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L’ultimo addio. Con Priscilla si chiude un’era

Nella serata di ieri si è diffusa la notizia che, dopo un breve periodo di malattia, Priscilla Tolkien ha concluso il suo percorso terreno. Tra i primi a dare l’annuncio è stato il Lady Margaret Hall, l’istituto di Oxford presso il quale aveva studiato (qui il comunicato).

Quarta e più giovane dei figli di Edith Bratt e John R. R. Tolkien, nonché unica figlia femmina, pur non seguendo le vicende editoriali legate al nome Tolkien con la stessa assiduità del fratello Christopher, era comunque conosciuta e amata nell’ambiente degli estimatori e diverse attività sono legate al suo nome. Oltre ad essere vicepresidente ad honorem della Tolkien Society dal 1986, assieme al fratello John aveva pubblicato nel 1992 The Tolkien Family Album, una suggestiva biografia “vista dall’interno” con aneddoti originali e un corredo di testimonianze fotografiche: nello stesso anno firmò inoltre la prefazione di A Tribute to J.R.R. Tolkien, pubblicazione in occasione del centenario della nascita del padre, solo per citare alcuni dei suoi contributi. Come non citare, poi, il viaggio nel nostro paese assieme a suo padre nella primavera del 1955, tra le meraviglie di Venezia e Assisi che lasciarono a entrambi indelebili emozioni e ricordi…

Ma, al di là di questi, la sua scomparsa al mondo non può non richiamare alla mente l’Ultima Nave, Oilima Markirya nel celebre componimento Alto-elfico di suo padre, che salpa dalle Rive-di-qua per ricongiungersi con i cari partiti tempo prima. Giunge al termine della sua esistenza la Compagnia originaria, quello straordinario nucleo familiare che tutti abbiamo amato e a cui tutti avremmo voluto rubare uno sguardo, servendoci di qualche artifizio che ci permettesse di assistere a quelle incredibili serate in cui padre, madre e figli si riunivano per raccontarsi le storie che sarebbero poi diventate col tempo i nostri libri prediletti. L’ultima testimone di una delle più riuscite esperienze narrative e letterarie di sempre se n’è andata: di loro ci resta l’immenso e inestimabile dono di un grandissimo ciclo letterario, un affresco dipinto da queste stesse persone in cui i loro stessi cuori fanno risuonare i loro battiti.

Tuttavia, anche se in queste circostanze si parla di “scomparsa”, quella dei Tolkien è tutt’altro che definitiva. Se è vero che nessuno se ne va da questo mondo finché esiste chi ne ricorda il nome, la famiglia Tolkien si è senz’altro garantita un posto fra coloro che accompagneranno la storia dell’umanità fin quando questa durerà. Senz’altro chi ha avuto modo di avvicinare, di persona o per via epistolare, questa donna gentile e disponibile e di avere in cambio il dono di una sua risposta (e anche in Italia ci sono alcuni di questi fortunati) sarà doppiamente toccato da questo evento.

Da parte nostra, crediamo che le parole più adatte per questo momento le scrisse proprio John Ronald Reuel Tolkien nell’addio di Aragorn ad Arwen:

«In tristezza dobbiamo lasciarci, ma non nella disperazione. Guarda! Non siamo vincolati per sempre a ciò che si trova entro i confini del mondo, e al di là di essi vi è più dei ricordi. Addio!»

J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Rusconi.

Immagine su gentile concessione di Tolkien Italia