I Tolkieniani Italiani sul nostro sito

Siamo lieti di annunciare che prende il via proprio oggi, alla vigilia di Ognissanti (o Samhain) del 2018, una delle cose che reputiamo più belle alle quali ci stiamo dedicando da qualche tempo: Tolkieniani Italiani, uno spazio in più ambienti (web, social network e soprattutto incontri dal vivo) che raccoglierà e presenterà una serie di attività ideate e realizzate da tutti coloro che  si riconoscono in un certo modo di vivere e condividere valori e atmosfere della Terra di Mezzo.

Questo spazio naturalmente sarà aperto al confronto e allo scambio anche con chi proviene da “altri mondi”: la prima testimonianza di ciò è esibita proprio con l’esordio, che si concretizza con una prima iniziativa che lasciamo presentare al suo sostenitore e promotore più ispirato: Giuseppe Scattolini, fondatore e presidente dell’associazione Tolkien nelle Marche – I Cavalieri del Mark con cui noi di STI abbiamo raggiunto un’intesa e stretto un’amicizia che speriamo duratura, gratificante e stimolo di crescita per tutti noi – andando ad aggiungersi ai nostri ormai storici compagni di viaggio di Eldalië, Collezionisti Tolkieniani, Tolkieniana.Net e Tolkien Italia.

Auspicando  che sarà il primo passo di un lungo cammino fianco a fianco, lasciamo dunque la parola e l’attenzione a Giuseppe Scattolini.


Carissimi amici, Cavalieri del Mark, Tolkieniani Italiani,

quest’oggi sono stato chiamato a presentarvi una nuova iniziativa dei Tolkieniani Italiani, in quanto è nata in una discussione tra amici avvenuta in uno dei canali dei Cavalieri del Mark, di cui sono presidente. Ringrazio quindi anzitutto Greta Bertani, che ha lanciato l’idea di raccogliere “interviste” che porteremo avanti, e poi tutti coloro che hanno pensato a farne un ciclo intero che verrà definendosi in itinere. Ringrazio anche chi rende possibile questo progetto particolare, e chi accoglie questo mio articolo nei propri canali. Grazie sentitamente a tutti.

Per capire le intenzioni che stanno dietro all’iniziativa, dobbiamo capire la volontà profonda di coloro che l’hanno lanciata. Penso che sia palese e noto a tutti quanto la realtà tolkieniana italiana sia stata finora un luogo non esattamente pacifico, né accogliente, soprattutto per i neofiti e per chi tra i propri interessi ha l’esclusivo approfondimento di Tolkien. Penso che saremo tutti d’accordo nel dire che uno dei passaggi chiave de Il Signore degli Anelli sia il ritorno di Gandalf nel capitolo “Il Cavaliere Bianco”. Qui Gandalf, non più “il Grigio” ma “il Bianco”, dice alcune delle parole decisive dell’intero libro: dichiara di essere “Saruman come doveva essere”.

Saruman infatti, nelle intenzioni dei Valar che mandarono gli Istari sulla Terra di Mezzo, doveva essere la guida principale contro Sauron e le forze del male. Avrebbe dovuto in sostanza essere lui ad incontrare Thorin in quell’incontro casuale di Brea, avrebbe dovuto essere lui a chiamare Bilbo per essere il quattordicesimo della compagnia di Scudodiquercia, avrebbe dovuto essere lui a guidare la Compagnia dell’Anello ed a cadere nell’affrontare il Balrog di Morgoth a Moria. Ma Saruman non c’è mai stato in queste circostanze. Ha preferito gli alti torrioni, far godere ai popolani del suo aiuto e della sua conoscenza solo quando costretto, di mala voglia, e senza mai confondersi tra loro, senza mai sporcarsi col fango delle strade.

Tutt’altro, noi sappiamo, ha fatto Gandalf, Grigio come le giornate piovose che ha affrontato pur di raggiungere e guidare i suoi compagni, o come le chiazze di fango scuro rimaste sulle sue vesti. Potremmo anche immaginarci come, cosa che Tolkien non dice e non incoraggia a dire, ma per amor di interpretazione lo diremo noi, in principio anche le vesti di Gandalf fossero bianche, ma col tempo si sono colorate dello stesso colore dei luoghi dove camminava, grigi, bui, tetri, sporchi, mentre Saruman è rimasto, più che il bianco, “il puro”, colui che con gli affari piccoli dei mortali non aveva intenzione, non l’ha mai avuta, nemmeno quando era “buono”, di sporcarcisi.

Purtroppo, il mondo Tolkieniano non è mai stato come dovrebbe essere, ma è sempre stato il Saruman della situazione: attento a non avere a che fare cogli affari dei mortali, e tendente non a guidare ma a comandare, a togliere di mezzo ed eliminare in nome del progresso, a diventare il Multicolore quando avrebbe dovuto essere Bianco. Tendente soprattutto a fare delle promesse che poi non avrebbe mantenuto, e ad ingannare quanti incappavano nelle sue reti.

La nostra volontà profonda, Tolkieniani Italiani, è sostanzialmente questa: dare vita a una realtà tolkieniana nazionale come sarebbe dovuta essere da cinquant’anni a questa parte. Questo significa che mai più nessuno verrà lasciato solo, che tutti avranno il diritto di avere una realtà tolkieniana vicino a casa loro e degli amici con cui parlare di Tolkien. Significa che non è necessario che tutti dobbiamo sempre trovarci in uno stesso posto, che siano rocche medievali, fiere del fumetto e quant’altro: Tolkien deve abitare nei nostri cuori, nelle nostre case e vicino ad esse, negli amici di una vita.

Gli studiosi al fianco degli appassionati, gli appassionati al fianco degli studiosi, approccio totale alle opere di Tolkien, amicizia e fraternità: questi sono i valori da portare avanti. Non le fiere col biglietto d’ingresso a pagamento, dove si parla di fumetti e non di letteratura: Tolkien per essere capito va accostato alla filosofia, alla letteratura, alla teologia, agli ambiti del sapere umano profondo, non alle feste in maschera. Per un motivo molto semplice: le feste in maschera accadono un giorno o due nell’arco di tutto l’anno, Tolkien invece ti accompagna tutti i giorni della vita, in quelli belli e in quelli brutti, ti fa provare gioie profonde e grande nostalgia per un mondo perduto che ti spinge ad essere migliore nella quotidianità.

Tolkien è molto più di un passatempo, è una presenza costante, un appoggio sicuro, una roccia nel mezzo del mare in tempesta. Per questo le realtà tolkieniane non possono essere il mare in tempesta, ma la roccia salda cui appigliarsi. Pacifiche, belle da vivere: un mondo come sarebbe dovuto essere, ad immagine e somiglianza degli altri vari paradisi terrestri di cui Tolkien ci parla, come la Contea della Terza Era, Númenor durante i primi secoli della Seconda, Valinor della Prima e di ogni altra Era della Terra di Mezzo.

L’idea di questo ciclo di interviste nasce da qui, come prima pietra della grande casa che desideriamo costruire così come dovrebbe essere: iniziamo ad incontrare e far incontrare le persone, discutere della passione tolkieniana, ampliare delle realtà finora rimaste chiuse, asserragliate nelle loro fortezze che aprono solo ogni tanto e come se fosse una grazia concessa. Non ci si può vergognare di essere tolkieniani amici, come se si fosse appassionati uno scrittore di bassa categoria o si leggessero dei testi di scarso valore. È ora di mostrare al mondo, anche al mondo accademico, quanto è grande questo autore.

Giuseppe Scattolini

“Tolkien Archivist” in Italia, a Barletta, nel 2019!

Immagine di proprietà di Oronzo Cilli e qui riprodotta per gentile concessione: tutti i diritti riservati
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Annuncio strepitoso di Oronzo Cilli: la prossima primavera avremo in Italia nientemeno che Catherine McIlwaine, ‘Tolkien Archivist’ delle Bodleian Libraries dell’Università di Oxford!
Come dice lo stesso Oronzo, curatore del blog Tolkieniano Collection e autore di apprezzati saggi bio-bibliografici sul Professore, McIlwaine “è il punto di riferimento degli studiosi tolkieniani che intendono compiere ricerche e studi sul grande patrimonio di manoscritti, e non solo, di J.R.R. Tolkien custoditi nella Weston Library di Oxford. Dal 2003, infatti, riveste il ruolo di ‘Tolkien Archivist’ e il suo lavoro è quello di preservare i documenti di Tolkien e, tra le altre cose, aiutare gli studiosi nelle loro ricerche”.
Si tratta inoltre della persona che ha curato la più importante e prestigiosa esposizione dedicata a Tolkien che ha luogo da giugno e si concluderà a breve negli spazi della Weston Library dell’Università di Oxford, Tolkien: Maker of Middle-earth, oltre ai due meravigliosi cataloghi.
Questo invito getta dunque un ponte ideale tra la mostra e l’altro grande evento di agosto, il Tolkien 2019. Che un simile evento si svolga in Italia è occasione da non perdere, ghiotta per vari motivi: conoscere una persona con un ruolo prestigiosissimo, condividere con lei e con altri studiosi giornate di studio, conoscere da vicino la comunità di appassionati che da tanto tempo ormai si dedica a offrire spunti sempre nuovi per cogliere ogni singola stilla della meravigliosa Terra di Mezzo di John Ronald Reuel Tolkien, trasmessaci dal figlio Christopher.
Siamo ansiosi di ricevere nuovi aggiornamenti in merito (oltre che di proporre i nostri contributi allo svolgimento delle giornate), di cui vi daremo tempestivamente ragguaglio!

Appunti (di ricerca) sul drago

Con il permesso dell’autore, vi proponiamo una succosa nota di Giovanni Carmine Costabile (già apparsa nel gruppo Facebook pubblico dei Cavalieri del Mark) in merito alle fonti letterarie sulla figura del drago relativamente alla loro attinenza con le opere di Tolkien. Buona lettura!

Ogni anno c’è qualcuno che scrive un nuovo saggio sui draghi in Tolkien, e ogni anno rileggiamo sempre la stessa roba che si poteva già trovare in Jonathan Evans nel 2000 (diciotto anni fa!). Questo significa che l’argomento draghi è esaurito? Assolutamente no. Significa solo che siamo pigri e ci fermiamo alla ricerchina da liceo. Però, appena uno allarghi un pò il campo, ci sono molte cose interessanti ancora non dette. Ecco un esempio.
Avete presente come si presenta Smaug?

“Le scaglie della mia corazza sono come scudi dieci volte più possenti, i miei denti sono spade, i miei artigli lance, lo sferzare della mia coda una saetta, le mie ali un uragano e il mio alito morte!”
—Smaug, J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit, cap. XII, “Notizie dall’interno”.

In inglese:

“My armor is like tenfold shields, my teeth are swords, my claws spears, the shock of my tail a thunderbolt, my wings a hurricane, and my breath death!”
–Smaug, J.R.R. Tolkien, The Hobbit, ch. 12, “Inside Information”.

Ebbene, una presentazione del genere sembra proprio naturale per un drago, al punto che non ci chiediamo neanche quale possa essere la fonte di Tolkien. Eppure di fonti a riguardo c’è una grande abbondanza nella letteratura inglese, tutte raccolte da E.K. Chambers in questo passaggio del suo libro sulle rappresentazioni teatrali popolari inglesi:

“Perhaps the Dragon proved difficult to represent under village conditions. But I believe that he does figure, rather cryptically, more often than is at first sight obvious. A favourite combatant is Slasher, to the many variants of whose name Johnson’s story affords no clue. And to Slasher, more than to any other, belongs the vaunt:

My head is made of iron,
My body is made of steel,
My arms and legs of beaten brass;
No man can make me feel.

I formerly rejected a theory which made Slasher the representative of the hardness of the frost-bound earth in winter, and thought that the lines might merely refer to the armour of a champion. But I am now sure that I was wrong. They are the description of a dragon. The following catena will, I think, place this beyond doubt.

His sides wer hard ase eni bras,
His brest was hard ase eni ston.
[Sir Beues of Hamtoun, Auchmleck MS. (1330-40), 2676]

His skales bryghter were than glasse,
And moche harder than any brasse.
[Ibid , ed Pynson (c 1503), 2427]

And ouer, all with brasen scales was armd,
Like plated coate of steele, so couched neare,
That nought mote perce, ne might his corse be harmd
With dint of sword, nor push of pointed spere.
[Faerie Queene (1590), x. xi 9]

His scales glistering as silver, but far more hard than
brass.
[Johnson, ch in]

His skin more hard than brass was found,
That sword or spear can pierce or wound.
[Seventeenth-century Ballad]

They are all dragons.”

(E.K. Chambers, The English Folk-Play, pp. 177-78)

Potremmo credere che sia finita qui. Tolkien indubbiamente conosceva E.K. Chambers, visto che recensì una sua opera negli anni 50. Inoltre, conosceva The Faerie Queene di Spenser, che cita in Sulle fiabe (e come potrebbe un professore di letteratura inglese non conoscerlo?) e Bevis of Hampton è un romance medievale, di quelli che studiava insieme al Sir Orfeo e al Sir Gawain and the Green Knight.
Eppure c’è dell’altro. Qualcuno forse ha già indovinato di cosa parlo. Se apriamo la Bibbia sul libro di Giobbe, il capitolo 41 è interamente dedicato a un particolare tipo di drago, il drago marino, o Leviatano:

1 Ecco, è vana la speranza di chi lo assale;
basta scorgerlo e uno soccombe.
2 Nessuno è tanto ardito da provocarlo.
E chi dunque oserà starmi di fronte?
3 Chi mi ha anticipato qualcosa perché io glielo debba rendere?
Sotto tutti i cieli, ogni cosa è mia.
4 E non voglio tacere delle sue membra,
della sua gran forza e della bellezza della sua armatura.
5 Chi l’ha mai spogliato della sua corazza?
Chi è penetrato fra la doppia fila dei suoi denti?
6 Chi gli ha aperti i due battenti della gola?
Intorno alla chiusura dei suoi denti sta il terrore.
7 Superbe sono le file dei suoi scudi,
strettamente uniti come da un sigillo.
8 Uno tocca l’altro,
tra loro non passa l’aria.
9 Sono saldati assieme,
si tengono stretti, sono inseparabili.
10 I suoi starnuti danno sprazzi di luce;
i suoi occhi sono come le palpebre dell’aurora.
11 Dalla sua bocca partono vampate,
ne sprizzano fuori scintille di fuoco.
12 Dalle sue narici esce un fumo,
come da una pentola che bolle o da una caldaia.
13 L’alito suo accende i carboni,
una fiamma gli esce dalla gola.
14 Nel suo collo risiede la forza,
davanti a lui si fugge terrorizzati.
15 Compatte sono in lui le parti flosce della sua carne,
gli stanno salde addosso, non si muovono.
16 Il suo cuore è duro come il sasso,
duro come la macina di sotto.
17 Quando si rizza, tremano i più forti,
e dalla paura sono fuori di sé.
18 Invano lo si attacca con la spada;
a nulla valgono lancia, giavellotto,
corazza.
19 Il ferro è per lui come paglia;
il bronzo, come legno tarlato.
20 La figlia dell’arco non lo mette in fuga;
le pietre della fionda si mutano per lui in stoppia.
21 Stoppia gli pare la mazza
e ride del fremere della lancia.
22 Il suo ventre è armato di punte acute,
lascia come tracce d’erpice sul fango.
23 Fa bollire l’abisso come una caldaia,
del mare fa come un gran vaso da profumi.
24 Si lascia dietro una scia di luce;
l’abisso pare coperto di bianca chioma.
25 Non c’è sulla terra chi lo domi;
è stato fatto per non aver paura.
26 Guarda in faccia tutto ciò che è eccelso,
è re su tutte le belve più superbe».
[Giobbe 41, 1-26]

Tolkien, per chi non lo sapesse, contribuì alla traduzione della Bibbia di Gerusalemme, quindi conosceva anche questo. Qual è la vera fonte allora? La Bibbia o la Regina delle Fate? La Palestina o la Germania? Cristiano o pagano?

La risposta, come dico da tempo, é: entrambe.

Un 2019 col Calendario di Alan Lee

Le celebrazioni per il 2019 si potranno impreziosire con un pezzo pregiato che non mancherà di gratificare gli appassionati di tutto il mondo. Anche per il prossimo anno, infatti, Alan Lee ha prestato la sua maestria per la realizzazione dell’ennesimo, splendido calendario artistico che “cattura la bellezza, la magia, il mistero e i pericoli dell’amato mondo fantastico di J. R. R. Tolkien”, come si legge dalla descrizione ufficiale.

Questo incantevole pezzo da collezione è composto, come di consueto, da immagini di personaggi popolari e scene della Terra di Mezzo. Il prestigio della pubblicazione e dell’autore delle illustrazioni lo rendono senza ombra di dubbio il Tolkien Calendar ufficiale per eccellenza; l’edizione 2019 contiene 12 dei migliori acquerelli di Alan Lee, selezionati nel trittico delle Grandi Storie della Terra di Mezzo di cui quest’anno si completa il ciclo letterario grazie alle curatele di Christopher Tolkien – parliamo naturalmente de LA CADUTA DI GONDOLIN, BEREN E LÚTHIEN e I FIGLI DI HÚRIN. In aggiunta vi sono vari schizzi a matita, molti dei quali sono stati realizzati espressamente per questo calendario e costituiscono pertanto dei pezzi unici in senso assoluto: infatti, ogni acquerello è accompagnare da disegni a matita complementari, selezionati da Alan Lee stesso, a completare la decorazione di ciascuno dei dodici mesi dell’anno

Il Calendario Tolkien è diventato negli anni un vero e proprio  evento editoriale consolidato, atteso periodicamente con impazienza dagli appassionat idi tutto il mondo da oltre quarant’anni. Gli splendidi dipinti dell’ultima edizione rappresentano da sempre scene celebri delle opere principali del Professore di Oxford: nella sua intera produzione artistica, Lee ha regalato a tutti noi scene e scenari che prima avevamo solo immaginato, come l’incontro tra Gollum e Bilbo, le scorrerie di Smaug, scorci mozzafiato di Imladris e Mordor nelle celebri edizioni illustrate di ‘Lo Hobbit’ e ‘Il Signore degli Anelli’, ma con i nuovi dipinti e disegni del Calendario 2019 i lettori saranno trasportati nel profondo dell’incantevole Terra di Mezzo, più che mai.

Il calendario è disponibile dallo scorso 18 settembre e può essere ordinato sul bookshop online ufficiale (tolkien.co.uk), oppure sui siti di HarperCollins e Barnes&Noble.

Cineforum sul Il Signore degli Anelli del 1978

Amici, quanti di voi sapevano che prima delle celebre trilogia di Peter Jackson esisteva già una rappresentazione cinematografica de “Il Signore degli Anelli“? Curiosi?

Allora la Compagnia de’ Viaggiatori in Arme vi aspetta il prossimo 28 Settembre alle ore 20.00 presso la Associazione Culturale Quadrivium la quale ha organizzato un cineforum in cui verrà proiettata la pellicola di Ralph Bakshi del 1978 a cui seguirà un interessante forum di discussione!

Esce oggi “The Fall of Gondolin”

Christopher Tolkien aveva lanciato un avvertimento già in occasione dell’uscita di Beren and Lúthien, quando nella prefazione avvertiva che quella avrebbe potuto essere la sua ultima fatica editoriale. Fortunatamente le cose sono andate in modo diverso e oggi è finalmente venuto il giorno: utúlie’n aurë, per dirla alla maniera in uso nei Tempi Remoti, con riferimento al lancio dell’ultima delle tre Grandi Storie. Lancio che per ora riguarda solamente l’edizione in lingua inglese: per avere quella italiana bisognerà attendere ancora qualche settimana.

Alan Lee, che ha illustrato alla sua maniera (magistrale, ci fosse bisogno di specificarlo) anche quest’ultimo volume, in un’intervista rilasciata a Entertainment Weekly ha affermato che lavorare a questo ciclo conclusivo ha dato a Christopher Tolkien un nuovo slancio vitale e che l’erede del Professore si sarebbe letteralmente “gettato a capofitto” nella preparazione e nella cura del libro; l’artista inoltre ha aggiunto di essere «sicuro che sarà felice di avere questi libri nelle sue mani», ora che questo suo viaggio nell’esplorazione del legendarium si conclude.

La vicenda qui narrata, pur incompiuta, tramanda la tragedia della Rocca Nascosta: tale è infatti il significato del nome di questa fortezza, la cui epopea si pone idealmente a mo’ di ponte tra l’epoca mitica della Terra di Mezzo e quella successiva in cui le vicende assumono carattere storico – prefigurando alcuni degli scenari e dei personaggi che poi emergeranno nelle storie della Terza Era: i Balrog, le città sotto assedio e gli Uomini che dapprima si affiancano agli Elfi per poi progressivamente sostituirsi a loro nel vigilare sui reami dei Popoli Liberi.

Per ulteriori informazioni sul volume vi invitiamo a leggere il nostro articolo di aprile in cui davamo l’annuncio dell’opera.

Decifrando il monogramma di Tolkien

Un nostro simpatizzante, Gabriele Bonomelli, ci ha scritto proponendoci una curiosa e sorprendente analisi del monogramma di Tolkien, il celebre marchio che orna gran parte delle sue pubblicazioni – e non solo, tant’è che è diventato anche un tatuaggio piuttosto richiesto…

«Ultimamente mi è capitato di riflettere sul monogramma», ci ha confidato. «Inizialmente pensavo ci fossero solo le iniziali, ma ad uno sguardo più attento, mi sono accorto che invece comprende il suo cognome per intero. Una volta accortomi di ciò, ho fatto una ricerca su internet per avere conferma dell’ipotesi, ma ho solamente trovato spiegazioni che vedono, nel monogramma, semplicemente le iniziali JRRT».  In effetti, qualsiasi fonte ufficiale o autorevole nel campo delle ricerche biografiche sul Professore non ha mai riportato alcun altro riferimento se non alla nota sequenza di iniziali JRRT: ma Gabriele, basandosi sulla sua preparazione di storico medievale che gli ha offerto ripetute occasioni di confrontarsi con i monogrammi, sa bene che questi, in varie occorrenze, includono l’intero nome della persona e spesso ne comprendono perfino i titoli. Ne è un ottimo esempio il monogramma di Carlo Magno, riprodotto qui accanto, in cui i segni tracciati contengono tutte le lettere del nome KAROLVS (riuscite a individuare tutte le vocali nel centro del simbolo?).

Da qui l’idea che uno studioso come Tolkien, nel momento in cui si è preso la briga di costruirsi un monogramma, probabilmente non si fosse “fermato” alle semplici iniziali ma avesse voluto inserire, utilizzando anche i sistemi di scrittura della Terra di Mezzo, il suo cognome per esteso. Ecco dunque i dettagli di quella che potremmo chiamare “ipotesi Bonomelli”:
A sinistra vi sono le lettere identificabili come normali caratteri alfabetici, i primi cinque del cognome Tolkien. Per le ultime due, invece, le cose si fanno più intricate… «Ritengo siano entrambe scritte con caratteri elfici», ci spiega, «e a sostegno della mia ipotesi che Tolkien abbia usato anche questi caratteri nel monogramma, si noti come in esso siano visibili, prescindendo dalle lettere lì contenute, due segni di interpunzione dell’alfabeto elfico, uno in basso a sinistra e uno in alto a destra: sono semplicemente due punti fermi, che però chi si diletta di elfico sa che vanno usati tanto all’inizio, quanto alla fine del periodo. L’idea è, quindi, che Tolkien abbia inserito questi segni per iniziare e concludere la sua “frase” del monogramma, ossia il suo cognome, dando un segno del fatto che in esso avrebbe usato anche caratteri elfici. Tornando alla E, essa è per me evidente nel segno al di sopra del monogramma, che è quello del tethar utilizzato per trascrivere questa vocale (una specie di fiammella, evoluzione un po’ artistica del semplice trattino obliquo verso destra dell’originale): la N invece è più difficile da trovare. Io la vedo, scritta con la tengwa utilizzata per questa consonante, inscritta nelle due gobbe delle R. Le due ultime lettere, in elfico, sono secondo me plausibili anche perché si trovano una di seguito all’altra. Tolkien, infatti, per l’inglese utilizzava maggiormente il sistema di scrittura con il tethar sulla consonante successiva, il che corrisponderebbe alla sequenza di E ed N in caratteri elfici l’una di seguito all’altra (come se, scrivendo il cognome estratto dal monogramma, l’ultima parte fosse effettivamente scritta in tengwar, con E sopra N)».
Pur essendo un’interpretazione “non canonica”, secondo noi costituisce un punto di vista originale che volentieri proponiamo, come spunto per una chiacchierata in amicizia. Al di là del suo effettivo fondamento, ci sentiamo di ritenerla quantomeno più attinente di quanto non lo sia stato, ad esempio, il tentativo di analizzare il monogramma tolkieniano alla luce della sua somiglianza con un ideogramma orientale (http://thoughtsfromtheantipodes.blogspot.com/2012/04/development-on-tolkiens-monogram.html).
Cosa ne pensate?

Le lingue degli Elfi, gli indici dei due volumi

Qualche tempo fa è finalmente uscito anche il secondo volume di Le lingue degli Elfi della Terra di Mezzo, che completa la trattazione introduttiva del primo volume aprendo all’analisi fonetica, morfologica e sintattica di Telerin, Quenya e Sindarin.

Ricordando che per qualsiasi informazione sulle modalità di acquisto siete invitati a scriverci tramite la nostra pagina dei contatti, diamo un’occhiata più da vicino ai contenuti elencati nei rispettivi indici (le copertine sono state realizzate da Gianmarco Ganna per il primo volume e da Emanuele Manfredi per il secondo):

Introduzione alla linguistica tolkieniana

1. Tolkien e la (sub)creazione di un mondo

  • L’autore
  • L’ambientazione
  • Le storie
  • Le lingue

2. Cosa sono le lingue elfiche

  • Una definizione
  • Origine delle parole
  • Origine dei nomi
  • Origine delle lingue
  • Verso la maturità

3. Quante sono le lingue elfiche

  • Equivoci ricorrenti
  • Criteri per il censimento delle lingue
  • Punto della situazione
  • Arda Lambi

4. Perché studiare le lingue elfiche

  • Motivi di interesse per lo studio dell’elfico

5. Come studiare le lingue elfiche

  • Lo stato dell’arte
  • Natura e mutevolezza delle lingue
  • Indicazioni pratiche

6. Fonti e materiali di consultazione

  • Breve storia degli studi linguistici

Panoramica sulle lingue di Arda

7. Strutturazione degli argomenti

  • Annotazioni comuni alle principali lingue elfiche

8. Le origini delle lingue di Arda

  • La proto-lingua e l’elfico dei primordi
  • L’Eldarin Comune
  • Avarin, le “lingue ombra”
  • Il Telerin Comune e le lingue dei boschi

9. Le lingue di Aman – pag. 141

  • I dialetti Quendya e Quenya dopo la traversata del mare
  • Il Vanyarin
  • Il dialetto Noldorin

10. Le lingue del Beleriand

  • L’Antico Sindarin
  • Il Sindarin Settentrionale o Mithrimin
  • Il Doriathrin
  • Il Sindarin Occidentale dei Falathrim
  • Il Nandorin, lingua dei Laiquendi e dei Silvani

11. Verso le lingue mature

  • Il Quenya
  • Il Sindarin
  • Schematizzazione dello sviluppo linguistico

Il corpus dei testi in lingua elfica

12. I testi in Quenya

  • Testi da “Il Signore degli Anelli”
  • Testi da “Il Silmarillion”
  • Testi dai “Racconti Incompiuti”
  • Testi da “The Monsters and the Critics”
  • Testi dalle “Lettere”
  • Testi dalla “History of Middle-earth” 

13. I testi in Sindarin

  • Testi da “Il Signore degli Anelli”
  • Testi dai “Racconti Incompiuti”
  • Testi dalla “History of Middle-earth” 

14. Altri componimenti

  • I testi in “Qenya” e in “Noldorin”
  • Brani esterni al ciclo di Arda

Note sulla grammatica delle lingue elfiche 

15. La proto-lingua, lingue comuni e arcaiche 

  • La lingua primordiale 
  • L’Eldarin comune
  • L’Antico Sindarin
  • Il Sindarin Settentrionale
  • Il Doriathrin

16. Il Telerin

  • Fonologia
  • Note grammaticali 

17. Il Quenya

  • Fonologia
  • Morfologia: l’articolo
  • Morfologia: i sostantivi
  • Morfologia:  le preposizioni, gli aggettivi, i numerali e gli avverbi
  • Morfologia: i pronomi e i dimostrativi
  • Morfologia: i verbi
  • Elementi di sintassi

18. Il Sindarin

  • Fonologia
  • Morfologia: l’articolo
  • Morfologia: i sostantivi
  • Morfologia: le mutazioni
  • Morfologia:  le preposizioni,gli avverbi, gli aggettivi e i numerali 
  • Morfologia: i pronomi e i dimostrativi
  • Morfologia: i verbi
  • Elementi di sintassi e note varie

Oltre i confini di Arda: prime conclusioni 

19. I percorsi linguistici di Tolkien

20. Genesi: il mito, il Qenya e lo Gnomico 

21. Teoria del linguaggio e scritti filologici

22. Neo-lingue, ricerca, prospettive e obiettivi

Postfazione

Appendici

Appendice A – Su terminologia e nozioni elementari

Appendice B – Quando i nomi raccontano storie

Appendice C – Applicando le regole di derivazione

Appendice D – Lingue, filologia, storia e miti: dal Beowulf alla Terra di Mezzo

Appendice E – Potere della parola e del canto

Appendice F – Sugli studi tolkieniani

Appendice G – Oltre le lingue elfiche

Bibliografia

 

La STI… sulle tracce del drago!

La tana del drago, si sa, è un luogo oscuro e sovente velato di malizia. Covo in cui il mostro custodisce avidamente il tesoro, spesso conquistato a prezzo di malvagità ed efferatezze, nella mitologia costituisce in molti racconti il teatro della prova suprema dell’eroe di turno: questi deve varcare la soglia, affrontare il nemico dando prova di tutto il suo valore e, se ne esce vincitore, conquistare il meritato premio. Non abbiamo necessariamente l’ambizione di emulare gesta simili (sempre a meno che qualche strano vecchio “di passaggio” non ci dia una… spintarella), ma tra un paio di settimane di certo ci metteremo sulle tracce della mitologica creatura.

Dal 17 al 19 agosto, infatti, il centro storico de L’Aquila sarà il teatro di una tre giorni all’insegna della cultura, del gioco e dello spettacolo. Presso il Parco del Castello e all’interno dell’Auditorium del Parco avrà luogo l’edizione 2018 della manifestazione Sulle tracce del Drago, giunta quest’anno alla nona replica, che si propone di portarci tutti a esplorare l’affascinante confine tra il mito, le storie e il gioco.

Come si legge nella descrizione ufficiale dell’evento:

L’iniziativa, che si innesta nel cartellone delle manifestazioni estive della Perdonanza Celestiniana si avvarrà dell’esperienza dell’associazione L’Aquila Rinasce, ideatrice e organizzatrice dell’evento, ma farà anche da catalizzatrice a un intero circuito di associazioni e soggetti attivi nel campo del sociale, delle politiche giovanili e della promozione culturale. Ogni serata avrà un tema dedicato

e uno di questi temi sarà per l’appunto la Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien, che ci onoreremo di illustrare a tutti coloro che interverranno. La nostra attività si integrerà al meglio con un ventaglio di proposte a tema che vedrà una piazza d’armi con esibizioni dei maestri della scherma, l’arte della spada tradizionale, concerti di musica celtica e medioevale, una mostra di miniature fantasy oltre a stage di pittura, conferenze, arene multimediali, dibattiti, presentazioni di libri, seminari e laboratori, giochi di ruolo e da tavolo, proiezioni di film e perfino un’originale caccia al tesoro, che animerà la città intera attraverso le vie di tutto il centro storico per valorizzare luoghi e monumenti caratteristici.

La manifestazione si propone un doppio obiettivo: nell’ambito sociale e delle politiche giovanili vuol definire un modello positivo di aggregazione, di promozione culturale e di dialogo, coinvolgendo altri soggetti del mondo no profit locale, come il circuito di promozione sociale Social Innovation Hub. Per intrattenere al meglio i visitatori e dare modo di rifocillarsi tra un’avventura e l’altra, all’interno del villaggio saranno presenti stand di artigiani, botteghe ambulanti che offriranno lo straordinario cibo di strada dell’Italia centrale, birre artigianali, fumetterie.

Non vediamo l’ora di esserci! Sarà impegnativo, ma cercheremo di essere all’altezza e di divertirci facendo ciò che amiamo – stimolare la conoscenza delle opere di Tolkien e della loro attualità. E voi ci sarete?

Isil, la Luna nella Terra di mezzo

La scorsa notte abbiamo assistito allo straordinario spettacolo di quella che, a detta degli astronomi, è stata l’eclissi lunare più lunga del secolo. Ma vi siete mai chiesti come l’avrebbero interpretata gli abitanti della Terra di Mezzo?

Da un lato i popoli in possesso delle conoscenze più avanzate, come Elfi e Uomini dell’Ovest, quasi certamente avevano maturato un’ottima conoscenza di astri e corpi celesti nel corso di lunghi secoli di osservazioni astronomiche, ma d’altro canto vi sono anche molte leggende che trattano della Luna e del Sole in modo molto più romantico e suggestivo. Ad esempio, secondo varie concezioni la Luna era legata ad un’entità o personalizzazione maschile; celeberrimo è il caso di Tilion, l’Uomo Nella Luna dei miti elfici. Questa visione corrisponde a quella della mitologia dell’Europa settentrionale, in particolare per i norreni Máni era il dio lunare maschile (mentre Sól ne era la controparte solare femminile), al contrario di altre mitologie in cui alla Luna veniva attribuita personalità femminile (è il caso delle divinità greco-romane: Luna, Selene, Ecate…), Presso i Númenóreani, per lungo tempo amici devoti dei Priminati, la concezione elfica aveva attecchito ed era stata mantenuta: un volume della History of Middle-earth, Sauron Defeated, registra che gli abitanti dell’Ovesturia chiamavano il Sole e la Luna rispettivamente Ûri e Nîlû, ma questi due astri avevano anche i nomi collettivi di Ûriyat (“Due Soli”) o Ûrinîl(uw)at (“Due Sole-Luna”) .

La versione più antica, tramandata nel Silmarillion, narra che in seguito all’oscuramento di Valinor dovuto alla drammatica distruzione dei Due Alberi, Telperion, l’Albero Bianco, poco prima di cedere al freddo abbraccio della morte diede un ultimo Fiore d’Argento: secondo la tradizione degli Antichi Giorni, Aulë e il suo popolo costruirono un vaso per trasportarlo nel firmamento, dove Tilion, uno dei cacciatori di Oromë, ebbe il compito di guidare la Luna nuova attraverso la volta celeste.

Si dice che questo episodio abbia segnato l’inizio della Prima Era. Ma dopo sette “giorni” lunari, Arien, la Fanciulla del Sole, fece per la prima volta mostra di sé. La prima Luna era assurta nel cielo sopra Valinor all’estremo ovest del Mondo, ma Varda stabilì che sarebbe dovuta passarvi di sotto per poi sorgere in Oriente, come avviene ancora oggi. Ma secondo le leggende degli Elfi Tilion non era costante nel mantenere la rotta stabilita: a volte dimorava troppo a lungo sotto la terra, altre volte compariva in cielo assieme al carro solare di Arien. Egli ne era infatti fortemente attratto e finì per avvicinarvisi troppo, causando quindi l’annerimento di una faccia della Luna.

Vi sono anche altri racconti leggendari, ben più drammatici: altri due volumi della HoME, The Lost Road e The Shaping of Middle-earth, sembrano addirittura rivestire della narrazione mitologica un episodio che ha tutte le caratteristiche della catastrofe cosmica! Si dice che verso la fine dei tempi Melkor scoprirà il modo di scardinare la Porta della Notte, dopodiché distruggerà sia il Sole che la Luna – e al giorno d’oggi le più avanzate osservazioni astronomiche hanno confermato che esistono varie cause che potrebbero portare a eventi distruttivi di questo genere, dalle supernovæ ai lampi gamma. Chissà!