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Tolkieniani Italiani – Intervista a Chiara Bertoglio

Nata a Torino, Chiara Bertoglio è una pianista, musicologa e teologa italiana. Si è diplomata al conservatorio di Torino, all’Accademia di Santa Cecilia e in Svizzera ed è stata allieva di musicisti famosi. Ha tenuto concerti in Italia e in molti paesi esteri. Si è inoltre laureata come musicologia alla Ca’ Foscari di Venezia e come teologa all’università di Nottingham in Inghilterra. È autrice di parecchi saggi di argomento musicale (Bach, Mozart, la musica in epoca romantica) e ha scritto anche su temi religiosi, nonché sui rapporti tra religiosità e musica. Collabora con testate giornalistiche e, in campo tolkieniano, ha scritto un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Tolkien Studies. La intervista per noi Luisa Paglieri.


Cominciamo con la domanda più classica: parlaci di Chiara Bertoglio.

Sono una donna di 36 anni, di origini piemontesi e istriane: un melting-pot di culture e tradizioni che ha influenzato molto la mia vita. Sono una musicista (suono e insegno pianoforte), musicologa (studio la storia e la filosofia della musica) e teologa. Vivo a Torino, dove godo della compagnia preziosa dei miei genitori, persone meravigliose da cui continuo ad imparare tantissimo. Ma la cosa forse più importante di me è che sono, e soprattutto cerco di essere, cristiana.

Cosa piace a Chiara nella vita? La musica, certo. Poi?

Tantissime altre cose! La fede e la spiritualità; l’amicizia; la natura; i libri; le feste e i regali (soprattutto da fare, più ancora che da ricevere); i bambini; e… i formaggi! Scherzi a parte, come tutte le persone sono sempre in ricerca delle cose che mi danno vita, felicità e bellezza; e anche se tante volte, come tutti, sbaglio nel cercare la felicità dove essa non abita, o dove abitano “minuscole” felicità di piccolo cabotaggio, in fondo la cosa bella è proprio il cercare di volgersi verso ciò che appaga e riaccende, nello stesso tempo, il nostro desiderio di felicità e di infinito.

Chiara Bertoglio, musicista. Tolkien, filologo e letterato. Perché vanno d’accordo?

Per diversi motivi! Da un lato, sul piano forse più semplice, potrei dire (fatte tutte le debitissime proporzioni, e si parva licet…) che Tolkien amava la musica almeno quanto io amo la letteratura; i suoi libri traboccano di canzoni, di momenti “musicali”, e io, nel mio piccolo, sono raramente tanto felice quanto quando ho tra le mani un buon libro. Su un piano più profondo, ammiro moltissimo, di Tolkien, il modo in cui ha saputo rivelare la bellezza della fede cristiana, e questo è uno dei miei obiettivi nella vita (per quanto non riesca quasi mai a raggiungerlo!). Non si tratta di “abbellire” il cristianesimo, che è già infinitamente bello di suo perché è Bello il Cristo stesso (anzi, noi cristiani spesso riusciamo solo a sfigurare questa bellezza!); ma si tratta di cercare di rivelare e di mostrare questa “bellezza antica e sempre nuova” (come diceva s. Agostino) con i modi, le parole, i gesti e le tematiche che appassionano gli uomini e le donne di oggi. Nel mio piccolissimo, cerco di farlo con la mia musica e i miei scritti; nel suo grandissimo, Tolkien ci è riuscito perfettamente!

Tu hai conosciuto e apprezzato altri autori di genere fantastico prima di conoscere Tolkien. Vuoi parlarcene? E perché poi ti sei avvicinata a J.R.R.T? Devo confessare che in questo senso ho un certo ricordo personale… il discorso che facemmo un’estate in montagna. Tu ammettesti di non conoscere il Nostro. Ma un anno dopo o giù di lì ti rincontrai ad una festa tolkieniana…

Hai proprio ragione! Devo dirti un grande grazie per avermi incoraggiata ad avvicinarmi alla produzione di J.R.R.T! Effettivamente, all’epoca in cui ci parlammo “su tra le vette”, ero molto appassionata di… Harry Potter e non avevo mai letto nulla di Tolkien. Avevo visto i famosi film della trilogia, più che altro perché invitata e convinta da mio fratello e da un ragazzo che a quell’epoca mi piaceva, ma confesso che non mi avevano appassionata soverchiamente. La passione tolkieniana è nata invece quando finalmente mi sono decisa ad aprire i suoi libri – un giorno, sul treno, scaricando un ebook… – e da allora non mi ha più lasciata. In ambito fantastico, anche se di tipo molto diverso da Tolkien, avevo sempre amato molto anche gli scritti di Buzzati e di Borges.

Secondo te, Tolkien parla al mondo di oggi? Al di là del successo commerciale, intendo. La gente recepisce altri contenuti più profondi?

Domanda da un milione di dollari… Effettivamente, come dici tu, i dati “economici” sembrerebbero dire un grandissimo “sì”, ed anche il pullulare di manifestazioni a tema, gruppi Internet, giochi di ruolo etc. sembrerebbe confermare l’impressione. Quanto, tuttavia, le persone vadano oltre allo spettacolare; quanti “tolkieniani” abbiano letto Tolkien (e cosa abbiano letto dei suoi scritti); e, soprattutto, quanto oltre la superficie si spingano, non lo so. Essendo però una persona molto propensa a cercare il bene intorno a sé più che a stracciarsi le vesti per il male, mi viene da dare una risposta moderatamente positiva ed appassionatamente speranzosa: che, cioè, i libri, o anche solo i “temi” tolkieniani, possano contribuire, anche inconsapevolmente, a suscitare interrogativi, incoraggiare valori, riaccendere quella sete di infinito e di bontà che, come dicevo, ogni essere umano porta in sé. In altre parole, un adolescente o giovane di oggi può forse scoprire le grandi domande della vita sotto la guida del “professore”, anche se ha aperto i suoi libri o visto i suoi film più che altro per godersi le battaglie con gli orchi!

Da bambina Chiara leggeva le fiabe? Tolkien, Lewis, Chesterton parlano molto di fiabe… hai mai smesso di leggerle?

Leggevo e leggo! Come ti dicevo, i libri sono i miei grandissimi amici. Ne leggo tantissimi, molti dei quali per studio e ricerca – e si tratta normalmente di saggi accademici, spesso non proprio appassionanti. Ma anche per i miei momenti di evasione ricorro quasi sempre ai libri, cercandovi dei racconti e delle esperienze in cui immedesimarmi, oppure, al contrario, in cui scoprire punti di vista e vicende molto diverse dalla mia vita. Ho avuto la grandissima fortuna di essere educata alla lettura dai miei genitori: fra i miei primissimi ricordi di infanzia ci sono mia mamma e mio papà, seduti all’indiana sul parquet della mia cameretta, con me accovacciata fra le loro gambe, e un libro aperto in mano, di cui mi leggevano le vicende. Crescendo, sono cambiati i tipi di “fiabe” e di mondi “fantastici”: come dicevo, per un po’ mi sono molto appassionata a Harry Potter, ma, in un certo senso, considero “fiabe” anche quelle di altri autori che ho letto voracemente: P.G. Wodehouse, con i suoi mondi apparentemente così “reali”, ma in fondo così incantati; Jules Verne, di cui da ragazzina ho letto quasi tutto; Carlo Goldoni, che mi faceva immaginare il mondo veneziano del Settecento in cui amavo sognare di vivere; ma anche la stessa Agatha Christie, con il villaggio di St Mary Mead e l’incantevole Miss Marple… sono tutte “fiabe”, che fanno sognare. E, in fondo, come diceva proprio Chesterton, l’incantamento è una prima forma di spiritualità e di fede: seguire quell’istinto che porta a trovarsi bene in un mondo “incantato” è anche fidarsi di quell’istinto che ci porta a cercare un mondo “misterioso” nel quotidiano, ossia un mondo “bello” nascosto e rivelato, al tempo stesso, nel mondo in cui ci troviamo a vivere.

Certi musicisti hanno composto musica ispirandosi a Tolkien. Cosa ne dici?

Ci sono delle realtà molto interessanti in questo ambito; in particolare, mi sono piaciute molto le musiche di scena per gli sceneggiati radiofonici della BBC. Mio fratello violinista, Giovanni, con il suo quartetto (“Random String Quartet”) ha anche inciso un bellissimo CD di musiche dai film di Jackson trascritte per quartetto d’archi. Altre tipologie musicali, come quelle di tipo più rock/metal (o, per contro, quelle di stile un po’ New Age) mi vedono molto meno entusiasta, ad essere sincera… ma, anche qui, nella misura in cui servono a far passare dei messaggi buoni, ben vengano.

Sei anche una teologa. Faccio quindi una domanda alla teologa. Religione e letteratura fantastica: si sposano? Perché molti storcono il naso?

Grazie per questa domanda! Come dicevo prima, sono giunta all’idea che sì, religione e letteratura fantastica possono assolutamente andare d’accordo (dipende, ovviamente, moltissimo dal punto di vista dell’autore sui temi religiosi. C’è molto fantasy che è schiettamente pagano o nichilista). Anche se dapprincipio mi sembrava che la teoria di Chesterton in Orthodoxy fosse piuttosto assurda, poi, col tempo, ho capito che in realtà è profondamente vera. Come dicevo prima, il fantastico può aprire la mente ad un senso del mistero e dell’incantamento che non sono in contrasto con la scienza e la razionalità, ma rappresentano un robusto e fondamentale contrappeso alla semplice fattualità dello scientismo. Poi tutto sta a non fermarsi all’apparenza ed alla superficie, come chi si inventa delle pseudo-religioni di tipo magico o mitico (che, fra l’altro, non hanno nemmeno la ricchezza di tradizioni e di sapienza che alcune tradizioni del passato possedevano). La magia intesa come tentativo di controllare la natura ed addirittura il soprannaturale è un aspetto molto negativo e pericoloso, che rappresenta una delle tante incarnazioni possibili della ricerca del potere, dell’egoismo e dell’orgoglio umano che cerca l’autosufficienza lontano dal rapporto col Creatore (e, neanche a farlo apposta, è in questi termini che Tolkien caratterizza le forze del male dei suoi libri, da Melkor a Sauron a Saruman…). La magia come capacità di scorgere il mistero della vita nella natura, di intuire il mistero sovrannaturale che c’è in ogni creatura e soprattutto in quelle dotate di libero arbitrio, come capacità di stupirsi davanti al mistero come fanno i bambini… beh, questa è una forma di fede, ed anche una forma molto bella. Perché, in fondo, le fiabe sono dei bambini; e “se non diventerete come questi piccoli, non entrerete nel Regno dei Cieli”.

Ringrazio Chiara per il tempo che ci ha dedicato!

Grazie di cuore a te, carissima amica!

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Tolkien e Newman a Roma in ottobre

In occasione della canonizzazione di John Henry Newman, assieme ai Tolkieniani Italiani e in collaborazione con Martina De Nicola e Tolkien nelle Marche, I Cavalieri del Mark invitiamo tutti, alla vigilia dell’evento, a una tavola rotonda avente per tema l’educazione di Newman e dell’Oratorio di Birmingham, ricevuta dallo stesso Tolkien negli anni della sua formazione.

L’incontro si terrà a Roma, presso la libreria San Paolo in Via della Conciliazione 16, con ospiti Giuseppe Scattolini, Greta Bertani, Paolo Gulisano, Oronzo Cilli e la stessa Martina De Nicola in veste di moderatrice, con l’obiettivo di guidarci attraverso l’esplorazione collettiva del tema per mezzo di una discussione aperta e cordiale.

L’incontro sarà trasmesso in diretta radiofonica dalla webradio La Voce Di Arda su https://www.spreaker.com/user/simoneclaudiani

Tolkieniani Italiani – Intervista a Gabriele Petouchoff

Gabriele Petouchoff, classe 1998, studia tastiere storiche e composizione al conservatorio Niccolò Paganini di Genova. La sua musica, di impronta generalmente neo-tonale, è influenzata dallo stile di compositori come Samuel Barber, Benjamin Britten e Arvo Pärt. Appassionato di letteratura, filosofia, teologia e arte, ama esprimere la sua creatività non solo tramite la musica ma anche attraverso scritti di vario tipo, saggi e articoli di cultura generale. Amante del fantasy, nel tempo libero coltiva la passione per i giochi di ruolo e i videogiochi. Tifoso della S.S. Lazio, oltre al calcio ama il nuoto e l’equitazione. Lo ha intervistato per noi Luisa Paglieri.


Allora, Gabriele… Sappiamo tutti che tu sei un musicista e componi. Ma ora ti chiedo: chi è Gabriele Petouchoff?

E’ un giovane ragazzo con la testa un po’ fra le nuvole, che ama passeggiare nei boschi, andare a cavallo, giocare a scacchi e chiacchierare davanti a un bel boccale di birra, mentre fuori fa freddo e la pioggia diffonde intorno il suo profumo. 

Come hai conosciuto Tolkien?

E’ stato tutto merito di mio zio, Francesco. Fin da piccolo la mia fantasia veniva stimolata e nutrita dalla lettura di fiabe, poesia, epica, racconti di avventura e dalla stessa passione per le lingue artificiali che portò Tolkien a inventare i suoi celebri linguaggi. Mio zio mi immerse nel mondo fantasy prima tramite i giochi di ruolo (Dungeons & Dragons in primis), poi, un bel giorno, mi invitò a guardare insieme con lui la trilogia cinematografica del Signore degli Anelli di Peter Jackson. Mi si aprì un mondo, e fu l’inizio di una fervida passione che dura tutt’oggi e giorno dopo giorno non cessa di crescere. Dopo i film passai ai libri, poi a Lo Hobbit, a Il Silmarillion, e alle tante altre opere tolkieniane…

Mi pare anche tu sia un appassionato lettore di Lewis… che del resto amo anch’io!

Scoprire C.S. Lewis è stato come ritrovare finalmente un amico di cui si è percepita inconsciamente l’esistenza ma che non si ha mai avuto modo di incontrare prima. Una sorta di compagno di viaggio. E’ lo scrittore con cui posso dire di aver avuto una sintonia e affinità totale, una complicità che non cessa mai di stupirmi. Da bambino osservavo con meraviglia la copertina lucente delle Cronache di Narnia edite dalla Mondadori, con la figura di Aslan contornata da fiamme splendenti, e mi perdevo nella contemplazione degli occhi del leone. Non osavo aprire quel libro, spaventato dalla sua mole, bensì mi ero avvicinato al mondo narniano -anche qui- tramite il film. Non avrei mai pensato allora che in Lewis avrei trovato in seguito non solo uno scrittore capace di creare storie che toccano l’anima e donano ali alla fantasia, ma anche uno straordinario filosofo, una mente acuta e un fervente cristiano, dunque un uomo di una sensibilità estremamente simile alla mia. 

E’ proprio la sovrapposizione estetica fra il mondo romantico della fantasia creativa (anzi “sub-creativa”, come direbbe Tolkien) e il mondo della realtà ciò che ha sancito le “nozze” fra le diverse componenti del mio mondo interiore, che da sempre anela alla “ricapitolazione di tutte le cose in Cristo” di cui parla San Paolo. 

Vedi qualche punto di contatto tra il tuo amore per la musica e Tolkien? Potresti comporre qualcosa sul suo mondo?

Assolutamente sì! L’opera di Tolkien è ricca di spunti per l’ispirazione. Se da un lato è da sempre un mio desiderio quello di comporre qualcosa utilizzando i testi di Tolkien, dall’altro l’impresa mi intimidisce un po’. Sarei in grado di ricreare le stesse atmosfere epiche e sognanti? Sarei capace di trasferire le sonorità di una lingua come il quenya o il sindarin in musica? Il Professore, se sentisse ciò che scrivo, sarebbe contento di me, o sbufferebbe arricciando il naso? Sono interrogativi che mi pongo ogni volta che mi avvicino a Tolkien dal punto di vista musicale. Ad ogni modo, ho in cantiere delle arie per canto e pianoforte su testi elfici, e soprattutto sto progettando un lavoro di ampio respiro e grandi dimensioni sull’Ainulindalë, il primo capitolo del Silmarillion, in cui si racconta la genesi di Arda, dove la musica degli Ainur, nel testo, gioca un ruolo fondamentale nella creazione del mondo.

Che compositore sei? A me lo hai spiegato ma ora ti chiedo di spiegarlo a chi ci legge. Parlaci del tuo lavoro.

Per risponderti in una maniera più convincente ed esaustiva, credo che farò prima a dirti che tipo di compositore non sono. Non sono uno di quegli artisti della cosiddetta “avanguardia”, per cui è più importante l’idea intellettuale che l’opera d’arte in sé. Non sono uno di quei compositori che, pur di scrivere qualcosa che possa sembrare nuovo, sono disposti a dimenticare e a passare sopra secoli e secoli di tradizioni tanto facilmente. Non sono nemmeno uno di quegli artisti autoreferenziali che creano soltanto per loro stessi e per il loro ego. Mi considero semplicemente un piccolo artigiano che, per usare le parole di Mozart, va alla ricerca delle “note che si amano”. La ricerca della Bellezza è ciò a cui aspiro ogni volta che mi trovo davanti al foglio bianco, convinto che la “via pulchritudinis” sia una delle strade più entusiasmanti per avvicinarsi a Dio e che la Bellezza sia dispensatrice di verità morali fondamentali sull’uomo. Credo, per citare Chesterton, che “la dignità dell’artista consista nel tener vivo il senso di meraviglia nel mondo”. E’ per tale motivo che mi ritengo affine a compositori quali Stravinskij, Britten, Barber o Pärt, che hanno cercato di rinnovare -talvolta in maniera anche molto drastica e brusca- rimanendo nell’alveo della tradizione. Potrei forse dire che sono neo-tonale e neo-modale, che utilizzo cioè un linguaggio che recupera e rivisita stili passati legati alla tonalità e alle antiche modalità, alla luce delle intuizioni armoniche novecentesche e delle innovazioni stilistiche e formali che sono state compiute da un secolo a questa parte. Non disdegno però lo sperimentare anche strade differenti. Giusto recentemente ho scritto con intento ironico una musica ispirata al minimalismo di Steve Reich intitolata “All’amico calorifero”, in cui ho integrato i moduli suonati da sei strumenti musicali con una traccia audio contenente i rumori prodotti dal termosifone della classe di clavicembalo del conservatorio. E’ stata accolta con un entusiasmo che non mi aspettavo sia dagli esecutori sia dal pubblico. Chissà che alla fine il minimalismo non si riveli la mia strada…

Secondo te, qual è il messaggio, esplicito o implicito, di Tolkien ai lettori? E quello di Lewis? Sono messaggi diversi?

Credo che Tolkien e Lewis abbiano agito e operato su piani distinti, ma che in fondo abbiano comunicato lo stesso messaggio. Tolkien ci trasmette l’incanto che hanno su di noi mondi lontani, arcani, epici, per l’appunto, con l’intreccio delle loro trame e delle loro lingue; Lewis ci dice che questa meraviglia non è campata in aria, quasi fosse un sogno irraggiungibile, una chimera, bensì essa può essere incontrata nella vita di tutti i giorni. Questo perché i miti e le storie umane sono il riflesso della grande storia del Figlio dell’Uomo di cui ci parlano le Scritture. Dio è mitopoietico, cioè ama raccontarsi attraverso delle storie: se la vita terrena di Cristo è un mito accaduto davvero e fattosi storia nello spazio e nel tempo, allora anche le nostre fantasie possono dirsi, in un certo senso, reali, perché Dio vuole soddisfare pienamente anche il nostro senso del meraviglioso e del fantastico. Se Il Signore degli Anelli apre le porte verso un paesaggio di straordinaria bellezza, Le Cronache di Narnia ci ricordano che tale paesaggio non è perduto chissà dove, ma inizia nella nostra vita, è ritrovabile qui ed ora in una “presenza” da cui siamo circondati. In fondo, sia Tolkien sia Lewis fanno un meraviglioso inno alla vita, vista come un dono e un’avventura degna di essere vissuta. Ed è proprio con questa immagine che desidero chiudere questa intervista: 

Davanti a lui stava l’Albero, il suo Albero, bell’e finito. Se lo si poteva dire di un Albero, quello era vivo, con le foglie che si aprivano, i rami che crescevano e si piegavano nel vento che Niggle aveva così spesso sentito e immaginato, e che tanto spesso non era riuscito a prendere. Guardò l’Albero, e lentamente alzò le braccia e le allargò.

«È un dono!», esclamò.”

  • J.R.R. Tolkien, “Foglia”, di Niggle

Ringraziamo Gabriele per il tempo che ci ha dedicato e restiamo in attesa delle belle sorprese che ci riserverà.

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Hobbiton XXVI – I Regni del Nord

Il 14 e 15 settembre siete attesi a Manerba del Garda (BS) per HOBBITON XXVI – I REGNI DEL NORD

Siamo lieti di annunciarvi che la XXVI edizione di HOBBITON si svolgerà sabato 14 e domenica 15 settembre a MANERBA DEL GARDA (BS), presso l’Anfiteatro di Solarolo in Via Giovanni Paolo II.

Non mancheranno conferenze, spettacoli, musica, stand enogastronomici, giochi, artigianato e gara di cosplay con premi!

Questo il riepilogo di tutti gli ospiti, le attività e gli spettacoli che si alterneranno nei due giorni dell’evento, che sarà introdotto dalla mostra di abiti Middle-earth Costume Exhibit – una selezione di riproduzioni sartoriali dei costumi che abbiamo ammirato nelle trilogie cinematografiche de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, in cui ciascun capo è realizzato artigianalmente da Veerena Stima:


Manerba è una cittadina turistica in provincia di Brescia, sulla sponda lombarda del Lago di Garda.

Come raggiungerla

In auto: Autostrada A4 Torino/Venezia uscita Desenzano e poi seguire i cartelli stradali in direzione di Salò

In treno: La stazione ferroviaria più vicina è quella di Desenzano

In aereo: Gli aeroporti più vicini sono quelli di Verona, Bergamo e Montichiari


Ingresso Gratuito

Vi aspettiamo!

Tolkien 2019, la raccolta video

L’evento tolkieniano per antonomasia di quest’anno si è da poco concluso: prima ancora di tirare le somme e di pubblicare i resoconti di chi di noi lo ha vissuto in prima persona, offriamo a tutti la possibilità di rivivere panel e speech direttamente dal canale video dedicato allestito dalla Tolkien Society, in cui sono collezionati tutti i momenti salienti di questa magnifica adunata.

Buona visione!

Tolkieniani Italiani: Nicolò Dal Grande, Marco Gentili e ANCDS

Presentiamo una realtà forse ancora poco conosciuta ai più, ma da cui è legittimo aspettarsi notevoli contributi alla causa dei Tolkieniani Italiani: si tratta di un gruppo localizzato tra la riviera romagnola e la Repubblica di San Marino, lanciato qualche tempo fa da Adolfo Morganti e ora affidato alle cure dei giovani che vi si erano aggregati nel tempo, consolidandosi via via come gruppo organizzativo. Li intervista Giuseppe Scattolini.


Cari Marco Gentili e amici di San Marino, Rimini e de Il Cerchio. Anzitutto, benvenuti nei Tolkieniani Italiani: parlateci un po’ del vostro progetto de “Il Raduno” di San Marino, le idee, i valori e le persone che ci sono dietro. Come raccontate Tolkien, e come secondo voi dovrebbe essere raccontato?

Nicolò Dal Grande: Caro Giuseppe, grazie a te e ai Tolkieniani Italiani per il contatto e la curiosità dimostrata verso il Raduno. E’ un progetto ambizioso, che raccoglie un’importante eredità passata e che il nostro gruppo vuole portare avanti, crescendo sul piano della qualità e delle proposte. L’opera letteraria del professore rappresenta, per ognuno di noi, un punto centrale nella nostra formazione come persone; non rappresenta un hobby o una semplice passione letteraria: la simbologia che sta alla radice del lavoro di Tolkien è importante e va preservata. Tolkien, parlo a titolo personale, non va raccontato….va scoperto. E’ come intraprendere un “viaggio inaspettato”…la gioia di percorrere monti e foreste sconosciute che, all’improvviso, ti portano a comprendere che non stai seguendo un sentiero qualunque, ma stai percorrendo la via che porta a scoprire te stesso. E’ l’opera stessa che si racconta da sé, se hai testa, cuore e soprattutto onestà per ascoltarla. Tutto questo è alla base del “Raduno”, che quest’anno raggiungerà la sesta edizione.

Marco Gentili: Caro Giuseppe, in primis grazie per l’opportunità che ci dai per far conoscere il nostro gruppo tolkieniano e il Raduno. La fondazione del nostro gruppo ha alla base una passione sfrenata per il professore di Oxford, ma non solo: anche e soprattutto la salvaguardia e la divulgazione di tutti quei valori che egli ha trasmesso nelle sue opere. Il Raduno, fin dalla sua prima edizione, ha voluto portare avanti questi obiettivi, dando la possibilità agli appassionati e agli studiosi del settore di esprimersi in totale libertà a proposito di Tolkien e, più in generale, del fantastico e della fantascienza.

Vorrei che adesso, dopo averci spiegato un po’ i “fondamenti” del Raduno, ce ne raccontaste la storia. Quando nasce e da chi? Con quale desiderio?

N: Il progetto del “Raduno” nasce curiosamente negli anni in cui stava uscendo nei cinema la trilogia de “Lo Hobbit”, precisamente negli anni tra il secondo e il terzo film. Ma soprattutto si celebrava il 60° anniversario dell’uscita de “Il Signore degli Anelli”, un caso letterario planetario, una provocazione che ha segnato in profondità la scena culturale europea e che continua a far opportunamente discutere attorno ai destini della nostra civiltà ed alle sfide che attendono ogni uomo contemporaneo. Curiosamente, questo anniversario coincise con il 25° anniversario della prima grande Convention Europea di Letteratura Fantastica che nel 1989 si tenne nella Repubblica di San Marino sul tema “Il Medioevo nel Fantastico”, con la presenza dei più grandi scrittori di fantascienza e fantasy allora viventi e provenienti da tutto il mondo. Questa duplice ricorrenza ha spinto una rete di appassionati e studiosi dell’opera di Tolkien a riproporre a San Marino la convocazione del “Raduno”, un libero incontro di tutti gli amanti, studiosi e curiosi di questo genere letterario. Fondamentale fu l’opera dell’Associazione Culturale Titania – erede della precedente e illustre Fantàsia – che vede in Marco Gentili fra i fondatori e attualmente il suo secondo presidente, promotrice e organizzatrice della manifestazione. In tutto questo non si può non ringraziare delle figure storiche, autentici maestri, che ci hanno tracciato la via, da Adolfo Morganti, tra i soci di Titania e membro del nostro smial, ai vari Paolo Gulisano, Ferruccio Cortesi, Oronzo Cilli, Adriana Comaschi, Chiara Nejrotti, Annarita Guarnieri, Luisa Paglieri…. solo per citare chi mi balza in mente al volo…. troppi sono i nomi…

M: La prima edizione del Raduno si è svolta durante un piovoso giorno di Settembre nella serenissima Repubblica di San Marino. Eravamo quattro amici, con meno di due lire, ma armati di tanta passione per il fantastico. Nonostante le difficoltà, siamo riusciti a mettere in piedi un incontro per radunare tutti coloro che apprezzavano Tolkien e i suoi lavori. Da qui, appunto, l’appellativo di Raduno. Ovviamente, per raggiungere questo primo piccolo successo abbiamo avuto bisogno di chi “il sentiero” lo aveva già percorso: fondamentale è stata la presenza di Adolfo Morganti, decano del mondo tolkieniano e non solo.

Voi siete anche uno smial, o gruppo tolkieniano, che si riunisce mensilmente. Dove vi vedete? Da quanto tempo siete un gruppo? Vorreste allargare il gruppo a quanti volessero prendervi parte ed aiutarvi nell’organizzazione delle attività? Che cosa vi ha uniti? C’è una stirpe della Terra di Mezzo che vi rappresenta di più, e perché?

N: Prima di tutto siamo amici. Amici legati da un profondo legame. Amici con una passione che hanno deciso di unirsi e raccontare questa loro passione per l’opera di Tolkien. Così è nato lo smial; da un nucleo di fondante di 6 persone, siamo giunti ad essere una ventina; vi sono riminesi, riccionesi, sammarinesi…. e il sottoscritto che è un vicentino d’importazione. Ci ritroviamo una volta al mese a San Marino, presso un nostro pub di rifereimento, “La Bettola”. Tutti sono invitati a partecipare alle riunioni dell’Antico Novero Cavalleresco del Decumano Sud (A.n.c.d.s. o Antico Novero per tutti). Lo Smial è in simbiosi con Titania, ma teniamo ben scisse le due realtà; molti sono associati, altri semplici frequentatori. Tra noi abbiamo una preponderanza di nani (il sottoscritto, per carattere diciamo “acceso” è soprannominato Thorin Scudo di Vicenza) e hobbit, ma non mancano gli elfi e abbiamo anche un Uruk Hai. Non ci facciamo mancare nulla.

 M: Il nostro smial prende vita circa un anno e mezzo fa intorno al nucleo più significativo dei frequentatori del Raduno, una miscellanea di semplici appassionati, spettatori affezionati ed anche organizzatori e relatori. La volontà è stata fin dall’inizio il confronto amichevole e disteso sui temi tolkieniani davanti ad una buona birra, come vuole l’antica usanza degli Inklinks, allo scopo di mantenersi sempre in contatto e estendere l’esperienza decisamente positiva del Raduno a tutto l’anno. Ovviamente, l’invito ad unirsi a noi è rivolto a tutti coloro che siano interessati al mondo tolkieniano e curiosi di affacciarsi su altri temi correlati al principale, ma spesso trattati in modo brillante e senza alcuna pretesa eccessivamente accademica. Di stirpi tolkieniani nel nostro smial ce ne sono veramente tante, dagli Hobbit, agli elfi, ai nani. Io appartengo a quest’ultima categoria e mi è stato affidato il soprannome di Dain pie’ di Caveja.

Vorrei un attimo tornare sulla questione dei valori della prima domanda, ma da una diversa prospettiva. Essendo amici del grande Adolfo Morganti, tolkieniano dei primissimi tempi e fondatore della Società Tolkieniana Italiana, poi uscitone per divergenze di idee, come vi siete confrontati e come vi confrontate oggi col panorama tolkieniano a livello di associazioni, gruppi, appassionati e studiosi che vi orbitato attorno? Quali sono le linee guida che avete scelto e le direttive che seguirete in futuro? Credete nella possibilità e nella fruttuosità di un unico fronte tolkieniano unito non dalle tessere, come i partiti politici, ma dai valori che Tolkien ci ha lasciato (come aspirano ad essere i Tolkieniani Italiani)? E rispetto al passato che cos’è cambiato nel mondo tolkieniano secondo voi?

N: Come dicevamo, Adolfo fa parte dello smial, dell’associazione che organizza il “Raduno”: non è un amico, è quasi uno “Zio”, oltre che precursore e maestro. Abbiamo uno splendido rapporto con i componenti di “Sentieri Tolkieniani”: ne approfitto per salutare Luca Arrighini e Andrea Giliberto, che speriamo di incontrare nuovamente al più presto. E con piacere sottolineo i buoni auspici sotto i quali si stanno sviluppando i rapporti con i “Cavalieri del Mark”. Abbiamo poi una grandissima stima, nonché un rapporto di amicizia con Oronzo Cilli, Gianluca Comastri: veri studiosi tolkieniani dei quali apprezziamo i lavori. Ma i nomi sono veramente tanti. Crediamo assolutamente nella necessità di fare rete e ampliare le attività. Per ciò che concerne la politica, non dedichiamo spazio a chi vuole rappresentare l’opera del professore attraverso una lettura ideologica e personale. Oggi, a nostro parere, osserviamo un tentativo di “avvelenare” con interpretazioni personali l’opera del professore: questo a causa della sua riscoperta dovuta al successo mondiale dell’opera cinematografica (con tutti i sé e i ma del caso). Noi siamo per la divulgazione e la preservazione degli autentici valori a cui Tolkien consacrò la propria esistenza.

 M: Adolfo Morganti è sicuramente una figura fondamentale e necessaria all’interno del gruppo, una sorta di Gandalf dei tempi odierni, una guida decisa e, al tempo stesso, paterna. La sua esperienza ci ha aiutato durante le prime edizioni del Raduno e ci da una mano tutt’ora. Il nostro gruppo è aperto a tutti, a patto che non si voglia avvelenare l’opera del professore con idee e credenze personali. In questo senso, l’idea di un unico gruppo tolkieniano italiano sarebbe fantastica dal punto di vista teorico, ma attualmente, visti gli ultimi accaduti, non lo vedo ancora possibile. Riguardo al mondo tolkieniano passato e presente, direi che fra i due c’è un abisso, che si è venuto a creare nel momento in cui hanno avuto inizio vere e proprie crociate nei confronti dell’opera del professore mirate ad avvelenarla in toto.

Una domandona finale per Marco ed il suo lavoro di regista, dal momento che anche io nutro le sue medesime passioni per i film ed in parte anche per la fantascienza, pur sapendone ovviamente molto meno di lui. Marco, secondo te Tolkien come ha influito sulla cinematografia e sulla fantascienza? Lui è il padre del rinnovamento del genere fantasy, ma come e quanto è stato incisivo altrove? Allo stesso modo?

M: Premettendo che fantascienza e fantasy sono entrambi figli della stessa madre, la fiaba, Tolkien ha ispirato in maniera molto rilevante la fantascienza a livello mondiale, dal Giappone all’America latina, dalla Scandinavia al Sud Africa: possiamo trovare riferimenti e influenze tolkieniane nei film fantascientifici giapponesi come “Pat Labor” oppure in Blockbuster come il recentissimo “Macchine mortali”. Come regista, non posso nascondere che non è possibile non fare riferimenti tolkieniani quando si scrive un’opera fantascientifica: il professore ha condizionato l’immaginario di quasi quattro generazioni ed è destinato a fare altrettanto con quelle future. In una recente intervista, Legi Matsumoto, il padre di Capitan Harlock, ha dichiarato di essersi ispirato a Galadriel per il personaggio di Meeme. Aggiungo, in chiusura, una mia teoria, secondo la quale per il film “Alien covenant” gli sceneggiatori abbiano preso spunto dal Silmarillion, in quanto la creazione del genere umano viene concepita come se si stesse componendo una melodia. Inoltre, come nell’opera tolkieniana Melkor si oppone a Ilúvatar durante la creazione di Arda, così in “Alien covenant” David cerca di elevarsi a creatore opponendosi ad una legge divina, dando vita allo xenomorfo che tutti noi ben conosciamo.

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In viaggio verso Isengard!

Siamo lieti di annunciarvi che la prima edizione di “In viaggio verso Isengard si svolgerà nei giorni 27 e 28 luglio: sarà la Città di Viterbo a ospitare la nostra festa!

Questo il programma:

SABATO 27 LUGLIO 

Sala Regia – Palazzo comunale
Ore 16.00 “Esiste una mitologia italica?” a cura di Andrea Verdecchia;
Ore 16.30 “Tradizione: Demitizzare la Modernità” a cura di Giovanni Sessa;
Ore 17.00 “Tolkien’s Library – Un viaggio nella biblioteca di Tolkien” a cura di Oronzo Cilli;
Ore 17.30 “Il Mito dei Nibelunghi”, tra Wagner e Tolkien a cura di Francesco Sangriso;
ore 18.00 “Il Mito e la fiaba” a cura di Manlio Triggiani;
Ore 18.30 “Gli influssi celtici nelle opere di Tolkien” a cura di Chiara Nejrotti;

Presso il palco in piazza del Gesù
Ore 19.00 Dott. Why – Gioco a tema tolkieniano
Ore 21.00 Concerto di Claudio Bastoni in piazza del Gesù
Ore 21.30 Concerto di “IXIA” in piazza del Gesù

DOMENICA 28 LUGLIO 

Sala Regia – Palazzo comunale
Ore 16.30 “Il gioco di Arda – Viaggio nella storia e nel regno ludico” a cura di Angelica Toritto e Daniele Catozzella. Interverranno Giuseppe Scattolini nonché Michele Marchetti direttore generale Centro Sportivo Italiano;
Ore 17.00 “Tolkien tra storie e leggende” a cura di Paolo Paron;
Ore 17.30 “Da Eowen alle donne guerriere. La guerra dei sessi in Europa Centrale” a cura di Dario Giansanti;
Ore 18.00 “Tolkien e Annio da Viterbo” a cura di Rubin Jacopo;
Ore 18.30 “La Pietà in Tolkien” a cura di Giuseppe Scattolini;

Presso il palco in piazza del Gesù
Ore 20.30 Concerto “The Shire”

In piazza San Carluccio e presso “La Zaffera”
Sabato 27 luglio dalle 16.00 alle 21.00 e domenica 28 luglio dalle 10.00 alle 21.00
Giochi di Ruolo dal vivo e da Tavolo – Esposizione diorami – Esposizione armi tolkieniane
Mostra abiti tolkieniani a cura di Veerena Stima

In piazza San Pellegrino
Sabato 27 luglio dalle 16.00 alle 21.00 e domenica 28 luglio dalle 10.00 alle 21.00
Mostra di quadri a cura di Andrea Piparo

Vi aspettiamo!

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Hobbiton XXV

Fervono gli ultimi preparativi per l’edizione 2019 della nostra Festa a lungo attesa: la XXV edizione di Hobbiton si svolgerà infatti nei giorni 22 e 23 giugno nel maestoso Castello Carlo V, a due passi dal mare e dal porto, nel cuore del centro storico della città turistica pugliese di Monopoli che quest’anno è deputata ad ospitare il nostro ritrovo gioioso!

La due giorni, come da nostra abitudine, offrirà momenti culturali e di intrattenimento per dare modo di vivere ed esplorare il mondo legato a Tolkien in tutti i suoi aspetti migliori:

  • Conferenze – gli incontri con gli esperti si terranno tutti il sabato pomeriggio, nella cornice della biblioteca Rendella di piazza Garibaldi.
    • Tolkien’s Library – un viaggio nella biblioteca di Tolkien, con Oronzo Cilli – 17:30
    • Presentazione del progetto Biblioteca Silmarillion con Angelica Toritto e Daniele Catozzella; presentazione del progetto Esgaroth con Antonio Primiano di Maria – 18:00
    • Tolkien e il retaggio classico tra Omero, Dante e Manzoni, con Vito Fascina – 18:30
    • L’immaginario di J.R.R. Tolkien, dai romanzi ai social media, con Michele de Feudis – 19:00
    • Da un ‘vizio segreto’ alla subcreazione di Arda, con Gianluca Comastri – 19:30
  • Concerti – due sono i concerti in programma:
    • sabato 22, palco di piazzale Colombo, ore 21:00 – Le stelle di Hokuto
    • domenica 23, pub The King, ore 21:00 – The Shamrocks
  • Giochi e animazione – troverete queste attività durante tutti e due i giorni, nell’area del castello. Per informazioni rivolgersi direttamente agli stand delle associazioni organizzatrici.
    • Escape Room e Discussione con Delitto a cura di Fatti di Sogni – Compagnia Teatrale
    • Sala delle Armi – giochi da tavolo e di ruolo a cura dell’Associazione Ludica Finibus Terrae
    • Sala delle Armi – giochi di miniature a cura dell’Associazione Ludica 99 Corsari
    • Sala delle Armi – esperienze di realtà virtuale a cura di Gaming Art
    • Area esterna – gioco di ruolo dal vivo a cura di ALA – Associazione Ludica Apulia
  • Gara Cosplay – sabato 22, palco di piazzale Colombo, ore 18:30

Durante tutti e due i giorni, presso il Castello, vi saranno aree dedicate a mostre e stand artigianali.

Qui un pratico vademecum in formato immagine, comodissimo da scaricare sui dispositivi mobili per averlo sempre a portata di mano e di occhi:

Dunque, l’appuntamento per tutti è a Monopoli per sabato prossimo: vi aspettiamo!

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Tolkien 2019, il programma di dettaglio

È stato annunciato il programma completo di Tolkien 2019, il meraviglioso evento internazionale che si terrà a Birmingham il prossimo mese di agosto promosso per i 50 anni della Tolkien Society: come da recente comunicazione degli organizzatori, siamo felicissimi di apprendere che sarà della partita anche Catherine McIlwaine, Tolkien Archivist alla Bodleian Library dell’università di Oxford, che abbiamo avuto l’onore e il piacere di accogliere come ospite a Barletta nel Tolkien Archive curato da Oronzo Cilli.

Vi riepiloghiamo di seguito le principali attrattive della grandiosa festa di Birmingham.

Relatori in evidenza

A cura di Tom Shippey e Oronzo Cilli si terrà l’intervento intitolato Tolkien’s Library: An Annotated Checklist, dedicato alla presentazione del libro Tolkien’s Library (edito da FT Barbini – Luna Press Publishing) che uscirà proprio in occasione dell’apertura dell’attesissimo evento e di cui i due oratori sono rispettivamente autore della prefazione e autore del testo.

A cura di Oronzo Cilli e Giovanni Carmine Costabile avrà invece luogo l’intervento Tolkien and Italy, la storia editoriale delle opere di Tolkien nel nostro paese con tutto ciò che ad essa è correlato. L’intervento sarà incentrato sui contenuti del libro Tolkien e l’Italia (edito da Il Cerchio).

A cura di Padre Guglielmo Spirito OFM è poi annunciato l’intervento A ray of light: the theological vision of Letter 89, per uno sguardo tra le righe dei pensieri più profondi del Professore.

Gli altri relatori italiani

Claudio A. Testi, insieme a Tom Shippey e Thomas Honegger, presenterà il volume Tolkien and the classics, traduzione inglese del progetto portato avanti da anni dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani: terrà inoltre l’intervento Tolkien and Aquinas, in cui si mostrerà come lo scrittore inglese conosceva necessariamente alcune idee filosofiche di San Tommaso.

Lorenzo Gammarelli interverrà su Depth by Paratext: How Forewords and Footnotes Helped J.R.R. Tolkien Develop a Secondary World in The Lord of the Rings, un’analisi del modo in cui ne Il Signore degli Anelli Tolkien usa prefazioni e note per accrescere il “senso di profondità”.

Gloria Larini in Bilbo, Ulysses and the Greatness of the Unknown collegherà alcuni aspetti de Lo Hobbit di Tolkien all’avventura di Ulisse nell’Odissea di Omero.

Marco Scicchitano in The educational project ‘Le Nere Lame’ with Tolkien-based background illustrerà il progetto “Le Nere Lame”, che trova la sua ambientazione nella Terra di Mezzo di Tolkien.

A chiunque di voi vorrà unirsi alla spedizione tricolore e partecipare a questa grande manifestazione in prima fila, è apertissimo l’invito a prendere visione dell’elenco ufficiale delle relazioni e dei panel e a scegliere (anche volendo sarà impossibile seguire tutto in prima persona) tra questa incredibile serie di contributi!

Eventi diurni e serali

Il programma degli eventi è ricchissimo. Oltre 90 presentazioni di studiosi, accademici e fan di Tolkien, dal Regno Unito e da tutto il mondo, dalla Tolkien Society o da altre associazioni: 10 panel che discutono le opere di Tolkien e come vengono illustrate, adattate e pubblicate: vari workshop per abbracciare proprio lato creativo: mostre che raccontano la storia della Tolkien Society e ne esporranno gli oggetti più preziosi dagli archivi sociali.

Ma il Tolkien 2019 non sarà solo una sequenza diurna di conferenze e panel. Anche se questi ultimi ne saranno la parte principale, l’evento vuol essere un’esperienza inclusiva che durerà tutto il giorno e fino a sera. Nelle intenzioni degli organizzatori, i partecipanti si godranno la reciproca compagnia per tutta la durata dell’evento, sfruttando le serate per apprezzare la pienezza dell’impatto delle opere di Tolkien con esperienze conviviali e di spettacolo. Gli intrattenimenti sono programmati per ogni sera e sono inclusi nel costo dell’iscrizione (tranne che per il banchetto): vi sarà una rappresentazione di Leaf by Niggle del Teatro delle marionette, la People’s Orchestra suonerà i temi dagli adattamenti cinematografici di Tolkien, e il sabato l’appuntamento è con la variopinta festa in costume! Vi invitiamo a prendere visione del programma di dettaglio delle attività serali.

Per tutte le altre informazioni, rimandiamo al nostro speciale: buona lettura!

Tolkieniani Italiani – Intervista a Chiara Nejrotti

Chiara Nejrotti è conosciuta da tempo tra i tolkieniani italiani: autrice di saggi ed articoli su Tolkien ed il mito, la fiaba e il simbolo, racconta di aver letto per la prima volta Il Signore degli anelli a 14 anni e di non essere mai più riuscita a staccarsene. Anche gli studi che ha intrapreso in seguito ne sono stati in qualche modo influenzati: si è infatti laureata in filosofia e pedagogia, approfondendo particolarmente tematiche e autori che hanno trattato il confronto tra mito e filosofia e la Storia delle Religioni. Insegna da molti anni filosofia e scienze umane in una scuola secondaria di secondo grado a Torino. Ha conosciuto appassionati e studiosi di Tolkien ancor prima della nascita della STI, di cui è stata tra i primi iscritti. Nella sua città ha partecipato, e a volte organizzato, incontri e conferenze dedicate alle opere del Professore e al fantastico, soprattutto piemontese e alpino. Qui si racconta prendendo spunto dalle domande che le ha posto Greta Bertani.


Sei laureata in filosofia con una tesi sull’uso del mito e della filosofia in Thomas Mann, inoltre ti interessi di romanticismo. E’ noto che anche Tolkien fa largo uso del mito. Puoi raccontarci in cosa, secondo te, l’uso che del mito fa Tolkien differisce, non solo da Mann, ma anche dagli autori moderni, diciamo, proprio dal romanticismo in poi (che vede una ripresa dell’elemento mitico) più in generale?

L’argomento è vastissimo e richiederebbe un saggio a sé; cerco di rispondere senza dilungarmi troppo… Tolkien fu innanzitutto un filologo, esperto di letteratura anglosassone e medievale, (pensiamo al Beowulf)  e affascinato dalla mitologia norrena. Sappiamo inoltre quale influenza ebbe su di lui il Kalevala finnico ed anche l’immaginario celtico del Mabinogion, anche se in  forma meno dichiarata, oltre, naturalmente ai cicli arturiani; tuttavia ritengo che per certi versi possa definirsi un neoromantico, anche se esplicitamente si ricollega soltanto al suo amato medioevo. Trovo ci siano affinità soprattutto nella sua concezione della subcreazione artistica ad immagine e somiglianza del Creatore con Novalis ed altri Autori del Romanticismo. Secondo me è un campo ancora da esplorare. Comunque la concezione del mito di Tolkien si è esplicitata e probabilmente chiarita a lui stesso attraverso l’incontro con la teoria dell’amico Owen Barfield: il mito è coevo al linguaggio, in quanto il pensiero che crea racconti è il medesimo che crea le forme linguistiche: i nomi e ancor più gli aggettivi, partendo dalla percezione di sé e del mondo che ci circonda. Il termine mythos significa racconto e la capacità narrativa  nasce dal rapporto dell’essere umano con il mondo naturale e quello soprannaturale. Si può parlare di una visione mitica del mondo di cui le parole sono l’incarnazione. L’uomo, perciò, è creatore di racconti e simboli che attribuiscono e svelano significati; il linguaggio simbolico allude a realtà che oltrepassano il linguaggio discorsivo-razionale. Per questo i simboli permangono nel tempo e riemergono mutando forma a seconda dei contesti storici e culturali, ma mantenendo la propria essenza; immediatamente riconoscibili, proprio in quanto parlano un linguaggio eterno.

Tolkien aveva una buona conoscenza filosofica, come credi che questo abbia influito sulla sua scrittura? Intravedi influenze macroscopiche di qualche pensatore moderno o del passato?

Tolkien ha sempre affermato di preferire il narratore al filosofo e di non voler esprimere alcuna “tesi” (filosofica o meno); è chiaro però che, come tutti, avesse una propria visione del mondo e che la esprimesse nelle sue opere. In quanto cristiano e cattolico aveva sicuramente una buona conoscenza della filosofia cristiana medioevale da Agostino a Tommaso, di cui sappiamo teneva una copia della Summa Teologica in camera, e sicuramente Boezio. Rispetto alla filosofia a lui contemporanea non credo ne avesse una conoscenza approfondita, ma ritengo – come sostiene Verlin Flieger – che, in quanto figlio della sua epoca, ne abbia condiviso alcune tematiche. A questo riguardo rimando al saggio della Flieger A question of time e al (molto più modesto) mio contributo al Dizionario dell’Universo tolkieniano alle voci “Tempo” e “Sogno.”

Nel 2004 un tuo saggio, dal titolo “Dee e regine” è apparso nella raccolta  «Albero» di Tolkien curata da Gianfranco de Turris. Spesso Tolkien è stato, a torto, tacciato di misoginia, per aver relegato le donne a ruoli secondari. Molte grandi figure femminili della terra di Mezzo, però, ci dicono che non è affatto così. Ci puoi raccontare un po’ che funzione hanno le donne nella narrativa tolkieniana?

Per fortuna oggi questa tesi è stata smontata da personaggi ben più autorevoli di me, ma mi fa piacere che le mie intuizioni, scritte quando, almeno in Italia, vi era ancora poca saggistica sull’argomento, siano state sostanzialmente confermate. Per rispondere alla tua domanda, le figure femminili di Tolkien non sono forse molte, almeno nel Signore degli Anelli, ma la loro importanza ed il loro valore risaltano e sono innegabili. Nel Silmarillion sono molto più numerose ed anche in questo caso il loro ruolo non si limita a quello di comparse, ma spesso risultano superiori alla loro controparte maschile per status e per poteri:  Melian, in quanto Maia, rispetto all’Elfo Thingol; così Luthien, Idril ed Arwen, in quanto appartenenti alla stirpe degli Elfi rispetto ai loro sposi mortali. Un elemento che spesso caratterizza le figure femminili è che hanno a che fare con l’elemento della luce e ne sono portatrici, ne sono esempi privilegiati Varda-Elbereth,  la Signora della volta stellata, è la più amata dagli Elfi che la invocano nel loro esilio; e, ne Il Signore degli Anelli, Galadriel che svolge per Frodo e per Sam una funzione molto simile, donando la fiala che contiene la luce della stella Eärendil. Luthien svetta su tutte le figure femminili per grazia, bellezza e potere (e non starò a ricordare cosa la sua figura significasse per Tolkien), ma anche Eowin, Baccador ed Arwen hanno a che fare con la luce e la speranza: la prima uccide il Signore dei Nazgûl, la seconda scaccia il timore delle ombre della foresta e appare come una visione di pace e di gioia, mentre Arwen dona a Frodo una pietra luminosa che lo conforti quando si sente assalire dall’oscurità. Potrei continuare a lungo, ma in conclusione si potrebbe dire che i personaggi femminili agiscono su un piano diverso rispetto ai loro compagni: una dimensione più spiccatamente spirituale, di guida e di consiglio, di preveggenza e lungimiranza; mentre la componente maschile interviene sul piano materiale, fisico e guerriero. Ciò non toglie che le figure femminili sappiano dimostrare un coraggio per nulla inferiore a quello maschile, come dimostra la dama di Rohan. Il modello ispiratore per Tolkien è certamente l’immaginario medievale con la sua concezione della Donna come tramite per il Divino, pensiamo alla Beatrice dantesca; senza però indulgere agli eccessi dell’Amor Cortese, che Tolkien certamente non condivideva.

Purtroppo Tolkien non rientra nei programmi istituzionali della nostra scuola, ma sono a conoscenza di alcune scuole o insegnanti, che adottano lo Hobbit come testo di narrativa per scuole primarie o secondarie. Io stessa sono stata chiamata a tenere alcune lezioni in una quinta elementare. Vorrei chiedere a te che sei insegnante da tanti anni, e che con i ragazzi sei a contatto quotidianamente: cosa può insegnare Tolkien ai ragazzi di oggi che, magari, essi hanno perso, o si è perso nella società moderna?

Negli anni immediatamente successivi ai film, Tolkien era diventato decisamente famoso tra gli adolescenti; oggi, purtroppo, quel momento è passato, anche perchè la trilogia de Lo Hobbit non ha avuto lo stesso impatto. Tuttavia è comunque un argomento che si presta bene per fare esempi e/o introdurre tematiche che catturino l’attenzione dei ragazzi. Penso che Tolkien possa sempre affascinare i giovani, quando si fa capire loro che non si tratta semplicemente di “fantasy” o di “battaglie” (io ho una prevalenza di studentesse in classe, e a quell’età sono più attratte dalle storie a sfondo sentimentale). Quello che, ritengo, Tolkien abbia da insegnare e che si è perso nella società moderna, è il senso dell’epica: il “gettare il cuore oltre l’ostacolo” e saper combattere per ciò che vale la pena; ma anche il valore dell’amicizia e di una compagnia autentica, il rapporto con figure autorevoli che siano dei veri maestri come Gandalf, e ancora il valore della misericordia e della pietà… potrei continuare a lungo… Non è un caso che Tolkien sia sempre più utilizzato nei gruppi giovanili parrocchiali; a scuola, certo, il contesto è diverso, ma qualcosa si può fare…

Recentemente un nuovo gruppo di studi cattolici, che si occupa di scoprire la cattolicità di Tolkien ed il significato del punto di vista cattolico delle sue opere, ha fatto la loro prima apparizione pubblica su Radio Maria durante uno special dal titolo “L’immaginazione morale al servizio della verità – il caso Tolkien”. Credi che nel panorama italiano ci sia bisogno di voci nuove? O meglio, di una nuova compagnia di voci già note?  

Certamente sì. Ho ascoltato la trasmissione e mi ha colpito per la chiarezza e l’ampiezza dello sguardo. Su Tolkien è stato detto e scritto molto, ma ritengo sia sempre utile approfondirlo, in quanto è davvero inesauribile. Uno studio dal punto di vista cattolico che non voglia allegorizzare l’opera di Tolkien, ma intenda mostrare la fonte originaria da cui scaturisce, quella luce che viene citata nello special e che illumina tutte le sue pagine e si riverbera anche su noi lettori, è, direi, fondamentale. Il fatto che sia nata una compagnia di amici che si propone questo obiettivo, è per me in perfetto stile tolkieniano!