Europea di Letteratura Fantastica che nel 1989 si tenne nella Repubblica di San Marino sul tema “Il Medioevo nel Fantastico”, con la presenza dei più grandi scrittori di fantascienza e fantasy allora viventi e provenienti da tutto il mondo. Questa duplice ricorrenza ha spinto una rete di appassionati e studiosi dell’opera di Tolkien a riproporre a San Marino la convocazione del “Raduno”, un libero incontro di tutti gli amanti, studiosi e curiosi di questo genere letterario. Fondamentale fu l’opera dell’Associazione Culturale Titania – erede della precedente e illustre Fantàsia – che vede in Marco Gentili fra i fondatori e attualmente il suo secondo presidente, promotrice e organizzatrice della manifestazione. In tutto questo non si può non ringraziare delle figure storiche, autentici maestri, che ci hanno tracciato la via, da Adolfo Morganti, tra i soci di Titania e membro del nostro smial, ai vari Paolo Gulisano, Ferruccio Cortesi, Oronzo Cilli, Adriana Comaschi, Chiara Nejrotti, Annarita Guarnieri, Luisa Paglieri…. solo per citare chi mi balza in mente al volo…. troppi sono i nomi…

M: La prima edizione del Raduno si è svolta durante un piovoso giorno di Settembre nella serenissima Repubblica di San Marino. Eravamo quattro amici, con meno di due lire, ma armati di tanta passione per il fantastico. Nonostante le difficoltà, siamo riusciti a mettere in piedi un incontro per radunare tutti coloro che apprezzavano Tolkien e i suoi lavori. Da qui, appunto, l’appellativo di Raduno. Ovviamente, per raggiungere questo primo piccolo successo abbiamo avuto bisogno di chi “il sentiero” lo aveva già percorso: fondamentale è stata la presenza di Adolfo Morganti, decano del mondo tolkieniano e non solo.

Voi siete anche uno smial, o gruppo tolkieniano, che si riunisce mensilmente. Dove vi vedete? Da quanto tempo siete un gruppo? Vorreste allargare il gruppo a quanti volessero prendervi parte ed aiutarvi nell’organizzazione delle attività? Che cosa vi ha uniti? C’è una stirpe della Terra di Mezzo che vi rappresenta di più, e perché?

N: Prima di tutto siamo amici. Amici legati da un profondo legame. Amici con una passione che hanno deciso di unirsi e raccontare questa loro passione per l’opera di Tolkien. Così è nato lo smial; da un nucleo di fondante di 6 persone, siamo giunti ad essere una ventina; vi sono riminesi, riccionesi, sammarinesi…. e il sottoscritto che è un vicentino d’importazione. Ci ritroviamo una volta al mese a San Marino, presso un nostro pub di rifereimento, “La Bettola”. Tutti sono invitati a partecipare alle riunioni dell’Antico Novero Cavalleresco del Decumano Sud (A.n.c.d.s. o Antico Novero per tutti). Lo Smial è in simbiosi con Titania, ma teniamo ben scisse le due realtà; molti sono associati, altri semplici frequentatori. Tra noi abbiamo una preponderanza di nani (il sottoscritto, per carattere diciamo “acceso” è soprannominato Thorin Scudo di Vicenza) e hobbit, ma non mancano gli elfi e abbiamo anche un Uruk Hai. Non ci facciamo mancare nulla.

 M: Il nostro smial prende vita circa un anno e mezzo fa intorno al nucleo più significativo dei frequentatori del Raduno, una miscellanea di semplici appassionati, spettatori affezionati ed anche organizzatori e relatori. La volontà è stata fin dall’inizio il confronto amichevole e disteso sui temi tolkieniani davanti ad una buona birra, come vuole l’antica usanza degli Inklinks, allo scopo di mantenersi sempre in contatto e estendere l’esperienza decisamente positiva del Raduno a tutto l’anno. Ovviamente, l’invito ad unirsi a noi è rivolto a tutti coloro che siano interessati al mondo tolkieniano e curiosi di affacciarsi su altri temi correlati al principale, ma spesso trattati in modo brillante e senza alcuna pretesa eccessivamente accademica. Di stirpi tolkieniani nel nostro smial ce ne sono veramente tante, dagli Hobbit, agli elfi, ai nani. Io appartengo a quest’ultima categoria e mi è stato affidato il soprannome di Dain pie’ di Caveja.

Vorrei un attimo tornare sulla questione dei valori della prima domanda, ma da una diversa prospettiva. Essendo amici del grande Adolfo Morganti, tolkieniano dei primissimi tempi e fondatore della Società Tolkieniana Italiana, poi uscitone per divergenze di idee, come vi siete confrontati e come vi confrontate oggi col panorama tolkieniano a livello di associazioni, gruppi, appassionati e studiosi che vi orbitato attorno? Quali sono le linee guida che avete scelto e le direttive che seguirete in futuro? Credete nella possibilità e nella fruttuosità di un unico fronte tolkieniano unito non dalle tessere, come i partiti politici, ma dai valori che Tolkien ci ha lasciato (come aspirano ad essere i Tolkieniani Italiani)? E rispetto al passato che cos’è cambiato nel mondo tolkieniano secondo voi?

N: Come dicevamo, Adolfo fa parte dello smial, dell’associazione che organizza il “Raduno”: non è un amico, è quasi uno “Zio”, oltre che precursore e maestro. Abbiamo uno splendido rapporto con i componenti di “Sentieri Tolkieniani”: ne approfitto per salutare Luca Arrighini e Andrea Giliberto, che speriamo di incontrare nuovamente al più presto. E con piacere sottolineo i buoni auspici sotto i quali si stanno sviluppando i rapporti con i “Cavalieri del Mark”. Abbiamo poi una grandissima stima, nonché un rapporto di amicizia con Oronzo Cilli, Gianluca Comastri: veri studiosi tolkieniani dei quali apprezziamo i lavori. Ma i nomi sono veramente tanti. Crediamo assolutamente nella necessità di fare rete e ampliare le attività. Per ciò che concerne la politica, non dedichiamo spazio a chi vuole rappresentare l’opera del professore attraverso una lettura ideologica e personale. Oggi, a nostro parere, osserviamo un tentativo di “avvelenare” con interpretazioni personali l’opera del professore: questo a causa della sua riscoperta dovuta al successo mondiale dell’opera cinematografica (con tutti i sé e i ma del caso). Noi siamo per la divulgazione e la preservazione degli autentici valori a cui Tolkien consacrò la propria esistenza.

 M: Adolfo Morganti è sicuramente una figura fondamentale e necessaria all’interno del gruppo, una sorta di Gandalf dei tempi odierni, una guida decisa e, al tempo stesso, paterna. La sua esperienza ci ha aiutato durante le prime edizioni del Raduno e ci da una mano tutt’ora. Il nostro gruppo è aperto a tutti, a patto che non si voglia avvelenare l’opera del professore con idee e credenze personali. In questo senso, l’idea di un unico gruppo tolkieniano italiano sarebbe fantastica dal punto di vista teorico, ma attualmente, visti gli ultimi accaduti, non lo vedo ancora possibile. Riguardo al mondo tolkieniano passato e presente, direi che fra i due c’è un abisso, che si è venuto a creare nel momento in cui hanno avuto inizio vere e proprie crociate nei confronti dell’opera del professore mirate ad avvelenarla in toto.

Una domandona finale per Marco ed il suo lavoro di regista, dal momento che anche io nutro le sue medesime passioni per i film ed in parte anche per la fantascienza, pur sapendone ovviamente molto meno di lui. Marco, secondo te Tolkien come ha influito sulla cinematografia e sulla fantascienza? Lui è il padre del rinnovamento del genere fantasy, ma come e quanto è stato incisivo altrove? Allo stesso modo?

M: Premettendo che fantascienza e fantasy sono entrambi figli della stessa madre, la fiaba, Tolkien ha ispirato in maniera molto rilevante la fantascienza a livello mondiale, dal Giappone all’America latina, dalla Scandinavia al Sud Africa: possiamo trovare riferimenti e influenze tolkieniane nei film fantascientifici giapponesi come “Pat Labor” oppure in Blockbuster come il recentissimo “Macchine mortali”. Come regista, non posso nascondere che non è possibile non fare riferimenti tolkieniani quando si scrive un’opera fantascientifica: il professore ha condizionato l’immaginario di quasi quattro generazioni ed è destinato a fare altrettanto con quelle future. In una recente intervista, Legi Matsumoto, il padre di Capitan Harlock, ha dichiarato di essersi ispirato a Galadriel per il personaggio di Meeme. Aggiungo, in chiusura, una mia teoria, secondo la quale per il film “Alien covenant” gli sceneggiatori abbiano preso spunto dal Silmarillion, in quanto la creazione del genere umano viene concepita come se si stesse componendo una melodia. Inoltre, come nell’opera tolkieniana Melkor si oppone a Ilúvatar durante la creazione di Arda, così in “Alien covenant” David cerca di elevarsi a creatore opponendosi ad una legge divina, dando vita allo xenomorfo che tutti noi ben conosciamo.

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In viaggio verso Isengard!

Siamo lieti di annunciarvi che la prima edizione di “In viaggio verso Isengard si svolgerà nei giorni 27 e 28 luglio: sarà la Città di Viterbo a ospitare la nostra festa!

Questo il programma:

SABATO 27 LUGLIO 

Sala Regia – Palazzo comunale
Ore 16.00 “Esiste una mitologia italica?” a cura di Andrea Verdecchia;
Ore 16.30 “Tradizione: Demitizzare la Modernità” a cura di Giovanni Sessa;
Ore 17.00 “Tolkien’s Library – Un viaggio nella biblioteca di Tolkien” a cura di Oronzo Cilli;
Ore 17.30 “Il Mito dei Nibelunghi”, tra Wagner e Tolkien a cura di Francesco Sangriso;
ore 18.00 “Il Mito e la fiaba” a cura di Manlio Triggiani;
Ore 18.30 “Gli influssi celtici nelle opere di Tolkien” a cura di Chiara Nejrotti;

Presso il palco in piazza del Gesù
Ore 19.00 Dott. Why – Gioco a tema tolkieniano
Ore 21.00 Concerto di Claudio Bastoni in piazza del Gesù
Ore 21.30 Concerto di “IXIA” in piazza del Gesù

DOMENICA 28 LUGLIO 

Sala Regia – Palazzo comunale
Ore 16.30 “Il gioco di Arda – Viaggio nella storia e nel regno ludico” a cura di Angelica Toritto e Daniele Catozzella. Interverranno Giuseppe Scattolini nonché Michele Marchetti direttore generale Centro Sportivo Italiano;
Ore 17.00 “Tolkien tra storie e leggende” a cura di Paolo Paron;
Ore 17.30 “Da Eowen alle donne guerriere. La guerra dei sessi in Europa Centrale” a cura di Dario Giansanti;
Ore 18.00 “Tolkien e Annio da Viterbo” a cura di Rubin Jacopo;
Ore 18.30 “La Pietà in Tolkien” a cura di Giuseppe Scattolini;

Presso il palco in piazza del Gesù
Ore 20.30 Concerto “The Shire”

In piazza San Carluccio e presso “La Zaffera”
Sabato 27 luglio dalle 16.00 alle 21.00 e domenica 28 luglio dalle 10.00 alle 21.00
Giochi di Ruolo dal vivo e da Tavolo – Esposizione diorami – Esposizione armi tolkieniane
Mostra abiti tolkieniani a cura di Veerena Stima

In piazza San Pellegrino
Sabato 27 luglio dalle 16.00 alle 21.00 e domenica 28 luglio dalle 10.00 alle 21.00
Mostra di quadri a cura di Andrea Piparo

Vi aspettiamo!

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Hobbiton XXV

Fervono gli ultimi preparativi per l’edizione 2019 della nostra Festa a lungo attesa: la XXV edizione di Hobbiton si svolgerà infatti nei giorni 22 e 23 giugno nel maestoso Castello Carlo V, a due passi dal mare e dal porto, nel cuore del centro storico della città turistica pugliese di Monopoli che quest’anno è deputata ad ospitare il nostro ritrovo gioioso!

La due giorni, come da nostra abitudine, offrirà momenti culturali e di intrattenimento per dare modo di vivere ed esplorare il mondo legato a Tolkien in tutti i suoi aspetti migliori:

  • Conferenze – gli incontri con gli esperti si terranno tutti il sabato pomeriggio, nella cornice della biblioteca Rendella di piazza Garibaldi.
    • Tolkien’s Library – un viaggio nella biblioteca di Tolkien, con Oronzo Cilli – 17:30
    • Presentazione del progetto Biblioteca Silmarillion con Angelica Toritto e Daniele Catozzella; presentazione del progetto Esgaroth con Antonio Primiano di Maria – 18:00
    • Tolkien e il retaggio classico tra Omero, Dante e Manzoni, con Vito Fascina – 18:30
    • L’immaginario di J.R.R. Tolkien, dai romanzi ai social media, con Michele de Feudis – 19:00
    • Da un ‘vizio segreto’ alla subcreazione di Arda, con Gianluca Comastri – 19:30
  • Concerti – due sono i concerti in programma:
    • sabato 22, palco di piazzale Colombo, ore 21:00 – Le stelle di Hokuto
    • domenica 23, pub The King, ore 21:00 – The Shamrocks
  • Giochi e animazione – troverete queste attività durante tutti e due i giorni, nell’area del castello. Per informazioni rivolgersi direttamente agli stand delle associazioni organizzatrici.
    • Escape Room e Discussione con Delitto a cura di Fatti di Sogni – Compagnia Teatrale
    • Sala delle Armi – giochi da tavolo e di ruolo a cura dell’Associazione Ludica Finibus Terrae
    • Sala delle Armi – giochi di miniature a cura dell’Associazione Ludica 99 Corsari
    • Sala delle Armi – esperienze di realtà virtuale a cura di Gaming Art
    • Area esterna – gioco di ruolo dal vivo a cura di ALA – Associazione Ludica Apulia
  • Gara Cosplay – sabato 22, palco di piazzale Colombo, ore 18:30

Durante tutti e due i giorni, presso il Castello, vi saranno aree dedicate a mostre e stand artigianali.

Qui un pratico vademecum in formato immagine, comodissimo da scaricare sui dispositivi mobili per averlo sempre a portata di mano e di occhi:

Dunque, l’appuntamento per tutti è a Monopoli per sabato prossimo: vi aspettiamo!

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Tolkien 2019, il programma di dettaglio

È stato annunciato il programma completo di Tolkien 2019, il meraviglioso evento internazionale che si terrà a Birmingham il prossimo mese di agosto promosso per i 50 anni della Tolkien Society: come da recente comunicazione degli organizzatori, siamo felicissimi di apprendere che sarà della partita anche Catherine McIlwaine, Tolkien Archivist alla Bodleian Library dell’università di Oxford, che abbiamo avuto l’onore e il piacere di accogliere come ospite a Barletta nel Tolkien Archive curato da Oronzo Cilli.

Vi riepiloghiamo di seguito le principali attrattive della grandiosa festa di Birmingham.

Relatori in evidenza

A cura di Tom Shippey e Oronzo Cilli si terrà l’intervento intitolato Tolkien’s Library: An Annotated Checklist, dedicato alla presentazione del libro Tolkien’s Library (edito da FT Barbini – Luna Press Publishing) che uscirà proprio in occasione dell’apertura dell’attesissimo evento e di cui i due oratori sono rispettivamente autore della prefazione e autore del testo.

A cura di Oronzo Cilli e Giovanni Carmine Costabile avrà invece luogo l’intervento Tolkien and Italy, la storia editoriale delle opere di Tolkien nel nostro paese con tutto ciò che ad essa è correlato. L’intervento sarà incentrato sui contenuti del libro Tolkien e l’Italia (edito da Il Cerchio).

A cura di Padre Guglielmo Spirito OFM è poi annunciato l’intervento A ray of light: the theological vision of Letter 89, per uno sguardo tra le righe dei pensieri più profondi del Professore.

Gli altri relatori italiani

Claudio A. Testi, insieme a Tom Shippey e Thomas Honegger, presenterà il volume Tolkien and the classics, traduzione inglese del progetto portato avanti da anni dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani: terrà inoltre l’intervento Tolkien and Aquinas, in cui si mostrerà come lo scrittore inglese conosceva necessariamente alcune idee filosofiche di San Tommaso.

Lorenzo Gammarelli interverrà su Depth by Paratext: How Forewords and Footnotes Helped J.R.R. Tolkien Develop a Secondary World in The Lord of the Rings, un’analisi del modo in cui ne Il Signore degli Anelli Tolkien usa prefazioni e note per accrescere il “senso di profondità”.

Gloria Larini in Bilbo, Ulysses and the Greatness of the Unknown collegherà alcuni aspetti de Lo Hobbit di Tolkien all’avventura di Ulisse nell’Odissea di Omero.

Marco Scicchitano in The educational project ‘Le Nere Lame’ with Tolkien-based background illustrerà il progetto “Le Nere Lame”, che trova la sua ambientazione nella Terra di Mezzo di Tolkien.

A chiunque di voi vorrà unirsi alla spedizione tricolore e partecipare a questa grande manifestazione in prima fila, è apertissimo l’invito a prendere visione dell’elenco ufficiale delle relazioni e dei panel e a scegliere (anche volendo sarà impossibile seguire tutto in prima persona) tra questa incredibile serie di contributi!

Eventi diurni e serali

Il programma degli eventi è ricchissimo. Oltre 90 presentazioni di studiosi, accademici e fan di Tolkien, dal Regno Unito e da tutto il mondo, dalla Tolkien Society o da altre associazioni: 10 panel che discutono le opere di Tolkien e come vengono illustrate, adattate e pubblicate: vari workshop per abbracciare proprio lato creativo: mostre che raccontano la storia della Tolkien Society e ne esporranno gli oggetti più preziosi dagli archivi sociali.

Ma il Tolkien 2019 non sarà solo una sequenza diurna di conferenze e panel. Anche se questi ultimi ne saranno la parte principale, l’evento vuol essere un’esperienza inclusiva che durerà tutto il giorno e fino a sera. Nelle intenzioni degli organizzatori, i partecipanti si godranno la reciproca compagnia per tutta la durata dell’evento, sfruttando le serate per apprezzare la pienezza dell’impatto delle opere di Tolkien con esperienze conviviali e di spettacolo. Gli intrattenimenti sono programmati per ogni sera e sono inclusi nel costo dell’iscrizione (tranne che per il banchetto): vi sarà una rappresentazione di Leaf by Niggle del Teatro delle marionette, la People’s Orchestra suonerà i temi dagli adattamenti cinematografici di Tolkien, e il sabato l’appuntamento è con la variopinta festa in costume! Vi invitiamo a prendere visione del programma di dettaglio delle attività serali.

Per tutte le altre informazioni, rimandiamo al nostro speciale: buona lettura!

Tolkieniani Italiani – Intervista a Chiara Nejrotti

Chiara Nejrotti è conosciuta da tempo tra i tolkieniani italiani: autrice di saggi ed articoli su Tolkien ed il mito, la fiaba e il simbolo, racconta di aver letto per la prima volta Il Signore degli anelli a 14 anni e di non essere mai più riuscita a staccarsene. Anche gli studi che ha intrapreso in seguito ne sono stati in qualche modo influenzati: si è infatti laureata in filosofia e pedagogia, approfondendo particolarmente tematiche e autori che hanno trattato il confronto tra mito e filosofia e la Storia delle Religioni. Insegna da molti anni filosofia e scienze umane in una scuola secondaria di secondo grado a Torino. Ha conosciuto appassionati e studiosi di Tolkien ancor prima della nascita della STI, di cui è stata tra i primi iscritti. Nella sua città ha partecipato, e a volte organizzato, incontri e conferenze dedicate alle opere del Professore e al fantastico, soprattutto piemontese e alpino. Qui si racconta prendendo spunto dalle domande che le ha posto Greta Bertani.


Sei laureata in filosofia con una tesi sull’uso del mito e della filosofia in Thomas Mann, inoltre ti interessi di romanticismo. E’ noto che anche Tolkien fa largo uso del mito. Puoi raccontarci in cosa, secondo te, l’uso che del mito fa Tolkien differisce, non solo da Mann, ma anche dagli autori moderni, diciamo, proprio dal romanticismo in poi (che vede una ripresa dell’elemento mitico) più in generale?

L’argomento è vastissimo e richiederebbe un saggio a sé; cerco di rispondere senza dilungarmi troppo… Tolkien fu innanzitutto un filologo, esperto di letteratura anglosassone e medievale, (pensiamo al Beowulf)  e affascinato dalla mitologia norrena. Sappiamo inoltre quale influenza ebbe su di lui il Kalevala finnico ed anche l’immaginario celtico del Mabinogion, anche se in  forma meno dichiarata, oltre, naturalmente ai cicli arturiani; tuttavia ritengo che per certi versi possa definirsi un neoromantico, anche se esplicitamente si ricollega soltanto al suo amato medioevo. Trovo ci siano affinità soprattutto nella sua concezione della subcreazione artistica ad immagine e somiglianza del Creatore con Novalis ed altri Autori del Romanticismo. Secondo me è un campo ancora da esplorare. Comunque la concezione del mito di Tolkien si è esplicitata e probabilmente chiarita a lui stesso attraverso l’incontro con la teoria dell’amico Owen Barfield: il mito è coevo al linguaggio, in quanto il pensiero che crea racconti è il medesimo che crea le forme linguistiche: i nomi e ancor più gli aggettivi, partendo dalla percezione di sé e del mondo che ci circonda. Il termine mythos significa racconto e la capacità narrativa  nasce dal rapporto dell’essere umano con il mondo naturale e quello soprannaturale. Si può parlare di una visione mitica del mondo di cui le parole sono l’incarnazione. L’uomo, perciò, è creatore di racconti e simboli che attribuiscono e svelano significati; il linguaggio simbolico allude a realtà che oltrepassano il linguaggio discorsivo-razionale. Per questo i simboli permangono nel tempo e riemergono mutando forma a seconda dei contesti storici e culturali, ma mantenendo la propria essenza; immediatamente riconoscibili, proprio in quanto parlano un linguaggio eterno.

Tolkien aveva una buona conoscenza filosofica, come credi che questo abbia influito sulla sua scrittura? Intravedi influenze macroscopiche di qualche pensatore moderno o del passato?

Tolkien ha sempre affermato di preferire il narratore al filosofo e di non voler esprimere alcuna “tesi” (filosofica o meno); è chiaro però che, come tutti, avesse una propria visione del mondo e che la esprimesse nelle sue opere. In quanto cristiano e cattolico aveva sicuramente una buona conoscenza della filosofia cristiana medioevale da Agostino a Tommaso, di cui sappiamo teneva una copia della Summa Teologica in camera, e sicuramente Boezio. Rispetto alla filosofia a lui contemporanea non credo ne avesse una conoscenza approfondita, ma ritengo – come sostiene Verlin Flieger – che, in quanto figlio della sua epoca, ne abbia condiviso alcune tematiche. A questo riguardo rimando al saggio della Flieger A question of time e al (molto più modesto) mio contributo al Dizionario dell’Universo tolkieniano alle voci “Tempo” e “Sogno.”

Nel 2004 un tuo saggio, dal titolo “Dee e regine” è apparso nella raccolta  «Albero» di Tolkien curata da Gianfranco de Turris. Spesso Tolkien è stato, a torto, tacciato di misoginia, per aver relegato le donne a ruoli secondari. Molte grandi figure femminili della terra di Mezzo, però, ci dicono che non è affatto così. Ci puoi raccontare un po’ che funzione hanno le donne nella narrativa tolkieniana?

Per fortuna oggi questa tesi è stata smontata da personaggi ben più autorevoli di me, ma mi fa piacere che le mie intuizioni, scritte quando, almeno in Italia, vi era ancora poca saggistica sull’argomento, siano state sostanzialmente confermate. Per rispondere alla tua domanda, le figure femminili di Tolkien non sono forse molte, almeno nel Signore degli Anelli, ma la loro importanza ed il loro valore risaltano e sono innegabili. Nel Silmarillion sono molto più numerose ed anche in questo caso il loro ruolo non si limita a quello di comparse, ma spesso risultano superiori alla loro controparte maschile per status e per poteri:  Melian, in quanto Maia, rispetto all’Elfo Thingol; così Luthien, Idril ed Arwen, in quanto appartenenti alla stirpe degli Elfi rispetto ai loro sposi mortali. Un elemento che spesso caratterizza le figure femminili è che hanno a che fare con l’elemento della luce e ne sono portatrici, ne sono esempi privilegiati Varda-Elbereth,  la Signora della volta stellata, è la più amata dagli Elfi che la invocano nel loro esilio; e, ne Il Signore degli Anelli, Galadriel che svolge per Frodo e per Sam una funzione molto simile, donando la fiala che contiene la luce della stella Eärendil. Luthien svetta su tutte le figure femminili per grazia, bellezza e potere (e non starò a ricordare cosa la sua figura significasse per Tolkien), ma anche Eowin, Baccador ed Arwen hanno a che fare con la luce e la speranza: la prima uccide il Signore dei Nazgûl, la seconda scaccia il timore delle ombre della foresta e appare come una visione di pace e di gioia, mentre Arwen dona a Frodo una pietra luminosa che lo conforti quando si sente assalire dall’oscurità. Potrei continuare a lungo, ma in conclusione si potrebbe dire che i personaggi femminili agiscono su un piano diverso rispetto ai loro compagni: una dimensione più spiccatamente spirituale, di guida e di consiglio, di preveggenza e lungimiranza; mentre la componente maschile interviene sul piano materiale, fisico e guerriero. Ciò non toglie che le figure femminili sappiano dimostrare un coraggio per nulla inferiore a quello maschile, come dimostra la dama di Rohan. Il modello ispiratore per Tolkien è certamente l’immaginario medievale con la sua concezione della Donna come tramite per il Divino, pensiamo alla Beatrice dantesca; senza però indulgere agli eccessi dell’Amor Cortese, che Tolkien certamente non condivideva.

Purtroppo Tolkien non rientra nei programmi istituzionali della nostra scuola, ma sono a conoscenza di alcune scuole o insegnanti, che adottano lo Hobbit come testo di narrativa per scuole primarie o secondarie. Io stessa sono stata chiamata a tenere alcune lezioni in una quinta elementare. Vorrei chiedere a te che sei insegnante da tanti anni, e che con i ragazzi sei a contatto quotidianamente: cosa può insegnare Tolkien ai ragazzi di oggi che, magari, essi hanno perso, o si è perso nella società moderna?

Negli anni immediatamente successivi ai film, Tolkien era diventato decisamente famoso tra gli adolescenti; oggi, purtroppo, quel momento è passato, anche perchè la trilogia de Lo Hobbit non ha avuto lo stesso impatto. Tuttavia è comunque un argomento che si presta bene per fare esempi e/o introdurre tematiche che catturino l’attenzione dei ragazzi. Penso che Tolkien possa sempre affascinare i giovani, quando si fa capire loro che non si tratta semplicemente di “fantasy” o di “battaglie” (io ho una prevalenza di studentesse in classe, e a quell’età sono più attratte dalle storie a sfondo sentimentale). Quello che, ritengo, Tolkien abbia da insegnare e che si è perso nella società moderna, è il senso dell’epica: il “gettare il cuore oltre l’ostacolo” e saper combattere per ciò che vale la pena; ma anche il valore dell’amicizia e di una compagnia autentica, il rapporto con figure autorevoli che siano dei veri maestri come Gandalf, e ancora il valore della misericordia e della pietà… potrei continuare a lungo… Non è un caso che Tolkien sia sempre più utilizzato nei gruppi giovanili parrocchiali; a scuola, certo, il contesto è diverso, ma qualcosa si può fare…

Recentemente un nuovo gruppo di studi cattolici, che si occupa di scoprire la cattolicità di Tolkien ed il significato del punto di vista cattolico delle sue opere, ha fatto la loro prima apparizione pubblica su Radio Maria durante uno special dal titolo “L’immaginazione morale al servizio della verità – il caso Tolkien”. Credi che nel panorama italiano ci sia bisogno di voci nuove? O meglio, di una nuova compagnia di voci già note?  

Certamente sì. Ho ascoltato la trasmissione e mi ha colpito per la chiarezza e l’ampiezza dello sguardo. Su Tolkien è stato detto e scritto molto, ma ritengo sia sempre utile approfondirlo, in quanto è davvero inesauribile. Uno studio dal punto di vista cattolico che non voglia allegorizzare l’opera di Tolkien, ma intenda mostrare la fonte originaria da cui scaturisce, quella luce che viene citata nello special e che illumina tutte le sue pagine e si riverbera anche su noi lettori, è, direi, fondamentale. Il fatto che sia nata una compagnia di amici che si propone questo obiettivo, è per me in perfetto stile tolkieniano!

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Dal Tolkien Archive ai prossimi eventi

Il Tolkien Archive 2019 ha lasciato dietro di sé un bel numero di partecipanti arricchiti da un’esperienza piena e gratificante, ma non solo: le basi gettate aprono la via a ulteriori passi avanti. Ne ha parlato Giuseppe Scattolini in un’intervista rilasciata oggi a Tolkien  Italia, in cui anticipa uno dei frutti che l’evento di Barletta darà verso la fine dell’anno, un’opportunità davvero notevole per cui anche noi di STI presteremo volentieri il nostro contributo: lavoreremo nientemeno che all’organizzazione di un convegno universitario presso l’ateneo di Macerata.

Vi proponiamo le risposte con cui Giuseppe introduce i temi della chiacchierata:

Si è da poco concluso un evento che costituisce un importantissimo primo passo sul  territorio italiano: la visita di Catherine McIlwaine. Attorno ad essa si è costruita una due giorni di studi, confronti e presentazioni. Tu hai vissuto questo evento da dentro: lasciando alle fonti ufficiali il compito di raccontarcene i dettagli, a te chiedo cosa ti ha lasciato, come è stato vissuto dagli altri partecipanti e cosa hanno mostrato di aver tratto da questa ricca esperienza.

Per me personalmente i momenti più belli sono stati senza ombra di dubbio le chiacchierate con Catherine, in cui abbiamo parlato della religione, della storia italiana, del basilico (dal greco, “foglia di re”), di ciò che ha colpito di più lei a Barletta: le persone che andavano a Messa la mattina in cattedrale. Al che mi ha raccontato anche dell’esperienza simile ma diversa che fece negli Stati Uniti quando andò alla Marquette University per selezionare i manoscritti di Tolkien da esporre alla mostra Tolkien: Maker of Middle-earth dello scorso anno1 : tutti le chiedevano “che chiesa frequenti?” e lei poverina non sapeva che rispondere, in Inghilterra mi ha detto che nessuno ti farebbe mai una domanda del genere. Lei è una persona squisita, e non fatico a capire come mai la Tolkien Estate l’abbia scelta come Tolkien Archivist: infatti fu dopo la morte di Tolkien che la famiglia decise di donare alla Bodleian Library i manoscritti del Professore, e la figura della Tolkien Archivist sta lì apposta per garantirne la sicurezza e la consultabilità.

Un ponte che ci collega direttamente con l’archivista e con gli archivi della Bodleian ovviamente è un punto di arrivo per certi versi, ma un notevole punto di partenza per ulteriori iniziative, personali o collettive, che da lì possono prendere le mosse. A sensazione, quali prospettive possono aprirsi ora? Quali progetti dei Tolkieniani Italiani possono trarre impulso dalla due giorni di Barletta e schiudere tutte le loro potenzialità?

Senza ombra di dubbio aver avuto come ospite Catherine è un punto di arrivo: lei non è una relatrice o una studiosa di Tolkien, ma un’archivista. Di Tolkien conosce tutto, ma non solo il suo compito non è interpretarne i testi, piuttosto lo è il conservarli e il proteggerli, e soprattutto non è abituata se non a fare vita “di archivio” con ciò che ne comporta (tutto ciò per sua stessa ammissione). La mostra che ha curato l’ha molto esposta al pubblico, ma che sia venuta a Barletta è testimonianza della stima che lei nutre nella credibilità e nella serietà di studioso della persona di Oronzo Cilli, l’organizzatore, nonché di tutti noi. La sua visita però è stata giustamente anche un punto di partenza, come dicevi: non solo adesso le porte degli archivi di Tolkien sono aperte agli studiosi italiani che hanno partecipato al corso di Barletta, e agli studiosi italiani in generale sarà più facile accedervi, ma anche le iniziative collettive potranno trarre un grande giovamento. Significa che finalmente il mondo tolkieniano italiano si apre agli studi veri, accademici e universitari. Per questo ci siamo sentiti pronti, e come Cavalieri del Mark, di cui sono presidente, abbiamo proposto un convegno all’università di Macerata: i Tolkieniani Italiani, di cui facciamo parte, ci daranno una mano e co-organizzeranno con noi (dunque anche la co-organizzazione di STI vien da sé).


Qui potete invece leggere l’intervista completa.

Tolkieniani Italiani – Intervista a Fabio Leone

Fabio Leone nasce nel 1979 a Latina. Nel 2004 si diploma in Pittura ad olio all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2005 al 2008 lavora quasi esclusivamente come pittore di icone tradizionali cristiane. Dal 2008 affiancato mia moglie nel suo lavoro di illustratrice. Nel 2009 viene rappresentato dall’agenzia Bright, collaborazione che si protrae fino al 2017, dipingendo per commissioni nel settore educazionale/storico, e dedicandosi al thriller/horror e al fantasy a titolo personale. Nel 2013 vince il Language Learner Literature Award per le sue illustrazioni di The Legend of Sleepy Hollow di Washington Irving. Nel 2015 gli viene assegnato il Tolkien Society Award per Best Artwork, con l’opera Ulmo appears before Tuor. Le sue illustrazioni sono incluse in molte pubblicazioni in giro per il mondo, edite da Miles Kelly, Compass Media, Pearson, Oxford University Press, Nelson Evergreen, MacMillan, Skolska Knjiga, Bill Studio Group, Qbs Learning, Templar e altre. Andiamo a fare la sua conoscenza per tramite del fuoco di fila delle domande che gli ha posto Giovanni  Costabile.

Caro Fabio, innanzitutto lascia che ti ringrazi a nome dei Cavalieri del Mark e della Società Tolkieniana Italiana, nonché a titolo personale, per aver acconsentito a rispondere alle nostre domande. Sei un grande nome per gli appassionati di Tolkien e un punto di riferimento tra gli illustratori tolkieniani italiani. Pensa che quando ho detto alla mia ragazza (tolkieniana di puro sangue Eldarin anche lei) che ti avrei intervistato, lei ha esclamato: “No! Per davvero?”

Sono lusingato, è sempre un piacere essere raggiunto dal pubblico. Onestamente non mi capita spesso e, tempo permettendo, cerco sempre di condividere la mia esperienza con chiunque ne possa giovare. Un avviso ai lettori: detesto cordialmente i “VIP” che si allontanano dal pubblico. Sono un tipo alla mano e potete contattarmi liberamente sui social. Nei limiti di tempo risponderò come posso.

Beh, io parteggio per l’idea di cominciare con le domande difficili. Tolkien è noto abbia scritto che le illustrazioni ai suoi libri dovrebbero riguardare i soli ambienti e paesaggi, per lasciare ai lettori la libertà di immaginare da sé i personaggi. Impose ciò persino a una grande artista come Pauline Baynes. Ma in effetti molti mi dicono che faticano a immaginare i personaggi tolkieniani al di là dei film di Peter Jackson, sebbene io non abbia mai avuto un simile problema perché sono ospite a Gran Burrone ogni altro fine settimana. A parte gli scherzi, come giustifichi il contravvenire, chiaramente diffusissimo e non solo tuo, ai desideri di Tolkien?

Tolkien, come altri grandi autori, comprendeva pienamente il meccanismo di “proiezione/identificazione” che il lettore pone in essere quando interagisce con l’opera d’arte. Un bel paesaggio dipinto può “tirarci dentro”, specialmente se osserviamo grandi tele di maestri paesaggistici, una storia scritta secondo gli stessi stratagemmi usati da Tolkien permette al lettore di “riempire” gli spazi vuoti adoperando il proprio “archivio interiore d’immagini” e, di rimando, sviluppare un legame più forte con personaggi che, almeno in parte diventano proiezione del pubblico. Se ci pensate bene I manga utilizzano spesso questa dinamica rappresentando gli eroi con uno stile molto semplice, ai limiti dell’astratto, mentre l’antagonista è reso estraneo, “altro da me”, venendo rappresentato in modo più realistico… è più facile percepire l’entità “separata” come sconosciuta ed inquietante. Altro esempio brillante ed eloquente è il fumetto “Le avventure di Tin Tin”, creato da Georges Remi, ove il personaggio principale può facilmente rappresentare chiunque lo legga, data la semplice estetica con cui è rappresentato, ma essendo un fumetto basato su esplorazione e scoperte, è il paesaggio ad essere rappresentato in modo realistico e, di rimando, misterioso e sconosciuto. Gli artisti che scelgono di affrontare Tolkien proiettano la loro estetica nel cercare di dare forma ai personaggi… è quasi inevitabile (dico “quasi” perché c’è chi sceglie volontariamente di dare il posto d’onore al paesaggio ed alla storia in esso intessuta, come ad esempio Ted Nasmith). La sottile linea da non oltrepassare è , per me, il non tradire “troppo” Tolkien, rappresentandolo  con  ponderato rispetto per la sua opera, intenzione, morale, filosofia… in altre parole: illustrando Tolkien nel senso etimologico del termine: “fare luce, rendere chiaro, spiegare”. Detesto quando un artista sfrutta un autore per parlare delle proprie idee… non sta illustrando, sta sfruttando la fama altrui. Discorso a parte merita la ripetizione non immaginifica delle scene dei film… capisco che il cinema sia media potentissimo (ed il nostro cervello si è evoluto per trattenere con maggiore chiarezza informazioni in “movimento”) ma non riesco a valutare nulla di più dell’autore dell’immagine tranne che la capacità tecnica della copia, non c’è vero dialogo con tali dipinti, solo un proclamo da parte dell’artista che sembra dire “Hey! Mi piace questa scena!”. È un’opportunità sprecata.

D’altronde Tolkien scriveva anche che intendeva lasciare la Terra di Mezzo ad altre mani, menti e voci. Adesso entriamo nel vivo e prendiamo direttamente in mano una coppia di tuoi lavori, il maestoso Elessar e la regale Queen Arwen Undomiel. Penso sia la prima volta che vedo i due personaggi raffigurati in età avanzata e ti faccio i miei complimenti per l’originalità dell’approccio, due opere veramente notevoli. Ci racconti come le hai pensate, come è nata l’idea?

Il primo a “venire a galla” nella mia immaginazione è stato Elessar. Come ho accennato precedentemente, le immagini della trilogia cinematografica erano (e sono) canone in questi anni. Avevo già dipinto alcuni ritratti ed avevo pensato di rivolgermi ad Aragorn. Non molti lo hanno rappresentato come Elessar, come colui che ha finalmente preso su di se il ruolo di Re dei regni di Gondor/Arnor e volevo che la rappresentazione rispettasse l’età del personaggio. Essendo Númenóreano Aragorn “si mantiene bene”, ma non è neanche un arzillo 30enne ai tempi dell’incoronazione. Ecco allora che ho preferito rappresentarlo più anziano, con qualche cicatrice sul volto, I segni di una probabile frattura al setto rimarginata (aguzzate la vista!)  e qualche dettaglio che dia spessore al suo background: la spilla di Lothlorien, un manto rosso regale, una corona che rappresenti in modo adeguato le tradizioni di Gondor. Per I puristi: garantisco che ho tentato di rappresentare la corona in modo “ortodosso” rendendola simile allo schizzo di Tolkien e nel solco della cultura egiziana dei faraoni… ma non funzionava. Per un primo piano dovevo ridurre qualcosa. Chiedo venia. La seconda, Arwen, è emersa da una esigenza differente ma si è incastonata nella stessa logica estetica del suo celebre marito: sto ragionando molto tempo un dipinto con lei protagonista ed ho pensato che studiare un ritratto mi avrebbe favorito nel dipingerla successivamente in una situazione più complessa. Come per Elessar ho deciso di rappresentarla in un momento differente dalle solite rappresentazioni ed attingere dalle Appendici. Nella mia mente Arwen sta ascoltando le parole di Aragorn “In sorrow we must go, but not in despair. Behold! We are not bound for ever to the circles of the world, and beyond them is more than memory. Farewell!”. Questa Arwen è rappresentata con I capelli più corti, probabilmente in lutto, I capelli corvini che si dice ereditati dalla bis-bis-nonna Luthien, sono ingrigiti. Come Elessar lei dispone di una lunga vita ma al “passaggio” di lui anche lei sente che il tempo di lei è al termine. Sta per partire da Gondor per recarsi a Cerin Amroth e lì rendere lo spirito ai Valar come mortale. I colori che lei indossa richiamano l’autunno, la corona la cultura elfica e… si, preferisco orecchie a punta per gli elfi… dopo aver ruminato molto tale dilemma.

Passiamo al magnifico Gandalf the servant of the Secret Fire. È evidente in tale opera l’ispirazione dall’iconografia ortodossa, che inizialmente può apparire una scelta bizzarra, sebbene trovi riscontro anche nelle interpretazioni dell’artista inglese Jay Johnstone. Come commenti la tua interpretazione?

Penso che molti dipinti “personali” nascano dal pensiero dell’autore quando si dice “sarebbe divertente se…”. Ho una passione per l’arte della pittura d’icone, conosco la tecnica ed i metodi. L’ho praticata per anni… poi leggendo Tolkien mi sono trovato in linea con quanto un lettore gli fece notare: sembra che una luce brilli ma senza che alcuna lampada sia visibile. Di per se è una descrizione molto…Cristiana! So bene che Tolkien si è opposto arduamente contro le letture “allegoriche” della sua opera e la mia scelta di rappresentare Gandalf come un Santo (solo i santi possono essere rappresentati in icone) non ha intenti allegorici. Ma è interessante notare come Gandalf abbia molteplici punti in comune con la figura del “Santo” cristiano. Riflettendo su questi punti di contatto un giorno, mentre ragionavo sul come “rinfrescare” la mia conoscenza circa tecnica iconografica mi sono detto: “perché non Gandalf?”. Così ho applicato i canoni estetici e tecnici nell’elaborare un disegno del Gandalf Archetipico, dotato dei suoi attributi propri (Glamdring, il bastone, il manto, il cappello, I colori propri) ed il volto tipico degli asceti orientali. Non volendo usare il Nimbo dorato, che si conviene solo ai santi, ho declinato l’idea già da me applicata del poema dell’anello usato come Nimbo (o “aureola” se prefereti il decadente termine post-Giotto): essendo Gandalf non sotto l’influenza dell’Unico Anello, il suo volto non è circondato dal poema dell’anello ma dal simbolo che lo identifica come messaggero di Eru Iluvatar  “I am a servant of the Secret Fire, wielder of the flame of Anor”, frase con cui dichiara autorità sopra la “fiamma di Udun”. È stato per me un lavoro infinitamente divertente, ma confesso di aver ricevuto una bella ripassata dalla mia maestra d’icone. A titolo personale posso dire di apprezzare lo sforzo di Jay Johnstone, soprattutto nelle ultime sue opere “iconografiche”, ma Tolkien non scriveva “imitando la vecchia letteratura”, lui scriveva la letteratura che  amava… allo stesso modo penso che la scelta di rappresentare Tolkien con stile iconografico sarebbe più confacente se fatto come moderne icone dipinte nel solco della tradizione iconografica tradizionale e non “imitando vecchie icone” come Johnstone sembra preferire. Talvolta sono piuttosto difficile da accontentare, lo so, ma è solo perché amo l’arte delle icone.

Ora ho scelto proprio quest’opera anche per un altro motivo, ovvero che l’ispirazione ortodossa suggerisce esplicitamente una simbologia religiosa cristiana, che pure certuni contestano. Tu come ti poni nella controversia sul Tolkien cattolico? Ci sono margini secondo te per dubitare che l’opera di Tolkien sia cattolica come il suo autore, pur senza nulla togliere ad altre indubbie influenze?

No. È lampante. L’opera di Tolkien è ardentemente religiosa. Alcune opere lo sono meno (prendiamo ad esempio Roverandom o Farmer Giles of Ham), ma Il Signore degli Anelli è profondamente religioso. Penso che la controversia sia solamente apparentemente legata al dibattito circa il “Tolkien cattolico”  ed invece segno dell’intimo smarrimento e fastidio che taluni provano quando si scoprono emozionati ed ispirati da un autore che ha molto di cristiano da dire… sebbene contemporaneamente si disdegni il cristianesimo in tutte le sue forme, secolari e non.

Ora un momento retrospettiva. Uno dei post sempreverdi nei gruppi tolkieniani domanda agli altri appassionati come si è conosciuto Tolkien per la prima volta, oppure, come mi piace esprimere la stessa idea, per quale porta (rigorosamente tonda) o finestra si è entrati in casa Baggins. Hai avuto un tuo personale Gandalf che ha lasciato una runa per te su quella porta?

Ne ho due. Il primo è il fratello di un mio grande amico d’infanzia, Alessio. Abbiamo molti gusti in comune ed un giorno (ci conosciamo da quando eravamo undicenni) gli dissi che stavo leggendo “La spada di Shannara”. Suo fratello, che aveva il naso in un fumetto (mi pare Nausicaa), alzò il detto naso dalle dette pagine e disse: “Tolkien… solo Tolkien!”. E tornò a leggere. La seconda runa fu graffiata da “La storia infinita” cinematografico: Il libraio chiede a Bastian, ironicamente, se sapesse cosa I libri siano… e Bastian risponde di aver in casa 137 libri… ed elenca: “L’isola del tesoro”, “Il mago di Oz”, “L’ultimo dei Mohicani”, “Il signore degli anelli”… Quella lista mi è rimasta dentro. Conosco il film praticamente a memoria e quel libro, quell’autore continuavano a saltar fuori ovunque come una montagna all’orizzonte. Alla fine ho chiesto a mia madre di comprarmi una copia, avevo 12 o 13 anni. Il resto è storia.

Ma questo è stato solo l’inizio. Da allora ne hai fatta di strada insieme a Tolkien, se nel 2015 hai visto assegnarti il Tolkien Society Award per Best Artwork con Ulmo appears before Tuor. È un riconoscimento straordinario per un artista tolkieniano pur non essendo l’unico premio che ti è stato attribuito, e posso solo immaginare l’entusiasmo con cui hai accolto la notizia. Vuoi raccontarci come è andata?

Ho acceso il pc la mattina e trovato 137 notifiche. Ho pensato: “ma che cavolo..?”. Poi mi sono seduto, incredulo. Quando mia moglie si è alzata le ho semplicemente detto: “Non ci crederai, ma ho vinto”. Abbiamo preparato I bambini per l’asilo… poi nel resto della giornata ho lavorato per rispondere a messaggi ed email. Niente feste selvagge ma ne sono davvero soddisfatto.

Domanda di rito. Quali sono i modelli della tua arte? Credo di aver letto da qualche parte che tra i tuoi riferimenti illustrativi c’è il grandissimo Donato Giancola, e posso confermare che all’occhio si nota, ma ricordo un commento di Stefyart sul tuo profilo Deviantart che paragona il tuo stile a Rembrandt e Caravaggio, e penso anche a una tua illustrazione non tolkieniana, una delle tue prime opere, intitolata Jealousy. Qui mi pare di notare un taglio allegorico che ha del preraffaellita, se non mi inganno. Cosa c’è di vero in tutto questo?

Questa particolare illustrazione proviene da un libro pubblicato anni fa dalla Pearson, se non sbaglio, la protagonista, sul fondo, guardava con invidia I personaggi in primo piano. Ai tempi stavo cercando di stabilire uno stile che mi stimolasse ad approfondire. I preraffaelliti sono sempre in cima alla pila di libri che sfoglio per ragionare su delle soluzioni e nel dipingere questa illustrazione mi appoggiai a Waterhouse ed il suo “Mariamne Leaving the Judgement Seat of Herod” per studiare la tecnica e catturare quella specifica atmosfera. Ora come ora questo lavoro mi imbarazza perché prende troppo in prestito da Waterhouse.  Giancola è uno dei pilastri della mia “idea estetica”. Per dare contesto faccio un salto indietro:  ho avuto esperienza terribile in accademia delle belle arti ed il modo in cui la mia classe di pittura è stata guidata era riuscita ad annientare quasi tutta la mia voglia di dipingere. Stavo per “appendere al chiodo” il pennello. Un giorno però, sfogliando le pagine di un libro, vidi “The Taming of Smeagol” di Giancola. Opera eccezionale. Rinascimentale nell’anima, moderno nelle ispirazioni, tecnica perfetta. Ho pianto guardandola ed ho realizzato che potevo anche io trovare qualcosa che mi emozionasse nel dipingere. Quel singolo quadro mi ha salvato. I paragoni con Caravaggio e Rembrandt mi lusingano, e sono troppo gentili.

A proposito di quest’ultima opera, ricordiamo infatti che la tua arte prende anche spunto da altre fonti, di solito comunque opere letterarie, cinematografiche e videoludiche di genere fantastico e horror, da Batman a Game of Thrones, da God of War a Ladyhawke. In base a quale criterio scegli i tuoi soggetti, fintantoché la scelta non appartiene invece al committente?

C’è chi si emoziona nel dipingere ritratti, chi un manga, chi strappone scosciate. Tutti noi, mi azzardo a suggerire, siamo diapason… vibriamo in accordo con frequenze ristrette e mirate. Io rispondo alla tragedia, all’indagine interiore, all’eroismo epico. Non riuscirei a rappresentare con la stessa sincerità una eroina seminuda… ma datemi un personaggio dalla psicologia complessa ed io vado a nozze. Per questo, probabilmente , mi sono trovato a scegliere Navarre, Jamie Lannister, suo padre Tywin come protagonisti di illustrazioni. Hanno così tanto da dire! Così tanti dettagli possono essere inseriti per compensare la “densità di dettagli” necessari a delineare un volto dalla psicologia complessa! Ad esempio con Tywin ho potuto dipingere la storia di Casterly Rock sulla sua armatura, o con Navarre inserire elementi che spieghino il suo amore per Isabeu (come la treccia bionda fasciata di pelle che lui porta accanto al petto). Provate ad analizzare il mio “Stregone di Angmar” e troverete abbastanza dettagli per ricostruire una storia ipotetica da me composta per narrare gli eventi prima del suo “sbiadimento”! Trovo “God of war” un moderno capolavoro di design e “world building”. Non l’ho mai giocato, ma ho il libro del “Making of”. È oro zecchino per la ricerca artistica.

Infine torniamo ancora sui tuoi lavori tolkieniani. Chi ti segue ha notato la pubblicazione di uno studio su Eowyn. Come procede il lavoro su questo tema? Quando possiamo aspettarci una tua interpretazione della famosa scena del Re Stregone ne Il ritorno del re? Dopo la raffigurazione veramente unica che hai fatto del Signore dei Nazgûl prima di diventare Spettro, vedremo anche il Primo dei Nove ergersi in tutta la sua oscura maestà, prima che la Dama di Rohan lo vanifichi del tutto?

Il dipinto di Eowyn è in lavorazione da circa 3 anni. Gestazione complessa. Un rapporto attrattivo/repulsivo. Considero Il passaggio del confronto di Eowyn con il Dwimmerlaik tra I migliori della letteratura mondiale moderna su cui ho messo gli occhi. Mi terrorizza l’idea di non rendere giustizia alla dama di Rohan. “But the helm of her secrecy had fallen from her, and and her bright hair, released from its bonds, gleamed with pale gold upon her shoulders. Her eyes grey as the sea were hard and fell, and yet tears gleamed in them. A sword was in her hand, and she raised her shield against the horror of her enemy’s eyes”. Che parole. Mi commuovono anche ora che le ho citate qui. Sarò all’altezza di renderle visibili? Questo dipinto mi tormenta da anni. Sono arrivato ad una fase di stallo circa un anno fa. Poi, al Lucca Comics del 2018 ho avuto modo di sottoporlo all’attenzione di Todd Lockwood per chiedere lumi sul come procedere. Durante il suo workshop mi ha mostrato come risolvere alcune criticità ed ora sono pronto a continuare…  Sarebbe un sogno completarla per il Tolkien Society Award di quest’anno, ma al momento le possibilità che ciò si realizzi sono scarse.

Per concludere, ti porgo di nuovo i miei e nostri ringraziamenti, con un’ultima richiesta. C’è un augurio che vorresti fare ai giovani artisti tolkieniani in erba? Intanto ti offro il mio, in lingua Quenya, perché ci sono cose che solo la lingua degli Elfi di Aman può dire. E allora, caro amico, con l’auspicio di risentirci presto, Alassë.

Alassë amico mio e per gli artisti Tolkieniani in erba, Tolkien scrisse: “Fantasy is escapist, and that is its glory. If a soldier is imprisoned by the enemy, don’t we consider it his duty to escape?. . .If we value the freedom of mind and soul, if we’re partisans of liberty, then it’s our plain duty to escape, and to take as many people with us as we can!”… Le chiavi per liberare il soldato sono nelle vostre mani.